Home

Odio San Valentino (deliri di un lunedì sera)

44 commenti

Odio San Valentino.
No, non lo odio perché detesto le smancerie. Non lo odio perché detesto tutte le feste comandate escluso il mio compleanno (mi domando perché ancora non mi abbiano tributato gli onori divini, come avevano fatto a suo tempo con il buon Ottaviano Augusto). Non lo odio perché detesto la frase “Cosa regali al tuo moroso per San Valentino?” – che poi, alla risposta “un contenitore di plastica” mi hanno guardata tutti male, vai a spiegare loro che il moroso al momento è in fissa coi peperoncini e la scatola gli sarebbe servita per fare una light box. Al 14 febbraio si regalano cuori, me eretica.

Odio San Valentino perché, quest'anno, mi ha costretta a fare i conti con me stessa.
14 febbraio: appuntamento dal medico per farmi fare una ricetta per una visita oculistica, che se continuo a perder diottrie avrò bisogno di un cane guida.
Nella sala d'aspetto piomba la nuova infermiera. “Vieni nel mio ambulatorio che ti peso e ti misuro l'altezza”. NO! Stramaladettissima camice-munita, tu non mi pesi.
Salgo. Chiudo gli occhi. Sospiro. Apro un occhio e scorgo l'infermiera che ha messo su un sorrisino di circostanza. No, non me lo dire quanto peso.
“Più o meno di 70?” “Più.” Sospiro. “Quanto?” “75”.
Sento la pressione sanguigna schizzare alle stelle, e il battito cardiaco aumentare.
Dal 2007, da quando cioè mi è venuta la crisi epilettica e ho iniziato a prendere pastiglie, ho messo su poco meno di 30 kg. Fino a qualche mese fa ero stabile sui 68/69: il mio inconscio aveva arrotondato per difetto (e di molto) e si era autoconvinto che andava bene così. Poco importava la rabbia nel non trovare, spesso e volentieri, dei pantaloni che mi entrassero. Poco importava, stupidamente, l'affaticamento che provavo anche a salire poche rampe di scale.
In un attimo ho deciso: basta così, è ora di correre ai ripari. E ho chiesto consiglio al mio medico.

Ho deciso di impegnarmi a camminare di gran carriera, almeno 5 giorni alla settimana, per almeno un'ora. Non importa che piova, che ci sia il sole o che cadano rane dal cielo.
Comincerò con terreni poco impervi, per poi ritornare, come facevo da bambina, a zompettare per i boschi.
E ho deciso anche di limitarmi nel cibo, aggiungere alimenti più sani, cercare di non scofanarmi piattoni enormi di pasta quasi ogni sera. No, non sono a dieta. Io quella parola non la pronuncio, mi mette un'ansia terribile. Mi sto limitando, ecco, anche se dio solo sa quanto mi mancherà poter tuffare la mano nel sacchetto del pane e addentarne la fragrante croccantezza ogni volta che mi va.

Voglio solo poter tornare a guardarmi allo specchio e non vedere più la faccia gonfia. Poter fare shopping senza la paura di non trovare nulla che mi entri.

Voglio sentirmi bene.
Oggi è un nuovo inizio.
 
Annunci

Si necessitano consigli fashion/beauty per..un matrimonio.

55 commenti

Sabato 18 maggio si sposerà mio cugino e io, disgraziatamente, sono stata invitata.
Io odio i matrimoni, li detesto con tutta me stessa, infatti quando posso mi invento una frottola gigantesca e non ci vado. Questa volta non posso proprio saltare:  in primis è mio cugino, in secundis il 21 ho un esame e se fingessi di essere in punto di morte quel giorno, e poi andassi a Milano due giorni dopo sarebbe un tantino sospetto.

