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Name and Book Tag Post

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Oggi, per la prima volta, torno a fare un tag. La tesi è ormai alle porte (domani, pensatemi!) e sono talmente agitata da non avere la testa per scrivere una recensione sensata. Una settimana fa Claudia mi ha nominata in un tag che mi rispecchia parecchio e, in onore dell’imminente laurea magistrale, ho deciso di cimentarmici.

Il tag è stato ideato dal blog Come non sentirsi soli, ed ha delle regole estremamente semplici: utilizzare il proprio nome come acronimo, per ogni lettera individuare il titolo di un romanzo letto, e poi taggare almeno altre tre persone. Io, ve lo anticipo già, imbroglierò un pochino, inserendo anche il nome di un autore: per quanto mi sia scervellata, pensando anche ai romanzi letti in tedesco al liceo, non me ne sovviene nemmeno uno iniziante con la lettera Z. Cominciamo!

The Shining (Stephen King)

Il primo libro di Stephen King che abbia mai letto, trovato nella vecchia biblioteca del paese ormai una quindicina d’anni fa. Non è tra i miei libri preferiti di quest’autore – è uno di quei rari casi in cui il film risulta decisamente migliore rispetto al libro da cui è stato tratto – ma lo conservo gelosamente, ricordando la gioia che provai all’epoca nel trovare tra gli scaffali polverosi proprio una copia di quel romanzo di cui avevo tanto sentito parlare. La storia la conoscete tutti, no? Jack Torrance, un disoccupato semi alcolizzato, trova lavoro all’Overloook Hotel come custode durante la stagione invernale, e decide di portare la moglie e il piccolo figlioletto Danny. Qui, Jack resterà vittima delle forze maligne che infestano l’albergo, arrivando persino a tentare di uccidere la consorte e il piccolo.
Non è un libro che fa particolarmente paura, ma ho ricordi di brividi freddi durante la lettura di determinate scene, come quella in cui le siepi cambiano posizione mentre Jack si trova nel giardino, o l’apparizione della donna in putrefazione nella stanza 217 che tenta di strangolare Danny.

I

Il guinnes delle gaffe reali (Geoffrey Regan)

Lo annovero senz’ombra di dubbio tra i miei saggi di storia preferiti. Uscito negli anni ’90, mia zia me lo prestò poco tempo dopo per farmi divertire un po’, e da allora campeggia nella mia libreria. Lo ammetto,  non gliel’ho mai più restituito perché mi piace da impazzire e lo rileggo soventissimo. Come si evince dal titolo, è la raccolta dei misfatti più divertenti capitati ai reali di tutto il mondo nel corso della storia, a partire dalle innumerevoli tipologie di follie, conseguenza dei troppi matrimoni tra consanguinei, per poi passare a matrimoni tragicomici (lo sapete che il marito di Caterina la Grande passò la prima notte di nozze a giocare coi soldatini?), fino ad arrivare alle morti più strane e ai funerali ancora più osceni (come, ad esempio, il funerale di Gugliemo il Conquistatore, il cui corpo esplose nel bel mezzo della cerimonia perché era stato imbalsamato male), senza dimenticare, infine, gli strafalcioni minimi, come le battute pessime del marito di Elisabetta II d’Inghilterra. E’ uno di quei libri, per concludere, che ti fa capire che la storia non è solo date da ricordare, ma può essere puro divertimento.

Z

Zweig

Vi avevo anticipato la piccola elusione delle regole del tag, ed eccola qui. Stefan Sweig è un autore austriaco che ho scoperto grazie alla mia professoressa di tedesco, che in quinta superiore mi assegnò Il mondo di ieri, un’autobiografia in cui l’autore racconta del profondo cambiamento avvenuto nella società austriaca all’indomani della Prima Guerra Mondiale e del crollo dell’impero asburgico. Stefan Zweig, infatti, è figlio della decadenza, di quella generazione benestante nata all’ombra della corte asburgica, cresciuta nella sicurezza che tutto sarebbe rimasto sempre uguale a se stesso grazie alla politica immobilista di Francesco Giuseppe e, infine, profondamente sconvolta dalla guerra, che aveva distrutto come un tornado tutte quelle certezze. Zweig è parte di quella generazione di autori profondamente ancorata al passato, capace con le sue parole di fornire un’analisi cruda e profonda del vecchio e del nuovo, ma incapace di far fronte personalmente a tali mutamenti, scegliendo alla fine la via del suicidio. Zweig è estremamente attuale, e io mi rispecchio profondamente nella sua opera, perché avverto la crisi che sta vivendo il mondo contemporaneo e mi rivedo nei giovani tormentati dipinti nei suoi romanzi.

I

Il ballo ( Irene Némirovsky)

Racconto breve letto più di un anno fa in occasione dell’uscita dei libri della Newton Compton a 0,99 cent. Non avevo idea di chi fosse Irene Némirovsky, lo ammetto, ma poi Elena di Vanity Nerd mi parlò di lei, della sua immensa bravura e di perchè fosse una delle autrici preferite dei suoi genitori. Lessi Il ballo d’un fiato, sul pullman, mentre rientravo da una lezione in università e fu amore a prima vista. Questo racconto verte su uno degli aspetti più controversi della vita privata di quest’autrice: il pessimo rapporto con la madre. Qui la protagonista è la piccola Antoinette, figlia di parvenu ebrei, che decide di sabotare il ballo organizzato dai suoi genitori, che avevano un forte desiderio di debuttare in società e entrare nella cerchia delle persone più in della città. E’ un racconto che, all’apparenza, può sembrare banale nella semplicità della sua trama, ma colpisce la crudezza con la quale la bambina disprezza la madre, accusandola di essere sciocca e frivola e, soprattutto, di non amarla abbastanza. Dietro la figura di questa madre nevrotica, che non esita a rimproverare la figlia per le più piccole inezie, c’è Fanny, la madre di Irene, che disprezzava la figlia che le ricordava la sua non eterna giovinezza e che spesso cacciava di casa per intrattenersi con gli amanti.

A

Anna dai capelli rossi (Lucy Maud Montgomery)

Tra i libri per ragazzi, Anna dai capelli rossi è in assoluto il mio romanzo preferito. Sebbene nell’anime omonimo sia dipinta come una ragazzina assolutamente insopportabile, nel libro rivela una dolcezza infinita. Credo che, con il tempo, cercherò i libri restanti della serie: sono davvero curiosa di leggere come va a finire la storia della piccola Anna. (recensione qui)

N

Notte fantastica (Stefan Zweig)

E’ una raccolta di quattro racconti che hanno come fattor comune l’incontrollabile violenza delle passioni. In La donna e il paesaggio Zweig mette in scena una passionale notte di sesso tra due giovani: non un incontro qualsiasi, ma l’abbandono totale dei sensi di una ragazza che libera la sua sessualità nel sonnambulismo, e di un ragazzo che soccombe al suo primordiale fascino.
In Notte fantastica, il barone von R. vince alle corse dei cavalli un’ingente somma, di cui però ha disgusto: educato alla frugalità, percepisce quel denaro quasi come qualcosa di disonesto. Bighellonando per il Prater, lussuoso quartiere viennese, diventa preda di una prostituta, alla quale finisce per consegnare del denaro. In quel momento, capisce che per dare un po’ di requie al suo animo tormentato non deve far altro che aiutare il prossimo.
Il vicolo al chiaro di luna narra l’incontro, del tutto casuale, tra due uomini: il primo è un semplice viaggiatore, il secondo è un marito abbandonato che ogni notte implora la moglie, diventata prostituta, di tornare con lui.
Il più struggente dei racconti è l’ultimo, Leporella, incentrato sul disperato – e non ricambiato – amore di una serva per il suo padrone. Un sentimento talmente forte che non arretra nemmeno davanti all’omicidio.

A

A letto con i re – Eleanor Herman

Ho sempre trovato affascinante la figura delle cortigiane e, per molti versi, le ho sempre ammirate. Sebbene in modo un po’ confusionario – gli aneddoti sono sparsi un po’ troppo qua e là – questo saggio tratteggia la figura dell’amante reale: passate alla storia come poco di buono, erano semplicemente le destinatarie di un amore vero che non poteva sussistere nel vincolo coniugale. Dal momento che i matrimoni reali erano soltanto il frutto di azioni politiche che nulla avevano a che fare con il sentimento, non di rado i re (e spesso anche le regine, sebbene fosse una cosa malvista) s’innamoravano di altre donne. Donne che, beninteso, avevano ben chiaro il prestigio che poteva derivare da una relazione con il sovrano, e che sapevano sfruttare al meglio i benefici che ne derivavano: molte di loro, infatti, col tempo accumularono ingenti somme di denaro (le più furbe erano infatti consapevoli che la laison con il re non sarebbe durata a lungo), che utilizzavano anche per circondarsi dei migliori artisti e letterati del tempo. Frivole sì, ma un sacco furbe. Ed estremamente intelligenti.

Taggo chiunque voglia cimentarsi con questo tag! 😀

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Regali di compleanno

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Ciao bimbe belle!
Oggi cerco di tener fede all’unico buon proposito bloggettaro che mi sono fatta: cercare di scrivere almeno un post a settimana, il che è più facile a dirsi che a farsi. Non so davvero come facciate ad essere così costanti con i vostri blog: io sono di una lentezza mostruosa, mi ci vuole un’ora buona per scrivere un post e non ci riesco finché non ho tutte le foto fatte ed editate. Aah, le paranoie di una blogger non troppo biuti.

