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Name and Book Tag Post

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Oggi, per la prima volta, torno a fare un tag. La tesi è ormai alle porte (domani, pensatemi!) e sono talmente agitata da non avere la testa per scrivere una recensione sensata. Una settimana fa Claudia mi ha nominata in un tag che mi rispecchia parecchio e, in onore dell’imminente laurea magistrale, ho deciso di cimentarmici.

Il tag è stato ideato dal blog Come non sentirsi soli, ed ha delle regole estremamente semplici: utilizzare il proprio nome come acronimo, per ogni lettera individuare il titolo di un romanzo letto, e poi taggare almeno altre tre persone. Io, ve lo anticipo già, imbroglierò un pochino, inserendo anche il nome di un autore: per quanto mi sia scervellata, pensando anche ai romanzi letti in tedesco al liceo, non me ne sovviene nemmeno uno iniziante con la lettera Z. Cominciamo!

The Shining (Stephen King)

Il primo libro di Stephen King che abbia mai letto, trovato nella vecchia biblioteca del paese ormai una quindicina d’anni fa. Non è tra i miei libri preferiti di quest’autore – è uno di quei rari casi in cui il film risulta decisamente migliore rispetto al libro da cui è stato tratto – ma lo conservo gelosamente, ricordando la gioia che provai all’epoca nel trovare tra gli scaffali polverosi proprio una copia di quel romanzo di cui avevo tanto sentito parlare. La storia la conoscete tutti, no? Jack Torrance, un disoccupato semi alcolizzato, trova lavoro all’Overloook Hotel come custode durante la stagione invernale, e decide di portare la moglie e il piccolo figlioletto Danny. Qui, Jack resterà vittima delle forze maligne che infestano l’albergo, arrivando persino a tentare di uccidere la consorte e il piccolo.
Non è un libro che fa particolarmente paura, ma ho ricordi di brividi freddi durante la lettura di determinate scene, come quella in cui le siepi cambiano posizione mentre Jack si trova nel giardino, o l’apparizione della donna in putrefazione nella stanza 217 che tenta di strangolare Danny.

I

Il guinnes delle gaffe reali (Geoffrey Regan)

Lo annovero senz’ombra di dubbio tra i miei saggi di storia preferiti. Uscito negli anni ’90, mia zia me lo prestò poco tempo dopo per farmi divertire un po’, e da allora campeggia nella mia libreria. Lo ammetto,  non gliel’ho mai più restituito perché mi piace da impazzire e lo rileggo soventissimo. Come si evince dal titolo, è la raccolta dei misfatti più divertenti capitati ai reali di tutto il mondo nel corso della storia, a partire dalle innumerevoli tipologie di follie, conseguenza dei troppi matrimoni tra consanguinei, per poi passare a matrimoni tragicomici (lo sapete che il marito di Caterina la Grande passò la prima notte di nozze a giocare coi soldatini?), fino ad arrivare alle morti più strane e ai funerali ancora più osceni (come, ad esempio, il funerale di Gugliemo il Conquistatore, il cui corpo esplose nel bel mezzo della cerimonia perché era stato imbalsamato male), senza dimenticare, infine, gli strafalcioni minimi, come le battute pessime del marito di Elisabetta II d’Inghilterra. E’ uno di quei libri, per concludere, che ti fa capire che la storia non è solo date da ricordare, ma può essere puro divertimento.

Z

Zweig

Vi avevo anticipato la piccola elusione delle regole del tag, ed eccola qui. Stefan Sweig è un autore austriaco che ho scoperto grazie alla mia professoressa di tedesco, che in quinta superiore mi assegnò Il mondo di ieri, un’autobiografia in cui l’autore racconta del profondo cambiamento avvenuto nella società austriaca all’indomani della Prima Guerra Mondiale e del crollo dell’impero asburgico. Stefan Zweig, infatti, è figlio della decadenza, di quella generazione benestante nata all’ombra della corte asburgica, cresciuta nella sicurezza che tutto sarebbe rimasto sempre uguale a se stesso grazie alla politica immobilista di Francesco Giuseppe e, infine, profondamente sconvolta dalla guerra, che aveva distrutto come un tornado tutte quelle certezze. Zweig è parte di quella generazione di autori profondamente ancorata al passato, capace con le sue parole di fornire un’analisi cruda e profonda del vecchio e del nuovo, ma incapace di far fronte personalmente a tali mutamenti, scegliendo alla fine la via del suicidio. Zweig è estremamente attuale, e io mi rispecchio profondamente nella sua opera, perché avverto la crisi che sta vivendo il mondo contemporaneo e mi rivedo nei giovani tormentati dipinti nei suoi romanzi.

