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Anna dai capelli rossi

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A volte un libro ti piomba tra le mani quando meno te l’aspetti.

Da tempo vivevo in totale apatia letteraria: niente mi coinvolgeva, nulla mi ispirava. Era enormemente frustrante, per me, entrare in una libreria e non trovare un volume da comprare: tutti quei tomi mi apparivano come dei mattoni recanti scritte totalmente prive di significato.
La mancanza di voglia di leggere o, se volete, l’incapacità di leggere è, per un lettore, una morsa che stringe la bocca dello stomaco, una scarica di nervosismo che scorre nelle vene.
E la rabbia diventa fida compagna ogni qual volta si osserva qualcuno intento nella lettura. Perché lui ci riesce, e tu no. Perché lui ha un mondo in cui rifugiarsi, mentre tu riesci a staccare la mente solo quei 10 minuti che impiega lo smalto ad asciugarsi.

Io sono una lettrice affamata e ingorda, di quelle che hanno costantemente bisogno di una lettura che divorano in poco tempo e a grossi bocconi. Qualcuno ha insinuato che io non mi goda appieno il piacere della lettura. Non sono d’accordo ma, probabilmente, anche se lo fossi, non sarei in grado di rallentare i miei ritmi.
L’ingordigia è un mio vizio, la tranquillità non mi contraddistingue e se un libro – o un piatto o qualsiasi altra cosa – mi piace, la voglio, la esigo e ne devo usufruire immediatamente.
Quando non trovo nulla da leggere, in sostanza, la sensazione di frustrazione che provo è davvero simile a quella che si prova quando si ha fame – ma una fame terribile – e, nonostante le dispense piene, non si trova nulla da mangiare, seppur trovandosi di fronte a pietanze che, magari, il giorno prima, stavano nella top ten dei piatti prediletti.
Sì. Ho passato un paio di mesi senza leggere. Certo, ho sfogliato diverse volte i libri che ho in casa, ma senza lasciarmi trascinare da essi, estraniandomi dal mondo reale come accade quando leggo davvero.

Finché l’antivigilia, girovagando per un centro commerciale, sono finita da Mondadori. Mi piace particolarmente quella libreria, la disposizione dei libri incontra il mio gusto e non fatico nella ricerca di un titolo. Inoltre, ci trovo sempre i miei adorati Mammut della Newton Compton.
Spulciando nella zona classici ho notato per la prima volta delle edizioni BUR di romanzi per ragazzi. E ne sono stata immediatamente attratta.

Le copertine non sono nulla di particolare – bianco panna con delle scritte monocolore e un disegnino stilizzato – ma proprio la loro semplicità mi ha conquistata. E’ stato in quel momento che ho avvertito che qualcosa dentro di me si era sbloccato, e che avrei sicuramente amato qualsiasi titolo interessante avessi pescato da quella serie.
E così mi sono portata a casa Anna dai capelli Rossi di Lucy Maud Montgomery, Heidi di Johanna Spyri e Mary Poppins di P.L. Travers.

Che meraviglia avere un gatto
che fa le fusa per me!

Dolce, tenera e petulante Anna Shirley.
Arriva ad Avonlea su un calesse sgangherato, speranzosa e felice di aver trovato finalmente una famiglia disposta ad adottarla. Non sa che, in realtà, il baffuto signore che è venuto a ritirarla alla stazione attendeva un ragazzo che avrebbe dovuto aiutarlo nei campi. E, a sua volta, Matthew Cuthbert non si rende conto che al termine del tragitto che porta a Green Gables sarà già perdutamente affezionato alla piccola chiacchierona.
Fin dalle prime pagine il personaggio di Anna è ben delineato, un fantasmino tutto ossa e lentiggini ma con un’intelligenza fuori dal comune. E una fantasia senza limiti: già durante il breve viaggio verso la nuova casa inonda di parole il povero e taciturno Matthew, soffermandosi incantata a osservare la natura lussureggiante attorno a lei.

Il primo giorno ad Avonlea, tuttavia, non è radioso come Anna se l’era immaginato: Marilla, sorella di Matthew, la riporta subito con i piedi per terra, avvertendola che non c’è posto per lei in quella casa.  Per la piccola è un sogno che si spezza, ennesimo rifiuto di una famiglia che credeva l’avrebbe amata. E piange, piange tutta la notte. Possiamo sentire i singhiozzi di Anna persino noi lettori, insieme a una Marilla un po’ intristita e un po’ stupita.

Naturalmente, tutto si sistema e Anna diventa parte della famiglia Cuthbert, che le farà conoscere, finalmente, l’amore e il calore di una famiglia e le permetterà di studiare.

Avevo amato questo libro già da bambina. Ricordo di averlo preso in prestito da una cugina che, avendomi trovata davanti alla tv davanti al cartone animato omonimo, mi aveva rivelato che era stato tratto da un romanzo per ragazzi.
All’epoca l’avevo divorato in un pomeriggio, ansiosa più che altro di vedere quanto di quel libro ci fosse nella serie animata. A tratti avevo persino trovato Anna un po’ irritante, in particolare quando combinava un sacco di guai.
Leggendolo ora, invece, mi sono resa conto di quanto Anna somigliasse a me da bambina.
La fantasia ha sempre fatto da padrona nella mia vita fino alla tarda adolescenza, e non era raro che mi estraniassi dal mondo che mi circondava, con lo sguardo imbambolato, totalmente assente e indifferente agli accadimenti attorno a me.  Un atteggiamento che è sempre stato un punto interrogativo per mio padre: lui,  sempre così pratico, si spaventava persino quando mi scopriva a fissare il vuoto, sorda ai suoi richiami. Toccava a mamma rassicurarlo con una risata, dicendogli che avevo preso da lei.

