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Via le trecce dall’affannoso petto. Ovvero aria di cambiamenti.

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20 aprile 2011; ore 0.09


Mercoledì scorso sono andata dalla parrucchiera, decisa a cambiare look. Da un po’ di tempo sentivo – e sento tuttora, ci sto lavorando – quest’esigenza. Mi guardavo allo specchio e sentivo che la mia immagine non mi soddisfaceva più.  Ogni tanto ci finisco ancora, in questo circolo vizioso. In passato ho avuto delle relazioni problematiche con il mio aspetto fisico: l’epiteto cessa era diventato un fatto quotidiano.  Per molto tempo mi sono sentita uno straccio, inadatta a tutto ed a tutti. Poi è arrivato il mio fidanzato. E’ banale dirlo, ma è solo grazie a lui se ora mi sento almeno carina, se quando mi sveglio alla mattina non mi viene l’istinto di sputare verso la mia immagine riflessa nello specchio. Lo guardo e mi dico: lui mi apprezza così come sono.  E questa consapevolezza contribuisce ad accrescere la mia autostima.
Cosa c’entra con il taglio di capelli? Ora ve lo spiego.  Nei miei difficili anni adolescenziali cercavo il più possibile di confondermi nella massa tenendo i capelli lunghi fino alle spalle, in modo che la gente non facesse commenti  del tipo “con quei capelli sembri un’idiota” o peggio ancora “sei un mostro con questo taglio.”. Insomma,  cercavo di essere il più simile possibile agli altri. Lo so, l’aspetto fisico non è importante, ben altre cose contano nella vita. Ma per capire questo concetto c’è voluto lui.  In buona parte hanno contribuito anche i miei nuovi amici che ho incontrato all’università: persone mature e non superficiali. E grazie a due di loro in particolare – Cris e Faby – ho scoperto il piacere della moda. Non sono una fashion victim, semplicemente mi piace avere qualcosa di carino e particolare da indossare.  In questi ultimi due anni ho imparato ad uscire dal mio guscio.  O almeno ci sto provando. 
Quindi, settimana scorsa mi sono detta: “Avanti, facciamoci un bel taglio alla moda!” , e mi sono fiondata dalla Roby, mia parrucchiera di fiducia. “Che facciamo oggi?” “Taglia”, ho risposto io. Un po’ imprudentemente a dire il vero. Si sa: dare campo libero ai parrucchieri è un po’ un azzardo. Loro adorano quei bellissimi tagli asimmetrici, pieni di ciuffi sparati qua e là, che hanno una ben precisa caratteristica: l’impettinabilità.  Loro tagliano e spuntano, e intanto ti dicono: “Non ti preoccupare, tesoro.  Bastano una spazzola tonda e un po’ di piastra a sistemarli.”.  Per esperienza so che è una gran cazzata. Loro hanno esperienza, sarebbero in grado di replicare la famosa acconciatura di Sissi in 5 minuti. Io, non sono in grado di pettinare nemmeno il pelo del mio gatto. Per fortuna la mia parrucchiera ha capito il mio concetto di “Taglio facile da tenere in piega.”, ovvero un’acconciatura che richieda un tocco di phon e una passata di piastra sulle punte . Non nascondo che,  mentre tagliuzzava e sentivo le ciocche di capelli cadere a terra, ho provato un leggero timore.  Soprattutto perché ero senza occhiali, e non vedevo un accidenti dell’operazione nello specchio davanti a me.  Però, alla fine di tutto, quando mi sono guardata allo specchio, ho avuto una bella sorpresa: un carré lungo appena sotto le orecchie e una simpatica frangia all’americana (ecco un
esempio). E, devo dire, con questa nuova acconciatura mi piace parecchio. Mi conferisce un’aria sbarazzina, ed è perfetta per la nuova stagione.  Si adatta bene al trucco marcato alla Chicago che da poco sfoggio (che soddisfazione aver imparato ad usare l’eyeliner). Anzi, a dire il vero il taglio è leggermente più lungo di quello che sfoggiava Catherine Zeta Jones nel film.
Che dire? E’ iniziata una nuova era per me. Quella dell’accettazione e della valorizzazione del mio aspetto fisico. Banale? Forse. Ma per una donna è importante sapersi apprezzare. 