I

Il ballo ( Irene Némirovsky)

Racconto breve letto più di un anno fa in occasione dell’uscita dei libri della Newton Compton a 0,99 cent. Non avevo idea di chi fosse Irene Némirovsky, lo ammetto, ma poi Elena di Vanity Nerd mi parlò di lei, della sua immensa bravura e di perchè fosse una delle autrici preferite dei suoi genitori. Lessi Il ballo d’un fiato, sul pullman, mentre rientravo da una lezione in università e fu amore a prima vista. Questo racconto verte su uno degli aspetti più controversi della vita privata di quest’autrice: il pessimo rapporto con la madre. Qui la protagonista è la piccola Antoinette, figlia di parvenu ebrei, che decide di sabotare il ballo organizzato dai suoi genitori, che avevano un forte desiderio di debuttare in società e entrare nella cerchia delle persone più in della città. E’ un racconto che, all’apparenza, può sembrare banale nella semplicità della sua trama, ma colpisce la crudezza con la quale la bambina disprezza la madre, accusandola di essere sciocca e frivola e, soprattutto, di non amarla abbastanza. Dietro la figura di questa madre nevrotica, che non esita a rimproverare la figlia per le più piccole inezie, c’è Fanny, la madre di Irene, che disprezzava la figlia che le ricordava la sua non eterna giovinezza e che spesso cacciava di casa per intrattenersi con gli amanti.

A

Anna dai capelli rossi (Lucy Maud Montgomery)

Tra i libri per ragazzi, Anna dai capelli rossi è in assoluto il mio romanzo preferito. Sebbene nell’anime omonimo sia dipinta come una ragazzina assolutamente insopportabile, nel libro rivela una dolcezza infinita. Credo che, con il tempo, cercherò i libri restanti della serie: sono davvero curiosa di leggere come va a finire la storia della piccola Anna. (recensione qui)

N

Notte fantastica (Stefan Zweig)

E’ una raccolta di quattro racconti che hanno come fattor comune l’incontrollabile violenza delle passioni. In La donna e il paesaggio Zweig mette in scena una passionale notte di sesso tra due giovani: non un incontro qualsiasi, ma l’abbandono totale dei sensi di una ragazza che libera la sua sessualità nel sonnambulismo, e di un ragazzo che soccombe al suo primordiale fascino.
In Notte fantastica, il barone von R. vince alle corse dei cavalli un’ingente somma, di cui però ha disgusto: educato alla frugalità, percepisce quel denaro quasi come qualcosa di disonesto. Bighellonando per il Prater, lussuoso quartiere viennese, diventa preda di una prostituta, alla quale finisce per consegnare del denaro. In quel momento, capisce che per dare un po’ di requie al suo animo tormentato non deve far altro che aiutare il prossimo.
Il vicolo al chiaro di luna narra l’incontro, del tutto casuale, tra due uomini: il primo è un semplice viaggiatore, il secondo è un marito abbandonato che ogni notte implora la moglie, diventata prostituta, di tornare con lui.
Il più struggente dei racconti è l’ultimo, Leporella, incentrato sul disperato – e non ricambiato – amore di una serva per il suo padrone. Un sentimento talmente forte che non arretra nemmeno davanti all’omicidio.

A

A letto con i re – Eleanor Herman

Ho sempre trovato affascinante la figura delle cortigiane e, per molti versi, le ho sempre ammirate. Sebbene in modo un po’ confusionario – gli aneddoti sono sparsi un po’ troppo qua e là – questo saggio tratteggia la figura dell’amante reale: passate alla storia come poco di buono, erano semplicemente le destinatarie di un amore vero che non poteva sussistere nel vincolo coniugale. Dal momento che i matrimoni reali erano soltanto il frutto di azioni politiche che nulla avevano a che fare con il sentimento, non di rado i re (e spesso anche le regine, sebbene fosse una cosa malvista) s’innamoravano di altre donne. Donne che, beninteso, avevano ben chiaro il prestigio che poteva derivare da una relazione con il sovrano, e che sapevano sfruttare al meglio i benefici che ne derivavano: molte di loro, infatti, col tempo accumularono ingenti somme di denaro (le più furbe erano infatti consapevoli che la laison con il re non sarebbe durata a lungo), che utilizzavano anche per circondarsi dei migliori artisti e letterati del tempo. Frivole sì, ma un sacco furbe. Ed estremamente intelligenti.

Taggo chiunque voglia cimentarsi con questo tag! 😀

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Regali di compleanno

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Ciao bimbe belle!
Oggi cerco di tener fede all’unico buon proposito bloggettaro che mi sono fatta: cercare di scrivere almeno un post a settimana, il che è più facile a dirsi che a farsi. Non so davvero come facciate ad essere così costanti con i vostri blog: io sono di una lentezza mostruosa, mi ci vuole un’ora buona per scrivere un post e non ci riesco finché non ho tutte le foto fatte ed editate. Aah, le paranoie di una blogger non troppo biuti.

