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Odio San Valentino (deliri di un lunedì sera)

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Odio San Valentino.
No, non lo odio perché detesto le smancerie. Non lo odio perché detesto tutte le feste comandate escluso il mio compleanno (mi domando perché ancora non mi abbiano tributato gli onori divini, come avevano fatto a suo tempo con il buon Ottaviano Augusto). Non lo odio perché detesto la frase “Cosa regali al tuo moroso per San Valentino?” – che poi, alla risposta “un contenitore di plastica” mi hanno guardata tutti male, vai a spiegare loro che il moroso al momento è in fissa coi peperoncini e la scatola gli sarebbe servita per fare una light box. Al 14 febbraio si regalano cuori, me eretica.

Odio San Valentino perché, quest'anno, mi ha costretta a fare i conti con me stessa.
14 febbraio: appuntamento dal medico per farmi fare una ricetta per una visita oculistica, che se continuo a perder diottrie avrò bisogno di un cane guida.
Nella sala d'aspetto piomba la nuova infermiera. “Vieni nel mio ambulatorio che ti peso e ti misuro l'altezza”. NO! Stramaladettissima camice-munita, tu non mi pesi.
Salgo. Chiudo gli occhi. Sospiro. Apro un occhio e scorgo l'infermiera che ha messo su un sorrisino di circostanza. No, non me lo dire quanto peso.
“Più o meno di 70?” “Più.” Sospiro. “Quanto?” “75”.
Sento la pressione sanguigna schizzare alle stelle, e il battito cardiaco aumentare.
Dal 2007, da quando cioè mi è venuta la crisi epilettica e ho iniziato a prendere pastiglie, ho messo su poco meno di 30 kg. Fino a qualche mese fa ero stabile sui 68/69: il mio inconscio aveva arrotondato per difetto (e di molto) e si era autoconvinto che andava bene così. Poco importava la rabbia nel non trovare, spesso e volentieri, dei pantaloni che mi entrassero. Poco importava, stupidamente, l'affaticamento che provavo anche a salire poche rampe di scale.
In un attimo ho deciso: basta così, è ora di correre ai ripari. E ho chiesto consiglio al mio medico.

Ho deciso di impegnarmi a camminare di gran carriera, almeno 5 giorni alla settimana, per almeno un'ora. Non importa che piova, che ci sia il sole o che cadano rane dal cielo.
Comincerò con terreni poco impervi, per poi ritornare, come facevo da bambina, a zompettare per i boschi.
E ho deciso anche di limitarmi nel cibo, aggiungere alimenti più sani, cercare di non scofanarmi piattoni enormi di pasta quasi ogni sera. No, non sono a dieta. Io quella parola non la pronuncio, mi mette un'ansia terribile. Mi sto limitando, ecco, anche se dio solo sa quanto mi mancherà poter tuffare la mano nel sacchetto del pane e addentarne la fragrante croccantezza ogni volta che mi va.

Voglio solo poter tornare a guardarmi allo specchio e non vedere più la faccia gonfia. Poter fare shopping senza la paura di non trovare nulla che mi entri.

Voglio sentirmi bene.
Oggi è un nuovo inizio.
 

Quick post: un trucco per Fidya!

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La mia amica Fidya ha indetto un piccolo concorso – scade il 18 dicembre, perciò affrettatevi! –  che prevede la creazione di un trucco natalizio (QUI tutte le info). Ho accettato al volo di partecipare, non tanto per il premio in sé, quanto perchè mi piaceva l’idea di rendere omaggio a una delle primissime ragazze che hanno dato fiducia a questo blog.

Eccovi quindi un brevissimo post – abbiate pazienza, martedì prossimo ho un esame e poi sarò tutta per voi – per presentarvi il mio pasticcio natalizio.

Premessa

L’idea mi è venuta rovistando nel cassetto dei pigmenti. Ho pescato la mega jar del Pigment Loose di Kiko n° 13 Emerald e l’ho trovato adattissimo al Natale, perchè mi ha ricordato il colore degli abeti.
Nella foto sembra tendente all’azzurro: purtroppo il colore si è falsato a causa del flash, poichè nella realtà risulta più verdognolo.

Prodotti Utilizzati

Occhi (Al solito, vi ho contrassegnato gli ombretti utilizzati)
Long Lasting Stick Eyeshadow by Kiko n°28
Ombretto in crema Pupa Vamp n°301 Sky Blue
Pigment Loose by Kiko n°13 Emerald
Pigmento in polvere Jade Minerals n° 56 (Oro Azzurro)
Pigmento Eye Dust by Sleek Hypnotic
Palette Storm by Sleek
Palette Showstopper by Sleek: Bohemian, Storm
Vibrant Eye Pencil  by Kiko n°600
Mascara Gosh Cosmetics

Viso
Jade Minerals Foundation in Fair
Blush Essence 01 Knits For Chicks (Limited Edition Home Sweet Home)
Illuminante The Balm Mary-Lou Manizer

Labbra
Rossetto Sleek Candy Cane

Ah, c’è un cuore in più! ç_ç

Al solito, ho uniformato il colore dell’orbita oculare utilizzando l’ombretto in stick di Kiko, Ivory.
Su tutta la palpebra mobile, poi, ho steso l’ombretto in crema di Pupa, il 301 Sky Blue: trovo che il nome non sia molto adatto, a dire il vero! Secondo me, è molto più simile a un color jeans!

