Dlin dlin dlin!
Guardate chi è tornata! Di questi tempi sono come le luci di Natale a intermittenza in procinto di rompersi del tutto: scompaio e riappaio a random, senza una logica precisa.
Al momento sono in procinto di affrontare la sessione d’esami settembrina e, se tutto va bene, a ottobre dovrei finalmente lanciarmi nella stesura della tesi magistrale. Dio, son già passati due anni. E sono agitata come allora. Ciao, mi chiamo Tizy e ho i nervi tesi come una corda di violino!
 
Ma mettiamo da parte l’ansia e occupiamoci di qualcosa di più soft: oggi la rubrica Scritte e [Pa]lette giunge alla sua sesta puntata! Protagonista del post di oggi è una palette a cui tengo moltissimo, la mia primissima “seria” con dei toni naturali, che ho sfruttato tantissimo i primi due anni di università.
Non ha un nome specifico – sul sito è semplicemente designata come palette dalle nuances naturali – e fa parte della linea make up di Bottega Verde Intense Shadow Wet’n’dry.
 
Quanto mi sentii orgogliosa quando ebbi finalmente tra le mani questo trio! Correva l’anno 2008 e io, giovane e inesperta pasticciona, stavo iniziando a guardare i video di Clio. Osservavo demoralizzata i suoi make-up, certa che non sarei mai riuscita a fare nulla del genere. Volevo essere carina anche io e soprattutto volevo esserlo senza “sembrare truccata”. Il che, per me, indicava una particolare tipologia di trucco da rivista patinata, in cui le modelle dalla pelle di alabastro hanno un filo di trucco che le valorizza, anche se non sembra. Naturalmente, non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello che tutto ciò potesse essere frutto di un sapiente uso di fotosciòp combinato all’utilizzo di una mole di prodotti non indifferente. Da qualche parte ho letto che ci vuol più tempo per apparire acqua e sapone piuttosto che per realizzare un trucco relativamente vistoso, e tutto sommato è vero.
All’epoca “naturale” per me era sinonimo di marrone, e quindi mi ero lanciata alla ricerca degli ombretti perfetti. Qui lo dico e qui lo confesso: il mio modello era una palettina a forma di telefono cellulare trovata nel Cioè ai tempi delle medie, e utilizzata con soddisfazione per tutti gli anni delle superiori finché mia madre, temendo che rimanessi cieca, non me la buttò via. Di Pao non si parlava ancora, ma la saggia mammina non ritenne opportuno che mi impiastrassi ulteriormente gli occhi con degli ombretti acquistati anni prima con un giornaletto.
Gira che ti rigira trovai un negozio di Bottega Verde e, complice un super sconto – da 14 euro si aggirava sui 5 euro – mi portai a casa questo tris. Naturalmente non mi resi conto che una palette grondante di brillantini era tutt’altro che adatta a ricreare un look naturale… Soprattutto se questi ombretti venivano prelevati pucciando il dito nella cialda e spalmando per bene tutta la palpebra mobile. Sfumature? Cosa erano le sfumature? Per scurire mi limitavo semplicemente ad applicare una ditata di marrone scuro sulla parte esterna dell’occhio. Però mi sentivo tanto ffffiga.
 
La palette è composta da tre ombretti sui toni del marrone: i due più scuri hanno dei rilessi rossastri – più evidenti nella tonalità “media” rispetto a quella più scura, che tende a perdere un po’ della sua luminosità nella stesura virando così a un color “corteccia” (ammazza quanto sono creativa!) – mente il più chiaro lo definirei un color champagne. Tutti e tre sono decisamente perlati, e hanno una buona scrivenza persino da asciutti, come potete desumere dagli swatch. All’epoca resistevano bene sulla palpebra per buona parte della giornata persino senza primer, di cui non conoscevo l’esistenza.
Avrete notato una certa usura dell’ombretto più chiaro: per me quello era il colore da tutti i i giorni, e aggiungevo il color bronzo la sera, quando volevo fare un trucco strong (!). E il povero marrone scuro? Ehm… Se vi dico che lo giudicavo troppo scuro e importabile mi picchiate, vero?😛
Tirando un po’ le somme, sento di potervi consigliare questo tris di ombretti. Sebbene manchi di almeno una tonalità matt, è una palette che fa il suo dovere, il tutto per pochi spiccioli (lo sapete, no? Bottega Verde fa spesso un sacco di offerte). Gli ombretti sono morbidi e facili da sfumare, con una buona pigmentazione anche da asciutti. Non ho mai provato le altre colorazioni, ma da tempo immemore mi attira quella sui toni del blu. Un giorno, chissà…
A presto, ragazze, e scusate per la presenza altalenante!
Vi invito a leggere il post di Country Rose e, se vi siete perse le vecchie puntate, ecco qui i link! (1, 2,3,4,5).