La mia adorabile metà della mela ha disertato abbandonandomi al triste destino.  D’altra parte me lo aspettavo: piuttosto che andare ad una qualsiasi cerimonia si evirerebbe o mi porterebbe a fare shopping. E sì: comprendo più che bene la sua scelta. Sia chiaro, non è il solito maschio che ha paura dei matrimoni e bla bla bla: con me non corre il rischio, non voglio né matrimonio né figli ma solo una marea di gatti, e lui concorda.

Il dramma dei matrimoni è che durano troppo. Passi la cerimonia, a cui nemmeno metto piede, ma è tutto ciò che viene dopo a farmi rotolare le ovaie a terra: il pranzo che non finisce mai ma che al terzo antipasto stai già per scoppiare, le persone antipatiche che solitamente ti ritrovi al tavolo, la noia in generale. Ecco, la noia è ciò che temo di più, visto che non posso portarmi appresso né ipad né libri – la genitrice lo trova sconveniente – e non posso mettermi a leggere nei momenti di scazzo. Vorrà dire che imparerò a memoria i cartoncini del menù e dei segnaposti e andrò a fotografare ogni filo d’erba del giardino della villa in cui faranno il pranzo.
Ah, aggiungo anche che non posso bere alcool per via dell’epilessia quindi non avrò neppure quel tipo di sostegno.

Anyway. Perchè vi sto ammorbando con i miei problemi? Semplice: necessito di consigli fashion. Io sono una tipa da tuta e da jeans e non mi metto mai in ghingheri. “Essere elegante” per me vuol dire infilarmi un paio di ballerine e una magliettina scollata, punto.
Purtroppo, questo è il tipo di matrimonio in cui la sposa ti dice “Si tratta di una cerimonia per pochi intimi” e poi scopri che ci sono trecento invitati, tra cui industriali facoltosi con la puzza sotto al naso. Così mi sono decisa a tentare un look elegante e femminile, almeno ai miei occhi.

Io vi avverto: zia Assunta è il mio modello di donna.

Questo è l’abito, di marca Orsay, acquistato per pochi spiccioli a Berlino ormai quattro anni or sono. La foto è più o meno risalente a quell’epoca, infatti noterete i capelli lunghi che ora non ci sono più.
La stoffa è tipo raso, di un colore leggermente più scuro rispetto alla foto, ed è un modello strategico in quanto nasconde bene la pancetta: il che cade a fagiolo perchè, secondo i miei calcoli astrali, il giorno del matrimonio dovrei avere il ciclo e quindi, di conseguenza, sarò gonfia come un pallone.

Queste, invece, sono le scarpe che voglio abbinarci. Sono state un mega affarone fatto dai cinesi: le ho pagate solo 12,90 euro e sono super comode!
In origine avrei voluto indossare delle ballerine poi, visto che queste decolté ci stanno a pennello, mi sono detta: “E tacco sia!”

Foto scattata l’altra mattina, perdonate il casino nel bagno.

E qui sorgono i primi problemi:

1 – Voglio indossare i collant, possibilmente color carne o qualcosa di simile. Lo so che sono l’anticristo della moda ma non li voglio assolutamente neri, perchè desidero che si notino le scarpe.  Motivazione numero 2: i collant contengono la ciccia e mi slanciano le gambe, quindi sì: li voglio! Avete consigli? Siate libere di spammarmi qualsiasi link che ritenete opportuno, purché siano marchi low cost (sono un’assassina di collant) e reperibili in negozi fisici!

2 – Questione accessori: vorrei indossare la cintura che si vede nella prima foto perchè richiama il cinturino delle scarpe. Al collo porterò questa collanina (LINK), abbinata a delle verette con gli stessi colori. E i braccialetti? Che colori mi consigliate?

3 – Questione trucco. Sono indecisa tra i seguenti rossetti anche se sarei tentata dal Cambon di Chanel, che mi sembra una buona via di mezzo tra il rosso e il rosa.

– Qual è il migliore, secondo voi?
– Che trucco potrei abbinarci? (anche qui, sbizzarritevi con i link)
– Questione smalto: nero, azzurro come il vestito oppure intonato al rossetto?

Please, help me!!!!