Infine, è stata la volta del pigment0 Kiko. Ammetto di non essere per nulla avvezza alla stesura di questa tipologia di prodotto: semino polveri ovunque, e non solo sulla mia faccia. Stavolta, per non fare troppi disastri, ho preferito usarne una piccoliiiiissima quantità e da asciutto. Col senno di poi sarei riuscita ad utilizzarlo pure da bagnato, ma non ho voluto rischare quella sera: sarei dovuta uscire nel giro di un’oretta e mezzo e non volevo ritrovarmi a dovermi ritruccare una seconda volta.

Una volta soddisfatta dall’applicazione del verde, sono passata all’angolo esterno dell’occhio. Ho bagnato un pennello da eyeliner di Essence, e l’ho intinto nel pigmento di sleek. Ho cercato quindi di creare delle “linguette” più o meno simili su entrambi gli occhi e ho riempito lo spazio che si era creato. Munita dei due blu della Showstopper e della Storm, ho sfumato il tutto, scurendo poi al centro del blu con un grigio matte della Storm.
Nell’angolo interno dell’occhio, infine, ho messo una puntina del pigmento n°56 di Jade Minerals per illuminare il tutto. Come se ce ne fosse stato bisogno: ero già un glitterozzo ambulante! 😉
Dulcis in fundo: ho steso sotto l’arcata sopraccigliare un velo leggerissimo di Bohemian, un corallo matt. Non soddisfatta, l’ho prontamente illuminato con l’illuminante di The Balm.

Con un filtro di Instagram sono riuscita a mostrare il verde come appariva nella realtà! =)

Bonus: io riccia (temporaneamente)! =)

Ci vediamo dopo il 17!
Un bacio!

Regali di Compleanno (post foto curioso)

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Ci siamo, eh! Finalmente in Brescia/Transilvania è spuntato uno stitico raggio di sole e sono riuscita a fare foto mediamente decenti ai miei regali di compleanno. Yee Yee Yee! Non ve ne fotte un cazzo, vero? Fate bene.
Sabato scorso, alla fin fine, non ho schiavizzato completamente il moroso. Un po’ perchè doveva impastare gli hamburger alla Gordon Ramsay (sono buoni, ragazzuoli miei, vi linko la ricetta qui), e la ricetta prevede di amalgamare tutti gli ingredienti con un tuorlo d’uovo e lui non era capace di romperli – l’ho fatto io, ovviamente, e il bilancio è stato di due uova spatasciate sul pavimento su sei – un po’ perchè c’erano altri piatti sul menù e non ce l’avrebbe fatta a prepararli tutti in tempo. Così, sono scesa dal piedistallo (leggi: divano + gatto + coperta) e mi sono trascinata in cucina, seguita dal micino del mio moroso che evidentemente progettava di darsi alla più sfrenata ingordigia, ma che è stato puntualmente cacciato fuori giusto un momento prima che si lanciasse sul pacchetto di prosciutto.
Il menù della serata si presentava, alle sette in punto, così composto:

  • circa 300 mini pizzette fatte da un paio di nostri amici, finite in un’ora in pratica.
  • Panettone gastronomico farcito dalla sottoscritta
  • Hamburger alla Gordon Ramsay
  • Insalata di pollo con pezzettini di galbanino e crostini
  • Cheesecake, fatta da una mia cara amica detta “la Signora delle Torte” per la sua maestria
  • Strudel di mele fatto da moi, che modestamente sono brava quanto una cuoca tirolese
  • Camille gentilmente cucinate dalla suocera.

Siamo due bravi padroni di casa, nevvero?

Bando alle ciance.  A voi interessano le foto dei regali (forse). Eccovi una sfilza di foto, così non vi tedio con parole superflue ed inutili.

Questi sono i miei regalucci makeupposi (strano), nell’ordine:

  1. Due creme, una per le mani e una per il corpo. La crema per le mani sa tantissimo di arance, sembra di avere un agrumeto spalmato sulle zampe.
  2. Set di Clinique anti macchie
  3. Rossetto Mac – o, come li chiama Arim, il rossetto-supposta – nella tonalità Russian Red (AMO).
  4. Rossetto Rouge Coco Chanel nella tonalità 111 Legende
  5. Kiko Ultra Glossy Stylo n°808
  6. Kiko Water Eyeshadow n°208

Poooi. Siccome non ero stata abbastanza fortunata, il giorno prima del mio compleanno ho vinto persino un giveaway su facebook indetto dalla pagina ufficiale di Sleek! E’ il secondo giveaway che vinco, tra l’altro sempre tentando tanto per fare. Premio? Un bellissimo rossetto, che vedete nella foto sopra, nella tonalità Candy Cane, arrivato ieri e messo insieme agli altri regalucci!

Sinistra: swatch bagnato Destra: swatch asciutto

Infine, mercoledì scorso mi è pure arrivato un pacchettino di Violet – regalo di comple-Natale – contenente, oltre ad un dolcissimissimo biglietto, una palettina MUA secondo me moolto simile alla Storm della Sleek che bramo da secoli (ergo: grazie Violet, azzeccatissima!), uno smalto lilla MUA e due braccialetti. Grazie, Grazie, Grazie!! *__*

Infine, qualche foto a random della serata del mio compleanno!

 

Io e quella zoccola del gattino del mio moroso, che mi ha dormito placidamente addosso per un paio d’ore buone:

Infine, il mio trucco per la serata!! Si ringrazia Fidya che, nonostante sia lontanissima da me, mi ha insegnato a mettere l’eyeliner all’egiziana grazie a questo video ! Il rossetto che vedete è il Chanel Cambon ricevuto per Natale! (click)

Happy Birthday to me!

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Oggi, alle 6: 10 del mattino,

sono esattamente

24 anni

che infesto il mondo!

Happy Birthday to me!

 

Porca puttana, davvero sono vicina al quarto di secolo?!