Due milioni di Euro (ovvero un post semplicemente idiota)

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Ieri sera stavo sfogliando le riviste di  "spettegulesss" di mia nonna, e mi sono imbattuta in questa notizia: Victoria's Secret ha creato un reggiseno da 2 milioni di euro tutto tempestato di diamanti. Ora, a parte il fatto che mi sembra uno spreco inutile di denaro, quello che mi ha fatto più ridere è stato il commento della modella: "E' il reggiseno più comodo che abbia mai provato." Eh certo, cara Adriana. Può essere anche duro come il marmo – dopotutto i diamanti non sono anatomici – ma son sempre due milioni di gemme. A caval Donato non si guarda in bocca, dicono. Tra l'altro. Quando diavolo te lo metti? Mistero. Sta di fatto che se me lo regalasse qualcuno viaggerei per mezza italia con il reggiseno all'aria e magari – giusto per farlo notare di più – con due frecce lampeggianti puntate sulle tette. Però, a ben guardare, non è tutta questa gran bellezza: color carne con diamantini bianchi. Io mi aspettavo le coppe multicolor, e magari pure le mutande abbinate. Insomma. Con due milioni di euro di gemme a disposizione bisognerebbe avere un po' più di creatività. Non saprei. Si potrebbe decorare una smart, ad esempio. In questo caso io non faccio testo. Da un paio di anni vado blaterando che, una volta fatta la patente, mi prenderò un'auto rosa shocking con gli adesivi di Hello Kitty.

Taglio, Stivali e Mal di Gola.

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Ieri pomeriggio ho messo per la prima volta il naso fuori di casa, dopo aver passato 4 giorni a letto con l'influenza. Mannaggia, quest'anno è  arrivata prima. Per fortuna non mi è mai venuta la febbre in vita mia, almeno da quella sono esente. Meglio, avendo una temperatura corporea di 35 gradi, per me 37 gradi sono un febbrone da cavallo. Ma per i medici non è assolutamente nulla. Ergo, mai avuta febbre nella mia miserabile esistenza. 
In compenso mal di gola e raffreddore ritornano ogni anno più potenti che mai. Da giorni sopravvivo con la Rinazina (che sia benedetta, e che sia benedetto mio papà che mi ha iniziato all'uso alla tenera età di 8 anni) per dormire meglio la notte, e con le Golia Active Plus fregate alla nonna. Tra le mie pozioni magiche manca purtroppo il Morniflu, una bustina da sciogliere in acqua al gusto merda (veramente è all'arancia, ma fa schifo.) che, nonostante il terribile sapore, fa passare il mal di gola nel giro di un giorno o due. Ergo, sono qui con una sensualissima voce da trans, quando ce l'ho ovviamente. E tutti mi prendono allegramente per il culo, a cominciare dalla mia dolce metà.
Dicevo. Ieri sono tornata all'aria aperta. Ma non per andare in università (sia mai, sono ammalata! XD), bensì per andare dalla mia adorata parrucchiera. Adorata ma anche terrificante. Dev'essere insito nel DNA dei parrucchieri: tutti adorano i tagli strani e scalati. Quelli del "Massì, basta un po' di gel, un po' di piastra e sei a posto." . Questa frase abominevole in realtà è un preludio alla disgrazia: tu, povera ragazza, non riuscirai MAI a riprodurre quella pettinatura a casa, e sembrerai un porcospino.
La mia parrucchiera deve aver capito che sono manualmente impedita, che a me serve un taglio che vada a posto con un po' di phon e un po' di piastra per le punte. Ieri le ho detto: "Roby, fa' dei miei capelli ciò che vuoi, ma lasciameli di una lunghezza tale che io possa legarmeli e, soprattutto, non mi levare la frangia.".
Che dire..Io adoro quella donna. E adoro pure mia suocera che me l'ha fatta incontrare. Mi ha fatto uno splendido taglio anni '70, voluminoso e con un bel frangione. Lei dice che è molto simile a quello di Brigitte Bardot. In teoria la forma è quella, ma ovviamente B.B. è un'altra cosa. L'unica cosa che non farò mai è la cotonatura: ieri, per fare più volume sulla parte posteriore della testa, li ha leggermente cotonati, dicendomi che basta una spazzola tonda per renderli perfetti. Ebbene, io ho brutte esperienze alle spalle con le spazzole tonde. A sei anni io e il mio amichetto decidemmo di giocare al parrucchiere, e mi avvolse metà dei capelli alle suddette a mo' di bigodini. Inutile dire che si incastrarono talmente bene che mia madre impiegò metà giornata a liberarmi le chiome. Accompagnata da una bella dose di pianti. Quindi, non credo che le userò.
Altra nota positiva: sono riuscita a trovare un paio di stivali. Neri, di camoscio, e rasoterra. Muniti di una bella cerniera e sopratutto morbidi e larghi. Ah, che soddisfazione!
Totale spese della giornata? 100 euro. Pensavo peggio. E adesso basta spese fino a dicembre.