 

Pensieri, informazioni e ringraziamenti a random

61 commenti

Ieri ho fatto la mia prima ora di Acqua Gym. Tempo fa avevo dichiarato di voler muovere il culo in palestra, ma non avrei mai pensato che la cosa si sarebbe avverata. E il sogno diventa realtaaaaaaaaaaaà! Sogno una beata ceppa: l’unica cosa che desidero con tutto il mio cuoricino sanguinante è che la moda allarghi ‘ste cazzo di taglie, che sono stufa di sentirmi un pallone aerostatico nonostante sia larga quanto la Bellucci (sì, brutta culona. Piantala di dire che hai la 44, che forse ce l’hai quando ti ritoccano per bene sulle riviste patinate. E ricordati che se non fosse per le tue tettone non reciteresti. Punto.).
Comunque, uno dei motivi principali che mi hanno spinto a scegliere Acqua Gym è il non dovermi rapportare con le ragazzine, ossessionate dall’essere grasse ma sode come mele, visto che là dentro sono tutte tardone. Rompicoglioni, ma tardone. Quelle belle signorone over 50 che vanno in palestra truccatissime cercando di far colpo sul bagnino, presente?
Acqua Gym ha un pregio per me insostituibile: non ci si accorge di far ginnastica. Si sta lì, si zompetta nell’acqua a suon di musica e l’ora passa che è una meraviglia. L’unico inconveniente? Il costume intero che mi slancia la figura ma mi fa le tutte piccole.

Odio l’organizzazione della mia università. Uno si aspetterebbe che un ateneo prestigioso come la Cattolica sia organizzato, ma è pura utopia. Per facilitare il momento dell’iscrizione hanno introdotto quella bella invenzione lesiva anche per i nervi più saldi che prende il nome di Area Matricole, gestita da un branco di babbuini sotto tranquillanti, come se un bracconiere avesse sparato loro nel culo una freccia col sonnifero. Senza contare, ovviamente, quando in coda ti ritrovi davanti dei disgraziati che non sanno trovarsi il culo con le mani, figuriamoci compilare il modulo dei redditi: i tempi di attesa sono più o meno i medesimi di una traversata a nuoto dell’Atlantico. Quando finalmente giunge il tuo turno, sei già pronta a fare un attacco kamikaze nell’università, e ti limiti nelle imprecazioni – dopotutto sei in un ateneo cattolico – sillabandole nella tua mente, con la segreta speranza che le maledizioni possano in qualche modo colpire il malcapitato. Morale della favola: sono dovuta scendere 5 volte per riuscire ad immatricolarmi, perchè ogni volta mancava un documento. Ovviamente non è che specifichino a chiare lettere che cosa serva nell’iscrizione, sia mai. Dopotutto ci sono i misteri della fede, no?

Oggi sono scesa, pensando per l’ultima volta, visto che la volta precedente ero riuscita ad immatricolarmi e mancavano solamente – a sentire loro – solo le fotocopie del 730 dei miei. Al momento di consegnare la robaccia, mi guardano e mi dicono “Ma tu hai consegnato le foto per il libretto? Perchè qui non risultano“. Ma come!!!!!! vedete forse nella busta dei redditi il cartoncino per le foto? NO. Evidentemente o me lo sono infilato nel deretano o ce l’avete voi. “Ok, signorina. Cercheremo di farle saltare fuori altrimenti ci porti delle foto uguali a quelle che ha consegnato.”. Bastardi. Le uniche copie che avevo le ho date a loro, adesso che faccio? Ritorno indietro nel tempo??? Il bello è che ho frequentato la triennale nello stesso ateneo, figuriamoci se dovevo iscrivermi da zero.

Mi domando perchè nell’area matricole non mettano Sergio o la tizia che sta all’ufficio informazioni: sanno sempre tutto e non ti fanno perdere tempo.

Bando alle ciance. Non so se vi è giunta la notizia, ma da Sephora usciranno settimana prossima due nuove palette Sleek: l’ultra matte Bright e l’ultra matte Darks.