Questa sera festeggerò con amici e moroso, come faccio ormai da secoli immemori. Ho chiesto ai suoceri di lasciarci libera la casa per una sera, in modo da poter fare una bella cena. Casa mia è piccina, ed in 10 nella mia cucina non ci saremmo stati. 
Naturalmente, da brava schiavista, ho ficcato il mio moroso ai fornelli: non potrò mica rovinarmi le unghie il giorno del mio compleanno?!

Guarda Mistero responsabilmente

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Sapete che cosa inizia questa sera? Bingo! Mistero!

 
 
Che cos'è Mistero? É un programma trashissimo di informazione pseudo-scientifica (la fonte é Wikipedia, mica banane) in onda su Italia Uno ormai dal lontano 2009. Nato sulla falsariga di Voyager, condotto da un ormai più che discutibile Giacobbo, se ne distanzia notevolmente per l'abnorme presenza di reietti della tv che lo conducono (francamente, qualcuno sapeva dove fosse finito Bossari?) e per gli argomenti ai confini della realtà.
Se, e dico se, il povero Giacobbo tenta di dare un senso ai suoi servizi suffragandoli con manuali scritti da lui o da un qualsiasi cristiano munito di laurea, Mistero non bada alle fonti – in francese: se ne sbatte una beata minchia – e manda in onda qualsiasi stronzata notizia pervenga in redazione, dall'alieno con manie di protagonismo casualmente inquadrato da una telecamera alla signora che si attacca le padelle e i ferri da stiro al corpo come un gigantesco magnete, da quel disgraziato del fumettista della Marvel che evidentemente non ha niente di meglio da fare che vendersi al National Geographic per fare dei servizi pallosissimi puntualmente riciclati da Mistero, all'ormai celeberrimo gnomo armato di ascia.


Naturalmente io faccio parte dello spettatore medio che ogni settimana non scolla gli occhi dalla tv. E dall'ipad. Si, perché Mistero non esisterebbe senza Twitter, o meglio sarebbe stato cancellato alla stagione numero due. Questo programma, visto senza l'ausilio di un dispositivo collegato al social network, suscita un'immensa pietà mista ad incazzatura, dato che ultimamente ha preso la simpatica abitudine di mandare in replica duemila volte lo stesso servizio. Il fascino di Mistero deriva, oltre che dal suo essere la quintessenza della stronzata, dai commenti che gli spettatori lasciano su Twitter. É una gara all'ironia più becera, una gara all'ultimo retwitt. Ma sono anche risate fino al mal di pancia.
Noi del #TeamMistero (questo l'hashtag che dovrete digitare, qualora vogliate entrare in contatto con noi) siamo profondamente odiati dai ragazzini che, ogni mercoledì, vedono i loro beniamini One Direction, Bieber e compagnia andante scalzati da #Mistero, che svetta come una cima innevata in un mare di letame. Puntualmente, infatti, la homepage di Twitter si fa silenziosa ad esclusione di qualche impavido che, in preda allo sconforto, prova a pigolare: “Ma Mistero é una merda!”.

C'è da dire che l'idea di fondo non era malvagia: a chi non piacciono le storielle misteriose di fantasmi, alieni, i luoghi un po' esoterici? Si trattava, nel 2009, di un misto di super Quark e Voyager con qualche intermezzo comico. Tra l'altro all'epoca conduceva Enrico Ruggeri che, con la sua voce calda e vibrante rendeva tutto credibile, oltre a creare attorno al servizio quell'atmosfera un po' osé da porno anni Settanta. Guardavi Mistero e ti dicevi: “Ah, Enrico, con quella voce puoi dire di tutto, anche che il papa ha ballato la lap- dance in giarrettiere fra le colonne del Bernini“.
Poi…é arrivato Raz Degan, misterioso essere noto agli italiani solo per essere il compagno fedifrago ed aspirapolvere di Paola Barale. E li non si é capito più un accidente. Si, perché se prima guardavi Mistero con disinteresse, magari sfogliando nel contempo Novella 2000 o spulciando le foto su Facebook di quella zoccola che non si capisce come mai non é ancora andata a rimpolpare Puttanopoli ad Arcore ma sta ancora in mezzo al cazzo al tuo paese (in tutti i sensi), riuscendo comunque ad afferrare il senso del discorso, con Raz non potevi fare altro che guardare la tivvù. Solo una cosa si intendeva chiaramente “MISTERA!“, seguita da una risata sguaiata tendente al satanico. E qui emerge il mio solitario gene leghista, retaggio montanaro, che mi fa dire: “Raz, tesoro? Sei qui in Italia da vent'anni, possibile che tu non sappia articolare una frase che sia una in italiano?”. Naturalmente no. Una frase tipica in chiusura di servizio era, spesso e volentieri, una cosa del tipo: “Ma li ufi esistana o non esistano? MISTERA! AAHHHAHHAHHAHHAHAH“.


Recentemente, la redazione ha promosso tutti quanti al rango di conduttori, cosicché si é venuto un bestiario medioevale che val la pena enunciare.

1) Daniele Bossari (conosciuto su Twitter come #Danielo aka #Pampers): chi è stata giovine come me negli anni Novanta si ricorderà sicuramente che questo bel faccino conduceva Fuego, un programma musicale pomeridiano. Ricordo una discreta cotta nei suoi confronti, ma avevo 10-11 anni e all'epoca il mio cuoricino batteva per i biondini. Adesso Danielo è cresciuto e fa il conduttore. Il poverino viene spesso mandato in spedizione nelle cripte, da cui riemerge fortemente traumatizzato. Non è raro che il disgraziato discenda negli inferi e, trovandosi faccia a faccia con qualche teschio di shakespeariana memoria, inizi ad urlare “Cazzo! Cazzo! Porca Puttana! Teschi! Ossa! Teschi! Ossa! Cazzo!“, in un loop che occupa circa i tre quarti del servizio. Sono attimi di grande tivvù.


