Oggi, per la prima volta, torno a fare un tag. La tesi è ormai alle porte (domani, pensatemi!) e sono talmente agitata da non avere la testa per scrivere una recensione sensata. Una settimana fa Claudia mi ha nominata in un tag che mi rispecchia parecchio e, in onore dell’imminente laurea magistrale, ho deciso di cimentarmici.

Il tag è stato ideato dal blog Come non sentirsi soli, ed ha delle regole estremamente semplici: utilizzare il proprio nome come acronimo, per ogni lettera individuare il titolo di un romanzo letto, e poi taggare almeno altre tre persone. Io, ve lo anticipo già, imbroglierò un pochino, inserendo anche il nome di un autore: per quanto mi sia scervellata, pensando anche ai romanzi letti in tedesco al liceo, non me ne sovviene nemmeno uno iniziante con la lettera Z. Cominciamo!

The Shining (Stephen King)

Il primo libro di Stephen King che abbia mai letto, trovato nella vecchia biblioteca del paese ormai una quindicina d’anni fa. Non è tra i miei libri preferiti di quest’autore – è uno di quei rari casi in cui il film risulta decisamente migliore rispetto al libro da cui è stato tratto – ma lo conservo gelosamente, ricordando la gioia che provai all’epoca nel trovare tra gli scaffali polverosi proprio una copia di quel romanzo di cui avevo tanto sentito parlare. La storia la conoscete tutti, no? Jack Torrance, un disoccupato semi alcolizzato, trova lavoro all’Overloook Hotel come custode durante la stagione invernale, e decide di portare la moglie e il piccolo figlioletto Danny. Qui, Jack resterà vittima delle forze maligne che infestano l’albergo, arrivando persino a tentare di uccidere la consorte e il piccolo.
Non è un libro che fa particolarmente paura, ma ho ricordi di brividi freddi durante la lettura di determinate scene, come quella in cui le siepi cambiano posizione mentre Jack si trova nel giardino, o l’apparizione della donna in putrefazione nella stanza 217 che tenta di strangolare Danny.

I

Il guinnes delle gaffe reali (Geoffrey Regan)

Lo annovero senz’ombra di dubbio tra i miei saggi di storia preferiti. Uscito negli anni ’90, mia zia me lo prestò poco tempo dopo per farmi divertire un po’, e da allora campeggia nella mia libreria. Lo ammetto,  non gliel’ho mai più restituito perché mi piace da impazzire e lo rileggo soventissimo. Come si evince dal titolo, è la raccolta dei misfatti più divertenti capitati ai reali di tutto il mondo nel corso della storia, a partire dalle innumerevoli tipologie di follie, conseguenza dei troppi matrimoni tra consanguinei, per poi passare a matrimoni tragicomici (lo sapete che il marito di Caterina la Grande passò la prima notte di nozze a giocare coi soldatini?), fino ad arrivare alle morti più strane e ai funerali ancora più osceni (come, ad esempio, il funerale di Gugliemo il Conquistatore, il cui corpo esplose nel bel mezzo della cerimonia perché era stato imbalsamato male), senza dimenticare, infine, gli strafalcioni minimi, come le battute pessime del marito di Elisabetta II d’Inghilterra. E’ uno di quei libri, per concludere, che ti fa capire che la storia non è solo date da ricordare, ma può essere puro divertimento.

Z

Zweig

Vi avevo anticipato la piccola elusione delle regole del tag, ed eccola qui. Stefan Sweig è un autore austriaco che ho scoperto grazie alla mia professoressa di tedesco, che in quinta superiore mi assegnò Il mondo di ieri, un’autobiografia in cui l’autore racconta del profondo cambiamento avvenuto nella società austriaca all’indomani della Prima Guerra Mondiale e del crollo dell’impero asburgico. Stefan Zweig, infatti, è figlio della decadenza, di quella generazione benestante nata all’ombra della corte asburgica, cresciuta nella sicurezza che tutto sarebbe rimasto sempre uguale a se stesso grazie alla politica immobilista di Francesco Giuseppe e, infine, profondamente sconvolta dalla guerra, che aveva distrutto come un tornado tutte quelle certezze. Zweig è parte di quella generazione di autori profondamente ancorata al passato, capace con le sue parole di fornire un’analisi cruda e profonda del vecchio e del nuovo, ma incapace di far fronte personalmente a tali mutamenti, scegliendo alla fine la via del suicidio. Zweig è estremamente attuale, e io mi rispecchio profondamente nella sua opera, perché avverto la crisi che sta vivendo il mondo contemporaneo e mi rivedo nei giovani tormentati dipinti nei suoi romanzi.

