Odio San Valentino.
No, non lo odio perché detesto le smancerie. Non lo odio perché detesto tutte le feste comandate escluso il mio compleanno (mi domando perché ancora non mi abbiano tributato gli onori divini, come avevano fatto a suo tempo con il buon Ottaviano Augusto). Non lo odio perché detesto la frase “Cosa regali al tuo moroso per San Valentino?” – che poi, alla risposta “un contenitore di plastica” mi hanno guardata tutti male, vai a spiegare loro che il moroso al momento è in fissa coi peperoncini e la scatola gli sarebbe servita per fare una light box. Al 14 febbraio si regalano cuori, me eretica.

Odio San Valentino perché, quest'anno, mi ha costretta a fare i conti con me stessa.
14 febbraio: appuntamento dal medico per farmi fare una ricetta per una visita oculistica, che se continuo a perder diottrie avrò bisogno di un cane guida.
Nella sala d'aspetto piomba la nuova infermiera. “Vieni nel mio ambulatorio che ti peso e ti misuro l'altezza”. NO! Stramaladettissima camice-munita, tu non mi pesi.
Salgo. Chiudo gli occhi. Sospiro. Apro un occhio e scorgo l'infermiera che ha messo su un sorrisino di circostanza. No, non me lo dire quanto peso.
“Più o meno di 70?” “Più.” Sospiro. “Quanto?” “75”.
Sento la pressione sanguigna schizzare alle stelle, e il battito cardiaco aumentare.
Dal 2007, da quando cioè mi è venuta la crisi epilettica e ho iniziato a prendere pastiglie, ho messo su poco meno di 30 kg. Fino a qualche mese fa ero stabile sui 68/69: il mio inconscio aveva arrotondato per difetto (e di molto) e si era autoconvinto che andava bene così. Poco importava la rabbia nel non trovare, spesso e volentieri, dei pantaloni che mi entrassero. Poco importava, stupidamente, l'affaticamento che provavo anche a salire poche rampe di scale.
In un attimo ho deciso: basta così, è ora di correre ai ripari. E ho chiesto consiglio al mio medico.

Ho deciso di impegnarmi a camminare di gran carriera, almeno 5 giorni alla settimana, per almeno un'ora. Non importa che piova, che ci sia il sole o che cadano rane dal cielo.
Comincerò con terreni poco impervi, per poi ritornare, come facevo da bambina, a zompettare per i boschi.
E ho deciso anche di limitarmi nel cibo, aggiungere alimenti più sani, cercare di non scofanarmi piattoni enormi di pasta quasi ogni sera. No, non sono a dieta. Io quella parola non la pronuncio, mi mette un'ansia terribile. Mi sto limitando, ecco, anche se dio solo sa quanto mi mancherà poter tuffare la mano nel sacchetto del pane e addentarne la fragrante croccantezza ogni volta che mi va.

Voglio solo poter tornare a guardarmi allo specchio e non vedere più la faccia gonfia. Poter fare shopping senza la paura di non trovare nulla che mi entri.

Voglio sentirmi bene.
Oggi è un nuovo inizio.
 
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