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Planning, Scrapbooking, Wishlist laurea + varie ed eventuali

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Hola hola gente!

Oggi vi parlo di qualche interesse semi-recente, sbocciato mesi or sono ma non ancora messi in pratica per mancanza di tempo. Stavolta, la colpevole è Daniela di Shopping&Reviews: un giorno, cazzeggiando su facebook, l’ho vista commentare un post in un gruppo dedicato al planning e mi sono – purtroppo – incuriosita, scoprendo un mondo popolato da amanti della cancelleria e fissate con la pianificazione come la sottoscritta.

Planning” significa semplicemente pianificare e, credetemi, sebbene sia una disordinata cronica a livello fisico non c’è niente che mi riesca meglio di pianificare eventi, vacanze, gite e chi più ne ha più ne metta. A dirla tutta sono una specie di Sheldon Cooper: a me i cambiamenti non piacciono, amo la routine e mi piace avere tutto quanto sotto controllo. Presente quando lui dà di matto quando le cose non vanno come aveva previsto? Ecco, io uguale. Solo che io faccio una sfuriata quei cinque/dieci minuti, poi mi passa e mi riorganizzo nuovamente.
Le ragazze che fanno “planning” – oddio, sembra un qualche tipo di sport ma passatemi i termini – hanno delle agende bellissime, sia dal punto di vista organizzativo che creativo. C’è chi la suddivide tra impegni dell’università e casalinghi, chi inserisce inserti dedicati ai telefilm, chi ai conti di casa, chi ai turni di lavoro… Tutto rigorosamente a tema e decorato con scotch colorati – in gergo si chiamano washi tape -, carte adesive e stickers e timbri vari. Le più brave si creano addirittura i refill con photoshop e plastificano i divisori con le plastificatrici. E’ la pratica dello scrapbooking, ovvero della decorazione di oggetti (agende, biglietti d’auguri, album ecc) mediante l’ausilio di carte colorate, adesivi, penne colorate e chi più ne ha più ne metta. Anni fa, quando si andava a scuola, si usava riempire i diari di dediche, ritagli di giornale, biglietti del cinema e affini: per mia madre erano i “diari a fisarmonica”, ora tutto ciò ha un nome molto più fashion.
Insomma, più osservo quelle ragazze  più mi dico che voglio assolutamente imitarle. Eccovi qualche esempio di scrapbooking su agenda:

Fonte

Fonte

Fonte

Fonte

Inutile dire che tutto questo solletica parecchio la mia fantasia. Ho sempre amato alla follia i prodotti di cancelleria: per me persino comprare una semplice bic blu era un’immensa gioia. Negli anni della scuola adoravo la fine di agosto proprio perché nei supermercati cominciavano a fare capolino i primi diari, zaini e astucci e, soprattutto, tutti quei meravigliosi bancali pieni di biro, gomme e matite. Per me era davvero una cosa molto seria: passavo ore all’Auchan a scegliere con cura il diario e a scegliere i prodotti con cui rimpolpare l’astuccio, che poi conservavo gelosamente nella trepidante attesa di scrivere qualche appunto a scuola. E con che cura scrivevo tutti gli appunti, persino quelli delle materie più ostiche!
I quaderni ben ordinati sono sempre stati una mia caratteristica, la quale mi ha accompagnato negli anni di studio all’università: i miei fogli sono sempre super richiesti e i miei ragazzini delle ripetizioni fanno a gara a chiedermi i riassunti o gli schemi di qualsivoglia materia. E io, lo ammetto, mi diverto: mi piace troppissimo scrivere.

Per questo motivo a casa sono sommersa dalle biro più disparate, dalle comuni bic a quelle gel colorate e con i glitter, passando per i trattopen della stabilo. E, sia ben chiaro, le uso ancora tutte: un po’ come con gli smalti, ne ho una valangata ma a turno li utilizzo tutti.
Sapere quindi che esiste una manica di pazze amanti della cancelleria come la sottoscritta mi consola parecchio: potrò dare libero sfogo alla mia creatività senza sentirmi sola. Inoltre, poter conciliare la mia ossessione per la pianificazione e il piacere della decorazione mi dona un’incredibile sensazione di relax.

Questa è l’agenda che vorrei comprarmi dopo la laurea: è una Filofax formato personal (grande come i diari di scuola, per dire), con un bellissimo disegno con farfalle rosa su fondo azzurro. Ne esistono, naturalmente, di più sobrie e monocolore, ma questa Filofax mi dà l’idea di libertà e voglio che sia beneaugurante per il mio futuro. L’interno è rosa pallido, con un piccolo elastico porta-penna nascosto dietro la chiusura, e tante piccole taschine sui risvolti della copertina in cui infilare post-it e chincaglierie varie. Mi piacerebbe suddividerla in tre macrosezioni: calendario classico, ripetizioni con entrate e uscite, blog. 
Ed ecco con cosa mi piacerebbe abbellirla.

Cominciamo con l’agendina 100% stickers: viene 9,90 su Amazon e ha più di 1500 adesivi al suo interno. Non è un amore? Credo che con lei soddisferei – almeno per un pochino – la mia sete di adesivi, ve ne sono davvero di tutti  i tipi e per tutte le esigenze.
I kit Project Life, invece, che vedete nelle altre foto (quella più grande raccoglie parte di un kit senza la sua confezione) che contengono anch’essi adesivi, ma soprattutto post-it, cards da bucare e inserire come segna-libri oppure da incollare,  forme in cartoncino particolari e chi più ne ha più ne metta. Qui potete trovare qualche esempio del loro utilizzo (link).

In realtà qualcosina ho già acquistato:

I rotolini che vedete in alto sono i miei primissimi washi tape: i primi tre sono frutto di una spedizione dai cinesini, e sono tamarrissimi e pieni di brillantini, tutto il resto (esclusi gli sticker) provengono da Creattiva, la fiera della creatività che si tiene a Bergamo a marzo e a ottobre. Là compro i miei kit per fare i lavoretti col feltro – ve lo giuro, prima o poi vi farò un post dedicato, se vi interessa – e quest’anno, già che c’ero, mi sono portata avanti con lo scrapbooking. I cubetti sono dei timbrini, mentre quelle specie di graffettatrici sono dei punzoni che creano dei buchi sul foglio di forma varia, in questo caso a forma di gatto e di zampina. Che fantasia, vero?