Odio Pittarello.

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Sapete una cosa? Io detesto andare a comprare le scarpe. A meno che non siano scarpe da ginnastica. Con quelle vado a colpo sicuro. Detesto i negozi con troppi articoli tipo Pittarello: vado in panico. Più scarpe ci sono, più le possibilità di trovarmene un paio che mi aggradano si abbassano. Mio papà, che è uno degli uomini più pazienti che conosca e uno dei pochi a cui piaccia andare per negozi, quando si tratta di portarmi da Pittarello sclera. E dopo due minuti inizia a bestemmiare e mi abbandona in negozio con mia madre per andare a sbollire da qualche altra parte. In effetti la sua logica non fa una grinza: "E' mai possibile che su duecento paia di scarpe non ne trovi uno che ti vada bene?".
La verità è che sono poco paziente, e soprattutto poco incline al casino. Sabato il negozio era ripieno di donne impazzite alla ricerca di stivali. Io dico. Ci sono gli sgabelli appositi, cazzo ti pianti in mezzo alla corsia a provarti le scarpe???? E soprattutto. Hai visto la Madonna? Sono tre ore che stai fissando uno schifo di stivale. Ti puoi levare dalle scatole, o ti devo prendere a legnate con un tacco 15?
Dannazione. Con 50 gradi all'interno del negozio ovvio che poi uno esplode. Oltre a tutto questo, la cosa che mi ha fatto più incazzare è che non ho trovato un paio di stivali che mi andasse bene. Ce ne saranno stati almeno una ventina di mio gradimento, ma tutti inesorabilmente stretti. Yuhu, stilisti? Cos'é, restringete le taglie anche delle scarpe adesso? Pure noi donnette siamo munite di polpacci. Volete farci degli stivali che si riescano ad infilare almeno oltre la caviglia? Troppo difficile? Si tratta solo di ampliare di qualche centimetro la circonferenza. Non mi pare ci voglia questa grande intelligenza.
Alla fin fine ho ripiegato su un paio di decolté (o come diavolo si scrive) di camoscio nero. Peccato che debba imparare a camminare sui tacchi. Sembro un pinguino.

Elena Mirò e le sfilate “over size”

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Ho da poco appreso che, alla settimana della moda di Milano, hanno cancellato la sfilata di apertura di Elena Mirò, che doveva svolgersi con modelle taglia 46-48. E' semplicemente scandaloso. E ipocrita. Scusatemi un attimo, cari organizzatori di eventi di moda dei miei stivali. Com'è possibile che vi professiate paladini dell'alimentazione corretta, vi scagliate contro l'anoressia e poi cancelliate una sfilata così importante? Fate ribrezzo. E anche voi, cari stilisti, avete idea di quante ragazzine finiscano con avere problemi alimentari solo perchè voi non vi degnate di fare un paio di pantaloni di taglia superiore alla 42? 
Diciamocelo chiaro e tondo. Un bel vestito sta molto meglio ad una donna formosa che a quegli scheletri ambulanti che si vedono in passerella. Ma li avete visti? Pesano più i tacchi di loro. E le gambe..vogliamo parlare delle gambe? Vuoi mettere delle belle gambe piene, che figura che fanno con un bel tacco ed una bella gonna? Quelle modelle non hanno gambe, hanno degli stuzzicadenti. Vogliamo parlare del seno? Avanti. Trovatemi una modella anoressica che abbia un bel seno. Non esiste. Se non hai un po' di ciccia, le curve non crescono da sole.
Sarà che parlo per interesse personale. Sarà che mi sento chiamata in causa. Ma, in my opinion, la donna è bella con le curve. Con questo non voglio criticare chi è magra, ci mancherebbe altro. Io sono contro quella magrezza ottenuta ad ogni costo, che rende la donna più malata che bella. 
Volete sapere una cosa? Io porto una 46. E a volte pure una bella 48. E fino a due anni fa portavo la 40-42, poi per motivi di salute ho messo su qualche chilo. Ebbene, mi trovo molto più carina, sensuale e femminile ora. Prima mi guardavo allo specchio e non ero mai contenta di ciò che vedevo riflesso, ora mi piaccio molto di più.  Adoro le mie curve, adoro il mio seno, e non tornerei mai indietro. Certo, forse un po' di pancetta la dovrei perdere, ma ormai sono giunta a questa conclusione: meglio un piatto di pasta in più che due centimetri di girovita in meno (cit. Littizzetto). Il cibo mi rende felice, perchè dovrei ridurmi a dieta perenne?
Adesso vi racconto un episodio. Hanno aperto da poco in centro un negozio che si chiama Tally Weil ( o qualcosa del genere). Una specie di Pimkie, con vestiti carucci a buon mercato. Armata del mio migliore amico (nonché personal -shopper), entro in questo negozio. Chiedo pantaloni di taglia L. La commessa me li dà con fare disgustato e ridacchiando con le sue amichette. Vado in camerino. Guardo l'etichetta. E sapete che c'era scritto? ITA =42. Capito? Nelle taglie italiane quella L corrispondeva alla 42. Ma se una ragazzina con scarsa autostima, entra e chiede una 42 e si vede consegnare una L, andrà in crisi sicuramente! E, ciliegina sulla torta, la commessa mi guarda e dice: "eh, non abbiamo taglie per quelle come te.". Manco fossi la donna cannone. Da quel giorno, sconsiglio il Tally Weil di Brescia a chiunque. 
Detto questo, cari miei stilisti, ricordatevi che esistono più donne formose che donne anoressiche. Quindi, piazzate sul mercato delle vere taglie 46-48. Anche noi donne cicciotte abbiamo il diritto di vestirci alla moda, perchè dobbiamo girare duecento negozi per trovare qualcosa che ci entri?

Capi d’abbigliamento

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Oggi pomeriggio ho fatto la mia meritata (?) sessione di shopping. E sono rimasta sempre più perplessa dai capi d'abbigliamento esposti nei negozi. Sono stata in vacanza a Berlino, e ridevo guardando i manichini delle vetrine che indossavano abbigliamenti improponibili. Si sa che in Deutschland non si bada molto alla moda. Detto questo, mi pare che pure in Italia si stia peggiorando parecchio. 
Qualcuno mi illumini. Ho visto oggi da Zara una maglietta con su una finissima fantasia di funghi, e un'altra con su dei procioni tutti colorati. Ma chi cazzo è che indossa quella roba? Un fungaiolo? Mah. Poi sono comparse delle orrende giacchette di pelo sintetico, che francamente fanno molto battona da quattro soldi. Ma quale ragazza sana andrebbe in giro con quella roba? Mah. 
Da quel che ho visto, mi pare che sia tornata pure in voga la moda anni '40. Che, esclusi alcuni capi, sta bene solo addosso alle nonne. Ma santo Dio. Stiamo andando incontro ad una stagione buia e fredda, perchè proporre delle gonne color cacca molle e dei cappotti stile seconda guerra mondiale? Un po' di colore insomma. Anzi. A dirla tutta alcuni colori ci sono, peccato che appartengano a degli scamiciati paurosamente simili a quelli che usano le vecchiette a fare le pulizie. In pratica quest'inverno, se voglio essere trendy, non devo far altro che svaligiare l'armadio di mia nonna. Andiamo bene. Chissà se mi presta pure quelle orrende scarpe pseudo francesine?

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