I

Il ballo ( Irene Némirovsky)

Racconto breve letto più di un anno fa in occasione dell’uscita dei libri della Newton Compton a 0,99 cent. Non avevo idea di chi fosse Irene Némirovsky, lo ammetto, ma poi Elena di Vanity Nerd mi parlò di lei, della sua immensa bravura e di perchè fosse una delle autrici preferite dei suoi genitori. Lessi Il ballo d’un fiato, sul pullman, mentre rientravo da una lezione in università e fu amore a prima vista. Questo racconto verte su uno degli aspetti più controversi della vita privata di quest’autrice: il pessimo rapporto con la madre. Qui la protagonista è la piccola Antoinette, figlia di parvenu ebrei, che decide di sabotare il ballo organizzato dai suoi genitori, che avevano un forte desiderio di debuttare in società e entrare nella cerchia delle persone più in della città. E’ un racconto che, all’apparenza, può sembrare banale nella semplicità della sua trama, ma colpisce la crudezza con la quale la bambina disprezza la madre, accusandola di essere sciocca e frivola e, soprattutto, di non amarla abbastanza. Dietro la figura di questa madre nevrotica, che non esita a rimproverare la figlia per le più piccole inezie, c’è Fanny, la madre di Irene, che disprezzava la figlia che le ricordava la sua non eterna giovinezza e che spesso cacciava di casa per intrattenersi con gli amanti.

A

Anna dai capelli rossi (Lucy Maud Montgomery)

Tra i libri per ragazzi, Anna dai capelli rossi è in assoluto il mio romanzo preferito. Sebbene nell’anime omonimo sia dipinta come una ragazzina assolutamente insopportabile, nel libro rivela una dolcezza infinita. Credo che, con il tempo, cercherò i libri restanti della serie: sono davvero curiosa di leggere come va a finire la storia della piccola Anna. (recensione qui)

N

Notte fantastica (Stefan Zweig)

E’ una raccolta di quattro racconti che hanno come fattor comune l’incontrollabile violenza delle passioni. In La donna e il paesaggio Zweig mette in scena una passionale notte di sesso tra due giovani: non un incontro qualsiasi, ma l’abbandono totale dei sensi di una ragazza che libera la sua sessualità nel sonnambulismo, e di un ragazzo che soccombe al suo primordiale fascino.
In Notte fantastica, il barone von R. vince alle corse dei cavalli un’ingente somma, di cui però ha disgusto: educato alla frugalità, percepisce quel denaro quasi come qualcosa di disonesto. Bighellonando per il Prater, lussuoso quartiere viennese, diventa preda di una prostituta, alla quale finisce per consegnare del denaro. In quel momento, capisce che per dare un po’ di requie al suo animo tormentato non deve far altro che aiutare il prossimo.
Il vicolo al chiaro di luna narra l’incontro, del tutto casuale, tra due uomini: il primo è un semplice viaggiatore, il secondo è un marito abbandonato che ogni notte implora la moglie, diventata prostituta, di tornare con lui.
Il più struggente dei racconti è l’ultimo, Leporella, incentrato sul disperato – e non ricambiato – amore di una serva per il suo padrone. Un sentimento talmente forte che non arretra nemmeno davanti all’omicidio.

A

A letto con i re – Eleanor Herman

Ho sempre trovato affascinante la figura delle cortigiane e, per molti versi, le ho sempre ammirate. Sebbene in modo un po’ confusionario – gli aneddoti sono sparsi un po’ troppo qua e là – questo saggio tratteggia la figura dell’amante reale: passate alla storia come poco di buono, erano semplicemente le destinatarie di un amore vero che non poteva sussistere nel vincolo coniugale. Dal momento che i matrimoni reali erano soltanto il frutto di azioni politiche che nulla avevano a che fare con il sentimento, non di rado i re (e spesso anche le regine, sebbene fosse una cosa malvista) s’innamoravano di altre donne. Donne che, beninteso, avevano ben chiaro il prestigio che poteva derivare da una relazione con il sovrano, e che sapevano sfruttare al meglio i benefici che ne derivavano: molte di loro, infatti, col tempo accumularono ingenti somme di denaro (le più furbe erano infatti consapevoli che la laison con il re non sarebbe durata a lungo), che utilizzavano anche per circondarsi dei migliori artisti e letterati del tempo. Frivole sì, ma un sacco furbe. Ed estremamente intelligenti.

Taggo chiunque voglia cimentarsi con questo tag! 😀

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