Anna Shirley è il fanciullino pascoliano pel di carota. Osserva tutto, nota ogni minimo particolare e si meraviglia della sua bellezza. Ogni giorno è una nuova scoperta che fa scaturire nel suo cuore i sentimenti più disparati.
Marilla, l’elemento più razionale della famiglia, fatica a comprendere questa sua attitudine, teme gli sbalzi d’umore della ragazzina e lotta per tenerla con i piedi per terra. Non è avvezza ai sentimenti, povera Marilla. Davanti alla bambina si mostra dura e impassibile a lungo, per poi lasciarsi andare in tre momenti cruciali del romanzo: quando Anna abbandona Avonlea per andare all’università, alla morte di Matthew e quando il dottore l’avverte che potrà diventare cieca.
Matthew, per certi versi, è il personaggio più – concedetemi il termine – banale del romanzo. Uomo poco avvezzo al contatto col mondo femminile, ma dal cuore tenero.  Credo sia l’unico che non subisce una vera e propria evoluzione nel corso della storia, perchè si limita a portare alla luce un lato ben nascosto del suo carattere. A differenza di Marilla, che da burbera signora di campagna si trasforma in una madre amorevole, il caro Matthew seguita ad essere il caro Matthew, con i suoi modi di fare un po’ strambi ma sempre premuroso. Memorabile è l’episodio in cui decide di regalare ad Anna un vestitino moderno con le maniche a sbuffo: ha talmente soggezione della commessa che si ritrova a tornare a casa carico di cianfrusaglie perchè non ha osato spiccicare parola.

Già, le maniche a sbuffo. Da bambina credevo fossero una cosa bellissima e desideravo tantissimo indossarne un paio anch’io. Tra l’altro mamma si è sposata con un abito bianco con le maniche a sbuffo a pois, e io l’ho sempre guardato con un misto di invidia e ammirazione perchè mi pareva quello di una principessa. Poi, un bel giorno, ho trovato una camicetta con le maniche a sbuffo: mi stava da cani. Quella volta ho infranto uno dei miei sogni d’infanzia.

L’amicizia ha un ruolo centrale nel romanzo, e Diana incarna l’amica che tutte noi abbiamo sognato da ragazzine.  A venticinque anni mi ritrovo a invidiare Anna Shirley e il suo rapporto con la fanciulla dai capelli neri. Un’amicizia quasi escluvistica, la loro, fatta di linguaggi segreti, storie, libri scambiati, fantasticherie. Un’amicizia che attraversa indenne l’infanzia e si rafforza sempre di più nel corso degli anni.  Un’amicizia pura, e per questo quasi irrealistica.
Niente attenta al loro rapporto, nemmeno quando la madre di Diana proibisce alla figlia di frequentare Anna, non un segreto non svelato, non le nuove amiche che Anna incontra lontano da Avonlea. 
Forse è proprio questo legame ciò che più mi ha colpita, perchè un’amicizia femminile, di quelle alla “amiche del cuore”, nella mia vita non c’è.  Non esiste e ne sento la mancanza, e ogni volta che mi ritrovo da sola, dopo l’ennesima delusione al femminile, mi ritrovo a pensare che sarebbe bello riuscire a trovare qualcuno con cui confidarsi, passare dei pomeriggi a fare shopping e cose simili.

“Anna dai capelli rossi” è solo un banale libro per ragazzi?
No, e lo consiglio vivamente, anche a chi non ama troppo la lettura. E’ un romanzo all’apparenza piuttosto frivolo e semplice, ma che nel profondo aiuta a riflettere su se stessi, a capire quanto di noi abbiamo conservato dell’infanzia e quanto abbiamo perduto. E, magari, se è possibile recuperare un po’ di quella spensieratezza sbarazzina e petulante tipica di quell’età.
Perchè c’è un’Anna Shirley in tutti noi. Basta solo scovarla, adottarla, e aiutarla a crescere.

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Non sono morta, eh! So che non mi avete visto gironzolare per i vostri blog per più di un mese, ma sono rimasta imprigionata nella sessione d’esami. Grazie al cielo è quasi giunta alla fine, devo dare l’istituzionale di biblioteconomia il 22 di febbraio e poi sarò libera come una rondine di primavera… fino a maggio, più o meno.
Ho notato con grandissimo disappunto che nell’anno trascorso tra l’ultima sessione della triennale (ho dato l’ultimissimo esame a metà febbraio 2012) e la prima della specialistica il mio cervello s’è notevolmente impigrito e faccio una fatica dell’accidente a concentrarmi. Ultimamente preferisco studiare a casa: qui almeno c’è mia madre che strillando mi intima di smetterla di cazzeggiare e di mettermi a studiare, in università… beh, vi basti pensare che ho, praticamente a due passi, nell’ordine: una Coin, una manciata di librerie, due Kiko, una Lush, due Bottega Verde, una Gardenia ed una Sephora, sorvolando naturalmente sui negozi di vestiti e di cibarie. In sostanza, sono in un covo di distrazioni. E, soprattutto, non c’ho la forza di resistere.