Fino a qualche ora fa ero convintissima a comprarmi soltanto quella coi colori scuri, visto che ho già la snapshots ultra colorata. Ma poi mi sono detta: beh, qualcuno potrebbe farmi un inaspettato regalino, no? Al solito, ogni riferimento è puramente casuale. XD

Altra novità: su Twitter è nato il tag #ibbloggers (italian beauty bloggers). Cos’è, direte voi. In sostanza, se volete cinguettare di frivolezze makeuppose con altre beauty blogger, basta semplicemente aggiungere l’hashtag #ibbloggers al vostro tweet e subito entrerete in contatto con tutte noi. Non sembro una pubblicità del CEPU?

Ultima, ma non di importanza: un ringraziamento specialissimo ad Arim che è riuscita a trovarmi oggi pomeriggio i famigerati ombretti Astra! Finalmente non mi sentirò più una perenne esclusa. Grazie tante, tesoro!

Acidità a Random

95 commenti

1) Sono reduce da due ore passate al telefono con i tizi del servizio assistenza del sito della Postepay. Ho creato l’account a gennaio, ma non sono mai riuscita ad attivarlo perchè o il sito mi rompeva per il nickname (l’ho dovuto cambiare tipo 10 volte) o per la password, infine quando ci sono riuscita non mi hanno mai mandato il codice di attivazione. Oggi mi è venuto in mente di chiamare l’assistenza clienti per recuperare le credenziali, pensando fosse cosa facile. Povera illusa. 
Innanzitutto una domanda: ma i tizi del call center delle postepay li assumono in base ai neuroni mancanti? O sono sfigata io? Non è possibile che abbia avuto a che fare con tre tizie che non capivano un’acca di quello che dicevo, e che tutte e tre mi abbiano sbattuto il telefono in faccia con la frase malefica “Scusi, non posso aiutarla, le passo il mio collega.”. 
Cristo che odio le musichette che piazzano quando ti ficcano in attesa. Che poi, qualcosa di allegro tipo Mozart mai. Solo musica stritola-ovaie che ti fa pensare “Senti, stronza, o mi rispondi o suono tutte le quattro stagioni di Vivaldi con le tue cazzo di ossa!”.

2) Ieri mi è volata a terra la Snapshots della Sleek. S’è frantumato solo l’arancio, in compenso m’è toccato sputare sangue per levare l’alone aranciato dal parquet bianco di mia suocera.

3) Hanno comprato il cellulare alla mia nonna paterna. Ha ottant’anni e ancora non capisce il funzionamento della tv satellitare, che diavolo gliel’avranno regalato a fare?! Ah, inutile dire che è toccato alla sottoscritta spiegarle il funzionamento di tale aggeggio misterioso. Risultato? Ho un mal di testa da spavento e nonna continua a confonderlo col telecomando.

4) I genitori delle mie bambine delle ripetizioni che, nonostante ripeta tutte le sacrosante volte che mi piacerebbe organizzare gli incontri almeno di settimana in settimana, mi chiamano all’ultimo minuto per fare lezione o per posticipare le ripetizioni. Ok, sono universitaria, secondo il mondo non c’ho un cazzo da fare  – e il più delle volte è vero – ma avrò diritto pure io ad un po’ di organizzazione?

5) Sabato sera sono andata ad una festa discotecara a tema hawaiano. Odio le discoteche e odio le feste a tema: ci sono andata per fare un favore al mio amico che l’aveva organizzata, e c’era pure poco da mangiare. Ergo a mezzanotte io e il mio moroso ci siamo fiondati alla Bierhaus a farci un mega piattone di würstel e patatine. Col risultato che siamo andati a dormire alle 4 a causa dell’ovvia difficoltà di digestione.
Comunque finalmente ho capito perchè la gente si sfonda di alcool in discoteca: per sopportare il frastuono della musica e lo sfarfallio delle luci. Sì, lo so: sono vecchia inside. A 23 anni ragiono come una di ottanta. 