Domenica, invece, ho piazzato il mio primissimo ordine su Aliexpress: non ne conoscevo l’esistenza, e mi sa che finirò in un tunnel senza fine. Come si può resistere alla cancelleria a 20-30 cent?! Con una decina di euro mi sono portata a casa il mondo!

1: avete presente le scolorine a nastro? Dovrebbe essere lo stesso principio, solo che questi pennarelli lasciano dei timbrini. Ho chiesto di ricevere il rosa, chissà se mi accontenteranno. 
2: set di penne, non sono eleganti? 
3: righello a forma di gatto, davanti nero e dietro rosso.
4: astuccio di totoro, anche se avrei già millemila astucci per casa. Servirà per mettere gli essenziali per la mia agenda!

1: set di post-it di tutte le forme, confesso di averlo preso soprattutto per quelli a forma di gatto. :3
2: Post-it a forma di gatto… ehm, sono monotematica, lo so.
3: mini kit con post-it e bloc notes, potrei rivestire casa con tutti i post-it che ho a casa ma fa nulla. 
4: set di 30 carte adesive da decorazione. 

Questo è tutto, lo so che vi ho annoiato ma illuminatemi: anche voi amate la cancelleria? O siete più seri di me? Possedete un’agenda? Come l’avete organizzata?

Tizy

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Tag DRAMAtico: My Top 5 Special Meaning Products

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Sono mostruosamente indietro con i Dramatag: mentre la blogosfera è al settimo, io mi accingo a fare il secondo. Arriverò mai a farli tutti io pure? Abbiate fiducia: mio padre dice sempre che “con la calma e la vaselina l’elefant el gà enculat la galina” (con la calma e la vasellina l’elefante ha inculato la gallina). Sì, provengo da una famiglia di raffinati accademici della Crusca.

Oggi parliamo di cinque prodotti makeupposi che hanno uno speciale significato per noi,  tema scelto da Nero, seconda classificata al top 5 contest di Drametta.

 

5 prodotti dai significati speciali. 

a tutte capita di avere un rossetto speciale, quello che ci ricorda un avvenimento, che secondo noi porta bene o che ci fa sentire meglio.. l’ombretto che ci fa sentire coccolate perchè ce lo ha regalato la nonna e anche se il colore fa pena schifo pietà e compassione ce lo mettiamo uguale.. il gloss del nostro primo bacio – ormai rancido e immettibile – che continua a far bella mostra di sè in mezzo a tutti gli altri e che ogni mattina salutiamo con lo sguardo.

 

 

Matita nera

 Anche se nella foto vedete la Vibrant n° 100 di Kiko – mia fidata amica da una decina d’anni, ormai – è la matita nera in generale ad occupare un posticino speciale nel mio cuore, perchè mi ricorda la mia mamma.
La mia mamma non è per nulla un’appassionata di make up, non si trucca mai se non in rarissime occasioni, quando riesco ad acciuffarla e a darle una spolverata di ombretto sugli occhi.
C’è però un cosmetico che non abbandona mai, che indossa sempre, persino quando ha un po’ di influenza, ed è la matita nera. Da piccola, per me, era prassi quotidiana andare in bagno con lei mentre si preparava per andare al lavoro, e osservarla col naso schiacciato contro lo specchio tracciarsi una riga di matita nella rima interna nell’occhio.
Per me la matita nera ha simboleggiato l’ingresso nel mondo degli adulti: non vi dico che felicità quando, il primo giorno di scuola delle superiori, mia madre mi permise di indossarla.  Paradossalmente, proprio una persona che non se ne intende per nulla di trucchi ha fatto sì che compissi il primo passo verso quel mondo.
Da allora non mi abbandona più: è in ogni trucco che faccio, e c’è sempre un mozzicone di matita in qualche borsa, pronto ad aiutarmi in caso di necessità. Mi sento “nuda” senza una riga nero sotto l’occhio, trovo che senza qualcosa che li enfatizzi gli occhi spariscano dietro ai miei fondi di bottiglia.

 

Smalti

E come potevano mancare?
Non ho ricordi precisi del momento esatto in cui è scoppiata la mia mania smaltifera, ma so esattamente chi è la colpevole: mia zia paterna.
Spesso la gente si stupisce di quanto io e lei ci assomigliamo, sia fisicamente che caratterialmente. Da piccina ero praticamente il suo ritratto, e crescendo pure il carattere e il modo di comportarmi sono diventati molto simili, nel bene ma anche nel male, visto che siamo entrambe tremendamente lunatiche e nervose.
Da lei ho ereditato diverse passioni, la storia e la lettura, ad esempio, ma anche e soprattutto il make up e gli smalti. Quando ero alle elementari aspettavo con ansia il giorno di Carnevale, perchè era l’unico momento dell’anno in cui potevo esagerare col trucco, ed era lei l’addetta al look.
Di smalti ne comprava a bizzeffe, e tutti di marche costose, ma all’epoca non me ne rendevo conto. Mi piaceva osservare tutte le sue boccette colorate, e spesso non riusciva ad indossare lo smalto che si era appena comprata perchè io glielo portavo via. Pensare che mi sono mangiata le unghie per vent’anni, e mettevo lo smalto ogni morte di papa perchè erano davvero supercorte. Lei invece aveva le unghie lunghe, ben curate, che io ammiravo e invidiavo. Solo adesso mi rendo conto di quanto lei sia stata paziente con me, perchè io non cederei mai nessun mio smalto ad una bambina piccola.
Ogni volta che stendo lo smalto, quindi, penso a lei. Soprattutto visto che mio padre, che detesta cordialmente la puzza di smalto e acetone, mi ripete sovente “Sei proprio come la zia Evi!“, in un tono talmente rassegnato che quasi mi fa pena: in sostanza, saranno cinquant’anni che brontola per le stesse cose. Prima mia zia, e adesso io.
Nella foto potete vedere il mio primissimo smalto di Kiko, numero 169. Credo di averlo acquistato in 3-4 superiore, ergo ormai 8 anni fa. Un vecchione, ancora un po’ liquido ma assolutamente grumoso e colloso, eppure ancora lo conservo gelosamente: quei glitterozzi blu mi mettono tanta allegria.