Buone nuove, comunque. Lunedì inizierò lo stage della durata di un mese presso la sede del Giornale di Brescia, sezione cronaca. Sto avendo la fortuna di frequentare un corso di giornalismo in università col direttore, che dà la possibilità ai suoi studenti di poter trascorrere un mese in redazione e anche di farsi conoscere scrivendo editoriali et similia.  E’ stato anche uno dei professori migliori che abbia mai avuto, un maestro di vita, soprattutto. Uno di quei professori – rari ahimé – che ti sprona a cogliere il fascino della vita anche nelle piccole cose, spronandoti ad osservare con attenzione ciò che ti sta attorno. Forse potrà sembrare stupido, ma da quando frequento il suo corso ho imparato a gironzolare col naso all’insù, cogliendo ogni giorno un particolare nuovo della mia città che non avevo mai visto prima. Adesso so che, se imbocco una determinata strada nel mio cammino verso l’università, mi ritroverò sulla mia sinistra una casa tutta bianca, eccezion fatta per una macchia sulla facciata che reca tracce di un antico affresco. Viceversa, se decido di optare per la strada più breve, sotto ad una vecchia arcata, c’è una porticina che nasconde una chiesetta settecentesca ad un occhio poco attento ricorda un palazzo. Poco più avanti, una pasticceria che fa cake design – che adoro – crea un contrasto davvero affascinante con uno dei bar più vecchi del centro storico. Probabilmente, alla maggior parte di voi sembrano banalità, eppure – non so perchè – scoprire ogni giorno delle piccole cose mi rende la giornata migliore. Mi piacerebbe saper fotografare per poter cogliere il significato profondo che hanno per me. 
Dicevo, il professore. E’ uno di quelli che non smetteresti mai di ascoltare, soprattutto quando inizia a snocciolare aneddoti della sua carriera da giornalista.  C’è chi, tra i miei compagni di corso, lo definisce egocentrico e di conseguenza lo reputa pieno di sé ed antipatico. Io lo trovo affascinante, stilla cultura da tutti i pori della pelle senza sfociare nell’ossessiva ostentazione di sé. Le sue lezioni sono un continuo saltare dalle nozioni teoriche del giornalismo alla letteratura, dalla letteratura alla vita vissuta, in un intersecarsi continuo di aneddotti e citazioni storico -letterarie. Ama farci fare i voli pindarici, come li chiama lui. Ci prende alla sprovvista con domande che a volte non c’entrano nulla col discorso che si sta facendo e ci sprona a rispondere con tutto ciò che ci passa per la testa, senza censure. Un modo per testare la nostra reattività e la nostra capacità di scrutare a fondo i fatti, ne sono sicura. Ci ripete spesso che un buon giornalista è in primis un acuto osservatore, e lui lo è. Quando spiega e percorre a grandi falcate l’aula, è palese che osservi ogni nostra reazione, e nel giro di poche lezioni ci aveva già inquadrato tutti. Era dai tempi delle superiori che non incontravo un professore che mi colpisse così tanto: per dire, sono giunta ai livelli che al mercoledì vado in università solo per seguire la sua lezione, che dura soltanto un’ora. Solitamente, non schiodo mai il didietro dal letto per una misera ora di lezione e preferisco starmene a casa a studiare..

E voi, ragazze, che mi dite dei vostri docenti? C’è qualcuno che adorate particolarmente?

Guarda Mistero responsabilmente

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Sapete che cosa inizia questa sera? Bingo! Mistero!

 
 
Che cos'è Mistero? É un programma trashissimo di informazione pseudo-scientifica (la fonte é Wikipedia, mica banane) in onda su Italia Uno ormai dal lontano 2009. Nato sulla falsariga di Voyager, condotto da un ormai più che discutibile Giacobbo, se ne distanzia notevolmente per l'abnorme presenza di reietti della tv che lo conducono (francamente, qualcuno sapeva dove fosse finito Bossari?) e per gli argomenti ai confini della realtà.
Se, e dico se, il povero Giacobbo tenta di dare un senso ai suoi servizi suffragandoli con manuali scritti da lui o da un qualsiasi cristiano munito di laurea, Mistero non bada alle fonti – in francese: se ne sbatte una beata minchia – e manda in onda qualsiasi stronzata notizia pervenga in redazione, dall'alieno con manie di protagonismo casualmente inquadrato da una telecamera alla signora che si attacca le padelle e i ferri da stiro al corpo come un gigantesco magnete, da quel disgraziato del fumettista della Marvel che evidentemente non ha niente di meglio da fare che vendersi al National Geographic per fare dei servizi pallosissimi puntualmente riciclati da Mistero, all'ormai celeberrimo gnomo armato di ascia.


Naturalmente io faccio parte dello spettatore medio che ogni settimana non scolla gli occhi dalla tv. E dall'ipad. Si, perché Mistero non esisterebbe senza Twitter, o meglio sarebbe stato cancellato alla stagione numero due. Questo programma, visto senza l'ausilio di un dispositivo collegato al social network, suscita un'immensa pietà mista ad incazzatura, dato che ultimamente ha preso la simpatica abitudine di mandare in replica duemila volte lo stesso servizio. Il fascino di Mistero deriva, oltre che dal suo essere la quintessenza della stronzata, dai commenti che gli spettatori lasciano su Twitter. É una gara all'ironia più becera, una gara all'ultimo retwitt. Ma sono anche risate fino al mal di pancia.
Noi del #TeamMistero (questo l'hashtag che dovrete digitare, qualora vogliate entrare in contatto con noi) siamo profondamente odiati dai ragazzini che, ogni mercoledì, vedono i loro beniamini One Direction, Bieber e compagnia andante scalzati da #Mistero, che svetta come una cima innevata in un mare di letame. Puntualmente, infatti, la homepage di Twitter si fa silenziosa ad esclusione di qualche impavido che, in preda allo sconforto, prova a pigolare: “Ma Mistero é una merda!”.