Un post veloce veloce per mostrarvi i regali di compleanno ricevuti e per, naturalmente, ringraziarvi per i messaggini che mi avete scritto! Fa davvero tanto piacere ricevere tutti questi auguri da persone lontane!

foto presa da google

 

Partiamo dal regalo più gradito: quello del moroso!
Quest’anno ha voluto festeggiare i miei 25 anni regalandomi un cellulare, un Samsung Galaxy S3 mini. Sapeva che desideravo ardentemente un cellulare nuovo che potessi utilizzare per tenermi aggiornata con blog e social, che potesse avere una connessione internet decente, che facesse delle belle foto. Così,  ha chiesto a una mia amica – che ha lo stesso cellulare – e si è fatto consigliare.
Ecco qui il mio tesorino! *-*
Naturalmente sono ben accetti consigli su app e compagnia bella, e se volete whatsapparmi basta chiedere! =)

Non potevano mancare i regalini truccosi!
La palette di Sleek arriva dritta dritta da Oxford ed è il regalo della mia amica di cui vi parlavo poche righe più su. Da tempo desideravo questa palette sui toni del marrone – anche se, in teoria, avrei già la Naked – e ora è qui tra le mie zampacce! *-*
Smaltini e il rimuovi cuticole sono un regalino a sorpresa di Annalisa, una compagna di università con la quale ho stretto amicizia ultimamente.  Ho sempre guardato con sospetto i nuovi smalti della Kiko, invece mi sono dovuta ricredere: giusto ieri ho indossato il blu e, nonostante le mie consuete 3 passate, s’è asciugato in un lampo!

Libri, libri e ancora libri!!!
Ovviamente, non sarebbe un compleanno senza ricevere in dono almeno un libro!
Quest’anno è toccato a Zia Mame, di Dennis, e La ragazza delle arance, di Gaarder. Non vedo l’ora di iniziarli, qualcuno di voi li ha già letti? Vi sono piaciuti?

Dunque, chi mi conosce/legge su facebook sa che mi è scoppiata la mania delle tisane, di questi tempi sono praticamente drogata di quella della Pompadour alla ciliegia.  Ho iniziato a bere pure quelle diuretiche, e devo dire che un po’ la pancia si è sgonfiata. Ovvio che la dieta sarebbe tutt’altra cosa, ma non ho intenzione di rinunciare al mio piatto di pasta quasi quotidiano, nonnò.
Coomunque, mi è stato regalato da un amico questo carinissimo set: tisaniera e bustina che si trasforma in shopper, utilissima per l’università, poichè torno a casa sempre carica di libri.

Ultimo regalo che voglio mostrarvi è quello dei miei, una felpina di Guru a motivi floreali. In realtà avevo chiesto loro di non farmi alcun regalo, vista la situazione problematica di papà, ma proprio lui ha insistito tanto perchè detesta far passare il giorno del mio compleanno senza nemmeno un pensierino, e ha voluto a tutti i costi portarmi per negozi per vedere se mi piaceva qualcosa. Alla fine, la felpa l’ha trovata lui! Ha sempre buon gusto il mio papy!

 

Pochi giorni prima del mio compleanno è arrivato un graditissimo pacchettino da parte di Pinnù, contenente una palettina Shaka (la Deep), una matita occhi Be Chic (super morbida e super nera, adoro!) e il miticissimo rossetto 107 di Kate Moss. Ho rischiato di non trovare il rossetto: si era incastrato tra le pieghe della busta che stavo per buttare, fortuna Pinnù mi ha avvertita! Sono la solita scema…
In allegato, un biglietto dolcissimo, di quelli che fanno salire i lucciconi agli occhi. Ti arrabbierai, lo so, dolce Pinnù, ma ti ringrazio ancora, davvero! ❤

Rossetto 107 di Kate Moss

 

Sabato sera, tutta truccata con i regalini di Pinnù! ❤

 

 

PS
Mi sono stati donati anche 30 euro in buoni da spendere da Acqua e Sapone. Consigli per gli acquisti?
In lista ci sono già gli ombretti in crema Vamp! di Pupa e i rossetti di Kate Moss, ma mi piacerebbe sentire le vostre opinioni!

Anna dai capelli rossi

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A volte un libro ti piomba tra le mani quando meno te l’aspetti.

Da tempo vivevo in totale apatia letteraria: niente mi coinvolgeva, nulla mi ispirava. Era enormemente frustrante, per me, entrare in una libreria e non trovare un volume da comprare: tutti quei tomi mi apparivano come dei mattoni recanti scritte totalmente prive di significato.
La mancanza di voglia di leggere o, se volete, l’incapacità di leggere è, per un lettore, una morsa che stringe la bocca dello stomaco, una scarica di nervosismo che scorre nelle vene.
E la rabbia diventa fida compagna ogni qual volta si osserva qualcuno intento nella lettura. Perché lui ci riesce, e tu no. Perché lui ha un mondo in cui rifugiarsi, mentre tu riesci a staccare la mente solo quei 10 minuti che impiega lo smalto ad asciugarsi.

Io sono una lettrice affamata e ingorda, di quelle che hanno costantemente bisogno di una lettura che divorano in poco tempo e a grossi bocconi. Qualcuno ha insinuato che io non mi goda appieno il piacere della lettura. Non sono d’accordo ma, probabilmente, anche se lo fossi, non sarei in grado di rallentare i miei ritmi.
L’ingordigia è un mio vizio, la tranquillità non mi contraddistingue e se un libro – o un piatto o qualsiasi altra cosa – mi piace, la voglio, la esigo e ne devo usufruire immediatamente.
Quando non trovo nulla da leggere, in sostanza, la sensazione di frustrazione che provo è davvero simile a quella che si prova quando si ha fame – ma una fame terribile – e, nonostante le dispense piene, non si trova nulla da mangiare, seppur trovandosi di fronte a pietanze che, magari, il giorno prima, stavano nella top ten dei piatti prediletti.
Sì. Ho passato un paio di mesi senza leggere. Certo, ho sfogliato diverse volte i libri che ho in casa, ma senza lasciarmi trascinare da essi, estraniandomi dal mondo reale come accade quando leggo davvero.

Finché l’antivigilia, girovagando per un centro commerciale, sono finita da Mondadori. Mi piace particolarmente quella libreria, la disposizione dei libri incontra il mio gusto e non fatico nella ricerca di un titolo. Inoltre, ci trovo sempre i miei adorati Mammut della Newton Compton.
Spulciando nella zona classici ho notato per la prima volta delle edizioni BUR di romanzi per ragazzi. E ne sono stata immediatamente attratta.

Le copertine non sono nulla di particolare – bianco panna con delle scritte monocolore e un disegnino stilizzato – ma proprio la loro semplicità mi ha conquistata. E’ stato in quel momento che ho avvertito che qualcosa dentro di me si era sbloccato, e che avrei sicuramente amato qualsiasi titolo interessante avessi pescato da quella serie.
E così mi sono portata a casa Anna dai capelli Rossi di Lucy Maud Montgomery, Heidi di Johanna Spyri e Mary Poppins di P.L. Travers.

Che meraviglia avere un gatto
che fa le fusa per me!

Dolce, tenera e petulante Anna Shirley.
Arriva ad Avonlea su un calesse sgangherato, speranzosa e felice di aver trovato finalmente una famiglia disposta ad adottarla. Non sa che, in realtà, il baffuto signore che è venuto a ritirarla alla stazione attendeva un ragazzo che avrebbe dovuto aiutarlo nei campi. E, a sua volta, Matthew Cuthbert non si rende conto che al termine del tragitto che porta a Green Gables sarà già perdutamente affezionato alla piccola chiacchierona.
Fin dalle prime pagine il personaggio di Anna è ben delineato, un fantasmino tutto ossa e lentiggini ma con un’intelligenza fuori dal comune. E una fantasia senza limiti: già durante il breve viaggio verso la nuova casa inonda di parole il povero e taciturno Matthew, soffermandosi incantata a osservare la natura lussureggiante attorno a lei.

Il primo giorno ad Avonlea, tuttavia, non è radioso come Anna se l’era immaginato: Marilla, sorella di Matthew, la riporta subito con i piedi per terra, avvertendola che non c’è posto per lei in quella casa.  Per la piccola è un sogno che si spezza, ennesimo rifiuto di una famiglia che credeva l’avrebbe amata. E piange, piange tutta la notte. Possiamo sentire i singhiozzi di Anna persino noi lettori, insieme a una Marilla un po’ intristita e un po’ stupita.

Naturalmente, tutto si sistema e Anna diventa parte della famiglia Cuthbert, che le farà conoscere, finalmente, l’amore e il calore di una famiglia e le permetterà di studiare.

Avevo amato questo libro già da bambina. Ricordo di averlo preso in prestito da una cugina che, avendomi trovata davanti alla tv davanti al cartone animato omonimo, mi aveva rivelato che era stato tratto da un romanzo per ragazzi.
All’epoca l’avevo divorato in un pomeriggio, ansiosa più che altro di vedere quanto di quel libro ci fosse nella serie animata. A tratti avevo persino trovato Anna un po’ irritante, in particolare quando combinava un sacco di guai.
Leggendolo ora, invece, mi sono resa conto di quanto Anna somigliasse a me da bambina.
La fantasia ha sempre fatto da padrona nella mia vita fino alla tarda adolescenza, e non era raro che mi estraniassi dal mondo che mi circondava, con lo sguardo imbambolato, totalmente assente e indifferente agli accadimenti attorno a me.  Un atteggiamento che è sempre stato un punto interrogativo per mio padre: lui,  sempre così pratico, si spaventava persino quando mi scopriva a fissare il vuoto, sorda ai suoi richiami. Toccava a mamma rassicurarlo con una risata, dicendogli che avevo preso da lei.

Anna Shirley è il fanciullino pascoliano pel di carota. Osserva tutto, nota ogni minimo particolare e si meraviglia della sua bellezza. Ogni giorno è una nuova scoperta che fa scaturire nel suo cuore i sentimenti più disparati.
Marilla, l’elemento più razionale della famiglia, fatica a comprendere questa sua attitudine, teme gli sbalzi d’umore della ragazzina e lotta per tenerla con i piedi per terra. Non è avvezza ai sentimenti, povera Marilla. Davanti alla bambina si mostra dura e impassibile a lungo, per poi lasciarsi andare in tre momenti cruciali del romanzo: quando Anna abbandona Avonlea per andare all’università, alla morte di Matthew e quando il dottore l’avverte che potrà diventare cieca.
Matthew, per certi versi, è il personaggio più – concedetemi il termine – banale del romanzo. Uomo poco avvezzo al contatto col mondo femminile, ma dal cuore tenero.  Credo sia l’unico che non subisce una vera e propria evoluzione nel corso della storia, perchè si limita a portare alla luce un lato ben nascosto del suo carattere. A differenza di Marilla, che da burbera signora di campagna si trasforma in una madre amorevole, il caro Matthew seguita ad essere il caro Matthew, con i suoi modi di fare un po’ strambi ma sempre premuroso. Memorabile è l’episodio in cui decide di regalare ad Anna un vestitino moderno con le maniche a sbuffo: ha talmente soggezione della commessa che si ritrova a tornare a casa carico di cianfrusaglie perchè non ha osato spiccicare parola.

Già, le maniche a sbuffo. Da bambina credevo fossero una cosa bellissima e desideravo tantissimo indossarne un paio anch’io. Tra l’altro mamma si è sposata con un abito bianco con le maniche a sbuffo a pois, e io l’ho sempre guardato con un misto di invidia e ammirazione perchè mi pareva quello di una principessa. Poi, un bel giorno, ho trovato una camicetta con le maniche a sbuffo: mi stava da cani. Quella volta ho infranto uno dei miei sogni d’infanzia.

L’amicizia ha un ruolo centrale nel romanzo, e Diana incarna l’amica che tutte noi abbiamo sognato da ragazzine.  A venticinque anni mi ritrovo a invidiare Anna Shirley e il suo rapporto con la fanciulla dai capelli neri. Un’amicizia quasi escluvistica, la loro, fatta di linguaggi segreti, storie, libri scambiati, fantasticherie. Un’amicizia che attraversa indenne l’infanzia e si rafforza sempre di più nel corso degli anni.  Un’amicizia pura, e per questo quasi irrealistica.
Niente attenta al loro rapporto, nemmeno quando la madre di Diana proibisce alla figlia di frequentare Anna, non un segreto non svelato, non le nuove amiche che Anna incontra lontano da Avonlea. 
Forse è proprio questo legame ciò che più mi ha colpita, perchè un’amicizia femminile, di quelle alla “amiche del cuore”, nella mia vita non c’è.  Non esiste e ne sento la mancanza, e ogni volta che mi ritrovo da sola, dopo l’ennesima delusione al femminile, mi ritrovo a pensare che sarebbe bello riuscire a trovare qualcuno con cui confidarsi, passare dei pomeriggi a fare shopping e cose simili.

“Anna dai capelli rossi” è solo un banale libro per ragazzi?
No, e lo consiglio vivamente, anche a chi non ama troppo la lettura. E’ un romanzo all’apparenza piuttosto frivolo e semplice, ma che nel profondo aiuta a riflettere su se stessi, a capire quanto di noi abbiamo conservato dell’infanzia e quanto abbiamo perduto. E, magari, se è possibile recuperare un po’ di quella spensieratezza sbarazzina e petulante tipica di quell’età.
Perchè c’è un’Anna Shirley in tutti noi. Basta solo scovarla, adottarla, e aiutarla a crescere.

Mayerling: Anatomia di un omicidio

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Finalmente mi sono decisa: ho intenzione di tenere una piccola rubrica libraria su questo blog. Non so dirvi se i post avranno una pubblicazione regolare oppure no, la mia idea sarebbe di riuscire a scriverne almeno uno al mese.
Ho deciso di lanciare una sfida a me stessa: voglio provare ad essere maggiormente costante nel blogging – scrittura e lettura – perché mi indispettisce parecchio non trovare del tempo da dedicarvici e mi rendo conto che, quando non scrivo, non ho una valvola di sfogo e sono più nervosa. Mettiamola così: mi ritrovo a pensare troppo a mio padre e alla sua pensione, e non faccio che accrescere la mia ansia senza poterla sfogare.
Oggi parliamo di una delle mie passioni di sempre, la storia, che mi accompagna da quando ero molto piccola e fa di me spesso una mosca bianca, poiché incontro davvero pochissime persone amanti dell’argomento. Divoro biografie e monografie come se fossero romanzi, e spesso le persone che non mi conoscono si chiedono se io passi tutto il mio tempo a studiare senza divertirmi praticamente mai. Ormai ho rinunciato a cercare di spiegare loro quanto mi diverta a leggere delle fughe di Sissi da Vienna, lontana dall’ambiente oppressivo della Hofburg.
Già, Sissi. O, per dirla elegantemente, Elisabetta d’Austria, resa immortale dai film di Romy Schneider, quei pipponi smielati che ogni anno la Rai ripropone a Natale.
Ho scoperto questo personaggio storico nel lontano 1998, quando per puro caso, sfogliando i giornali di mia nonna, trovai un articolo sul suo omicidio.
Sono sempre stata attratta dalla cronaca nera, fin da quando ero molto piccola, e la morte di Sissi non passò inosservata. Correva il centenario della sua dipartita – fu uccisa a Ginevra il 10 settembre 1898 dall’anarchico Luigi Lucheni – e persino i settimanali come Gente, Oggi e Chi le avevano dedicato qualche riga. Fu proprio in allegato con Gente che trovai la mia prima biografia su Sissi, che poi scoprii essere scritta da una delle più importanti studiose dell’argomento, Brigitte Hamann.
Non la lessi subito, ovviamente. Per un certo periodo finì negli anfratti della mia cameretta, finché i miei non mi regalarono la Barbie Sissi, col suo vestito dorato e i lunghi capelli marroni, che ancora conservo. Nella confezione c’era un libriccino che raccontava, in forma molto, ma molto edulcorata, la storia del fidanzamento di Sissi e Franz.
In appendice c’era una piccola timeline con le date salienti della vita di Elisabetta, e ricordo che rimasi molto colpita nell’apprendere della morte di due dei suoi figli: Sofia, a due anni, e Rodolfo, l’erede al trono, a 30 anni.
Così, vinta dalla curiosità, mi tuffai in quella biografia abbandonata che mi aprì un mondo, e mi appassionai talmente tanto al personaggio di Elisabetta d’Austria che, nel 2012, mi sono laureata con una tesi su di lei.

Avrei potuto inaugurare questa serie di post librari con quella biografia, ma ho deciso di parlarvi di un libro uscito ad ottobre – e già nelle mie grinfie – riguardante la misteriosa morte di Rodolfo, erede al trono d’Austria: Mayerling: anatomia di un omicidio, di Fabio Amodeo e Mario José Cereghino.


Il libro é edito da MGS Press, casa editrice triestina che é una fonte inesauribile di testi interessanti per noi appassionati di Asburgo e, in particolare, del periodo relativo al regno di Francesco Giuseppe (1848-1916).
Trieste, e in particolare il castello di Miramare, fu un luogo prediletto da Sissi durante le sue fughe da Vienna e il suo ricordo é ancora ben vivido nella cittadina.
Sottolineo che é possibile ordinare libri dal sito della casa editrice, molto celere e precisa nelle spedizioni.


“Mayerling, anatomia di un omicidio” è stato un volume attesissimo perché contiene le ultimissime rivelazioni sulla morte del principe ereditario.
Rodolfo fu trovato morto il 30 gennaio 1889 a Mayerling in un casino di caccia. Accanto a lui, il corpo senza vita dell’ultima amante, Mary Vetsera, neanche ventenne. Su entrambi i corpi, fori di proiettile.
Naturalmente, lì per lì si pensò di occultare il fatto: si trattava di un personaggio di grande importanza politica e ammettere un omicidio/suicidio poteva essere deleterio per la stabilità dell’impero. Inizialmente si pensò dunque di affermare che il principe era morto per un infarto, ma la menzogna durò poco, perché immediatamente iniziarono a trapelare notizie su proiettili, pistole e soprattutto su di un secondo cadavere, femminile. In più – e questo lo aggiungo io – vista l’abitudine dell’epoca di fotografare principi e regnanti sul letto di morte – sarebbe stato difficile spiegare un cranio bendato.
Ecco che quindi intervenne la ragion di stato e, ufficialmente, fu comunicato che il principe, da tempo in depressione e in uno stato di follia, aveva ucciso la sua amante e poi rivolto l’arma verso se stesso.

Ma andò davvero così?
In realtà fin dal primo momento iniziarono a girare versioni differenti sulla morte del principe ereditario, da quella del guardiacaccia geloso che avrebbe ucciso il principe ereditario colpevole di avergli circuito la moglie, da quella della vendetta del fratello di Mary Vetsera a quella, infine, dell’omicidio politico.
Gli autori del libro, con piglio giornalistico e, devo dire, molta obiettività, analizzano testimonianze, prove e documenti d’archivio – alcuni pubblicati per la prima volta nel volume – in modo da cercare di formulare almeno un’ipotesi plausibile circa la morte. La domanda portante del libro é: Se Rodolfo si fosse suicidato, a che pro far sparire tutti i documenti riguardanti sia l’omicidio che l’autopsia? Dopotutto, per garantirgli un funerale cristiano e la sepoltura nella cripta dei Cappuccini (dove da secoli venivano seppelliti i membri della casa reale asburgica) sarebbe bastato un comunicato ufficiale attestante la sua follia, poiché persino la Chiesa, all’epoca, sapeva che era una sorta di bugia di copertura e chiuse un occhio.
Ecco che si fa strada l’ipotesi dell’omicidio politico, i cui mandanti, purtroppo, sono ancora ignoti. Rodolfo d’Asburgo era infatti in completo disaccordo con il padre, Francesco Giuseppe, che propendeva per una politica di tipo immobilistico (era persino contrario alle innovazioni belliche che sarebbero potute essere utili all’esercito), mentre lui era un liberale e progressista, aperto anche a delle riforme di tipo politico. Rodolfo pubblicò, all’estero, anche diversi pamphlet in cui lanciava diverse accuse alla politica genitoriale, scritti che, probabilmente, diedero particolarmente fastidio ai membri del governo. Inoltre la polizia sapeva dei contatti del principe con ambienti piuttosto “loschi” ( tra cui, pare la massoneria), e della sua stretta amicizia con il principe Edoardo di Inghilterra, figlio della regina Vittoria. Francesco Giuseppe stimava la regina, ma guardava con sospetto la Gran Bretagna perché emblema di libertà, quella stessa libertà che lui non era disposto a concedere ai sudditi del suo impero, troppo grande e troppo multietnico e quindi difficile da governare.

Probabilmente gli storici non conosceranno mai le vere circostanze sulla morte dell’erede al trono asburgico. Resta emblematica una frase pronunciata dal padre al momento del ritrovamento del corpo: “Qualsiasi cosa é meglio della verità“.

Quick Post: Bla bla bla (e ancora blaaah)

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Domani mi trasferisco per un mese dal moroso: gioia e giubilo!
I miei suoceri vanno in vacanza e noi dobbiamo badare a Sir Pigolone, il gattone culone ciccione. Ammetto che, se mi soffermo a pensare che l’anno scorso a quest’ora stavo scorrazzando per i monti della Baviera e i castelli di Ludwig, mi viene il magone. Tuttavia, guardo anche il rovescio della medaglia: mi allontanerò per tre settimane dai miei.
A dirla tutta non ho un pessimo rapporto con i miei genitori, anzi. Ma ultimamente – vuoi per il caldo, vuoi per lo stress mio e loro – fatico a sopportarli: l’idea di stare “libera” per tre settimane mi solletica alquanto, anche se mi allontano da loro giusto quei 10 km. Tanto basta: a ventiquattro anni inizio un po’ a stancarmi di dover rendere conto a loro di tutto ciò che faccio.  “Dovere” non è il verbo adatto, comunque. In realtà non mi obbligano ad avvertirli di cosa faccio e dove vado, sono io che ho preso l’abitudine di farlo, e questo fin da bambina. Una mia conoscente mi disse che ero troppo “limitata” dai miei, ma la realtà è che non è un peso per me chiamarli per avvertirli di dove sto andando e quando penso di ritornare: lo vedo come una forma di rispetto nei loro confronti.
Il bello di stare da sola per qualche tempo con il mio moroso è il fatto di non avere orari e di poter fare tutto ciò che vogliamo, ecco. Rilassarsi, insomma. Per me, anche il non dover percepire l’ansia di mia madre per la pensione di papà di cui non sappiamo ancora nulla,  e il non doverla vedere così stanca, perchè ogni volta è un litigio: lei è un tornado e fa cento cose al giorno, per tutti, e non è in grado di prendersi tutto un pomeriggio per sé per cazzeggiare. A me dispiace vederla così a terra, è molto dimagrita dimagrita di questi tempi ed è ancora più sciupata, però al contempo mi sale una rabbia dentro ogni volta che la vedo farsi in quattro per tutti e buona parte dei parenti fregarsene.  Non vedo l’ora di avere un lavoro per poterle regalare almeno un giorno di relax da qualche parte, o magari una weekend a tutti e due.  Speriamo che a settembre, almeno, risolvano ‘sta merda di situazione degli esodati e trovino una soluzione per gente come mio padre. Tra l’altro oggi è il suo 57mo compleanno e mi ritrovo a pensare che mai avrei potuto pensare che si sarebbe trovato in una situazione così traballante, specialmente dopo quarant’anni in fabbrica.

Passando ad argomenti un po’ più soft: oggi ho scelto i libri che mi porterò dal moroso. Non che ce ne fosse bisogno perchè Ale è un gran lettore e casa sua è zeppa di libri, ma per me non è vacanza se non ho qualche volume da leggere.  Anche perchè dovrò pur staccare la testa dallo studio…
Partendo dal basso, i primi tre libri sono stati il premio di mia mamma per la fine della sessione estiva. 
Ve ne avevo già parlato, no? Amo i Mammut della Newton Compton, sebbene siano dei mattonazzi difficilmente trasportabili: amo poter avere accesso ai grandi classici con una spesa minima. Questo Mammut in particolare – I magnifici 7 capolavori della Letteratura Erotica – lo avevo addocchiato sul sito appena uscito: è un genere che mi piace parecchio e da secoli progettavo di farmi una cultura sui classici riguardanti l’argomento.  Insomma, questa mini raccolta è caduta a fagiolo, e vi consiglio di farvi un giretto sul sito della casa editrice per vedere quali altri magnifici 7 ci sono! Avrei voluto acquistare anche quello relativo alla letteratura tedesca, salvo poi realizzare che avevo praticamente tutti i classici in esso contenuti e per di più sia in tedesco che in italiano.  Per la cronaca, il volume in foto contiene: Thérèse Philosophe di Diderot, Fanny Hill, memorie di una donna di piacere di Cleland, La filosofia nel boudoir di De Sade, Suor Monika di Hoffmann, Gamiani di Musset, La mia vita segreta (opera anonima) e infine Le undicimila verghe di Apollinaire.
Salendo, troviamo la biografia di Irene Némirovsky – autrice di cui mi sono innamorata per colpa della cara Vanity Nerd – e la biografia di Stefan Zweig, il mio autore austriaco preferito.
Infine, una selezione dei miei 0,99 cent della Newton Compton: ne ho circa una trentina, ma ho voluto scegliere quelli che in questo momento mi attirano di più lasciando da parte testi un pochino più impegnativi o che, semplicemente, per ora non ho voglia di leggere.

Per quel che riguarda il settore truccheria, ho deciso che verranno con me un bel po’ di prodottini da recensire, così non starò troppo tempo con le mani in mano tra una pausa di studio e l’altra. In primis, verranno con me tuuuuuuuuutte le Palette Sleek: è una vita che voglio parlarvene, ma non voglio fare una review sulle palette complete perchè…mah, quel tipo di review un po’ mi annoia. Vorrei parlarvi dei miei ombretti preferiti, e magari farvi vedere qualche trucchino, anche se niente di pretenzioso perchè sono davvero pasticciona. Il bello di vivere a casa del moroso è che nessuno mi guarderà con la faccia da “Beh, che stai combinando?” quando girerò con le braccia sporche di trucco.

Dulcis in fundo: ho un bel po’ di prodotti da recensire che mi sono stati mandati da diverse case cosmetiche e non, tra cui Lovea! *-* Sì, proprio lei, quella del santissimo detergente!!! E sono stati davvero carini con me, ma ve ne parlerò più in dettaglio prossimamente.

Sì, lo so, doveva essere un post breve. Ma io parlo, parlo e parlo..

Ciao, sono Tizy e ho 24 anni suonati.

Tag: Books

12 commenti

Ho trovato questo tag sul blog di Mammu e l’ho immediatamente adorato: può una lettrice come me resistere al richiamo di un tag libresco?
Dedico questo tag, in particolare, alla dolce Strawberry, che gestisce un meraviglioso blog intitolato “Una fragola al giorno” dove potrete trovare recensioni librarie e cinematografiche semplicemente sublimi. Se amate leggere, è il blog che fa per voi, anche se probabilmente vi indurrà a scialacquare i vostri risparmi in montagne di libri – anche titoli che non avreste mai pensato di apprezzare, ebbene sì, lei ha questa capacità! – correndo nella libreria più vicina. Ma, d’altra parte, siamo abituate a spendere e spandere, no?

1) Come scegli i libri da leggere? ti fai influenzare dalle recensioni?

Mi faccio guidare dalla pancia, come si suol dire. Vado in libreria e osservo finché non sono ispirata: la scelta dipende da diversi fattori, che possono andare dal ricordo di un consiglio all’estetica del libro,  dalla predisposizione per un determinato genere piuttosto che un altro in quel particolare frangente della vita a ricordi di titoli letti nelle più disparate occasioni e supporti.  Rarissimamente leggo recensioni – salvo quelle, come ho detto poco sopra, di Strawberry – perchè il più delle volte mi fanno passare la voglia di leggere un determinato volume. Reputando il libro un’opera d’arte, credo che sia danneggiato dal troppo filosofeggiare di certi critici.

2) Dove compri i libri: in libreria o online?

Il più delle volte in libreria, ma adoro anche IBS! Ultimamente, però, ho scoperto gli ebook e diciamo che mi basta Mozilla.

3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

Compro quando mi va e, avendo un moroso lettore, ho sempre qualche libro di scorta. Odio restare senza nulla da leggere!
Il terrore di restare senza qualcosa di utile è una delle mie caratteristiche: faccio scorta di qualsiasi cosa mi piaccia. Recentemente ho comprato 8 evidenziatori della Stabilo – nei colori che utilizzo solitamente – nel timore di rimanere senza proprio nel bel mezzo dello studio matto e disperatissimo della sessione estiva.  Sono senza speranza.

4) Di solito quando leggi?

Ultimamente – e me ne rammarico  – soltanto prima di dormire e quando mi faccio il bagno (i miei famigerati bagni lunghi mezza giornata). Vorrei dedicare più tempo alla lettura, ma mi conosco: se leggessi di più, probabilmente accantonerei gli esami che sto preparando.

5) Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?

No, affatto. La lunghezza non mi spaventa, al contrario lo fa un numero esiguo di pagine: il divertimento finisce prima, poi che faccio?

6) Genere preferito?

Storico – leggo di tutto, persino rapporti su analisi mediche compiute sulle mummie – e thriller.

7) Hai un autore preferito?

Impazzisco per Kathy Reichs, Matilde Asensi, Irene Némirovsky, Stefan Zweig e Claudio Magris.
Effettivamente UN autore preferito non ce l’ho. XD

8) Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

Da che io ho memoria, fin da piccolissima.  Mamma spesso e volentieri mi leggeva i libriccini, cambiandomi le parole per vedere se stavo attenta, e io la correggevo sempre. Ricordo che all’asilo mi piacevano tanto i giornalini di Cip e Ciop e quelli di Barbie: li ho ancora tutti.

9) Presti libri?

Sì, ma solo a persone fidate che so che non me li perderanno o sciuperanno.

10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?

Preferisco leggere un libro per volta, anche se ho determinati libri adibiti al relax: mentre mangio, ho la mia rosa di titoli che mi rendono il cibo più gustoso. Giuro, non è follia!
Al momento, però, ne sto leggendo tre: “Il mestiere di vivere” di Pavese,  “Sei lezioni sulla storia” di Carr e “Il sistema degli oggetti di Baudrillard: fra un paio di settimane ho un esame di Giornalismo e questi sono tre fa i tanti testi consigliati dal docente.

11) I tuoi amici/famigliari leggono?

Mamma adora leggere, purtroppo ha poco tempo e – purtroppo doppio – ultimamente legge soltanto harmony. Però la posso capire: dice che vuole leggere soltanto cose a lieto fine, visto che non è proprio un bel periodo.
Papà, al contrario, non ama leggere, se non Diabolik di tanto in tanto.
Il moroso è un gran lettore, spesso ci scambiamo i libri frugando nelle rispettive librerie. Quando andiamo in vacanza, abbiamo almeno una quindicina di libri a testa nelle valigie:  siamo carichi tipo i muli, presente?
Ah, e ovviamente stiamo sempre a litigare su quale sia il libro/genere migliore, chevvelodicoaffà.

12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?

Circa 3 giorni, se mi piace pure meno. Mi abbuffo di lettura così come mi abbuffo di cibo:  sono un’ingorda.
Naturalmente, se si tratta di testi universitari da analizzare impiego anche un paio di settimane.  Al momento, sono alle prese con “La Secchia rapita” di Tassoni,  con la “Poesia comica nel medioevo italiano” – un’antologia curata da Marco Berisso – e un paio di canti della Divina Commedia.

Adoro la mia edizione quarantenne della Divina Commedia. Ogni tanto me la sniffo! (Roba da lettori, non vi preoccupate)

13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

Sì!! E poi mi segno il titolo. Io osservo chiunque, figuriamoci se non noto qualcuno che sta leggendo: è un fatto così raro, ormai! In particolare nei giovani..
Sapete chi non sopporto? La gente che mi si avvicina, mentre sto leggendo, e mi dice “Ma stai sempre a studiare? Non ti rilassi?“. Io faccio un sorrisetto di circostanza e rispondo che no, sto solo leggendo. Loro mi guardando con aria interrogativa, e lì capisco che per la maggior parte della gente leggere equivale a studiare, ovvero è una gran rottura di coglioni.

14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?

Non mi fare queste domande!! ç__ç  Cercherei di salvarne il più possibile e poi creerei uno spaccio illegale di libri.

15) Perché ti piace leggere?

Mi piace leggere perchè ogni libro mi apre infiniti mondi. E’ banale, lo so. Ma io, con un libro, posso fare amicizia con Tutankhamon o Elisabetta d’Austria.

16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che  possiedi?

Leggo di tutto, la provenienza non m’importa.

17) Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

Anna Karenina, l’ho piantato dopo duecento pagine perchè mi annoiava a morte.

18) Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?

Sì, mi è capitato: il mio istinto non fallisce quasi mai quando sceglie – esteticamente parlando – un libro.  Non c’è una tipologia particolare di copertina che mi attrae, anche in questo caso dipende dai momenti:  recentemente, ad esempio, ho comprato “La montagna incantata” di Thomas Mann in una bacarella dell’usato e quest’edizione non ha nemmeno la copertina. L’ho scelta fra tutte perchè, semplicemente, è ricca di annotazioni dei possessori precedenti.

19) C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?

Mi piacciono  particolarmente la Newton Compton e la Rizzoli. Non c’è un motivo particolare se non meri fattori estetici. Se devo comprare un libro con un buon apparato paratestuale prediligo le case editrici più famose, come la Mondadori, la Einaudi o la Rizzoli.

20) Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?

Porto sempre con me almeno un libro, ovunque io vada, per timore di momenti di noia. Non mi piace stare con le mani in mano e amo tenere la mente occupata. Ultimamente, però, spesso metto l‘ipad in borsa: pesa di meno, e ho circa un migliaio di titoli con me.

21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?

Un’edizione introvabile di “Elisabetta d’Austria” della Haslip risalente agli anni Sessanta. E’ stata un dono di mia zia paterna – grande lettrice pure lei – ed è stato un prezioso contributo per la mia tesi di laurea.

22) Come scegli un libro da regalare?

In base ai gusti della persona che è destinataria del libro.

23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

Ho una mensola – che chiamo l’altare – con i miei libri preferiti: ci sono tutti i libri di Kathy Reichs e le biografie su Sissi, un paio di mensole sono dedicate ai classici e le restanti due librerie contengono libri suddivisi in genere: quelli a portata di mano sono i miei preferiti. I libri dell’università, invece, stanno sulla mensola sopra al pc a mo’ di monito.

La mensola dei libri prediletti!

24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

Le leggo sempre. Mi infastidiscono, però, le note poste alla fine del libro: le trovo ostacolanti. Perchè non metterle a fondo pagina in modo da agevolarne lo studio?

25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?

Le leggo sempre perchè, oltre ad approfondire meglio l’opera, spesso ci trovo ottimi spunti di lettura.

26) L’ultimo libro letto? Ti è piaciuto?

Inferno” di Dan Brown. Sebbene spesso scriva una marea di cazzate, adoro questo autore perchè mi tiene incollata al libro per 500 pagine di fila. La pecca di Dan Brown? Non è capace a scrivere un buon finale che sia all’altezza della storia.
E’ un gran bel libro, ma io aspetterei una versione più economica: 25 euro per un libro sono davvero troppi!

Le fruittella che cambiano sapore: che bontà!

Tutte taggate!!! *_*

Post Accozzaglia #1: tesi, ebook, On Writing, anniversario.

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Ho già deciso la tesi della specialistica – nonostante mi manchino più o meno due anni per terminare gli studi – e la cosa mi tranquillizza davvero molto.  Sarà una tesi storica riguardante il mio comune natio in epoca moderna. Per il momento l’argomento è appena abbozzato, dovrò ridurlo sicuramente a qualcosa di più specifico onde evitare di perdermi nelle ricerche e rischiare di scrivere qualcosa di impreciso.
La scelta dell’epoca moderna è stato, in parte, un fatto opportunistico:  non voglio abbandonare la mia relatrice della triennale, perchè è una delle professoresse più in gamba che io conosca. Non solo ha una una cultura sconfinata – per essere docente onoraria alla Sorbona di Parigi presumo ce ne voglia – ma è anche un modello di docente a cui molti dovrebbero ispirarsi. Molto materna, è sempre pronta a dare una mano ai suoi studenti, anche per fatti che non riguardano l’università. L’anno scorso, a maggio, venne a mancare mio nonno materno e lei si tenne in contatto con me per tutto il tempo per sapere come io stessi. Non l’ho mai vista una volta trattare male i suoi studenti, nemmeno sotto esame: se hai fatto una cazzata te lo fa capire, ma con molto garbo.  Qualsiasi idea per la tesi viene accolta con un sorriso sulle labbra, non come fanno certi doventi che ti guardano con un espressione da “mio figlio di 5 anni avrebbe idee migliori delle tue, stupida idiota!”, e poi viene ovviamente indirizzata sul giusto binario. Non è raro, inoltre, facendo lei mille convegni in giro per l’Europa, che nei suoi giri trovi qualche museo in cui è esposto qualcosa di interessante e spedisca email ai suoi studenti con le sue scoperte.  Quando feci la tesi su Elisabetta d’Austria e il mito che è scaturito dalla sua figura, ricordo che mi spedì dalla Svizzera la foto della locandina del Musical a lei dedicato e, al suo rientro, mi portò i depliant illustrativi: dalla sua idea di inserire persino il musical, nella tesi, ne uscì un bel capitoletto apprezzato dalla commissione.  Sì, insomma, l’avete capito: adoro quella professoressa!
Non vedo davvero l’ora di iniziare questa tesi, perchè finalmente farò qualcosa da “storica”. La tesi della triennale, alla fine, non è stato un vero e proprio lavoro di ricerca, ma un sunto di diversi libri e analisi di film, poesie e mostre varie. La tesi specialistica sarà invece un lavoro da storica nel vero senso della parola: mi rinchiuderò negli archivi del mio paese, scartabellerò manoscritti, incunaboli e documenti vari. Studierò a fondo la storia del mio paesino natale e magari, perchè no, scoprirò qualcosa di nuovo. Mi addentrerò in territori poco conosciuti e solo dalle mie capacità dipenderà l’esito della tesi.

In questo periodo ho scoperto la bellezza degli ebook, comprendendo con essi la vera potenzialità di un ipad. Prima facevo parte della categoria di quelli che schifavano i libri in formato elettronico: “Vuoi mettere la bellezza di un libro cartaceo, del suo profumo, della sua consistenza!”, ripetevo a iosa. Da una parte è vero: per chi ama leggere la versione cartacea non sostituirà mai quella elettronica, per una serie di fattori che vanno dalla mera sensazione olfattiva alla voglia di ricercare edizioni raffinate. C’è da dire che, purtroppo, i libri costano e i loro prezzi stanno aumentando a dismisura: un tablet permette di avere una biblioteca sconfinata praticamente gratis. Leggendo un blog, un giornale, su facebook si trova un titolo interessante? Basta una ricerca su internet e il gioco è fatto: si ha il testo a disposizione.
E poi, non mi stancherò mai di dirlo, una delle invenzioni più spettacolari del mondo librario è IBooks (presumo ci sia anche un equivalente Android), la biblioteca personale in formato elettronico, insomma, che ti permette di sottolineare libri, aggiungere note e condividere sui social network le frasi più significative. Lo so, probabilmente a voi suona come una truzzata, ma a me dà tanta soddisfazione il poter condividere più agevolmente le mie letture!
Ultima ma non meno importante “utilità” del tablet: il potersi vedere comodamente le foto di autori, personaggi storici, quadri e tutto quando viene descritto in un libro standosene comodamente stravaccati a letto perchè basta un semplice colpo di dito per passare da IBooks a Google Chrome. Ma solo a me sorge il desiderio impellente di vedere il viso dell’autore del libro che sto leggendo?

A proposito di ebook, ho appena terminato “On Writing” di Stephen King: il più bel trattato sulla scrittura che abbia mai letto, anche perchè non pretende di insegnarti a scrivere, partendo dall’idea che una persona il talento per la scrittura ce l’ha nel sangue, non è una cosa che si può imparare. Certo, si può imparare a scrivere senza errori grammaticali e di ortografia, ma la bravura è un’altra storia. Ci ho trovato un bellissimo pezzo, che voglio condividere con voi, che riassume più che egregiamente la mia passione per la lettura

“I libri hanno la singolarità di essere magie portatili. Io di solito […] ne porto uno con me ovunque vada. Non si può mai prevedere quando hai bisogno di una via di fuga: una coda di chilometri al casello, i quindici minuti che devi trascorrere nell’atrio di una tetra palazzina di college prima che il tuo consulente esca a metterti la firma su una ricevuta, sale d’aspetto negli aeroporti, lavanderie automatiche in pomeriggi piovosi e il peggio del peggio, vale a dire lo studio del medico, quando lui è in ritardo e tu devi aspettare mezz’ora per farti bistrattare qualche parte sensibile. In questi momeni io trovo il libro vitale. “

Lunedì scorso io e il mio moroso abbiamo festeggiato 6 anni di fidanzamento, tempo che è assurdamente volato. A dire il vero, a me non sconvolge tanto la lunghezza della relazione, quanto pensare che ho finito le superiori già 5 anni fa.
Tra le cose che sono cambiate, in questi anni, è la frase che mi rivolgono i parenti riguardo alla mia relazione. A 17 anni era “Cosa ci fai già fidanzata, non ti vuoi godere la vita? Non ti stufi?”, adesso è “Quando vi sposate? Dopotutto è tanto che siete insieme”. In entrambi i casi, la risposta è sempre quella, ovvero che con lui sto benissimo così.
A proposito: ecco il mio regalo per l’anniversario. Inaspettato, oserei dire! Mi ha vista che guardavo con la bava alla bocca lo stand Benefit e mi ha detto: “Dai, scegli un kit che te lo regalo io. Non vedi che bella confezione retrò che hanno?”

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Live!

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Grande novità per i lettori accaniti come me!
Come ben saprete, se da una parte è vero che la cultura non ha prezzo, purtroppo il prezzo dei libri è lievitato in questi anni, e pure parecchio. Se già quando andavo alle superiori 15-16 euro per un libro appena uscito mi sembrava un prezzo un po’ troppo esagerato, adesso che le novità editoriali toccano anche i 22 euro mi sembra pura follia.
Non che mi penta di aver acquistato libri a quella cifra – anzi, ho qualche manuale di storia dell’università che mi è costato pure attorno ai 40 euro – perchè per me i soldi per un libro non sono mai “sprecati”, come crede qualcuno. C’è da dire che, purtroppo, a causa delle scarse finanze ho ridotto notevolmente l’acquisto di libri d’ultima uscita, limitandomi a quelli dei miei autori preferiti o alle biografie e monografie inerenti la mia passione di sempre, Elisabetta d’Austria. Giusto settimana scorsa ho ordinato dal sito della casa editrice triestina MGS Press l’autobiografia di Stefania del Belgio, moglie del principe ereditario Rodolfo morto suicida nel 1889. Arrivata mercoledì, fra l’altro, e già divorata. Sono una lettrice piuttosto vorace.
Recentemente ho scoperto il fascino delle librerie dell’usato, un mondo che mi ha aperto la mia amica Francesca. A Brescia ce ne sono tre, una più pittoresca dell’altra, ed è assolutamente fantastico trascorrere i pomeriggi tra i libri ingialliti ed un po’ impolverati. Si possono trovare dei piccoli tesori per pochissimi spicci: la maggior parte dei volumi è venduta al prezzo irrisorio di 1 euro, mentre le celebri collane dei Meridiani della Mondadori dai 20 euro in giù.  Quasi superfluo raccontarvi la soddisfazione che si prova quando, con quelle due lire che ci si ritrova nel portafogli, si riescono a comprare 5-6 libri. Anche un piccolo libriccino può illuminare la giornata! Io, poi, subisco particolarmente il fascino dei vecchi volumi, e gioisco quando trovo tracce dei lettori che mi hanno preceduta, siano cartoline o annotazioni. Nel “Ritratto di Dorian Gray” che ho acquistato qualche mese fa, ho trovato persino una cartolina che recava la data di nascita di mia madre, e destinataria era una famiglia che viveva nel suo paesino natio.

Una casa editrice che ho scoperto solamente negli anni dell’università – e mi rammarico per il ritardo – è la Newton Compton che, a differenza di molte sue compari, è attenta ai bisogni del lettore badando però al suo portafoglio, proponendo ottimi titoli – i classici sono supportati da dei buoni commenti – a prezzi concorrenziali. 
Tra le mie collane preferite v’è, senza dubbio alcuno, la Mammut: per chi fosse poco pratico, appartengono a quella collana quei grossi libroni colorati con le caricature degli autori sulla copertina. Libri assolutamente non tascabili, nel vero senso della parola: per alcuni, ci vuol la forza di Braccio di Ferro per portarseli in giro. Il vantaggio è sostanzialmente quello di poter raccogliere più opere di un medesimo autore ad un prezzo molto basso. A Natale, ad esempio, mi sono fatta regalare dalla mamma il volume sugli storici greci – Erodoto, Tucidide e Senofonte – per la modica cifra di 19, 90 euro. Se si considera che, molto spesso, i tre autori si trovano in volumi separati allo stesso prezzo direi che è un buon affare. Domani prenderò finalmente in mano questo volume: sto in un periodo di stallo in cui non devo studiare e spesso, allo stage, ho del tempo libero da dedicare alla lettura. Fin da bambina sogno di leggere Erodoto, fin da quando, leggendo libri sull’antico Egitto, trovavo spessissimo citato questo fantomatico Erodoto. Una figura che mi accompagna fin da bambina, che finalmente ho l’occasione di conoscere.

La serie completa dei Mammut nella libreria Mondadori di Brescia

La serie completa dei Mammut nella libreria Mondadori di Brescia

E quindi, cosa ha pensato la nostra Newton Compton – e qui giungo dopo un mucchio di bla bla bla all’obiettivo del post?
Ha ben pensato di lanciare una collana assolutamente low cost: Live, i cui 12 (per ora) libri saranno venduti al prezzo concorrenziale di 0,99 cent.

“Con una tiratura di 1 milione e mezzo di copie, i libri Live invaderanno le librerie italiane, in un momento decisamente difficile per il mercato editoriale, per contribuire a riportare i lettori in libreria.”

Chi è un pochino più stagionato o ha ravanato nelle librerie di qualche parente (come faccio periodicamente io dalla mia zia paterna) ricorderà che, qualche anno fa, esisteva la linea “centopaginemillelire”: libri di piccolo formato, 100 pagine appunto, venduti per la modica cifra di 1000 lire. 

Il mio primo 100 pagine 1000 lire!

Il mio primo 100 pagine 1000 lire!

Live intende quindi richiamarsi a questa celebre collana, pubblicando per ora 12 libri in vendita dal 7 marzo in ogni libreria.

Nove Classici

  1. Seneca, L’arte di essere felici
  2. Sigmund Freud, Il sogno e la sua interpretazione
  3. F. Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby
  4. Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche
  5. Jane Austen, Lady Susan
  6. William Shakespeare, Amleto
  7. E. A. Poe, Racconti del terrore
  8. Irène Némirovsky, Il ballo 
  9. Sun Tzu, L’arte della guerra 

Un romanzo contemporaneo di grande successo..

L. J. Smith, Il diario del vampiro – Il risveglio

e infine romanzi inediti di autori bestseller italiani:

  1. Marcello Simoni, I sotterranei della cattedrale
  2. Andrea Frediani, Il tiranno di Roma 

Appuntamento in libreria, ragazzuoli!

 

La donna perfetta. Storia di Barbie

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Ho appena terminato “La donna perfetta. Storia di Barbie”, di Nicoletta Bazzano. E’ domenica 12 agosto e sono in pieno ciclo. Tutti stanno sguazzando nel mare e io li osservo con una certa invidia. Non funziona nemmeno internet, perché quegli idioti che gestiscono questo campeggio hanno deciso, come ogni anno, di cambiare modalità di connessione al server principale inserendo un nuovo sistema di password che va in crash ogni tre per due. I suddetti tizi da quattro giorni smanettano sulla connessione, e da quattro giorni si riesce a rimanere connessi per non più di cinque minuti. Indi per cui, presumo che questo post comparirà sul mio blog quando sarò ormai rientrata. Pff, che nervi. Non mi rimane altro che portarmi avanti con i post, a mano a mano che termino un libro che ha catturato la mia attenzione e a mano a mano che mi viene l’ispirazione per i post sui castelli di Ludwig.

 

La donna perfetta” è un piccolo saggio che mi è stato consigliato dalla mia relatrice mentre stavo scrivendo la tesi e decisi di inserire, nel capitolo riguardante il mito di Sissi, anche la sua versione Barbie. Non so se la ricordate. Ne esistevano due versioni: la prima, diretta ad un pubblico più infantile, aveva i lunghi capelli castani sciolti sulle spalle, trattenuti da una coroncina di stoffa dorata, e un abito di broccato oro e bianco. La seconda, meno celebre, ma che ricordo fosse presente nei giornalini che uscivano mensilmente in edicola, replicava la celebre acconciatura di Elisabetta d’Austria – la folta chioma raccolta in diverse trecce, impreziosita da stelle di diamanti, richiamate anche dalle stelle dorate cucite sull’abito bianco.

 

Il libro analizza l’impatto che la bambola Barbie ebbe sul mercato e sulla società degli anni Cinquanta, quando comparve per la prima volta sul mercato americano, e sui decenni successivi, fino ad arrivare ai giorni nostri. E’ un presente un po’ problematico per Barbie, poiché sta venendo surclassata da altre bambole, come le Bratz e le Winx, che non pretendono di replicare – come lei – il mondo degli adulti, ma sono delle semplici adolescenti. Ciò che sta causando il declino di Barbie è, secondo l’autrice, il suo apparire perfetta, non solo in ogni situazione a causa di un pressoché illimitato guardaroba, ma anche fisicamente e caratterialmente parlando. Se Barbie sa essere perfetta in ogni occasione, le Bratz e le Winx sono semplicemente ragazzine con i loro pregi e i loro difetti. Psicologicamente parlando, trovo sia un dato davvero interessante, un punto di vista che non avevo mai preso in considerazione. La perfezione, evidentemente, a lungo andare stanca, e le bambine preferiscono immedesimarsi con qualcuno di più simile a loro.

 

Resta però un dato di fatto: la geniale idea di Ruth Handler di creare un giocattolo mediante il quale le bambine potessero avere accesso al mondo proibito degli adulti. Barbie, tuttavia, ha un suo precedente, meno famoso di lei: Lilli, una bambola tedesca di simili fattezze, protagonista di una serie di storielle su un quotidiano tedesco. Ciò che differenzia Lilli, è il suo pubblico: non è un giocattolo, è piuttosto un simpatico gadget per signori. Ruth Handler decise invece di destinare la bambola alle bambine, dotandola fin da subito di un sontuoso guardaroba e di milioni di accessori.

Il libro si sofferma sullo scandalo destato da Barbie, fin dalla sua comparsa il 9 marzo 1959: dopo secoli di bambolotti, culle e pannolini, ecco arrivare tra le mani delle bambine una bambola dalle forme procaci, molto più simile ad una pin up o ad un’attrice, piuttosto che alla ragazza della porta accanto.

Tuttavia, Barbie ha immediatamente un enorme successo, grazie al suo ruolo educativo, nel senso stretto del termine. Gli anni Cinquanta sono quelli del galateo, che insegna cosa debba fare ogni signorina che si rispetti. Ecco che allora la Mattel – la sua famosa casa di produzione – fa in modo che Barbie educhi attraverso il gioco le bambine a sapersi comportare perfettamente in società, indicando loro qual’è l’abito più opportuno da indossare o anche solo come servire un thè, servendosi di libriccini presenti in ogni confezione di abiti ed accessori. Non è un caso che Barbie non abbia mai assecondato i movimenti femministi ma anzi vi si sia adeguata solo a cambiamento avvenuto, alla fine degli anni Settanta. E’ a partire da quegli anni che Barbie inizia ad intraprendere lavori prima considerati assolutamente inadatti ad una signora, a vestire in modo più audace e variopinto. Dalla fine degli anni Settanta in poi, la Mattel si premurò di adattare il guardaroba di Barbie alla moda vigente, anche se non più tanto bon-ton e di adattare la sua vita fittizia ai cambiamenti sociali: in quegli anni vennero infatti introdotte le prime Barbie nere.

 

Mi è piaciuto molto questo libro, da buona amante del mondo rosa e plasticato di Barbie. Mi è servito a razionalizzare una figura che per me è un mito.

Non ho mai amato giocare con i bambolotti, da piccola. Già allora giocare alla mamma non mi si addiceva, preferivo di gran lunga la bionda di venti centimetri. Quando ho smesso di giocarci, attorno agli 11 anni, avevo raccolto una ragguardevole collezione: 84 barbie, innumerevoli abiti ed accessori, mobiletti e mezzi di locomozione vari. Una frase mi ha particolarmente colpito, in questo libro: “ I bambini non parlano mai di una Barbie in particolare. Quando ne parlano, fanno sempre riferimento a scatole piene di Barbie.” In effetti è vero. Che io ricordi, non c’era una bambola che prediligevo più di tutte. Certo, c’erano le sorelline di Barbie – Skipper, Stacey e Shelly – che usavo sempre, anche perché delle prime due avevo una sola versione. Ricordo che usavo un po’ tutte le Barbie, a rotazione, a seconda dell’estro di quel giorno. Avevo una Barbie d’epoca, quello sì, ereditata dalla zia, risalente agli anni Settanta che custodisco ancora gelosamente. Ha un vestito di tulle color pesca, e indossa una pelliccia di vero pelo di coniglio. Immagino i casini che farebbero oggigiorno gli animalisti, se la Mattel decidesse di produrre una serie di abiti in vero pelo di animale. In ogni caso, quella Barbie d’epoca recitava la parte della mamma di Barbie e le sue sorelle, che compariva ogni tanto, perché stava sempre in viaggio. Ricordo che non mi piacevano per nulla le case di Barbie preconfezionate, non soddisfacevano la mia vena creativa. Preferivo di gran lunga farmi regalare i mobili – camerette, bagni, cucine – con i quali comporre da me la mia mega villa, che occupava tutti e quattro i ripiani della mia libreria e parte del pavimento. Ricordo che tutte le sere dovevo smontare tutto per rimettere a posto i libri, e a volte non avevo voglia di sistemare il tutto e ammonticchiavo cataste di roba dietro alla libreria, coprendole con i miei tre cassoni colorati: uno di Barbie, uno di vestiti, e uno di accessori.

Tra i mezzi di locomozione c’era pure un camper, che si apriva a libro, tutto rosa, con la cucina che faceva il rumore dell’acqua che bolle. Ogni tanto le mie barbie facevano una vacanza in camper, ma solitamente quel veicolo lo riservavo al mio migliore amichetto delle elementari, che obbligavo a giocare a Barbie: lui ovviamente faceva Ken, e viveva nel camper, io Barbie e vivevo nella megavilla. Già allora ero una primadonna.  

Letture estive

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Sabato prossimo parto per le vacanze, finalmente!
I miei suoceri mi hanno regalato, in occasione della laurea, un viaggio in Baviera. In realtà, non è che mi abbiano regalato proprio un viaggio, nel senso che ci andremo con il camper e quindi non soggiorneremo in alberghi e simili. Però mi pagheranno entrate nei musei, nei castelli, i campeggi dove sosteremo e quant’altro. Non vedo l’ora di intraprendere questo viaggio, perchè la Baviera è un mio sogno nel cassetto fin da quando ho iniziato ad appassionarmi ad Elisabetta d’Austria, alias Sissi. Visiteremo i castelli del re di Baviera Ludwig, cugino di Sissi, un re che dilapidò le casse dello stato per costruire enormi e sfarzosi castelli fiabeschi: sono quattro e da uno, quello di Neuschwanstein, è stato tratto il disegno dei castelli dei primi lungometraggi Disney. Uno dei quattro castelli è addirittura la replica in miniatura della reggia di Versailles, poichè Ludwig aveva una profonda ammirazione per il re Sole, e ne voleva emulare le gesta, nonostante la pazzia che lo colse già nella giovinezza. 
Una tappa che non mancherà nel mio viaggio sarà il castello di Possenhofen, la residenza estiva della famiglia di Sissi, più volte citato nei film con Romy Schneider che ripropongono a Natale. Infine, passeremo per Monaco e per dei paesini pittoreschi di cui, purtroppo, non ricordo il nome. Ho intenzione di scrivere su questo blog quanto posso, magari scroccando la connessione wi-fi gratuita che hanno in ogni dove, in Germania (ah, benedetta nazione, perchè in Italia siamo così arretrati?). Mi porterò un piccolo quadernetto dove annoterò i luoghi che visiterò, le impressioni, le emozioni: voglio proprio condividere con voi le esperienze di questo bellissimo viaggio!
Dalla Baviera, poi, ci sposteremo come ogni anno in Croazia, dove passeremo una quindicina di giorni in un campeggio in riva al mare. Lì, sicuramente, avrò molto più tempo per aggiornare il blog, poichè il mare dopo pochi giorni mi annoia e, a conti fatti, dovrei avere pure le mestruazioni. -.-‘
Può sembrare strano che io vada in vacanza con i miei suoceri, quando potrei anche andare in vacanza con il mio moroso e basta. In realtà, quest’anno dovevamo fare anche un altro viaggio in compagnia di un’altra coppia che, purtroppo, s’è lasciata poco tempo fa, e quindi è saltato tutto. Si dice che non tutti i mali vengano per nuocere: se fossi andata in vacanza con i due ragazzi, avrei intrapreso il viaggio in Baviera ad ottobre-novembre, e sicuramente non mi sarei goduta così tanto le bellezze di quei posti poichè, verso settembre, le statue dei giardini vengono inscatolate per preservarle dalle intemperie, e i giochi d’acqua delle fontane vengono sospesi. Il viaggio romantico con il mio moroso è comunque solo rimandato: a settembre mi aspetta un weekend a Disneyland Paris e uno in Toscana, anche questi doni di laurea.
Dicevo. La vacanza con i miei suoceri. Alcuni trovano imbarazzante passare tanto tempo a stretto contatto con i suoceri, o addirittura un po’ da sfigati. Io non mi sento assolutamente così, perchè per me loro sono come genitori. Mio suocero stravede per me, sono una sorta di figlia mancata, e mi vizia in ogni modo. Mia suocera è quasi una sorella, per me. E’ super creativa, adora costruire collane e braccialetti, si diverte nelle decorazioni col decoupage e simili. L’anno prossimo andrà in pensione – è una dirigente della Nato – e ha intenzione di dedicarsi al 100% ai suoi hobby, e vuole insegnarmi. Dimenticavo di dirvi che pure lei è una patita di makeup, prodotti corpo e shopping: solo che, avendo molto più dinero a disposizione, ogni tanto si toglie qualche sfizio e si compra prodottini makeupposi che mi fanno sberluccicare gli occhi. E che poi mi presta sempre. Quest’anno sia io che lei stiamo riempiendo due mega beauty con cazzatine per il corpo da scambiarci.
Noi tre – io, mia suocera e il mio moroso – siamo dei lettori accaniti, e quindi ogni volta che viaggiamo riduciamo il camper ad una piccola biblioteca. Ogni anno passiamo almeno una ventina di giorni in Croazia, e siccome là non ho mai trovato una libreria (per me è una cosa assolutamente traumatizzante), preferisco partire con una super scorta di libri, nella paura di ritrovarmi con le mani in mano e non aver nulla da leggere. Figuriamoci che persino quando vado in università, in posta o in qualsiasi altro posto mi porto sempre un libro da leggere per i momenti morti. Non so stare senza un libro per le mani, ho bisogno di tenere il cervello sempre allenato, sennò mi sale il mal di testa con la noia. 

Ecco le mie letture estive!

Ho frequentato il liceo linguistico, e tra le lingue studiate c’è stato il tedesco. E’ una lingua che mi è sempre piaciuta profondamente, e ho particolarmente amato la letteratura ottocentesca tedesca: Eichendorff, Goethe, Kafka. Mi sono sempre ripromessa di rileggere in traduzione italiana quei testi, ma fino ad ora ho sempre avuto la mente impegnata in mille esami e non l’ho mai potuto fare. Quest’anno è quello giusto, quindi ho deciso che partirò con Goethe, leggendo “Le affinità elettive” e un tomo della serie del Wilhem Meister, un Bildungsroman (romanzo di formazione), intitolato “La missione teatrale di Wilhem Meister“.  Claudio Magris è invece un germanista che ho scoperto preparando la tesi su Elisabetta d’Austria, leggendo il suo saggio “Il mito asburgico”. Mi sono innamorata del suo stile di scrittura, e ho deciso di prendere in prestito in biblioteca altri due suoi libri. Il primo è “Danubio“, di cui vi lascio la descrizione presente in copertina (ve lo lascio solo di questo, sennò mi viene un post lunghissimo e prolisso. Gli altri, magari, ve li recensirò in altri post):

“Paesaggi, umori, incontri, riflessioni, racconti un viaggiatore che ripercorre con pietas e con humor il vecchio fiume, dalle sorgenti al Mar Nero, ripercorrendo insieme la propria vita e le stagioni della cultura contemporanea, le sue fedi e le sue inquietudini. Un itinerario fra romanzo e saggio che racconta la cultura come esperienza esistenziale e ricostruisce a mosaico, attraverso i luoghi visitati e interrogati, la civiltà dell’Europa Centrale […] rintracciandone il profilo nei segni della grande Storia e nelle effimere tracce della vita quotidiana. 
Viaggio esterno, dunque, e avventura interiore, minuziosa documentazione erudita che diventa materia di finzione e di digressione fantastica per un viandante curioso di luoghi, libri e persone che redige un piccolo Decamerone danubiano con storie e vicende, destini individuali e collettivi rimasti impigliati sulle rive del fiume e del tempo. Il Danubio diviene un labirintico percorso post-moderno, alla ricerca del senso della vita e della storia sull’atlante della vecchia Europa e del nostro presente.”

Non so chi ha scritto questo pezzo, ma è pura poesia. Sempre di Magris, ho preso in prestito “Illazioni su una sciabola“. Per coronare il tutto, una piccola biografia su Leopardi, uno dei miei poeti preferiti insieme a Pascoli e d’Annunzio.

In una libreria dell’usato, invece, ho comprato per soli due euro l’uno “Racconti” di Thomas Mann e “Il ritratto di Dorian Gray”.

Invece, quest’inverno, comprai questi libri che non ebbi il tempo di leggere per via della tesi, ma che ho intenzione di divorare ad agosto. Del primo, “Diario poetico di Elisabetta d’Austria“, ho letto solo qualche poesia che mi serviva per la tesi. Il secondo è un’opera omnia delle favole e fiabe dei Fratelli Grimm, una bella edizione della Mondadori pagata in offerta solo 10 euro.  Il terzo è un libro che contiene i racconti (piuttosto inquietanti) di Kafka: io ho letto in tedesco solo “la Metamorfosi”, e voglio rimediare. Il quarto è “La Cripta dei Cappuccini” di Joseph Roth, uno scrittore novecentesco che rievoca con nostalgia il passato asburgico: la cripta dei cappuccini è infatti il luogo di sepoltura dei reali austriaci. 

 

E infine: questo è il mio ordine fatto su IBS giovedì, che dovrebbe arrivarmi lunedì! *__* Non vedo l’ora! Non piace pure a voi il profumo del libro nuovo? PS: se non riuscite a leggere i titoli cliccate per ingrandire!=) 
Ho comprato principalmente libri di storia: Eva Cantarella è una docente di Storia greca e romana, e mi piacciono parecchio i suoi libri perchè sa sapientemente accostare il mito alla storia, e con parole semplici riesce a spiegare concetti un po’ ostici come le norme e le giurisdizioni greco-romane. I miei due libri trattano dell’amore, spaziando dall’amore adulterino a quello matrimoniale, ovviamente con ricordo al mito e alla poesia.
Ho ordinato due biografie sul re Ludwig, poichè conosco poco su questo personaggio: la maggior parte delle nozioni le ho desunte dalla biografia di Sissi. Un libro sul mito di Barbie, consigliatomi dalla mia relatrice, uno sull’attentato dove rimase vittima Sissi, e infine due libri erotici: Cinquanta Sfumature di Grigio e “Sul mio Corpo”.

 

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