Naked 1

Questa palette è stata il mio primo prodotto serio, dopo anni di pasticci e pasticciotti vari con Essence e Kiko. La collego al mio moroso, perchè è stato lui a fare a metà con me affinché la potessi avere, dopo che ero stata quasi un’ora da Sephora in adorazione dello stand.
Ad Ale potrei associare tanti miei trucchi, tra cui il famoso Russian Red, ma ho voluto scegliere la Naked perchè sta a testimoniare che lui non ha mai considerato la passione per trucchi e smalti una cosa stupida, frivola, ma anzi, è ben contento che ci sia qualcosa che mi aiuti a farmi stare bene con me stessa.
Lo ringrazio anche per tutte le volte che gli riduco la cabina armadio ad un cesso colorato perchè faccio cadere i trucchi e lui si limita soltanto a sospirare un “Ma che cazzo“.

Matte Lipstick 111 by Kate Moss for Rimmel (LINK)

Il primo rossetto rosso che mi ha fatto sentire per la prima volta una donna adulta. Fino ad un paio di anni fa non mi ero mai sentita davvero così sicura di me stessa da osare mettere piede fuori casa con un colore così acceso sulle labbra.  All’epoca mi sarei sentita osservata, giudicata: era un periodo in cui non andavo ancora troppo d’accordo con il mio aspetto fisico e preferivo passare inosservata.
E’ stato un lungo e tortuoso percorso, fatti di alti e bassi, di lacrime amare. Se non avessi avuto Ale al mio fianco in questi 7 anni a quest’ora sarei ridotta come la vecchia gattara pazza dei Simpson. Per stare in tema del pezzo, comunque, è stato lui a scegliere questo colore: io mi sarei portata a casa volentieri un nude, un rosa al massimo. “Ma basta con ‘sti color cacca, su! Prendi questo, te lo regalo io!” e sbam: mi piazza in mano questo rossetto.
Non ero troppo convinta, sia chiaro, ma una volta arrivata a casa è scoccata la magia: mi sono guardata allo specchio e per la prima volta mi sono vista carina.  Paradossale l’effetto che può fare un rossetto, sta di fatto che il rosso è spesso una costante nei miei make up. E mi sento immensamente sexy ogni volta che lo indosso.

Ultra Glossy 810 by Kiko (LINK)

Questo rossetto è legato al giorno più importante della mia vita: la mia laurea.
Per quel giorno volevo un rossetto che fosse rosso ma non troppo, perchè non me la sarei sentita di affrontare la commissione con un colore pieno. Così ho scelto lui, un rosso abbastanza chiaro, tendente un po’ al corallo a mio avviso, con un sacco di glitterini dentro: ogni volta che lo indosso mi conferisce un alone rossastro alle labbra e una luminosità al viso sorprendente. Insomma, è stato un buon compromesso per la mia laurea che mi ha fatta sentire bella e sicura di me, senza temere di essere giudicata per il mio make up.

Guest photo!

A proposito di Top Meaning, questi sono gli unici due prodotti (oltre alla matita nera) che mia madre ha usato per il trucco del suo matrimonio, il 19 luglio 1986. L’ombretto credo sia di Deborah, o almeno la confezione è similissima, il rossetto…misteri della fede!

Le Torte di Giada

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Bellezze mie,
Il weekend è ormai alle porte e io voglio augurarvi un bel fine settimana con un post…dolce.

Niente trucchi, per oggi. Ho intenzione di diradare un po’ le recensioni, in favore di altri post meno frivoli, passatemi il termine.
I libri mi osservano minacciosi dalla libreria e paiono dirmi: “Cara Tizy, se ci ami così tanto, perchè non parli mai di noi?”. Hanno ragione pure loro anche se, devo dire, ho sempre timore di risultare banale.
E sì: voglio parlare anche di fatti miei. La scrittura mi aiuterà ad incanalare le emozioni, in particolare lo stress da esami. Quante siamo in piena sessione settembrina/tesi? Suuuuu le mani!
Se penso che quello che verrà sarà il mio ultimo anno di università, e che poi entrerò ufficialmente nel fantastico mondo dei disoccupati…HALP.

Dicevo, parliamo di cose dolci e zuccherose.
La protagonista del mio post è Giada, una cake designer che è un’istituzione a Brescia.

Giada Farina, si diploma Maestra D’Arte nel 2000, e da sempre nutre una passione smodata per l’arte ,l’antiquariato, e la cucina. Dopo aver completato gli studi, lavora nel campo della progettazione, che le risulterà utile nella realizzazione delle torte a piani e monumentali, ma affascinata dal mondo della pasticceria e della decorazione in pasta di zucchero frequenta i professionisti della Sugar Art American Style, dove apprende i trucchi del mestiere e affina le sue già brillanti capacità. Giada Farina oggi è una professionista del settore e si dedica con passione al cake design progettando e decorando, nel suo laboratorio a vista, nel centro di Brescia. Giada Farina dal 2012 collabora con De Agostini e Mondadori per la rivista a fascicoli settimanali Crea e Decora i tuoi dolci e con Disney Italia.

Ho scoperto “Le torte di Giada” per caso, passeggiando per corso Mameli una sera di quanto..un paio di anni fa?
Non ho notato subito il negozio, a dire il vero: in quella via non c’è mai stato alcun negozio interessante, è una strada che collega le due piazze principali del centro. Punto. Ci si passa a corse quando si è in folle ritardo per le lezioni universitarie, ecco tutto.
E’ stato un lampo. Il mio subconscio si è accorto di una nuova presenza,  i miei occhi no. Sapete come vanno le cose, no? Passo – passo – passo – flash – ohmioddiocosahovisto – ritorno.  Ed eccolo lì, un negozietto dall’insegna lilla, con a lato il laboratorio a vista e, poco più in là, un locale da esposizone. Ancora ricordo cosa stava in vetrina: una torta a più piani ispirata al lungometraggio Disney “Fantasia”.
DOVEVO ENTRARCI. Peccato solo che fosse, in quel momento, chiuso.

Giada al lavoro nel laboratorio a vista!

Sera successiva, ore 21. Figuriamoci se io non sono in appostamento davanti al negozio: quando ci sono squisitezze la Tizy è sempre in prima linea!
Immediatamente mi sono sentita come a casa mia: il bello di questa pasticceria è la calorosa accoglienza che riservano ad ogni cliente, dal più piccolo al più anziano, e ci sono anche tante coccole per gli amici a quattro zampe!
Io ho fatto subito amicizia con la mamma di Giada, una signora super simpatica e alla mano: una chiaccherona come la sottoscritta che si sofferma sempre a scambiare qualche parola con tutti. Avevo progettato, come regalo di laurea, un viaggio a Disneyland Paris: era stata talmente gentile da fornirmi i dati per un alberghetto poco distante dal parco.

E poi loro. I muffin. Dei signori muffin! Non solo belli fuori, ma pure buoni dentro. Spesso si pensa che questi prodotti così elaborati nascondano un’anima insipida. Qui, da Giada, no. Lei coniuga la bellezza delle decorazioni a dei sapori ricchissimi e genuini.  Un morso, ed è subito dipendenza. Sul serio!

I miei ricordi più “dolci” dell’università sono legati proprio ai muffin di Giada.  Era un rituale, quando frequentavo la triennale e scendevo al mattino a studiare in biblioteca,  fermarmi da lei e comprare un paio di cupcake per me e la mia amica: una sorta di incentivo a studiare di più. Assaporare quelle squisitezze in giardino, magari in primavera, sotto i raggi di un tiepido sole ci faceva in qualche modo sentire in pace col mondo. E, per un quarto d’ora, pure invincibili. Poi beh, le materie son quelle che sono: nemmeno Giada può far miracoli e farci piacere determinate cose! 😉

Ovviamente non potevano mancare nel giorno più importante della mia vita, la laurea. Ho lasciato carta bianca a Giada perchè mi fido moltissimo della sua creatività – e più avanti vi mosterò perché – e lei mi ha creato una serie di Muffin che, accostati, formavano la scritta “Letteratura”, più uno speciale tutto per me con un grande fiocco giallo sopra.

I muffin – inteso come la “base” del cupcake – hanno due gusti: pan di spagna con gocce di cioccolato e cioccolato. Ciò che li rende speciali, naturalmente, è la cremina che c’è sopra. Ci sono davvero tuuuuuuuutti i gusti: dai classici fragola, cioccolato, limone fino a quelli più elaborati.  La mia preferita è la copertura al ciocco-menta: ho un debole per questo gusto, mangio tantissimo anche il gelato all’After Eight.
Le decorazioni sono molto varie, spesso a tema. Giada è una ragazza estremamente fantasiosa e le serie di muffin variano da un giorno con l’altro: se non si deperissero, varrebbe la pena collezionarli!

(Dalla pagina FB di Giada)

(Dalla pagina FB di Giada)

(Dalla pagina FB di Giada)

Solo muffin da Le torte di Giada? Naturalmente no!
A parte torte spettacolari, da lei trovate Macarons di tutti i gusti e i celebri Cake Pops, palline di “torta” (passatemi il termine: presente il ripieno della Kinder Delice? Ecco, uguale, solo più buono!) ricoperti di cioccolato. Anche loro, naturalmente, spesso a tema!

(Foto dalla pagina Facebook di Giada)

Fragolosità!

(Dalla pagina Facebook di Giada)

(dalla pagina Facebook di Giada)

Amiche mie, vi ho convinto a venire a fare un girettino in quel di Brescia e a mangiare queste squisitezze? Che ne dite, il prossimo raduno blogger lo facciamo qui? Con una bella merenda da Giada?

Contatti
Sito ufficiale de “Le torte di Giada” (LINK)
Pagina Facebook de “Le torte di Giada” (LINK)
Twitter de “Le torte di Giada” (LINK)
Instagram de “Le torte di Giada” (LINK)

PS:
Per chi di voi fosse interessato, Giada organizza anche dei corsi di Cake Design per grandi e piccini! ^-^

Foto a Random!!!!!!

(Foto dalla pagina Facebook di Giada)

Una delle tante iniziative di Giada: la macchina viene parcheggiata in diversi punti della città. Chi trova e fotografa l’auto vince una cover per lo smartphone!

(Foto dalla pagina Facebook di Giada)

Io che rovino tutto il post col mio faccione

Post Accozzaglia #1: tesi, ebook, On Writing, anniversario.

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Ho già deciso la tesi della specialistica – nonostante mi manchino più o meno due anni per terminare gli studi – e la cosa mi tranquillizza davvero molto.  Sarà una tesi storica riguardante il mio comune natio in epoca moderna. Per il momento l’argomento è appena abbozzato, dovrò ridurlo sicuramente a qualcosa di più specifico onde evitare di perdermi nelle ricerche e rischiare di scrivere qualcosa di impreciso.
La scelta dell’epoca moderna è stato, in parte, un fatto opportunistico:  non voglio abbandonare la mia relatrice della triennale, perchè è una delle professoresse più in gamba che io conosca. Non solo ha una una cultura sconfinata – per essere docente onoraria alla Sorbona di Parigi presumo ce ne voglia – ma è anche un modello di docente a cui molti dovrebbero ispirarsi. Molto materna, è sempre pronta a dare una mano ai suoi studenti, anche per fatti che non riguardano l’università. L’anno scorso, a maggio, venne a mancare mio nonno materno e lei si tenne in contatto con me per tutto il tempo per sapere come io stessi. Non l’ho mai vista una volta trattare male i suoi studenti, nemmeno sotto esame: se hai fatto una cazzata te lo fa capire, ma con molto garbo.  Qualsiasi idea per la tesi viene accolta con un sorriso sulle labbra, non come fanno certi doventi che ti guardano con un espressione da “mio figlio di 5 anni avrebbe idee migliori delle tue, stupida idiota!”, e poi viene ovviamente indirizzata sul giusto binario. Non è raro, inoltre, facendo lei mille convegni in giro per l’Europa, che nei suoi giri trovi qualche museo in cui è esposto qualcosa di interessante e spedisca email ai suoi studenti con le sue scoperte.  Quando feci la tesi su Elisabetta d’Austria e il mito che è scaturito dalla sua figura, ricordo che mi spedì dalla Svizzera la foto della locandina del Musical a lei dedicato e, al suo rientro, mi portò i depliant illustrativi: dalla sua idea di inserire persino il musical, nella tesi, ne uscì un bel capitoletto apprezzato dalla commissione.  Sì, insomma, l’avete capito: adoro quella professoressa!
Non vedo davvero l’ora di iniziare questa tesi, perchè finalmente farò qualcosa da “storica”. La tesi della triennale, alla fine, non è stato un vero e proprio lavoro di ricerca, ma un sunto di diversi libri e analisi di film, poesie e mostre varie. La tesi specialistica sarà invece un lavoro da storica nel vero senso della parola: mi rinchiuderò negli archivi del mio paese, scartabellerò manoscritti, incunaboli e documenti vari. Studierò a fondo la storia del mio paesino natale e magari, perchè no, scoprirò qualcosa di nuovo. Mi addentrerò in territori poco conosciuti e solo dalle mie capacità dipenderà l’esito della tesi.

In questo periodo ho scoperto la bellezza degli ebook, comprendendo con essi la vera potenzialità di un ipad. Prima facevo parte della categoria di quelli che schifavano i libri in formato elettronico: “Vuoi mettere la bellezza di un libro cartaceo, del suo profumo, della sua consistenza!”, ripetevo a iosa. Da una parte è vero: per chi ama leggere la versione cartacea non sostituirà mai quella elettronica, per una serie di fattori che vanno dalla mera sensazione olfattiva alla voglia di ricercare edizioni raffinate. C’è da dire che, purtroppo, i libri costano e i loro prezzi stanno aumentando a dismisura: un tablet permette di avere una biblioteca sconfinata praticamente gratis. Leggendo un blog, un giornale, su facebook si trova un titolo interessante? Basta una ricerca su internet e il gioco è fatto: si ha il testo a disposizione.
E poi, non mi stancherò mai di dirlo, una delle invenzioni più spettacolari del mondo librario è IBooks (presumo ci sia anche un equivalente Android), la biblioteca personale in formato elettronico, insomma, che ti permette di sottolineare libri, aggiungere note e condividere sui social network le frasi più significative. Lo so, probabilmente a voi suona come una truzzata, ma a me dà tanta soddisfazione il poter condividere più agevolmente le mie letture!
Ultima ma non meno importante “utilità” del tablet: il potersi vedere comodamente le foto di autori, personaggi storici, quadri e tutto quando viene descritto in un libro standosene comodamente stravaccati a letto perchè basta un semplice colpo di dito per passare da IBooks a Google Chrome. Ma solo a me sorge il desiderio impellente di vedere il viso dell’autore del libro che sto leggendo?

A proposito di ebook, ho appena terminato “On Writing” di Stephen King: il più bel trattato sulla scrittura che abbia mai letto, anche perchè non pretende di insegnarti a scrivere, partendo dall’idea che una persona il talento per la scrittura ce l’ha nel sangue, non è una cosa che si può imparare. Certo, si può imparare a scrivere senza errori grammaticali e di ortografia, ma la bravura è un’altra storia. Ci ho trovato un bellissimo pezzo, che voglio condividere con voi, che riassume più che egregiamente la mia passione per la lettura

“I libri hanno la singolarità di essere magie portatili. Io di solito […] ne porto uno con me ovunque vada. Non si può mai prevedere quando hai bisogno di una via di fuga: una coda di chilometri al casello, i quindici minuti che devi trascorrere nell’atrio di una tetra palazzina di college prima che il tuo consulente esca a metterti la firma su una ricevuta, sale d’aspetto negli aeroporti, lavanderie automatiche in pomeriggi piovosi e il peggio del peggio, vale a dire lo studio del medico, quando lui è in ritardo e tu devi aspettare mezz’ora per farti bistrattare qualche parte sensibile. In questi momeni io trovo il libro vitale. “

Lunedì scorso io e il mio moroso abbiamo festeggiato 6 anni di fidanzamento, tempo che è assurdamente volato. A dire il vero, a me non sconvolge tanto la lunghezza della relazione, quanto pensare che ho finito le superiori già 5 anni fa.
Tra le cose che sono cambiate, in questi anni, è la frase che mi rivolgono i parenti riguardo alla mia relazione. A 17 anni era “Cosa ci fai già fidanzata, non ti vuoi godere la vita? Non ti stufi?”, adesso è “Quando vi sposate? Dopotutto è tanto che siete insieme”. In entrambi i casi, la risposta è sempre quella, ovvero che con lui sto benissimo così.
A proposito: ecco il mio regalo per l’anniversario. Inaspettato, oserei dire! Mi ha vista che guardavo con la bava alla bocca lo stand Benefit e mi ha detto: “Dai, scegli un kit che te lo regalo io. Non vedi che bella confezione retrò che hanno?”

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Regalo di Laurea

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Oggi, in casa Tizy, è comparso questo adorabile aggeggio, regalo di laurea dei miei genitori. Lo so, avevo detto che mi avrebbero regalato un viaggio a Parigi o Vienna, ma francamente quando mi hanno proposto questa alternativa mi sono detta: “Hey, un viaggio lo posso sempre fare. L’ipad non me lo propongono mica tutti i giorni!”

E così eccolo qui, nel suo mezzo kilo o poco più di bellezza. Ovviamente, ho già scaricato le tre applicazioni fondamentali del mio universo – Facebook, Twitter e WordPress – più altre stronzatine che contribuiranno a minare alla buona riuscita della mia carriera universitaria. Sì, perchè va bene scaricare le app inerenti agli appunti universitari e quel programmino che in teoria dovrebbe aiutarti a migliorare la capacità mnemonica durante la lettura, ma diciamoci la verità: chi non si metterà a smanettare con qualche giochino insulso durante un’interminabile ora di Filologia? 
Comunque, per sentirmi meno in colpa, ho installato pure la app della mia università, nella speranza che avere sotto il naso l’icona ventiquattr’ore su ventiquattro mi sproni ad aprire almeno qualche libro. 

Questo è il mio primo aggeggio apple, a dir la verità, e credo che la apple in casa mia entrerà solo in versione tablet. L’i-phone proprio non mi piace, per di più trovo che la Sony Ericsson abbia lanciato sul mercato un cellulare ben più potente, e che anche in fatto di qualità fotografica lo superi di gran lunga. E poi..beh, la apple ha un costo esorbitante anche negli accessori, e si fa una fatica del diavolo a trovare roba compatibile. Oggi ho fatto la mia prima spesa di accessori per l’ipad: ho trovato a 39,90 una custodia in eco-pelle nera, di quelle che si possono trasformare in specie di leggii, con in allegato anche la pennina. 

Oggi, comunque, prima di riuscire a trovare l’ipad 3 da 32 gb, ho dovuto visitare qualcosa come 4 mediaworld, un apple store, due Auchan e alla fine l’ho trovato da Euronics. In tutti gli altri negozi era completamente esaurito: ma non c’è la crisi?!
Una cosa che mi ha sconvolto parecchio è stata la quantità di bambini in possesso dell’ipad, metà dei quali protestavano perchè avevano solo l’ipad 1 e ormai era obsoleto. Ma che se ne fanno quei nanerottoli di un tablet? Ci imparano le tabelline? Com’è che noi alla loro età gioivamo per un pacchettino da 10 euro di vestitini della Barbie e adesso si lamentano perchè i loro 400 euro di chip non sono più aggiornati?  La mia playstation 1, per dire, l’ho usata dai 9 anni fino ai 18, più o meno, ovvero fino a quando non si è fusa la fotocellula…

Tornando a noi..Bimbe Appleiane, ora chiedo a voi delucidazioni da neofita:
1. Dove trovo ebook gratuiti? E soprattutto, come faccio a passarli da un pc Windows all’ipad?
2. Che applicazioni (gratuite o a prezzo modico) sono carine da utilizzare?
3. Avete altro da consigliarmi? Avvertenze varie?

 

Letture estive

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Sabato prossimo parto per le vacanze, finalmente!
I miei suoceri mi hanno regalato, in occasione della laurea, un viaggio in Baviera. In realtà, non è che mi abbiano regalato proprio un viaggio, nel senso che ci andremo con il camper e quindi non soggiorneremo in alberghi e simili. Però mi pagheranno entrate nei musei, nei castelli, i campeggi dove sosteremo e quant’altro. Non vedo l’ora di intraprendere questo viaggio, perchè la Baviera è un mio sogno nel cassetto fin da quando ho iniziato ad appassionarmi ad Elisabetta d’Austria, alias Sissi. Visiteremo i castelli del re di Baviera Ludwig, cugino di Sissi, un re che dilapidò le casse dello stato per costruire enormi e sfarzosi castelli fiabeschi: sono quattro e da uno, quello di Neuschwanstein, è stato tratto il disegno dei castelli dei primi lungometraggi Disney. Uno dei quattro castelli è addirittura la replica in miniatura della reggia di Versailles, poichè Ludwig aveva una profonda ammirazione per il re Sole, e ne voleva emulare le gesta, nonostante la pazzia che lo colse già nella giovinezza. 
Una tappa che non mancherà nel mio viaggio sarà il castello di Possenhofen, la residenza estiva della famiglia di Sissi, più volte citato nei film con Romy Schneider che ripropongono a Natale. Infine, passeremo per Monaco e per dei paesini pittoreschi di cui, purtroppo, non ricordo il nome. Ho intenzione di scrivere su questo blog quanto posso, magari scroccando la connessione wi-fi gratuita che hanno in ogni dove, in Germania (ah, benedetta nazione, perchè in Italia siamo così arretrati?). Mi porterò un piccolo quadernetto dove annoterò i luoghi che visiterò, le impressioni, le emozioni: voglio proprio condividere con voi le esperienze di questo bellissimo viaggio!
Dalla Baviera, poi, ci sposteremo come ogni anno in Croazia, dove passeremo una quindicina di giorni in un campeggio in riva al mare. Lì, sicuramente, avrò molto più tempo per aggiornare il blog, poichè il mare dopo pochi giorni mi annoia e, a conti fatti, dovrei avere pure le mestruazioni. -.-‘
Può sembrare strano che io vada in vacanza con i miei suoceri, quando potrei anche andare in vacanza con il mio moroso e basta. In realtà, quest’anno dovevamo fare anche un altro viaggio in compagnia di un’altra coppia che, purtroppo, s’è lasciata poco tempo fa, e quindi è saltato tutto. Si dice che non tutti i mali vengano per nuocere: se fossi andata in vacanza con i due ragazzi, avrei intrapreso il viaggio in Baviera ad ottobre-novembre, e sicuramente non mi sarei goduta così tanto le bellezze di quei posti poichè, verso settembre, le statue dei giardini vengono inscatolate per preservarle dalle intemperie, e i giochi d’acqua delle fontane vengono sospesi. Il viaggio romantico con il mio moroso è comunque solo rimandato: a settembre mi aspetta un weekend a Disneyland Paris e uno in Toscana, anche questi doni di laurea.
Dicevo. La vacanza con i miei suoceri. Alcuni trovano imbarazzante passare tanto tempo a stretto contatto con i suoceri, o addirittura un po’ da sfigati. Io non mi sento assolutamente così, perchè per me loro sono come genitori. Mio suocero stravede per me, sono una sorta di figlia mancata, e mi vizia in ogni modo. Mia suocera è quasi una sorella, per me. E’ super creativa, adora costruire collane e braccialetti, si diverte nelle decorazioni col decoupage e simili. L’anno prossimo andrà in pensione – è una dirigente della Nato – e ha intenzione di dedicarsi al 100% ai suoi hobby, e vuole insegnarmi. Dimenticavo di dirvi che pure lei è una patita di makeup, prodotti corpo e shopping: solo che, avendo molto più dinero a disposizione, ogni tanto si toglie qualche sfizio e si compra prodottini makeupposi che mi fanno sberluccicare gli occhi. E che poi mi presta sempre. Quest’anno sia io che lei stiamo riempiendo due mega beauty con cazzatine per il corpo da scambiarci.
Noi tre – io, mia suocera e il mio moroso – siamo dei lettori accaniti, e quindi ogni volta che viaggiamo riduciamo il camper ad una piccola biblioteca. Ogni anno passiamo almeno una ventina di giorni in Croazia, e siccome là non ho mai trovato una libreria (per me è una cosa assolutamente traumatizzante), preferisco partire con una super scorta di libri, nella paura di ritrovarmi con le mani in mano e non aver nulla da leggere. Figuriamoci che persino quando vado in università, in posta o in qualsiasi altro posto mi porto sempre un libro da leggere per i momenti morti. Non so stare senza un libro per le mani, ho bisogno di tenere il cervello sempre allenato, sennò mi sale il mal di testa con la noia. 

Ecco le mie letture estive!

Ho frequentato il liceo linguistico, e tra le lingue studiate c’è stato il tedesco. E’ una lingua che mi è sempre piaciuta profondamente, e ho particolarmente amato la letteratura ottocentesca tedesca: Eichendorff, Goethe, Kafka. Mi sono sempre ripromessa di rileggere in traduzione italiana quei testi, ma fino ad ora ho sempre avuto la mente impegnata in mille esami e non l’ho mai potuto fare. Quest’anno è quello giusto, quindi ho deciso che partirò con Goethe, leggendo “Le affinità elettive” e un tomo della serie del Wilhem Meister, un Bildungsroman (romanzo di formazione), intitolato “La missione teatrale di Wilhem Meister“.  Claudio Magris è invece un germanista che ho scoperto preparando la tesi su Elisabetta d’Austria, leggendo il suo saggio “Il mito asburgico”. Mi sono innamorata del suo stile di scrittura, e ho deciso di prendere in prestito in biblioteca altri due suoi libri. Il primo è “Danubio“, di cui vi lascio la descrizione presente in copertina (ve lo lascio solo di questo, sennò mi viene un post lunghissimo e prolisso. Gli altri, magari, ve li recensirò in altri post):

“Paesaggi, umori, incontri, riflessioni, racconti un viaggiatore che ripercorre con pietas e con humor il vecchio fiume, dalle sorgenti al Mar Nero, ripercorrendo insieme la propria vita e le stagioni della cultura contemporanea, le sue fedi e le sue inquietudini. Un itinerario fra romanzo e saggio che racconta la cultura come esperienza esistenziale e ricostruisce a mosaico, attraverso i luoghi visitati e interrogati, la civiltà dell’Europa Centrale […] rintracciandone il profilo nei segni della grande Storia e nelle effimere tracce della vita quotidiana. 
Viaggio esterno, dunque, e avventura interiore, minuziosa documentazione erudita che diventa materia di finzione e di digressione fantastica per un viandante curioso di luoghi, libri e persone che redige un piccolo Decamerone danubiano con storie e vicende, destini individuali e collettivi rimasti impigliati sulle rive del fiume e del tempo. Il Danubio diviene un labirintico percorso post-moderno, alla ricerca del senso della vita e della storia sull’atlante della vecchia Europa e del nostro presente.”

Non so chi ha scritto questo pezzo, ma è pura poesia. Sempre di Magris, ho preso in prestito “Illazioni su una sciabola“. Per coronare il tutto, una piccola biografia su Leopardi, uno dei miei poeti preferiti insieme a Pascoli e d’Annunzio.

In una libreria dell’usato, invece, ho comprato per soli due euro l’uno “Racconti” di Thomas Mann e “Il ritratto di Dorian Gray”.

Invece, quest’inverno, comprai questi libri che non ebbi il tempo di leggere per via della tesi, ma che ho intenzione di divorare ad agosto. Del primo, “Diario poetico di Elisabetta d’Austria“, ho letto solo qualche poesia che mi serviva per la tesi. Il secondo è un’opera omnia delle favole e fiabe dei Fratelli Grimm, una bella edizione della Mondadori pagata in offerta solo 10 euro.  Il terzo è un libro che contiene i racconti (piuttosto inquietanti) di Kafka: io ho letto in tedesco solo “la Metamorfosi”, e voglio rimediare. Il quarto è “La Cripta dei Cappuccini” di Joseph Roth, uno scrittore novecentesco che rievoca con nostalgia il passato asburgico: la cripta dei cappuccini è infatti il luogo di sepoltura dei reali austriaci. 

 

E infine: questo è il mio ordine fatto su IBS giovedì, che dovrebbe arrivarmi lunedì! *__* Non vedo l’ora! Non piace pure a voi il profumo del libro nuovo? PS: se non riuscite a leggere i titoli cliccate per ingrandire!=) 
Ho comprato principalmente libri di storia: Eva Cantarella è una docente di Storia greca e romana, e mi piacciono parecchio i suoi libri perchè sa sapientemente accostare il mito alla storia, e con parole semplici riesce a spiegare concetti un po’ ostici come le norme e le giurisdizioni greco-romane. I miei due libri trattano dell’amore, spaziando dall’amore adulterino a quello matrimoniale, ovviamente con ricordo al mito e alla poesia.
Ho ordinato due biografie sul re Ludwig, poichè conosco poco su questo personaggio: la maggior parte delle nozioni le ho desunte dalla biografia di Sissi. Un libro sul mito di Barbie, consigliatomi dalla mia relatrice, uno sull’attentato dove rimase vittima Sissi, e infine due libri erotici: Cinquanta Sfumature di Grigio e “Sul mio Corpo”.

 

Dottoressa Tizy!!!!!

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Ieri, attorno alle 10 del mattino, sono diventata dottoressa con la valutazione di 105 su 110!
E’ stata una giornata bellissima, ma un po’ stressante, in particolare prima della discussione. Ovviamente, la notte precedente avevo dormito solo 4 ore: continuavo a rigirarmi nel letto, pensando al grande evento che mi aspettava il giorno successivo. Alle sei e mezza ero già alzata: l’adrenalina era troppa, e ovviamente avevo pensato bene di bere un paio di tazzine del caffè.

Una mezz’ora buona l’ho impiegata per il trucco, in particolare per la base, nel vano tentativo di nascondere i brufoli, pregando nel contempo che il trucco non mi colasse per via del caldo ( ho usato una buona dose di make-up fixer della Kiko XD). Per gli occhi ho utilizzato dei colori molto naturali, prelevati dalla Naked – sidecar come base, un misto di darkhouse e smog per ombreggiare gli occhi, e un tocco di halfbaked per illuminare l’angolo interno – una leggera riga di eyeliner nero, mascara volumizzante e matita nera. Infine, un tocco di blush Kiko n° 103 e sulle labbra il rossetto ultra Glossy di Kiko n°810.

L’aula designata per le lauree di ieri era la Sala della Gloria, la stanza più bella della mia università, a mio parere. Interamente affrescata, con grandi vetrate che danno sul giardino interno, e dei bellissimi lampadari di cristallo ad illuminare il tutto. In teoria, una volta questa era la sola sala adibita alle lauree, ma ora ne hanno aggiunte altre due, banali aule da lezione. La magia della Sala della Gloria è impagabile!

Al mio arrivo, munita di uno stuolo di parenti ed amici, ho controllato la lista delle convocazioni: sei, ed io ero la penultima. Non vi dico la delusione. Invece, poi, miracolo: è uscito il bidello, e ha annunciato dei cambiamenti. La prima sarei stata io, unica laurea triennale del mattino. Un bel respiro, e sono entrata. Tremavo, eccome se tremavo. La mia relatrice continuava a sorridermi e farmi segno di stare calma, e un po’ mi ha rassicurata. Ho declamato il mio discorso – molto velocemente, in verità, ma era colpa dell’adrenalina a mille – e poi hanno parlato relatrice e correlatore. Beh, credo di non essere mai stata più orgogliosa e fiera di me in tutta la mia vita: si sono profusi in un sacco di complimenti, elogiando la tesi ben scritta e assolutamente non banale, sottolineando che avevo dimostrato una buona capacità nell’utilizzo di fonti sia documentarie che cinematografiche, ma anche una certa argutezza nell’inserire fonti insolite tipo siti e giocattoli. La valutazione finale, con i complimenti della commissione, è stata di 105 su 110, il massimo del punteggio che avrei potuto ottenere: ero partita con una media di 97 punti, e da noi la tesi della triennale vale al massimo 8 punti.  Insomma, in poche parole, sono felicissimaaaaaaaa!!! *____*

Dopo le solite foto di rito – a proposito, oltre al moroso avevo un altro paio di amici muniti di macchine fotografiche super moderne, quindi mi sono sentita una modella per un giorno – siamo andati al bar dove avevo prenotato l’aperitivo. Adoro quel posticino, ti danno sempre un sacco di roba da mangiare: pizze e focacce a volontà, riso e pasta fredda, stuzzichini vari, ed infine le torte. La mia nonna paterna afferma che sembrava un pranzo di nozze, ma lei esagera sempre. Comunque s’è fatta incartare tutte le pizze e le focacce avanzate e se le è portate a casa, e se le sta mangiando di gusto: “Ah, me go mia argogna! Tanto le avrebbero buttate!” (ah, io non ho mica vergogna) è stato il suo mantra per tutto il pomeriggio, bella felice col suo sacchettino, come fa sempre quando andiamo al ristorante o da qualsiasi altra parte.

Tra i doni ricevuti, quelli che più ho apprezzato sono stati i soldi: in vista delle vacanze, per togliersi qualche sfizietto fan sempre comodo. Comunque, domani approfitto dei saldi e vado con la mamma a fare un giretto in centro. Domenica, invece, i miei amici mi daranno il loro regalo: purtroppo ieri non tutti sono potuti venire, e non mi sembrava giusto aprire il regalo in assenza di alcuni di loro.

Io e il mio fidanzato: qui si vede bene il vestito che indossavo!

I miei sandaletti di Pittarello, con lo smalto rosso di Layla!

Dottora!

Liete novelle

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Oggi è arrivata la convocazione ufficiale 
Per la discussione della tesi di laurea:

Mi laureo il 9 luglio alle ore 9.30!

Tesi stampata e rilegata √ 

Parrucchiera prenotata √

Estetista per le unghie prenotata √

Vestito √

Sandali √

Locale per aperitivo prenotato √

Consigli per il trucco? Io pensavo di farmi un trucco sui toni del nude utilizzando la naked, taanto mascara, eyeliner e matita nera. Come rossetto pensavo di utilizzare un rosa da abbinare al colore delle unghie dei piedi.  E, ovviamente, un sacco di fondotinta per nascondere le imperfezioni del viso: voglio fare una marea di foto..XD
Che dite, compro anche il fissatore per il trucco della Kiko?  

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