C'è da dire che l'idea di fondo non era malvagia: a chi non piacciono le storielle misteriose di fantasmi, alieni, i luoghi un po' esoterici? Si trattava, nel 2009, di un misto di super Quark e Voyager con qualche intermezzo comico. Tra l'altro all'epoca conduceva Enrico Ruggeri che, con la sua voce calda e vibrante rendeva tutto credibile, oltre a creare attorno al servizio quell'atmosfera un po' osé da porno anni Settanta. Guardavi Mistero e ti dicevi: “Ah, Enrico, con quella voce puoi dire di tutto, anche che il papa ha ballato la lap- dance in giarrettiere fra le colonne del Bernini“.
Poi…é arrivato Raz Degan, misterioso essere noto agli italiani solo per essere il compagno fedifrago ed aspirapolvere di Paola Barale. E li non si é capito più un accidente. Si, perché se prima guardavi Mistero con disinteresse, magari sfogliando nel contempo Novella 2000 o spulciando le foto su Facebook di quella zoccola che non si capisce come mai non é ancora andata a rimpolpare Puttanopoli ad Arcore ma sta ancora in mezzo al cazzo al tuo paese (in tutti i sensi), riuscendo comunque ad afferrare il senso del discorso, con Raz non potevi fare altro che guardare la tivvù. Solo una cosa si intendeva chiaramente “MISTERA!“, seguita da una risata sguaiata tendente al satanico. E qui emerge il mio solitario gene leghista, retaggio montanaro, che mi fa dire: “Raz, tesoro? Sei qui in Italia da vent'anni, possibile che tu non sappia articolare una frase che sia una in italiano?”. Naturalmente no. Una frase tipica in chiusura di servizio era, spesso e volentieri, una cosa del tipo: “Ma li ufi esistana o non esistano? MISTERA! AAHHHAHHAHHAHHAHAH“.


Recentemente, la redazione ha promosso tutti quanti al rango di conduttori, cosicché si é venuto un bestiario medioevale che val la pena enunciare.

1) Daniele Bossari (conosciuto su Twitter come #Danielo aka #Pampers): chi è stata giovine come me negli anni Novanta si ricorderà sicuramente che questo bel faccino conduceva Fuego, un programma musicale pomeridiano. Ricordo una discreta cotta nei suoi confronti, ma avevo 10-11 anni e all'epoca il mio cuoricino batteva per i biondini. Adesso Danielo è cresciuto e fa il conduttore. Il poverino viene spesso mandato in spedizione nelle cripte, da cui riemerge fortemente traumatizzato. Non è raro che il disgraziato discenda negli inferi e, trovandosi faccia a faccia con qualche teschio di shakespeariana memoria, inizi ad urlare “Cazzo! Cazzo! Porca Puttana! Teschi! Ossa! Teschi! Ossa! Cazzo!“, in un loop che occupa circa i tre quarti del servizio. Sono attimi di grande tivvù.


2) Andrea G. Pinketts: secondo Wikipedia grande esponente della letteratura noir, secondo il #TeamMistero molto probabilmente ha deciso di sputtanarsi la carriera finendo come inviato a Mistero. Dotato di un irritantissimo e marcatissimo accento milanese, è un inviato multi-tasking, anche se ultimamente viene spedito in paesini italiani in cui si sono verificati avvistamenti ufo. Grondante di whisky dall'inizio alla fine del servizio e munito dell'immancabile sigaro, egli introdurrà il servizio riciclando in pieno tono bauscia milanes pezzi dei suoi libri. Non sempre è garantita la lucidità.


3) Marco Berry: direttamente dalle Iene, è il David Copperfield della mutua. Di questi tempi si diletta a fare numeri di magia, grazieaddio alla fine della puntata, in cui con la scusa di elargire doni fa il provolone con qualche bella pulzella del pubblico. Non mancano, tuttavia, sporadici servizi pure per lui.
 

4) Jane Alexander: ha più palle dei tre uomini qui sopra messi insieme. La sua specialità è strisciare nei cunicoli delle grotte. L'anno scorso era affiancata da Paola Barale, ma la tensione tra le due era palpabile. Misteriosamente, la Barale è sparita, probabilmente soffocata dalle palline da ping pong di botulino che aveva nelle guance.
 

5) Nicole Pelizzari: chi l'ha detto che in Italia non si assumono più ggiovani? Ragazza pescata dal pubblico a casa da un paio d'anni, ha uno sguardo perennemente terrorizzato 24h su 24. Di tutto il bestiario, insieme a Jane forse è la più credibile.


I 5 Power Rangers sono affiancati da losche figure che compaiono qua e là nella puntata, a seconda dell'utilità.

1) Pablo Ayo è l'addetto agli ufo. Gli spettatori da casa, con evidente voglia di presa per il culo, gli inviano filmati di strani avvistamenti alieni. Nove volte su dieci (ma anche dieci volte su dieci), l'alieno è talmente falso che si vedono i fili che lo fanno muovere a mo' marionetta. Con altrettanta percentuale, si può notare nelle fotografie l'ufo incollato con paint. Per salvare la faccia, il buon Pablo utilizza la fatidica frase: “Questa foto non ha convinto la redazione che l'ha analizzata: trattasi di un fake.

2) Daniele Gullà ha invece a che fare con i fantasmi. Superfluo dire che, il più delle volte, trattasi di macchie indistinte nelle fotografie o di rutti in un microfono. Lui, però, ha diritto anche a servizi personali: ogni tanto lo ficcano ad cazzum in qualche castello, munito di strani macchinari e della Banda Bassotti, pronto a monitorare la possibile presenza sovrannaturale. Come da copione, solitamente l'indagine si conclude con un buco nell'acqua.