2) Andrea G. Pinketts: secondo Wikipedia grande esponente della letteratura noir, secondo il #TeamMistero molto probabilmente ha deciso di sputtanarsi la carriera finendo come inviato a Mistero. Dotato di un irritantissimo e marcatissimo accento milanese, è un inviato multi-tasking, anche se ultimamente viene spedito in paesini italiani in cui si sono verificati avvistamenti ufo. Grondante di whisky dall'inizio alla fine del servizio e munito dell'immancabile sigaro, egli introdurrà il servizio riciclando in pieno tono bauscia milanes pezzi dei suoi libri. Non sempre è garantita la lucidità.


3) Marco Berry: direttamente dalle Iene, è il David Copperfield della mutua. Di questi tempi si diletta a fare numeri di magia, grazieaddio alla fine della puntata, in cui con la scusa di elargire doni fa il provolone con qualche bella pulzella del pubblico. Non mancano, tuttavia, sporadici servizi pure per lui.
 

4) Jane Alexander: ha più palle dei tre uomini qui sopra messi insieme. La sua specialità è strisciare nei cunicoli delle grotte. L'anno scorso era affiancata da Paola Barale, ma la tensione tra le due era palpabile. Misteriosamente, la Barale è sparita, probabilmente soffocata dalle palline da ping pong di botulino che aveva nelle guance.
 

5) Nicole Pelizzari: chi l'ha detto che in Italia non si assumono più ggiovani? Ragazza pescata dal pubblico a casa da un paio d'anni, ha uno sguardo perennemente terrorizzato 24h su 24. Di tutto il bestiario, insieme a Jane forse è la più credibile.


I 5 Power Rangers sono affiancati da losche figure che compaiono qua e là nella puntata, a seconda dell'utilità.

1) Pablo Ayo è l'addetto agli ufo. Gli spettatori da casa, con evidente voglia di presa per il culo, gli inviano filmati di strani avvistamenti alieni. Nove volte su dieci (ma anche dieci volte su dieci), l'alieno è talmente falso che si vedono i fili che lo fanno muovere a mo' marionetta. Con altrettanta percentuale, si può notare nelle fotografie l'ufo incollato con paint. Per salvare la faccia, il buon Pablo utilizza la fatidica frase: “Questa foto non ha convinto la redazione che l'ha analizzata: trattasi di un fake.

2) Daniele Gullà ha invece a che fare con i fantasmi. Superfluo dire che, il più delle volte, trattasi di macchie indistinte nelle fotografie o di rutti in un microfono. Lui, però, ha diritto anche a servizi personali: ogni tanto lo ficcano ad cazzum in qualche castello, munito di strani macchinari e della Banda Bassotti, pronto a monitorare la possibile presenza sovrannaturale. Come da copione, solitamente l'indagine si conclude con un buco nell'acqua.

3) Adam Kadmon è sicuramente il mio preferito. Un misto tra un cavaliere templare, un master sadomaso e una brutta copia di Di Caprio, è il complottista della situazione. Costretto, a suo dire, a celare la sua vera identità dietro ad una maschera di ferro, espone le sue teorie in una cella da Santa Inquisizione. Noto su Twitter come #AdamKakka, ad ogni puntata terrorizza lo spettatore individuando complotti mondiali persino nella lettiera del gatto.

4) Rachele Restivo è la bella figa della situazione, immancabile in un programma Mediaset. Fino alla penultima stagione aveva il ruolo dell'oracolo: ovvero, avvolta in un manto trasparente e sotto una pioggia di coriandoli dorati, come un cotechino il giorno di Natale, blaterava frasi fatte senza senso, prontamente rubate da Fabio Volo per uno dei suoi libri. Recentemente, l'hanno messa davanti ad un fondale rappresentante il ponte di Brooklyn ad introdurre i servizi rubati al National.


I servizi di Mistero – l'avrete ormai capito – coprono tutto lo scibile cazzaro. Il programma ha dato il suo meglio nella frenesia pre-apocalittica dei Maya: una gara all'ultimo sangue con Giacobbo su chi riusciva a scovare l'ultimissima teoria catastrofista. Grazie a Mistero, ho capito che non solo siamo odiati da alieni e gentaglia del passato, ma pure dalla Madonna che, apparendo in vari luoghi disseminati nel pianeta, annuncia soltanto disgrazie. Amen.I Maya ormai son passati, ergo che rimane? Alieni, Fantasmi, Templari (a volte tutti e tre insieme) e Madonne. E mummie, teschi e cimiteri. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quella signora che, in lacrime, nel 2009 ammise davanti ad uno sghignazzante Ruggeri di essere stata messa incinta dagli alieni più volte e di aver subito pure un aborto. Mostrando, che velodicoaffà, l'immagine di un coniglio morto senza orecchie. Di tutt'altra leggiadria era la ninfomane aliena, che sosteneva di fare sesso con gli alieni e di incontrarli a suo piacimento, salvo poi dire ad uno sconcertato #Danielo che gli alieni non volevano mostrarsi davanti alle telecamere. Timidoni!


Caro Mistero, io te la butto lì: assumimi! Ho una laurea in lettere, mi sto specializzando in storia e mi piacciono le cazzate. Non ti manca una storica nel tuo team? Eventualmente, ho pure un bel paio di tette, quindi posso mettermi a ballare la macarena dietro l'oracolo. Caro Mistero, sappilo: con la mia laurea, o do via il culo o faccio l'inviata da te, visto l'andazzo in Italia. Ricordati le mie parole, altrimenti vado da Giacobbo.Mi accontenterei di mansioni minori: che so, reggi-bottiglia/sigaro a Pinketts, asciugatrice delle lacrime di #Danielo versate durante le sue pericolosissime scorribande nelle cripte. Non so usare photoshop, ma se vuoi catturo qualche frame di The Sims 3 con alieni e fantasmi, così dai lavoro anche a Ayo e a Gullà, che sembra un fantasmino pure lui.
 

Regali di Natale (Post Foto-curioso)

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Buona sera Befanine Belle!
Altro post foto-curioso, questa volta concernente i regali di Natale e i primi acquisti fatti con i saldi. In teoria, avevo intenzione di risparmiare qualcosina – si prospetta un weekend a Lisbona o a Barcellona per San Faustino (patrono di Brescia, 15 febbraio) – ma ovviamente ho già disatteso il mio nobile proposito. Dopotutto, le regole sono fatte per essere infrante…

C’è una cosa che mi piace del Natale: i regali. Farne e riceverne, naturalmente. Risulterò un pochino materialista, me ne rendo conto, ma non sento il Natale come una vera festa: non sono credente né mi piace stare con i parenti in occasioni per così dire “obbligatorie”. Mi vengono proprio i nervi.
A Natale non ci scambiamo regali: a Brescia è tradizione farli a Santa Lucia (qui, se volete, un piccolo post dove racconto come viviamo la festa). Faccio dei doni soltanto al mio moroso e ai miei suoceri a Santo Stefano: quello è il nostro giorno, infatti si organizza sempre una cena o a casa nostra o a casa loro. E’ una tradizione che va avanti ormai da cinque anni, e ormai per me Santo Stefano è diventato il mio Natale.

Quest’anno sono stata particolarmente fortunata: ecco cosa ho ricevuto!

Regali di Natale Suoceri Moroso

Borsa Qui Gatta ci Cova                             

Braccialetto suocera

Rossetto Chanel Cambon

La borsetta e il braccialetto sono regali dei miei suoceri, il rossetto (amo!) del mio moroso.  Il braccialettino è stato fatto a mano da mia suocera, che si diletta in questi lavoretti: le riescono davvero bene! Ha una chiusura a calamita, rinforzata da un gancetto in caso non dovesse tenere. Mi piace da morire questo braccialetto, tra l’altro è perfettamente in tono con una collanina che mi ha confezionato lei: indosserò entrambi al mio compleanno. Oramai ci siamo, ragazzuole: il 12 gennaio faccio i 24! 😛
Il rossetto..Beh, c’è da dire qualcosa? E’ il mio oggetto dei desideri ormai da anni. Fa parte della linea Rouge Coco, ed è nella tonalità Cambon (qui un piccolo swatch). Si tratta di una via di mezzo tra un rosso e un rosa scuro, e basta sfiorare le labbra per colorarle. Insomma: lo adoro follemente.

Nel corso della settimana, tuttavia, sono arrivati altri piccoli doni. Un top coat di Rimmel che mantiene lo smalto lucido ed intatto fino a 10 giorni – regalo di mia suocera, che lo usa da mesi e ne é super contenta – e un Titty di peluche che canta Jingle Bells, regalo della nonna del mio moroso che ha 94 anni. E’ tanto carino, ma fa un casino infernale: infatti ci ho tolto le batterie.
Sto usando il rimmel ormai da una decina di giorni, e su di me devo dire che funziona. Non dura dieci giorni, ma cinque – sei giorni pieni li fa. Come sempre, vi farò una review più dettagliata completa di foto fra un mesetto.

Rimmel Pro Super Wear Top Coat

titty nonna

Infine..il 27 è arrivato un pacco dalla dolce Fidya! All’interno c’erano ben due confezioni del mio santissimo detergente Lovea : a conti fatti, dovrebbero durarmi circa tre mesi, e mi auguro che nel frattempo arrivino pure nei miei OVS. Yuhu! OVS di Brescia? Mi sentite? V-O-G-L-I-O-L-O-V-E-A! 

Regali di Fidya

Tra le sopresine – super, super graditissime! – c’erano un bellissimo paio di orecchini, stickers per unghie, e tantissimi campioncini che non vedo l’ora di provare: una crema corpo di Hino, una crema antirughe di Morcaresse, salviettine levasmalto alla soya di Priti NYC, e infine un balsamo compatto per il corpo di Bakel.
Grazie mille tesoro, anche del dolcissimo bigliettino! *-*
Bigliettino Fidya

Orecchini Fidya

E voi, ragazzuole, cosa avete ricevuto per Natale?
Prometto che a breve tornerò alle mie consuete visite dei blog, il tempo di sostenere il primo esame della sessione (8 gennaio).
Un bacio, tesore!

 

 

La Stella Minni

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La mia prima micia si chiamava Minni, Minni perchè avevo un anno ed era un nome che sapevo pronunciare abbastanza bene.
Era una gattina bianca e nera, adottata da una signora che aveva una fattoria e dava da mangiare a tutti  i mici randagi del circondario. Era un pomeriggio di sole, di fine di primavera, e i miei genitori ed io andammo a trascorrere qualche ora  da quella signora. Trovai Minni appollaiata su uno scalino, che ronfava beatamente, e la agguantai. Corsi dai miei genitori e dissi loro “Voglio. Mia. A casa!“. Papà guardò con perplessità mia madre, perchè lui non amava granché i gatti. Mamma, tuttavia, era cresciuta circondata da mici, e volle provare ad adottarla. Tornammo a casa, io nel mio passeggino, tutta felice, e mamma con in mano quel batuffolo di pelo. Non aveva nemmeno un anno, quella gattina, e già aveva visto la morte in faccia: per tre volte avevano tentato di affogarla gettandola nel fiume, e per tre volte era risalita nuotando come un pesce.
Facemmo subito amicizia, io e lei, due cucciole alla scoperta della vita. Aveva una coda lunga lunga, nera, ed era profondamente intelligente. Provenendo dalla strada, non sapeva usare la lettiera, eppure in qualche modo capì che c’era un luogo a lei predisposto per espletare i suoi bisogni. Grattava il pavimento per farsi capire, e mamma la prendeva in braccio e la depositava nella cassetta. Ad un anno non potevo capire, quindi ogni volta che trovato la gattina in giro per casa la cacciavo nella cassettina. Inutile dire che imparò nel giro di un paio di settimane ad andare in bagno da sola.
Si prestava a tutti i miei giochi, paziente. Quando ebbi un paio d’anni, ed iniziai a giocare con le bambole, mi piaceva metterle una cuffietta in testa e portarla a spasso nella carrozzina, oppure “stirarla” con il mio ferro da stiro giocattolo. Quando era stufa, si piazzava sulla mensola più alta di camera mia e mi osservava, sicura che non sarei riuscita a racciuffarla. La notte, infine, dormiva nel mio lettino, lunga distesa accanto a me, e lì rimaneva finchè papà non si alzava alle cinque per andare a lavorare, e allora usciva silenziosamente dalle coperte, senza mai svegliarmi.
Quando compii tre anni, rimase incinta: ricordo che tornai un pomeriggio di novembre a casa dall’asilo e trovai Minni attorniata da cinque batuffolini. Di loro, ne tenemmo soltanto uno: Tommy, che divenne il mio compagno di vita per 17 anni.
Dentro di lei era restata l’indole vagabonda, quindi di sera amava andare a farsi una passeggiata per il paese. Papà racconta sempre che le raccomandava, prima di uscire : “Guarda che alle nove e mezzo chiudiamo la porta a chiave, arriva in tempo, altrimenti dormi fuori.” Incredibile ma vero, puntuale come un orologio svizzero, rincasava per quell’ora.

E poi..un sera non tornò più. La trovò mio padre il mattino seguente, a 100 metri da casa mia, uccisa da un’auto.
Non ricordo se piansi o meno, avevo quattro anni ed ero troppo piccola per ricordarmelo. Chiedevo, però, insistentemente, dove fosse la mia gattina.
E mamma, forse per indorarmi un po’ la pillola, mi disse: Tizianina, guarda il cielo: la stella più luminosa è la stella Minni. Lei ti guarda dall’alto, ti protegge. Se ti senti triste, cerca la stella che brilla di più nel cielo: lei è lì che ti consola.”

Ancora adesso, quando torno a casa la sera, mi ritrovo col naso all’insù, alla ricerca della mia stella Minni. E trovare una stella che brilla più delle altre, lassù nel cielo, e dire “Ciao, stella Minni”, mi fa sentire stranamente in pace con me stessa.
Io non ho un Dio che mi guida, io ho una gattina bianca e nera che, a distanza di 19 anni dalla sua scomparsa, riesce ancora a consolarmi.

Io e la mia Minni

Io e la mia Minni

 

Pensieri, informazioni e ringraziamenti a random

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Ieri ho fatto la mia prima ora di Acqua Gym. Tempo fa avevo dichiarato di voler muovere il culo in palestra, ma non avrei mai pensato che la cosa si sarebbe avverata. E il sogno diventa realtaaaaaaaaaaaà! Sogno una beata ceppa: l’unica cosa che desidero con tutto il mio cuoricino sanguinante è che la moda allarghi ‘ste cazzo di taglie, che sono stufa di sentirmi un pallone aerostatico nonostante sia larga quanto la Bellucci (sì, brutta culona. Piantala di dire che hai la 44, che forse ce l’hai quando ti ritoccano per bene sulle riviste patinate. E ricordati che se non fosse per le tue tettone non reciteresti. Punto.).
Comunque, uno dei motivi principali che mi hanno spinto a scegliere Acqua Gym è il non dovermi rapportare con le ragazzine, ossessionate dall’essere grasse ma sode come mele, visto che là dentro sono tutte tardone. Rompicoglioni, ma tardone. Quelle belle signorone over 50 che vanno in palestra truccatissime cercando di far colpo sul bagnino, presente?
Acqua Gym ha un pregio per me insostituibile: non ci si accorge di far ginnastica. Si sta lì, si zompetta nell’acqua a suon di musica e l’ora passa che è una meraviglia. L’unico inconveniente? Il costume intero che mi slancia la figura ma mi fa le tutte piccole.

Odio l’organizzazione della mia università. Uno si aspetterebbe che un ateneo prestigioso come la Cattolica sia organizzato, ma è pura utopia. Per facilitare il momento dell’iscrizione hanno introdotto quella bella invenzione lesiva anche per i nervi più saldi che prende il nome di Area Matricole, gestita da un branco di babbuini sotto tranquillanti, come se un bracconiere avesse sparato loro nel culo una freccia col sonnifero. Senza contare, ovviamente, quando in coda ti ritrovi davanti dei disgraziati che non sanno trovarsi il culo con le mani, figuriamoci compilare il modulo dei redditi: i tempi di attesa sono più o meno i medesimi di una traversata a nuoto dell’Atlantico. Quando finalmente giunge il tuo turno, sei già pronta a fare un attacco kamikaze nell’università, e ti limiti nelle imprecazioni – dopotutto sei in un ateneo cattolico – sillabandole nella tua mente, con la segreta speranza che le maledizioni possano in qualche modo colpire il malcapitato. Morale della favola: sono dovuta scendere 5 volte per riuscire ad immatricolarmi, perchè ogni volta mancava un documento. Ovviamente non è che specifichino a chiare lettere che cosa serva nell’iscrizione, sia mai. Dopotutto ci sono i misteri della fede, no?

Oggi sono scesa, pensando per l’ultima volta, visto che la volta precedente ero riuscita ad immatricolarmi e mancavano solamente – a sentire loro – solo le fotocopie del 730 dei miei. Al momento di consegnare la robaccia, mi guardano e mi dicono “Ma tu hai consegnato le foto per il libretto? Perchè qui non risultano“. Ma come!!!!!! vedete forse nella busta dei redditi il cartoncino per le foto? NO. Evidentemente o me lo sono infilato nel deretano o ce l’avete voi. “Ok, signorina. Cercheremo di farle saltare fuori altrimenti ci porti delle foto uguali a quelle che ha consegnato.”. Bastardi. Le uniche copie che avevo le ho date a loro, adesso che faccio? Ritorno indietro nel tempo??? Il bello è che ho frequentato la triennale nello stesso ateneo, figuriamoci se dovevo iscrivermi da zero.

Mi domando perchè nell’area matricole non mettano Sergio o la tizia che sta all’ufficio informazioni: sanno sempre tutto e non ti fanno perdere tempo.

Bando alle ciance. Non so se vi è giunta la notizia, ma da Sephora usciranno settimana prossima due nuove palette Sleek: l’ultra matte Bright e l’ultra matte Darks.

Fino a qualche ora fa ero convintissima a comprarmi soltanto quella coi colori scuri, visto che ho già la snapshots ultra colorata. Ma poi mi sono detta: beh, qualcuno potrebbe farmi un inaspettato regalino, no? Al solito, ogni riferimento è puramente casuale. XD

Altra novità: su Twitter è nato il tag #ibbloggers (italian beauty bloggers). Cos’è, direte voi. In sostanza, se volete cinguettare di frivolezze makeuppose con altre beauty blogger, basta semplicemente aggiungere l’hashtag #ibbloggers al vostro tweet e subito entrerete in contatto con tutte noi. Non sembro una pubblicità del CEPU?

Ultima, ma non di importanza: un ringraziamento specialissimo ad Arim che è riuscita a trovarmi oggi pomeriggio i famigerati ombretti Astra! Finalmente non mi sentirò più una perenne esclusa. Grazie tante, tesoro!

Pitoti Croati

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Buongiorno bimbe!
Come va? Tramortite pure voi dal caldo? Avete pure voi intrecciato una laison passionale con il vostro ventilatore/condizionatore? Mamma mia. E io che durante gli ultimissimi giorni di vacanza non desideravo altro che tornarmene a casa e riprendere la mia solita routine. Col cazzo, il caldo mi sta lentamente ammazzando. Finirò arrosto, me lo sento. Meglio che inizi a portarmi avanti e vada a riempire la vasca da bagno di patate, almeno avrò un po’ di contorno. 

Dunque, come avrete capito la voglia di scrivere è tanta, ma è alquanto ostacolata da Lucifero. Si chiama così, giusto, questa perturbazione? Quest’anno abbiamo toccato il fondo della demenza. Dicono che da domani dovrebbe arrivare Beatrice. Bene. Quindi, per forza di cose, arriva pure il Paradiso, speriamo però solo meteologicamente  parlando perchè sono lì lì per schiattare. Dopo aver fatto un adeguato ripasso dell’inferno dantesco, finalmente arriva la buona Bea e le varie visioni celestiali. Che in questo caso non sono raggi di sole ma nuvoloni carichi di pioggia. 

Vi voglio mostrare i portachiavi che ho comprato in Croazia come regalo ai miei amici. Li ho chiamati tutti pitoti, che in dialetto bresciano significa “pupazzetti” – “bambolotti”.  Pitoti suona meglio, a mio avviso. Premetto che alcuni sono riuscita ad identificarli, ma per altri non ho avuto questo successo. 

1) Freddy Krueger (l’ho regalato al mio moroso), una bambolina vodoo, un pirata.

2) Elmo, uno gnomo, il gatto con gli stivali di Shrek.

3) Kenny, Cartman, Woody di Toy Story.

Infine, questi sono quelli che ho scelto per me. Non mi ero accorta di aver tra le mani Dora l’esploratrice, comunque quando l’ho scoperto ho pensato che fosse adatta a me perchè, nonostante ami viaggiare, a volte sono davvero un po’ troppo tonta. Poi ho comprato The Mask, perchè da piccola adoravo quel film, e spesso mi sento spuuumeggiante, come diceva lui. Infine Marge Simpson, perchè è apprensiva come me.

Inutile dire che io e il mio moroso abbiamo iniziato a fare i cretini con i pupazzetti. Sapevate che Dora ha una torbida storia sessuale con The Mask?

Infine, per l’equivalente di una decina di euro, mi sono portata a casa questo sfizioso porta-macchina fotografica, che si può utilizzare pure come una simpatica borsetta. Dimenticavo di dirvi che tutte queste cosine sono fatte a mano da un ragazzo che ha la sua piccola bottega a Orsera, in Croazia.

 

Preparazione bagagli: parte 1.

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Oggi sono arrivati i libri ordinati su IBS: siamo esattamente a quota 20, da suddividere in più o meno tre settimane di vacanze. Direi che non rimarrò  a secco di letture! La prossima missione – ai confini della realtà – sarà incastrarli tutti in un unico zaino, nello specifico nell’Eastpak nero che usavo alle superiori. Avevo anche un Invicta, che era sicuramente molto più spazioso, ma chissà dove l’ho ficcato. In teoria dovrebbero starci: due anni fa ho preparato l’esame sulla Divina Commedia, in Croazia, e avevo dietro tre volumi della divina commedia in quattro versioni diverse oltre a quella ufficiale consigliata dal prof, più due libroni di commento. Se non è esploso quell’anno, in teoria quest’anno dovrebbe reggere. In teoria. 

Ho deciso che quest’anno farò la brava bambina e cercherò di portarmi in vacanza il meno possibile, se non altro per evitare che a mio suocero venga un infarto. Solitamente, quando viaggio, mi porto dietro mezza casa. Penso sempre: “questo mi potrebbe servire..Però anche questo. E questo. E quest’altro ancora.”, e così finisce che mi ritrovo con mille cose che poi non uso. 

Partiamo dalla borsa, croce e delizia di ogni donna. L’anno scorso ne avevo 5-6, senza contare quelle che poi ho comprato in Croazia (terra dei fake assolutamente strepitosi). Stavolta ho deciso: ne userò solo una, non troppo grande ma perlomeno capiente. Che ci stiano, insomma, oltre al portafoglio, almeno un libro, un quaderno, un astuccio e la mini trousse. I miei amici mi hanno eliminato il problema della scelta, regalandomene una per la laurea. Ovviamente con  l’effigie di Brontolo, mio alter ego.     

Da quando sono stata a Berlino, circa due anni fa, ho preso l’abitudine di trascrivere durante ogni viaggio/gita, a fine giornata, tutto ciò che ho visitato o mi ha colpita particolarmente. La mamma di una mia amica, sempre in occasione della laurea, mi ha regalato un’agendina davvero sfiziosa con una penna carinissima, che userò per questo scopo durante il soggiorno in Baviera. 

Com’è che cantavano in south park? Sono un maialino, questo è il mio musetto, oink oink oink!
Io ho un debole per la cancelleria. Mi piace un sacco: matite, penne, gomme, agende e quaderni, ne ho un sacco a casa. Sono irrimediabilmente attratta dagli articoli da cancelleria, passerei ore ed ore nei cartolai o davanti allo stand a Ricordi. Mi ricordo che, quando andavo a scuola, una settimana prima dell’inizio andavo rigorosamente a fare shopping di matite, penne e tratto-pen della stabilo per farcire adeguatamente il mio astuccio. Mi piace un sacco avere gli appunti colorati e in perfetto ordine, è un piacere che quasi rasenta il maniacale. 
L’agendina che vedete nella foto è della paperblanks, una marca che adoro. Queste agende solleticano la mia vena storica, mi pare di scrivere su manoscritti. Tempo fa ne avevo comprata un’altra, con i gatti, blu, bellissima. Peccato che non facciano dei veri e propri diari: sostituirei volentieri la banalissima moleskine nera con una di queste. 

Domani scenderò in città, e probabilmente comprerò altri articoli da cancelleria. Magari qualche evidenziatore colorato della stabilo, giusto per non essere monotona nella scrittura.

Oggi è una giornata no per quel che concerne l’accettazione di me. Odio la mia pelle, mi fa schifissimo. Sono stanca di questi brufolotti, non capisco più a cosa siano dovuti. Durante la settimana di porcherie non ne mangio, magari sgarro ogni tanto nei weekend, ma non sempre. Non sono allergica a nulla, perchè sto usando prodotti che usavo anche prima di averceli. Che sia stress o fattore ormonale, sono stufa, stufa stufa. La pillola non la posso prendere per problemi miei, quindi mi resta la strada della crema a base cortisonica, che non è che faccia proprio benissimo, ma a me interessa togliere il grosso. Dovrei piantala con il fondotinta per un po’, per far maggiormente respirare la pelle, è vero. Ma non mi va. Non voglio sentirmi dire ogni volta “Ahahahaha, piantala di mangiare porcherie, guarda che faccia che hai!”, da parenti vari che alla fine nulla sanno della mia quotidianità. Mi fanno sentire a disagio, dannazione, soprattutto perchè non ho mai avuto di questi problemi nemmeno da adolescente. Odio la mia faccia, in questo periodo.

Ho deciso che anche per la  vacanza mi comprerò il minimo indispensabile per ripulirmi il muso, e basta. Domani da Lush mi compro il sapone Fresh Farmacy a base di argilla, l’avevo usato una volta e mi aveva aiutata un po’. Poi mi comprerò anche il tonico Acqua di Luna, sempre della Lush. A parte lo struccante, non voglio portarmi in vacanza nient’altro. C’è l’acqua del mare e la salsedine, chi lo sa che non facciano qualcosa. 
Al posto di abolire del tutto il fondotinta, volevo provare i pigmenti concentrati della Lush. Ho letto che non coprono molto, ma almeno uniformano leggermente l’incarnato e non ostruiscono i pori della pelle come i normali fondotinta. Di più non posso fare: i minerali non li so assolutamente stendere, ed è il migliore compromesso che abbia trovato..Anche perchè, rispetto alla solita roba lush, non costano poi molto: 13 euro e qualcosa per una confezione da 50 ml. Più che altro mi serve avere il viso un po’ decente nel periodo che trascorrerò in Germania: vorrei fare delle belle foto, e non stare con l’ansia di venire male nelle foto per via dei brufoli. Sono paranoica, vero? Comunque non è che voglio eliminarli del tutto, sarebbe pura utopia. Mi basta togliere i più grossi sul mento..A settembre prenoterò dal dermatologo.
Intanto domani passo in farmacia e vedo se mi danno una crema cortisonica che mi aiuti ad alleviare un po’ lo schifo che ho sul muso. 

 

 

 

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