Un post veloce veloce per mostrarvi i regali di compleanno ricevuti e per, naturalmente, ringraziarvi per i messaggini che mi avete scritto! Fa davvero tanto piacere ricevere tutti questi auguri da persone lontane!

foto presa da google

 

Partiamo dal regalo più gradito: quello del moroso!
Quest’anno ha voluto festeggiare i miei 25 anni regalandomi un cellulare, un Samsung Galaxy S3 mini. Sapeva che desideravo ardentemente un cellulare nuovo che potessi utilizzare per tenermi aggiornata con blog e social, che potesse avere una connessione internet decente, che facesse delle belle foto. Così,  ha chiesto a una mia amica – che ha lo stesso cellulare – e si è fatto consigliare.
Ecco qui il mio tesorino! *-*
Naturalmente sono ben accetti consigli su app e compagnia bella, e se volete whatsapparmi basta chiedere! =)

Non potevano mancare i regalini truccosi!
La palette di Sleek arriva dritta dritta da Oxford ed è il regalo della mia amica di cui vi parlavo poche righe più su. Da tempo desideravo questa palette sui toni del marrone – anche se, in teoria, avrei già la Naked – e ora è qui tra le mie zampacce! *-*
Smaltini e il rimuovi cuticole sono un regalino a sorpresa di Annalisa, una compagna di università con la quale ho stretto amicizia ultimamente.  Ho sempre guardato con sospetto i nuovi smalti della Kiko, invece mi sono dovuta ricredere: giusto ieri ho indossato il blu e, nonostante le mie consuete 3 passate, s’è asciugato in un lampo!

Libri, libri e ancora libri!!!
Ovviamente, non sarebbe un compleanno senza ricevere in dono almeno un libro!
Quest’anno è toccato a Zia Mame, di Dennis, e La ragazza delle arance, di Gaarder. Non vedo l’ora di iniziarli, qualcuno di voi li ha già letti? Vi sono piaciuti?

Dunque, chi mi conosce/legge su facebook sa che mi è scoppiata la mania delle tisane, di questi tempi sono praticamente drogata di quella della Pompadour alla ciliegia.  Ho iniziato a bere pure quelle diuretiche, e devo dire che un po’ la pancia si è sgonfiata. Ovvio che la dieta sarebbe tutt’altra cosa, ma non ho intenzione di rinunciare al mio piatto di pasta quasi quotidiano, nonnò.
Coomunque, mi è stato regalato da un amico questo carinissimo set: tisaniera e bustina che si trasforma in shopper, utilissima per l’università, poichè torno a casa sempre carica di libri.

Ultimo regalo che voglio mostrarvi è quello dei miei, una felpina di Guru a motivi floreali. In realtà avevo chiesto loro di non farmi alcun regalo, vista la situazione problematica di papà, ma proprio lui ha insistito tanto perchè detesta far passare il giorno del mio compleanno senza nemmeno un pensierino, e ha voluto a tutti i costi portarmi per negozi per vedere se mi piaceva qualcosa. Alla fine, la felpa l’ha trovata lui! Ha sempre buon gusto il mio papy!

 

Pochi giorni prima del mio compleanno è arrivato un graditissimo pacchettino da parte di Pinnù, contenente una palettina Shaka (la Deep), una matita occhi Be Chic (super morbida e super nera, adoro!) e il miticissimo rossetto 107 di Kate Moss. Ho rischiato di non trovare il rossetto: si era incastrato tra le pieghe della busta che stavo per buttare, fortuna Pinnù mi ha avvertita! Sono la solita scema…
In allegato, un biglietto dolcissimo, di quelli che fanno salire i lucciconi agli occhi. Ti arrabbierai, lo so, dolce Pinnù, ma ti ringrazio ancora, davvero! ❤

Rossetto 107 di Kate Moss

 

Sabato sera, tutta truccata con i regalini di Pinnù! ❤

 

 

PS
Mi sono stati donati anche 30 euro in buoni da spendere da Acqua e Sapone. Consigli per gli acquisti?
In lista ci sono già gli ombretti in crema Vamp! di Pupa e i rossetti di Kate Moss, ma mi piacerebbe sentire le vostre opinioni!

Anna dai capelli rossi

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A volte un libro ti piomba tra le mani quando meno te l’aspetti.