3) Adam Kadmon è sicuramente il mio preferito. Un misto tra un cavaliere templare, un master sadomaso e una brutta copia di Di Caprio, è il complottista della situazione. Costretto, a suo dire, a celare la sua vera identità dietro ad una maschera di ferro, espone le sue teorie in una cella da Santa Inquisizione. Noto su Twitter come #AdamKakka, ad ogni puntata terrorizza lo spettatore individuando complotti mondiali persino nella lettiera del gatto.

4) Rachele Restivo è la bella figa della situazione, immancabile in un programma Mediaset. Fino alla penultima stagione aveva il ruolo dell'oracolo: ovvero, avvolta in un manto trasparente e sotto una pioggia di coriandoli dorati, come un cotechino il giorno di Natale, blaterava frasi fatte senza senso, prontamente rubate da Fabio Volo per uno dei suoi libri. Recentemente, l'hanno messa davanti ad un fondale rappresentante il ponte di Brooklyn ad introdurre i servizi rubati al National.


I servizi di Mistero – l'avrete ormai capito – coprono tutto lo scibile cazzaro. Il programma ha dato il suo meglio nella frenesia pre-apocalittica dei Maya: una gara all'ultimo sangue con Giacobbo su chi riusciva a scovare l'ultimissima teoria catastrofista. Grazie a Mistero, ho capito che non solo siamo odiati da alieni e gentaglia del passato, ma pure dalla Madonna che, apparendo in vari luoghi disseminati nel pianeta, annuncia soltanto disgrazie. Amen.I Maya ormai son passati, ergo che rimane? Alieni, Fantasmi, Templari (a volte tutti e tre insieme) e Madonne. E mummie, teschi e cimiteri. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quella signora che, in lacrime, nel 2009 ammise davanti ad uno sghignazzante Ruggeri di essere stata messa incinta dagli alieni più volte e di aver subito pure un aborto. Mostrando, che velodicoaffà, l'immagine di un coniglio morto senza orecchie. Di tutt'altra leggiadria era la ninfomane aliena, che sosteneva di fare sesso con gli alieni e di incontrarli a suo piacimento, salvo poi dire ad uno sconcertato #Danielo che gli alieni non volevano mostrarsi davanti alle telecamere. Timidoni!


Caro Mistero, io te la butto lì: assumimi! Ho una laurea in lettere, mi sto specializzando in storia e mi piacciono le cazzate. Non ti manca una storica nel tuo team? Eventualmente, ho pure un bel paio di tette, quindi posso mettermi a ballare la macarena dietro l'oracolo. Caro Mistero, sappilo: con la mia laurea, o do via il culo o faccio l'inviata da te, visto l'andazzo in Italia. Ricordati le mie parole, altrimenti vado da Giacobbo.Mi accontenterei di mansioni minori: che so, reggi-bottiglia/sigaro a Pinketts, asciugatrice delle lacrime di #Danielo versate durante le sue pericolosissime scorribande nelle cripte. Non so usare photoshop, ma se vuoi catturo qualche frame di The Sims 3 con alieni e fantasmi, così dai lavoro anche a Ayo e a Gullà, che sembra un fantasmino pure lui.
 

Come finisce la gente sul mio blog

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Non ricordo bene chi mi disse che, spulciando nella dashboard del blog su WordPress, era possibile scoprire attraverso quali termini di ricerca la gente finisse sul mio blog. Mi pare fosse un’amica che pubblicò lo stamp su Facebook, e mi feci un sacco di risate. Stasera, mi è venuto in mente di farvi fare due risate, visto che non ho l’ispirazione per post più intelligenti. Buon divertimento!

(Cliccate per ingrandire, se non riuscite a leggere)

Pensieri, informazioni e ringraziamenti a random

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Ieri ho fatto la mia prima ora di Acqua Gym. Tempo fa avevo dichiarato di voler muovere il culo in palestra, ma non avrei mai pensato che la cosa si sarebbe avverata. E il sogno diventa realtaaaaaaaaaaaà! Sogno una beata ceppa: l’unica cosa che desidero con tutto il mio cuoricino sanguinante è che la moda allarghi ‘ste cazzo di taglie, che sono stufa di sentirmi un pallone aerostatico nonostante sia larga quanto la Bellucci (sì, brutta culona. Piantala di dire che hai la 44, che forse ce l’hai quando ti ritoccano per bene sulle riviste patinate. E ricordati che se non fosse per le tue tettone non reciteresti. Punto.).
Comunque, uno dei motivi principali che mi hanno spinto a scegliere Acqua Gym è il non dovermi rapportare con le ragazzine, ossessionate dall’essere grasse ma sode come mele, visto che là dentro sono tutte tardone. Rompicoglioni, ma tardone. Quelle belle signorone over 50 che vanno in palestra truccatissime cercando di far colpo sul bagnino, presente?
Acqua Gym ha un pregio per me insostituibile: non ci si accorge di far ginnastica. Si sta lì, si zompetta nell’acqua a suon di musica e l’ora passa che è una meraviglia. L’unico inconveniente? Il costume intero che mi slancia la figura ma mi fa le tutte piccole.

Odio l’organizzazione della mia università. Uno si aspetterebbe che un ateneo prestigioso come la Cattolica sia organizzato, ma è pura utopia. Per facilitare il momento dell’iscrizione hanno introdotto quella bella invenzione lesiva anche per i nervi più saldi che prende il nome di Area Matricole, gestita da un branco di babbuini sotto tranquillanti, come se un bracconiere avesse sparato loro nel culo una freccia col sonnifero. Senza contare, ovviamente, quando in coda ti ritrovi davanti dei disgraziati che non sanno trovarsi il culo con le mani, figuriamoci compilare il modulo dei redditi: i tempi di attesa sono più o meno i medesimi di una traversata a nuoto dell’Atlantico. Quando finalmente giunge il tuo turno, sei già pronta a fare un attacco kamikaze nell’università, e ti limiti nelle imprecazioni – dopotutto sei in un ateneo cattolico – sillabandole nella tua mente, con la segreta speranza che le maledizioni possano in qualche modo colpire il malcapitato. Morale della favola: sono dovuta scendere 5 volte per riuscire ad immatricolarmi, perchè ogni volta mancava un documento. Ovviamente non è che specifichino a chiare lettere che cosa serva nell’iscrizione, sia mai. Dopotutto ci sono i misteri della fede, no?

Oggi sono scesa, pensando per l’ultima volta, visto che la volta precedente ero riuscita ad immatricolarmi e mancavano solamente – a sentire loro – solo le fotocopie del 730 dei miei. Al momento di consegnare la robaccia, mi guardano e mi dicono “Ma tu hai consegnato le foto per il libretto? Perchè qui non risultano“. Ma come!!!!!! vedete forse nella busta dei redditi il cartoncino per le foto? NO. Evidentemente o me lo sono infilato nel deretano o ce l’avete voi. “Ok, signorina. Cercheremo di farle saltare fuori altrimenti ci porti delle foto uguali a quelle che ha consegnato.”. Bastardi. Le uniche copie che avevo le ho date a loro, adesso che faccio? Ritorno indietro nel tempo??? Il bello è che ho frequentato la triennale nello stesso ateneo, figuriamoci se dovevo iscrivermi da zero.

Mi domando perchè nell’area matricole non mettano Sergio o la tizia che sta all’ufficio informazioni: sanno sempre tutto e non ti fanno perdere tempo.

Bando alle ciance. Non so se vi è giunta la notizia, ma da Sephora usciranno settimana prossima due nuove palette Sleek: l’ultra matte Bright e l’ultra matte Darks.

Fino a qualche ora fa ero convintissima a comprarmi soltanto quella coi colori scuri, visto che ho già la snapshots ultra colorata. Ma poi mi sono detta: beh, qualcuno potrebbe farmi un inaspettato regalino, no? Al solito, ogni riferimento è puramente casuale. XD

Altra novità: su Twitter è nato il tag #ibbloggers (italian beauty bloggers). Cos’è, direte voi. In sostanza, se volete cinguettare di frivolezze makeuppose con altre beauty blogger, basta semplicemente aggiungere l’hashtag #ibbloggers al vostro tweet e subito entrerete in contatto con tutte noi. Non sembro una pubblicità del CEPU?

Ultima, ma non di importanza: un ringraziamento specialissimo ad Arim che è riuscita a trovarmi oggi pomeriggio i famigerati ombretti Astra! Finalmente non mi sentirò più una perenne esclusa. Grazie tante, tesoro!

Varie ed Eventuali (ovvero riassunti di tediosi avvenimenti)

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Mi sono scaricata una applicazione bellissima per bloggare, qualche giorno fa. Si chiama Blogsy, e attualmente è una delle migliori in commercio per chi ha un blog, sia per lavoro che per hobby. Da tempo cercavo qualcosa con cui scrivere comodamente su WordPress dall'ipad, perchè trovo l'applicazione originale scomoda: tralasciando il fatto che posso vedere, in notifica, solo i commenti che mi lasciate sul blog ma non quelli di risposta a commenti che ho lasciato su altri blog wordpress, l'interfaccia di scrittura è davvero impossibile per me che poco so dell'HTML, e le opzioni di modifica del post sono davvero molto ridotte. Così, cerca che ti ricerca, ho trovato Blogsy, compatibile sia con Apple che con Android (IOs è Android?), che semplifica davvero un sacco la vita, perchè permette di adatte a pescare file immagini da tutte le piattaforme e da tutti i social a cui si è iscritti, oltre che naturalmente attingere alla memoria dei dispositivi, semplicemente con un click. Una volta trovata l'immagine interessata, basta trascinarla nel box di scrittura e il gioco è fatto, poichè si può ridimensionare a piacimento. Immagini a parte, la personalizzazione del post è pressochè illimitata, perchè consente pure la personalizzazione del font, cosa impossibile su wordpress. Costa 3,99 euro, ma sono soldi spesi molto bene, almeno per quel che mi riguarda. Dimenticavo di dirvi che Blogsy è compatibile con le maggiori piattaforme di blogging, tra cui ovviamente Blogger. Vi lascio il link su cui potete andare ad informarvi meglio su quest'applicazione, visto che la sottoscritta non è molto ferrata sulle tecnologie.

Venerdì è arrivato pure il mio primo sospiratissimo ordine di Neve. Il CatBuki è decisamente entrato a far parte nell'empireo dei miei oggetti feticci: così piccino, così morbido, così dannatamente puccioso. Anche il mio gatto ha gradito l'acquisto, infatti per ben tre volte ho salvato il povero pennellino dalle grinfie di PonPon che, convinto di non esser visto, stava per agguantarlo e portarselo sotto al letto, al riparo da occhi indiscreti.

Sabato sera, invece, ho voluto sperimentare un trucco sobrio utilizzando tutti i miei nuovi prodottini (matita bosco esclusa): Ombra di Luna diventerà uno dei miei ombretti universitari, ho deciso. Conferisce una bella ombreggiatura rosata sull'occhio, illumina lo sguardo senza farmi sembrare una lampada da tavolo e sopratutto è facilmente modulabile. Che cavolo, ho sempre avuto un sacco di problemi con i pigmenti! Sono l'uni a demente sulla faccia della terra a non sapere come stendere decentemente un pigmento? Vi prego, ditemi che almeno una di voi ha avuto difficoltà, così mi sento meno sola.