6) Una tizia, alla festa, parlando dell’ipad: “ooh sìì, è utilissimo! Pensa, c’è pure un’applicazione che ti aiuta a tenere a mente il ciclo! Finalmente, prima non me lo ricordavo mai!”. Mi sono trattenuta dal ringhiarle contro che secondo me era una perfetta idiota, che non c’è bisogno di spendere 500 euro per tenere a mente il ciclo e che basta un calendario, come fanno tutte le donne da un po’ di ere a questa parte.

7) Indosso uno smalto di merda, lo 04 della linea Frozen di Kiko. Un blu che mi piaceva un sacco e che ho comprato in saldo, ma che steso sulle mani fa letteralmente schifo. Ma sono talmente nervosa che non ho voglia neppure di cambiarlo: non ho ispirazione per pescarne un altro.

Sì, avete capito bene. E’ iniziato il ciclo e ce l’ho col mondo. Solo io il primo giorno darei fuoco al mondo intero?
Ho deciso di riprendere anche la rubrica dei “Vaffanculo del mese“. Almeno scarico un po’ di rabbia. 

Preparazione bagagli: parte 1.

45 commenti

Oggi sono arrivati i libri ordinati su IBS: siamo esattamente a quota 20, da suddividere in più o meno tre settimane di vacanze. Direi che non rimarrò  a secco di letture! La prossima missione – ai confini della realtà – sarà incastrarli tutti in un unico zaino, nello specifico nell’Eastpak nero che usavo alle superiori. Avevo anche un Invicta, che era sicuramente molto più spazioso, ma chissà dove l’ho ficcato. In teoria dovrebbero starci: due anni fa ho preparato l’esame sulla Divina Commedia, in Croazia, e avevo dietro tre volumi della divina commedia in quattro versioni diverse oltre a quella ufficiale consigliata dal prof, più due libroni di commento. Se non è esploso quell’anno, in teoria quest’anno dovrebbe reggere. In teoria. 

Ho deciso che quest’anno farò la brava bambina e cercherò di portarmi in vacanza il meno possibile, se non altro per evitare che a mio suocero venga un infarto. Solitamente, quando viaggio, mi porto dietro mezza casa. Penso sempre: “questo mi potrebbe servire..Però anche questo. E questo. E quest’altro ancora.”, e così finisce che mi ritrovo con mille cose che poi non uso. 

Partiamo dalla borsa, croce e delizia di ogni donna. L’anno scorso ne avevo 5-6, senza contare quelle che poi ho comprato in Croazia (terra dei fake assolutamente strepitosi). Stavolta ho deciso: ne userò solo una, non troppo grande ma perlomeno capiente. Che ci stiano, insomma, oltre al portafoglio, almeno un libro, un quaderno, un astuccio e la mini trousse. I miei amici mi hanno eliminato il problema della scelta, regalandomene una per la laurea. Ovviamente con  l’effigie di Brontolo, mio alter ego.     

Da quando sono stata a Berlino, circa due anni fa, ho preso l’abitudine di trascrivere durante ogni viaggio/gita, a fine giornata, tutto ciò che ho visitato o mi ha colpita particolarmente. La mamma di una mia amica, sempre in occasione della laurea, mi ha regalato un’agendina davvero sfiziosa con una penna carinissima, che userò per questo scopo durante il soggiorno in Baviera. 

Com’è che cantavano in south park? Sono un maialino, questo è il mio musetto, oink oink oink!
Io ho un debole per la cancelleria. Mi piace un sacco: matite, penne, gomme, agende e quaderni, ne ho un sacco a casa. Sono irrimediabilmente attratta dagli articoli da cancelleria, passerei ore ed ore nei cartolai o davanti allo stand a Ricordi. Mi ricordo che, quando andavo a scuola, una settimana prima dell’inizio andavo rigorosamente a fare shopping di matite, penne e tratto-pen della stabilo per farcire adeguatamente il mio astuccio. Mi piace un sacco avere gli appunti colorati e in perfetto ordine, è un piacere che quasi rasenta il maniacale. 
L’agendina che vedete nella foto è della paperblanks, una marca che adoro. Queste agende solleticano la mia vena storica, mi pare di scrivere su manoscritti. Tempo fa ne avevo comprata un’altra, con i gatti, blu, bellissima. Peccato che non facciano dei veri e propri diari: sostituirei volentieri la banalissima moleskine nera con una di queste. 