Da tempo vivevo in totale apatia letteraria: niente mi coinvolgeva, nulla mi ispirava. Era enormemente frustrante, per me, entrare in una libreria e non trovare un volume da comprare: tutti quei tomi mi apparivano come dei mattoni recanti scritte totalmente prive di significato.
La mancanza di voglia di leggere o, se volete, l’incapacità di leggere è, per un lettore, una morsa che stringe la bocca dello stomaco, una scarica di nervosismo che scorre nelle vene.
E la rabbia diventa fida compagna ogni qual volta si osserva qualcuno intento nella lettura. Perché lui ci riesce, e tu no. Perché lui ha un mondo in cui rifugiarsi, mentre tu riesci a staccare la mente solo quei 10 minuti che impiega lo smalto ad asciugarsi.

Io sono una lettrice affamata e ingorda, di quelle che hanno costantemente bisogno di una lettura che divorano in poco tempo e a grossi bocconi. Qualcuno ha insinuato che io non mi goda appieno il piacere della lettura. Non sono d’accordo ma, probabilmente, anche se lo fossi, non sarei in grado di rallentare i miei ritmi.
L’ingordigia è un mio vizio, la tranquillità non mi contraddistingue e se un libro – o un piatto o qualsiasi altra cosa – mi piace, la voglio, la esigo e ne devo usufruire immediatamente.
Quando non trovo nulla da leggere, in sostanza, la sensazione di frustrazione che provo è davvero simile a quella che si prova quando si ha fame – ma una fame terribile – e, nonostante le dispense piene, non si trova nulla da mangiare, seppur trovandosi di fronte a pietanze che, magari, il giorno prima, stavano nella top ten dei piatti prediletti.
Sì. Ho passato un paio di mesi senza leggere. Certo, ho sfogliato diverse volte i libri che ho in casa, ma senza lasciarmi trascinare da essi, estraniandomi dal mondo reale come accade quando leggo davvero.

Finché l’antivigilia, girovagando per un centro commerciale, sono finita da Mondadori. Mi piace particolarmente quella libreria, la disposizione dei libri incontra il mio gusto e non fatico nella ricerca di un titolo. Inoltre, ci trovo sempre i miei adorati Mammut della Newton Compton.
Spulciando nella zona classici ho notato per la prima volta delle edizioni BUR di romanzi per ragazzi. E ne sono stata immediatamente attratta.

Le copertine non sono nulla di particolare – bianco panna con delle scritte monocolore e un disegnino stilizzato – ma proprio la loro semplicità mi ha conquistata. E’ stato in quel momento che ho avvertito che qualcosa dentro di me si era sbloccato, e che avrei sicuramente amato qualsiasi titolo interessante avessi pescato da quella serie.
E così mi sono portata a casa Anna dai capelli Rossi di Lucy Maud Montgomery, Heidi di Johanna Spyri e Mary Poppins di P.L. Travers.

Che meraviglia avere un gatto
che fa le fusa per me!

Dolce, tenera e petulante Anna Shirley.
Arriva ad Avonlea su un calesse sgangherato, speranzosa e felice di aver trovato finalmente una famiglia disposta ad adottarla. Non sa che, in realtà, il baffuto signore che è venuto a ritirarla alla stazione attendeva un ragazzo che avrebbe dovuto aiutarlo nei campi. E, a sua volta, Matthew Cuthbert non si rende conto che al termine del tragitto che porta a Green Gables sarà già perdutamente affezionato alla piccola chiacchierona.
Fin dalle prime pagine il personaggio di Anna è ben delineato, un fantasmino tutto ossa e lentiggini ma con un’intelligenza fuori dal comune. E una fantasia senza limiti: già durante il breve viaggio verso la nuova casa inonda di parole il povero e taciturno Matthew, soffermandosi incantata a osservare la natura lussureggiante attorno a lei.

Il primo giorno ad Avonlea, tuttavia, non è radioso come Anna se l’era immaginato: Marilla, sorella di Matthew, la riporta subito con i piedi per terra, avvertendola che non c’è posto per lei in quella casa.  Per la piccola è un sogno che si spezza, ennesimo rifiuto di una famiglia che credeva l’avrebbe amata. E piange, piange tutta la notte. Possiamo sentire i singhiozzi di Anna persino noi lettori, insieme a una Marilla un po’ intristita e un po’ stupita.

Naturalmente, tutto si sistema e Anna diventa parte della famiglia Cuthbert, che le farà conoscere, finalmente, l’amore e il calore di una famiglia e le permetterà di studiare.