Questo è ciò che ho ordinato oltre al pennello: matita pastello color bosco e cipria Hollywood. Il blush Sailor Moon mi è stato dato in omaggio. Potevo io, da grande fan di Sailor Moon, non richiedere quel blush? Sapevo che me l'avrebbero mandato: fra poco esce fuori produzione e probabilmente dovranno smaltire le mini taglie.

Ah, dimenticavo. Sono riuscita a trovare uno degli smalti Layla, in edicola con Chi. Ho avuto molta fortuna, perchè si trattava del verde/blu/nonsochecazzodicoloreè che volevo. Ecco qui un piccolo swatch! XD

A domani con post meno banali e più sensati! È mezzanotte e il sonno inizia davvero a farsi sentire.

 

Sono una donna ipercritica perché sono in procinto di espellere un ovulo.

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15 novembre 2011, ore 22:37
 

Sono in arrivo le mestruazioni, e come donna in procinto di espellere un ovulo sono ipercritica verso tutto e tutti. Ecco che cosa mi dà sui nervi in questo periodo:

1) Gli operai che hanno votato Berlusconi e che, ieri sera, alle sue dimissioni, erano là a gioire e a saltellare come babbuini. L'hai votato tu, non avevi un minimo di cervello per pensare che ti avrebbe messo a 90 e stantuffato per bene il deretano, fregandoti nel contempo soldi e pensione?

2) I cittadini leghisti che, se chiedi loro perchè votano lega, ti rispondono "Perché mandano fuori dai coglioni gli extracomunitari.". Però, se ti azzardi a far notare loro che, se non ci fossero gli extracomunitari a far lavori sottopagati e per di più umilianti toccherebbe ai suddetti cittadini leghisti farli, questi ti rispondono: "No, col cazzo. Io non faccio un lavoro così umile.". Allora tappatevi quella fogna.

3) Le ragazze che a vent'anni assillano i loro fidanzati con progetti matrimoniali e filiali. E mi sposo a quell'età, e la cerimonia sarà così,  e i miei figli saranno belli e si comporteranno in quel modo. E i fidanzati? Il più delle manco le ascoltano, continuando a giocare (giustamente) con la playstation o facendosi i cazzi loro. Io mi domando e chiedo: avete vent'anni, cosa ne sapete di quello che farete fra una decina d'anni? A questo punto pensate in grande come faccio io, che mi figuro imperatrice del mondo in un futuro non troppo lontano. Scherzi a parte, non vi fa un po' senso pensare ad una progenie a quest'età? Non preferireste dei deliziosi cereali cheerios?

4) Quelli che aprono blog non conoscendo la grammatica italiana né, tantomeno, le regole di buona educazione che vigono nel mondo dei bloggers. Capisco che un blog  è una sorta di diario personale dove ognuno scrive come e quando vuole, però allora non vi lamentate se nessuno vi visita o vi commenta. Scrivere in un italiano stentato o pieno di abbreviazioni non facilita certo la lettura, ergo non invoglia nessuno a visitarvi. 

5) Quelle che non mollano i loro fidanzati, nonostante non li amino più e passino ogni giorno a litigarci e a piangere come fontane, perchè hanno paura di restare sole, avendo le furbe, tempo addietro, lasciato perdere le amiche per la supposta dolce metà.

6) Le fidanzate iper-gelose che entrano di nascosto negli account facebook e nelle caselle di posta dei loro fidanzati per controllare ogni singola mossa. La fiducia sta alla base di ogni rapporto, zucche vuote.

7) Le persone che hanno criticato il mio nuovo taglio di capelli (caschetto molto corto, molto scalato e molto rosso fuoco.). Ho il coraggio di osare, problemi?

Sicuramente c'è dell'altro, ma ora come ora non mi sovviene. 

Via le trecce dall’affannoso petto. Ovvero aria di cambiamenti.

8 commenti

20 aprile 2011; ore 0.09


Mercoledì scorso sono andata dalla parrucchiera, decisa a cambiare look. Da un po’ di tempo sentivo – e sento tuttora, ci sto lavorando – quest’esigenza. Mi guardavo allo specchio e sentivo che la mia immagine non mi soddisfaceva più.  Ogni tanto ci finisco ancora, in questo circolo vizioso. In passato ho avuto delle relazioni problematiche con il mio aspetto fisico: l’epiteto cessa era diventato un fatto quotidiano.  Per molto tempo mi sono sentita uno straccio, inadatta a tutto ed a tutti. Poi è arrivato il mio fidanzato. E’ banale dirlo, ma è solo grazie a lui se ora mi sento almeno carina, se quando mi sveglio alla mattina non mi viene l’istinto di sputare verso la mia immagine riflessa nello specchio. Lo guardo e mi dico: lui mi apprezza così come sono.  E questa consapevolezza contribuisce ad accrescere la mia autostima.
Cosa c’entra con il taglio di capelli? Ora ve lo spiego.  Nei miei difficili anni adolescenziali cercavo il più possibile di confondermi nella massa tenendo i capelli lunghi fino alle spalle, in modo che la gente non facesse commenti  del tipo “con quei capelli sembri un’idiota” o peggio ancora “sei un mostro con questo taglio.”. Insomma,  cercavo di essere il più simile possibile agli altri. Lo so, l’aspetto fisico non è importante, ben altre cose contano nella vita. Ma per capire questo concetto c’è voluto lui.  In buona parte hanno contribuito anche i miei nuovi amici che ho incontrato all’università: persone mature e non superficiali. E grazie a due di loro in particolare – Cris e Faby – ho scoperto il piacere della moda. Non sono una fashion victim, semplicemente mi piace avere qualcosa di carino e particolare da indossare.  In questi ultimi due anni ho imparato ad uscire dal mio guscio.  O almeno ci sto provando. 
Quindi, settimana scorsa mi sono detta: “Avanti, facciamoci un bel taglio alla moda!” , e mi sono fiondata dalla Roby, mia parrucchiera di fiducia. “Che facciamo oggi?” “Taglia”, ho risposto io. Un po’ imprudentemente a dire il vero. Si sa: dare campo libero ai parrucchieri è un po’ un azzardo. Loro adorano quei bellissimi tagli asimmetrici, pieni di ciuffi sparati qua e là, che hanno una ben precisa caratteristica: l’impettinabilità.  Loro tagliano e spuntano, e intanto ti dicono: “Non ti preoccupare, tesoro.  Bastano una spazzola tonda e un po’ di piastra a sistemarli.”.  Per esperienza so che è una gran cazzata. Loro hanno esperienza, sarebbero in grado di replicare la famosa acconciatura di Sissi in 5 minuti. Io, non sono in grado di pettinare nemmeno il pelo del mio gatto. Per fortuna la mia parrucchiera ha capito il mio concetto di “Taglio facile da tenere in piega.”, ovvero un’acconciatura che richieda un tocco di phon e una passata di piastra sulle punte . Non nascondo che,  mentre tagliuzzava e sentivo le ciocche di capelli cadere a terra, ho provato un leggero timore.  Soprattutto perché ero senza occhiali, e non vedevo un accidenti dell’operazione nello specchio davanti a me.  Però, alla fine di tutto, quando mi sono guardata allo specchio, ho avuto una bella sorpresa: un carré lungo appena sotto le orecchie e una simpatica frangia all’americana (ecco un
esempio). E, devo dire, con questa nuova acconciatura mi piace parecchio. Mi conferisce un’aria sbarazzina, ed è perfetta per la nuova stagione.  Si adatta bene al trucco marcato alla Chicago che da poco sfoggio (che soddisfazione aver imparato ad usare l’eyeliner). Anzi, a dire il vero il taglio è leggermente più lungo di quello che sfoggiava Catherine Zeta Jones nel film.
Che dire? E’ iniziata una nuova era per me. Quella dell’accettazione e della valorizzazione del mio aspetto fisico. Banale? Forse. Ma per una donna è importante sapersi apprezzare. 

10 buoni motivi per cui vale la pena vivere

2 commenti

Stamattina stavo gironzolando da Ricordi, e mi è capitato sottomano un'iniziativa di Roberto Saviano intitolata: Dieci buoni motivi per cui vale la pena vivere. Ecco i miei (in ordine sparso).

1) vale la pena di vivere per ogni nuovo libro che leggo.

2) vale la pena vivere per studiare la storia: dagli errori del passato si impara a migliorare il futuro.

3) vale la pena vivere per ogni sorriso donato a chi è triste. 

4) vale la pena vivere per le fusa e lo sguardo sorninione del mio gatto.

5) vale la pena vivere per ogni bacio che ricevo dal mio fidanzato.

6) vale la pena vivere per ogni abbraccio dei miei genitori.

7) vale la pena vivere per viaggiare e scoprire il mondo.

8) vale la pena vivere per imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.

9) vale la pena vivere per le risate che ho fatto, che faccio e che farò con i miei amici.

10) vale la pena di vivere per quei giorni in cui mi sveglio e mi sento completamente in pace con me stessa.

Pensieri serali

6 commenti

6 marzo 2011, h 23:32

"Eccomi qui, a scrivere questo post che molto probabilmente pubblicherò domani, dopo aver studicchiato il buon vecchio latino. Potrei alzarmi ed accendere il pc, è vero, dopotutto è a pochi passi. Ma, a dir la verità, non ho per niente voglia di abbandonare il tepore delle coperte. Stare a letto mi aiuta a riflettere. Non dicono forse che le riflessioni più argute, i dubbi più lancinanti, o ricordi vari affiorino quando si è soli, avvolti dall'oscurità? 
Molte sere, in attesa dell'arrivo di Morfeo, mi ritrovo a pensare ad argomenti che potrei trattare in questo blog. Ma, puntualmente, al momento del risveglio la mia memoria è offuscata, e rinuncio ai propositi della sera precedente. 
Penso proprio che dovrei tenere questo quadernetto a portata di mano, in modo da "fissare l'idea" (come diceva d'Annunzio) prima di coricarmi. 
A proposito di questo supporto cartaceo su cui in questo momento scrivo. Spendiamo qualche parola su di lui, poverino. E' un quadernino a righe la cui copertina reca dei disegnini di Keith Haring, regalatomi da Alex l'estate scorsa. Lui adora questo artista: a me, a dirla tutta, non dice assolutamente nulla. Però io non faccio testo. Ho sempre avuto un rapporto particolarmente complicato con l'arte contemporanea. Dicevo. E' un regalo di Alex e, proprio per questo motivo, ho deciso di elevarlo al rango di agenda-diario tuttofare. Da anni il buon Alex tiene diari ed io ho sempre ammirato questa sua costanza, poichè non ho mai portato a termine un vero diario. Chissà se quel quaderno potrà spronarmi ad aggiornare questo blog un po' più frequentemente, come una sorta di vero diario? "

IMG_6115
ecco il mio quadernetto.

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