Domani scenderò in città, e probabilmente comprerò altri articoli da cancelleria. Magari qualche evidenziatore colorato della stabilo, giusto per non essere monotona nella scrittura.

Oggi è una giornata no per quel che concerne l’accettazione di me. Odio la mia pelle, mi fa schifissimo. Sono stanca di questi brufolotti, non capisco più a cosa siano dovuti. Durante la settimana di porcherie non ne mangio, magari sgarro ogni tanto nei weekend, ma non sempre. Non sono allergica a nulla, perchè sto usando prodotti che usavo anche prima di averceli. Che sia stress o fattore ormonale, sono stufa, stufa stufa. La pillola non la posso prendere per problemi miei, quindi mi resta la strada della crema a base cortisonica, che non è che faccia proprio benissimo, ma a me interessa togliere il grosso. Dovrei piantala con il fondotinta per un po’, per far maggiormente respirare la pelle, è vero. Ma non mi va. Non voglio sentirmi dire ogni volta “Ahahahaha, piantala di mangiare porcherie, guarda che faccia che hai!”, da parenti vari che alla fine nulla sanno della mia quotidianità. Mi fanno sentire a disagio, dannazione, soprattutto perchè non ho mai avuto di questi problemi nemmeno da adolescente. Odio la mia faccia, in questo periodo.

Ho deciso che anche per la  vacanza mi comprerò il minimo indispensabile per ripulirmi il muso, e basta. Domani da Lush mi compro il sapone Fresh Farmacy a base di argilla, l’avevo usato una volta e mi aveva aiutata un po’. Poi mi comprerò anche il tonico Acqua di Luna, sempre della Lush. A parte lo struccante, non voglio portarmi in vacanza nient’altro. C’è l’acqua del mare e la salsedine, chi lo sa che non facciano qualcosa. 
Al posto di abolire del tutto il fondotinta, volevo provare i pigmenti concentrati della Lush. Ho letto che non coprono molto, ma almeno uniformano leggermente l’incarnato e non ostruiscono i pori della pelle come i normali fondotinta. Di più non posso fare: i minerali non li so assolutamente stendere, ed è il migliore compromesso che abbia trovato..Anche perchè, rispetto alla solita roba lush, non costano poi molto: 13 euro e qualcosa per una confezione da 50 ml. Più che altro mi serve avere il viso un po’ decente nel periodo che trascorrerò in Germania: vorrei fare delle belle foto, e non stare con l’ansia di venire male nelle foto per via dei brufoli. Sono paranoica, vero? Comunque non è che voglio eliminarli del tutto, sarebbe pura utopia. Mi basta togliere i più grossi sul mento..A settembre prenoterò dal dermatologo.
Intanto domani passo in farmacia e vedo se mi danno una crema cortisonica che mi aiuti ad alleviare un po’ lo schifo che ho sul muso. 

 

 

 

Disordinatamente me

54 commenti

Io sono un essere disordinato. Molto, molto disordinato. E’ una caratteristica che mi ostacola non poco la convivenza con i miei due genitori, soprattutto con papà, che sistema tutto con ordine maniacale.
In realtà, non sono completamente disordinata. Due cose tengo in perfetto ordine: i libri, per i quali ho un vero e proprio culto e di conseguenza odio vederli spiegazzati o peggio ancora impolverati, e gli appunti dell’università.  
I miei armadi sono un incubo (almeno per mia madre), un ammasso informe di vestiti appallottolati.  Quindi almeno tre-quattro volte l’anno, quando vedo la genitrice dare segni di squilibrio, mi armo di coraggio e sistemo. Quest’anno l’ho sfangata con la scusa della tesi, millantando sistemazioni con espressione da piccola e povera fiammiferaia a cui capitano tutte le disgrazie del mondo. Ma si sa, i periodi di tranquillità durano sempre troppo poco. In data 11 luglio, il giorno dopo la mia discussione, mamma si è avvicinata alla sottoscritta con sguardo implorante dicendo: “Oggi sistemi la camera?”