Avevo amato questo libro già da bambina. Ricordo di averlo preso in prestito da una cugina che, avendomi trovata davanti alla tv davanti al cartone animato omonimo, mi aveva rivelato che era stato tratto da un romanzo per ragazzi.
All’epoca l’avevo divorato in un pomeriggio, ansiosa più che altro di vedere quanto di quel libro ci fosse nella serie animata. A tratti avevo persino trovato Anna un po’ irritante, in particolare quando combinava un sacco di guai.
Leggendolo ora, invece, mi sono resa conto di quanto Anna somigliasse a me da bambina.
La fantasia ha sempre fatto da padrona nella mia vita fino alla tarda adolescenza, e non era raro che mi estraniassi dal mondo che mi circondava, con lo sguardo imbambolato, totalmente assente e indifferente agli accadimenti attorno a me.  Un atteggiamento che è sempre stato un punto interrogativo per mio padre: lui,  sempre così pratico, si spaventava persino quando mi scopriva a fissare il vuoto, sorda ai suoi richiami. Toccava a mamma rassicurarlo con una risata, dicendogli che avevo preso da lei.

Anna Shirley è il fanciullino pascoliano pel di carota. Osserva tutto, nota ogni minimo particolare e si meraviglia della sua bellezza. Ogni giorno è una nuova scoperta che fa scaturire nel suo cuore i sentimenti più disparati.
Marilla, l’elemento più razionale della famiglia, fatica a comprendere questa sua attitudine, teme gli sbalzi d’umore della ragazzina e lotta per tenerla con i piedi per terra. Non è avvezza ai sentimenti, povera Marilla. Davanti alla bambina si mostra dura e impassibile a lungo, per poi lasciarsi andare in tre momenti cruciali del romanzo: quando Anna abbandona Avonlea per andare all’università, alla morte di Matthew e quando il dottore l’avverte che potrà diventare cieca.
Matthew, per certi versi, è il personaggio più – concedetemi il termine – banale del romanzo. Uomo poco avvezzo al contatto col mondo femminile, ma dal cuore tenero.  Credo sia l’unico che non subisce una vera e propria evoluzione nel corso della storia, perchè si limita a portare alla luce un lato ben nascosto del suo carattere. A differenza di Marilla, che da burbera signora di campagna si trasforma in una madre amorevole, il caro Matthew seguita ad essere il caro Matthew, con i suoi modi di fare un po’ strambi ma sempre premuroso. Memorabile è l’episodio in cui decide di regalare ad Anna un vestitino moderno con le maniche a sbuffo: ha talmente soggezione della commessa che si ritrova a tornare a casa carico di cianfrusaglie perchè non ha osato spiccicare parola.

Già, le maniche a sbuffo. Da bambina credevo fossero una cosa bellissima e desideravo tantissimo indossarne un paio anch’io. Tra l’altro mamma si è sposata con un abito bianco con le maniche a sbuffo a pois, e io l’ho sempre guardato con un misto di invidia e ammirazione perchè mi pareva quello di una principessa. Poi, un bel giorno, ho trovato una camicetta con le maniche a sbuffo: mi stava da cani. Quella volta ho infranto uno dei miei sogni d’infanzia.

L’amicizia ha un ruolo centrale nel romanzo, e Diana incarna l’amica che tutte noi abbiamo sognato da ragazzine.  A venticinque anni mi ritrovo a invidiare Anna Shirley e il suo rapporto con la fanciulla dai capelli neri. Un’amicizia quasi escluvistica, la loro, fatta di linguaggi segreti, storie, libri scambiati, fantasticherie. Un’amicizia che attraversa indenne l’infanzia e si rafforza sempre di più nel corso degli anni.  Un’amicizia pura, e per questo quasi irrealistica.
Niente attenta al loro rapporto, nemmeno quando la madre di Diana proibisce alla figlia di frequentare Anna, non un segreto non svelato, non le nuove amiche che Anna incontra lontano da Avonlea. 
Forse è proprio questo legame ciò che più mi ha colpita, perchè un’amicizia femminile, di quelle alla “amiche del cuore”, nella mia vita non c’è.  Non esiste e ne sento la mancanza, e ogni volta che mi ritrovo da sola, dopo l’ennesima delusione al femminile, mi ritrovo a pensare che sarebbe bello riuscire a trovare qualcuno con cui confidarsi, passare dei pomeriggi a fare shopping e cose simili.

“Anna dai capelli rossi” è solo un banale libro per ragazzi?
No, e lo consiglio vivamente, anche a chi non ama troppo la lettura. E’ un romanzo all’apparenza piuttosto frivolo e semplice, ma che nel profondo aiuta a riflettere su se stessi, a capire quanto di noi abbiamo conservato dell’infanzia e quanto abbiamo perduto. E, magari, se è possibile recuperare un po’ di quella spensieratezza sbarazzina e petulante tipica di quell’età.
Perchè c’è un’Anna Shirley in tutti noi. Basta solo scovarla, adottarla, e aiutarla a crescere.

Mayerling: Anatomia di un omicidio

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Finalmente mi sono decisa: ho intenzione di tenere una piccola rubrica libraria su questo blog. Non so dirvi se i post avranno una pubblicazione regolare oppure no, la mia idea sarebbe di riuscire a scriverne almeno uno al mese.
Ho deciso di lanciare una sfida a me stessa: voglio provare ad essere maggiormente costante nel blogging – scrittura e lettura – perché mi indispettisce parecchio non trovare del tempo da dedicarvici e mi rendo conto che, quando non scrivo, non ho una valvola di sfogo e sono più nervosa. Mettiamola così: mi ritrovo a pensare troppo a mio padre e alla sua pensione, e non faccio che accrescere la mia ansia senza poterla sfogare.
Oggi parliamo di una delle mie passioni di sempre, la storia, che mi accompagna da quando ero molto piccola e fa di me spesso una mosca bianca, poiché incontro davvero pochissime persone amanti dell’argomento. Divoro biografie e monografie come se fossero romanzi, e spesso le persone che non mi conoscono si chiedono se io passi tutto il mio tempo a studiare senza divertirmi praticamente mai. Ormai ho rinunciato a cercare di spiegare loro quanto mi diverta a leggere delle fughe di Sissi da Vienna, lontana dall’ambiente oppressivo della Hofburg.
Già, Sissi. O, per dirla elegantemente, Elisabetta d’Austria, resa immortale dai film di Romy Schneider, quei pipponi smielati che ogni anno la Rai ripropone a Natale.
Ho scoperto questo personaggio storico nel lontano 1998, quando per puro caso, sfogliando i giornali di mia nonna, trovai un articolo sul suo omicidio.
Sono sempre stata attratta dalla cronaca nera, fin da quando ero molto piccola, e la morte di Sissi non passò inosservata. Correva il centenario della sua dipartita – fu uccisa a Ginevra il 10 settembre 1898 dall’anarchico Luigi Lucheni – e persino i settimanali come Gente, Oggi e Chi le avevano dedicato qualche riga. Fu proprio in allegato con Gente che trovai la mia prima biografia su Sissi, che poi scoprii essere scritta da una delle più importanti studiose dell’argomento, Brigitte Hamann.
Non la lessi subito, ovviamente. Per un certo periodo finì negli anfratti della mia cameretta, finché i miei non mi regalarono la Barbie Sissi, col suo vestito dorato e i lunghi capelli marroni, che ancora conservo. Nella confezione c’era un libriccino che raccontava, in forma molto, ma molto edulcorata, la storia del fidanzamento di Sissi e Franz.
In appendice c’era una piccola timeline con le date salienti della vita di Elisabetta, e ricordo che rimasi molto colpita nell’apprendere della morte di due dei suoi figli: Sofia, a due anni, e Rodolfo, l’erede al trono, a 30 anni.
Così, vinta dalla curiosità, mi tuffai in quella biografia abbandonata che mi aprì un mondo, e mi appassionai talmente tanto al personaggio di Elisabetta d’Austria che, nel 2012, mi sono laureata con una tesi su di lei.

Avrei potuto inaugurare questa serie di post librari con quella biografia, ma ho deciso di parlarvi di un libro uscito ad ottobre – e già nelle mie grinfie – riguardante la misteriosa morte di Rodolfo, erede al trono d’Austria: Mayerling: anatomia di un omicidio, di Fabio Amodeo e Mario José Cereghino.


Il libro é edito da MGS Press, casa editrice triestina che é una fonte inesauribile di testi interessanti per noi appassionati di Asburgo e, in particolare, del periodo relativo al regno di Francesco Giuseppe (1848-1916).
Trieste, e in particolare il castello di Miramare, fu un luogo prediletto da Sissi durante le sue fughe da Vienna e il suo ricordo é ancora ben vivido nella cittadina.
Sottolineo che é possibile ordinare libri dal sito della casa editrice, molto celere e precisa nelle spedizioni.


“Mayerling, anatomia di un omicidio” è stato un volume attesissimo perché contiene le ultimissime rivelazioni sulla morte del principe ereditario.
Rodolfo fu trovato morto il 30 gennaio 1889 a Mayerling in un casino di caccia. Accanto a lui, il corpo senza vita dell’ultima amante, Mary Vetsera, neanche ventenne. Su entrambi i corpi, fori di proiettile.
Naturalmente, lì per lì si pensò di occultare il fatto: si trattava di un personaggio di grande importanza politica e ammettere un omicidio/suicidio poteva essere deleterio per la stabilità dell’impero. Inizialmente si pensò dunque di affermare che il principe era morto per un infarto, ma la menzogna durò poco, perché immediatamente iniziarono a trapelare notizie su proiettili, pistole e soprattutto su di un secondo cadavere, femminile. In più – e questo lo aggiungo io – vista l’abitudine dell’epoca di fotografare principi e regnanti sul letto di morte – sarebbe stato difficile spiegare un cranio bendato.
Ecco che quindi intervenne la ragion di stato e, ufficialmente, fu comunicato che il principe, da tempo in depressione e in uno stato di follia, aveva ucciso la sua amante e poi rivolto l’arma verso se stesso.

Ma andò davvero così?
In realtà fin dal primo momento iniziarono a girare versioni differenti sulla morte del principe ereditario, da quella del guardiacaccia geloso che avrebbe ucciso il principe ereditario colpevole di avergli circuito la moglie, da quella della vendetta del fratello di Mary Vetsera a quella, infine, dell’omicidio politico.
Gli autori del libro, con piglio giornalistico e, devo dire, molta obiettività, analizzano testimonianze, prove e documenti d’archivio – alcuni pubblicati per la prima volta nel volume – in modo da cercare di formulare almeno un’ipotesi plausibile circa la morte. La domanda portante del libro é: Se Rodolfo si fosse suicidato, a che pro far sparire tutti i documenti riguardanti sia l’omicidio che l’autopsia? Dopotutto, per garantirgli un funerale cristiano e la sepoltura nella cripta dei Cappuccini (dove da secoli venivano seppelliti i membri della casa reale asburgica) sarebbe bastato un comunicato ufficiale attestante la sua follia, poiché persino la Chiesa, all’epoca, sapeva che era una sorta di bugia di copertura e chiuse un occhio.
Ecco che si fa strada l’ipotesi dell’omicidio politico, i cui mandanti, purtroppo, sono ancora ignoti. Rodolfo d’Asburgo era infatti in completo disaccordo con il padre, Francesco Giuseppe, che propendeva per una politica di tipo immobilistico (era persino contrario alle innovazioni belliche che sarebbero potute essere utili all’esercito), mentre lui era un liberale e progressista, aperto anche a delle riforme di tipo politico. Rodolfo pubblicò, all’estero, anche diversi pamphlet in cui lanciava diverse accuse alla politica genitoriale, scritti che, probabilmente, diedero particolarmente fastidio ai membri del governo. Inoltre la polizia sapeva dei contatti del principe con ambienti piuttosto “loschi” ( tra cui, pare la massoneria), e della sua stretta amicizia con il principe Edoardo di Inghilterra, figlio della regina Vittoria. Francesco Giuseppe stimava la regina, ma guardava con sospetto la Gran Bretagna perché emblema di libertà, quella stessa libertà che lui non era disposto a concedere ai sudditi del suo impero, troppo grande e troppo multietnico e quindi difficile da governare.

Probabilmente gli storici non conosceranno mai le vere circostanze sulla morte dell’erede al trono asburgico. Resta emblematica una frase pronunciata dal padre al momento del ritrovamento del corpo: “Qualsiasi cosa é meglio della verità“.

Post Accozzaglia #1: tesi, ebook, On Writing, anniversario.

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Ho già deciso la tesi della specialistica – nonostante mi manchino più o meno due anni per terminare gli studi – e la cosa mi tranquillizza davvero molto.  Sarà una tesi storica riguardante il mio comune natio in epoca moderna. Per il momento l’argomento è appena abbozzato, dovrò ridurlo sicuramente a qualcosa di più specifico onde evitare di perdermi nelle ricerche e rischiare di scrivere qualcosa di impreciso.
La scelta dell’epoca moderna è stato, in parte, un fatto opportunistico:  non voglio abbandonare la mia relatrice della triennale, perchè è una delle professoresse più in gamba che io conosca. Non solo ha una una cultura sconfinata – per essere docente onoraria alla Sorbona di Parigi presumo ce ne voglia – ma è anche un modello di docente a cui molti dovrebbero ispirarsi. Molto materna, è sempre pronta a dare una mano ai suoi studenti, anche per fatti che non riguardano l’università. L’anno scorso, a maggio, venne a mancare mio nonno materno e lei si tenne in contatto con me per tutto il tempo per sapere come io stessi. Non l’ho mai vista una volta trattare male i suoi studenti, nemmeno sotto esame: se hai fatto una cazzata te lo fa capire, ma con molto garbo.  Qualsiasi idea per la tesi viene accolta con un sorriso sulle labbra, non come fanno certi doventi che ti guardano con un espressione da “mio figlio di 5 anni avrebbe idee migliori delle tue, stupida idiota!”, e poi viene ovviamente indirizzata sul giusto binario. Non è raro, inoltre, facendo lei mille convegni in giro per l’Europa, che nei suoi giri trovi qualche museo in cui è esposto qualcosa di interessante e spedisca email ai suoi studenti con le sue scoperte.  Quando feci la tesi su Elisabetta d’Austria e il mito che è scaturito dalla sua figura, ricordo che mi spedì dalla Svizzera la foto della locandina del Musical a lei dedicato e, al suo rientro, mi portò i depliant illustrativi: dalla sua idea di inserire persino il musical, nella tesi, ne uscì un bel capitoletto apprezzato dalla commissione.  Sì, insomma, l’avete capito: adoro quella professoressa!
Non vedo davvero l’ora di iniziare questa tesi, perchè finalmente farò qualcosa da “storica”. La tesi della triennale, alla fine, non è stato un vero e proprio lavoro di ricerca, ma un sunto di diversi libri e analisi di film, poesie e mostre varie. La tesi specialistica sarà invece un lavoro da storica nel vero senso della parola: mi rinchiuderò negli archivi del mio paese, scartabellerò manoscritti, incunaboli e documenti vari. Studierò a fondo la storia del mio paesino natale e magari, perchè no, scoprirò qualcosa di nuovo. Mi addentrerò in territori poco conosciuti e solo dalle mie capacità dipenderà l’esito della tesi.

In questo periodo ho scoperto la bellezza degli ebook, comprendendo con essi la vera potenzialità di un ipad. Prima facevo parte della categoria di quelli che schifavano i libri in formato elettronico: “Vuoi mettere la bellezza di un libro cartaceo, del suo profumo, della sua consistenza!”, ripetevo a iosa. Da una parte è vero: per chi ama leggere la versione cartacea non sostituirà mai quella elettronica, per una serie di fattori che vanno dalla mera sensazione olfattiva alla voglia di ricercare edizioni raffinate. C’è da dire che, purtroppo, i libri costano e i loro prezzi stanno aumentando a dismisura: un tablet permette di avere una biblioteca sconfinata praticamente gratis. Leggendo un blog, un giornale, su facebook si trova un titolo interessante? Basta una ricerca su internet e il gioco è fatto: si ha il testo a disposizione.
E poi, non mi stancherò mai di dirlo, una delle invenzioni più spettacolari del mondo librario è IBooks (presumo ci sia anche un equivalente Android), la biblioteca personale in formato elettronico, insomma, che ti permette di sottolineare libri, aggiungere note e condividere sui social network le frasi più significative. Lo so, probabilmente a voi suona come una truzzata, ma a me dà tanta soddisfazione il poter condividere più agevolmente le mie letture!
Ultima ma non meno importante “utilità” del tablet: il potersi vedere comodamente le foto di autori, personaggi storici, quadri e tutto quando viene descritto in un libro standosene comodamente stravaccati a letto perchè basta un semplice colpo di dito per passare da IBooks a Google Chrome. Ma solo a me sorge il desiderio impellente di vedere il viso dell’autore del libro che sto leggendo?

A proposito di ebook, ho appena terminato “On Writing” di Stephen King: il più bel trattato sulla scrittura che abbia mai letto, anche perchè non pretende di insegnarti a scrivere, partendo dall’idea che una persona il talento per la scrittura ce l’ha nel sangue, non è una cosa che si può imparare. Certo, si può imparare a scrivere senza errori grammaticali e di ortografia, ma la bravura è un’altra storia. Ci ho trovato un bellissimo pezzo, che voglio condividere con voi, che riassume più che egregiamente la mia passione per la lettura

“I libri hanno la singolarità di essere magie portatili. Io di solito […] ne porto uno con me ovunque vada. Non si può mai prevedere quando hai bisogno di una via di fuga: una coda di chilometri al casello, i quindici minuti che devi trascorrere nell’atrio di una tetra palazzina di college prima che il tuo consulente esca a metterti la firma su una ricevuta, sale d’aspetto negli aeroporti, lavanderie automatiche in pomeriggi piovosi e il peggio del peggio, vale a dire lo studio del medico, quando lui è in ritardo e tu devi aspettare mezz’ora per farti bistrattare qualche parte sensibile. In questi momeni io trovo il libro vitale. “

Lunedì scorso io e il mio moroso abbiamo festeggiato 6 anni di fidanzamento, tempo che è assurdamente volato. A dire il vero, a me non sconvolge tanto la lunghezza della relazione, quanto pensare che ho finito le superiori già 5 anni fa.
Tra le cose che sono cambiate, in questi anni, è la frase che mi rivolgono i parenti riguardo alla mia relazione. A 17 anni era “Cosa ci fai già fidanzata, non ti vuoi godere la vita? Non ti stufi?”, adesso è “Quando vi sposate? Dopotutto è tanto che siete insieme”. In entrambi i casi, la risposta è sempre quella, ovvero che con lui sto benissimo così.
A proposito: ecco il mio regalo per l’anniversario. Inaspettato, oserei dire! Mi ha vista che guardavo con la bava alla bocca lo stand Benefit e mi ha detto: “Dai, scegli un kit che te lo regalo io. Non vedi che bella confezione retrò che hanno?”

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