Ecco la mia espressione alla richiesta.

Oggi, più o meno una settimana dopo, ho finito di dare una parvenza di ordine alla mia camera, sistemando il cassetto più incasinato del mio universo domestico: quello della biancheria intima.
 Al contrario di mia mamma, che ha adibito un cassetto del comò a “cassetto delle emergenze”, ovvero uno spazio in cui tiene biancheria e pigiama nuovi in caso di ricovero ospedaliero, il mio cassetto della biancheria è, esattamente come gli armadi: un ammasso informe di roba
Ho scoperto di avere una quantità incredibile di collant, da quelli color carne (che le sedicenti fashion blogger aborrono) ai classici neri, passando per quelli colorati e pieni di disegnini.  Non è mania, ma semplicemente necessità di sopravvivenza: d’inverno patisco un freddo che manco vivessi in Antartide, quindi i requisiti minimi dei miei collant in pieno dicembre si aggirano attorno ai 90 denari. Sotto ai jeans, ovviamente, perchè d’inverno indosso gonne il meno possibile, e solo con collant da 150 denari. O pantacollant e collant da 150 denari. Una cosa l’ho imparata, in 23 anni di esistenza: per essere fighe non bisogna patire il freddo. 
Giusto per inorridirvi ancora di più, posseggo anche un’invidiabile collezione di gambaletti color carne. Sì, avete capito bene. Proprio quelli. Esattissimamente quelli che indossano le vecchie d’estate, sotto la gonna, con l’elastico che stringe i polpacci creando quel bell’effetto salame color gorgonzola venato di blu. Io sono leggermente più fashion, e li indosso sotto ai jeans, con le ballerine, perchè senza calze non ci so camminare.
Ah, dimenticavo. Nel groviglio di roba ho trovato persino un mini mini perizoma, regalatomi da un amico per il compleanno e mai messo. “Così il tuo moroso fa festa”, mi disse. Lui (il mio amico, non il mio moroso), appartiene a quella categoria di uomini che trova super sexy i perizoma a prescindere delle dimensioni  del culo della malcapitata.  Io odio i perizoma. Non li sopporto proprio, mi causano una grattarola pazzesca e francamente credo che non sia molto sensuale passare il tempo a cercare di scastrarsi dalle chiappe quel filo del telefono. Io, che son donna d’altri tempi, indosso solo culottes, che trovo di una comodità sublime. E che, dato il mio culo a grancassa, trovo che mi stiano decisamente meglio di un perizoma, che mi conferisce l’aria di un prosciutto parmacotto. 

La sottoscritta, esausta, alla fine del duro lavoro.

I vaffanculo di marzo

31 commenti

Sono una ragazza impregnata d’odio. Sono maledettamente lunatica, basta un niente per farmi incazzare. E con “niente” intendo pure una banalissima pagina web che non si carica abbastanza velocemente, o l’evidenziatore che si scarica nel bel mezzo di un manuale che devo studiare. L’intensità dell’incazzatura varia, ovviamente, dipende da molti fattori: presenza di ciclo, fame, stress. 
Così, ho deciso di aprire su questo blog una sorta di rubrica – I vaffanculo del mese – nella quale vi illustrerò verso chi o che cosa è rivolta la mia ira mensile. Ecco qui i miei Vaffanculo di marzo.

Vaffanculo, commessa di Kiko. “Commessa”, in generale, perchè tanto sono tutte tarate nel cervello allo stesso modo. Perchè, stramaledettissima donna, se ti chiedo un fondotinta chiario, tu mi devi rispondere “Sì, cara, ho capito, come il mio!”? Che quando ti guardo la prima cosa che mi viene in mente è che tu ti sia spalmata in faccia del catrame? E no, cerrrto che hai ragione. Quel fondotinta dona solo un incarnato più abbronzato. Cerrrto. Dimmi, dolcezza, come mai in faccia sembri Obama e dal collo in giù sei una cazzo di mozzarella? E no, non la compro quella matita labbra rosso fuoco. No, bella, quelle labbra marroncine contornate da una matita marchiata a fuoco non sono fini. Con quel trucco puoi fare concorrenza ad It, cara. E levati dal muso quel sorriso finto-gentile, che ti si sta sgretolando la maschera così sapientemente costruita.

Vaffanculo, vecchiaccia che mi hai fregato il posto da Bottega Verde, dicendomi che avresti fatto in fretta, e poi hai passato tre quarti d’ora a disquisire con la commessa riguardo i benefici di questa piuttosto che quella crema anti-cellulite. Dimmi, adorabile vecchina, avrai quanto? Ottant’anni? Avrai le rughe fin dentro al culo, hai provato con una piastra per capelli? C’hai le tette talmente cadenti che se ci attacchi uno straccio pulisci a terra, che diavolo vuoi rassodare? Che ‘ste creme non funzionano nemmeno sulle ventenni, figuriamoci su di te! 

Italiani all’estero

5 commenti

Il mio amore per la storia è nato grazie all’Egittologia, passione inculcatami dalla mia zia paterna. Da piccola leggevo montagne di libri di Christian Jacq, non mi perdevo mezzo documentario in tv ed esultavo quando trovavo un articolo riguardante l’antico Egitto su un qualsivoglia giornale.  All’epoca sognavo di andare a studiare Egittologia ad Oxford, e di lavorare con Zahi Hawass. Già da piccola ero diversa dalle altre: le bambine di 7-8 anni sognano di diventare ballerine, cantanti, maestre o veterinarie. Io no: il mio unico desiderio era armarmi di setaccio e paletta e scavare nelle sabbie del deserto. E magari scoprire una tomba favolosa ed intatta, come quella di Tutankhamon.

E’ quasi superfluo dire quanto ardentemente desiderassi vedere l’Egitto e tutti tesori di quell’epoca straordinaria sparsi per i vari musei del globo.  Tra questi, il mitico busto di Nefertiti.
Ho avuto la fortuna di fare un viaggio a Berlino, due anni fa, e di poter visitare il Neues Museum, dove il manufatto è conservato.  Ricordo ancora quanto fossi entusiasta ed elettrizzata all’idea di vederlo. A pochi passi dalla sala, quasi piangevo: ero lì lì per realizzare uno dei miei sogni di bambina.
E finalmente eccolo, in tutta la sua bellezza, in tutti i suoi meravigliosi colori. Penso di essere rimasta almeno una decina di minuti in religioso silenzio, in contemplazione di un oggetto che per me è quasi l’equivalente della croce per i cattolici. Può sembrare un’esagerazione, è vero, ma la storia è la mia ragione di vita e musei, monumenti e quant’altro sono luoghi di pellegrinaggio. 
Ma torniamo ora a quella giornata. Me ne stavo lì imbambolata, quando da dietro mi giungono queste parole:

“mah. Jè manca un occhio, jè manca ‘n orechio, nun c’ha un cazzo, che c’ha da essere così importante? “

Credo che non serva sottolineare l’origine italiana di questi due individui. Ragazzine che vagate per il mondo, per favore, se non vi interessa la storia, non buttate 10 euro per poi fare queste figure barbine. Poi per forza per gli stranieri siamo tutti italiani cafoni mangiaspaghetti. 

"Insomma, ti mancano dei pezzi, perchè stai in un museo?"

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: