Oggi parliamo di una delle peggiori matite della storia, quella nera di Madina.
Mio primo acquisto del marchio, mia prima cocente delusione.  Fa schifo, c’è poco da dire.

L’ho comprata in preda alla fregola da prima visita allo store, attratta dal prezzo – 1,50 euro, se non ricordo male – e troppo distratta per accorgermi che il tratteggio che mi ero fatta sulla mano una decina di minuti prima stava già sparendo senza lasciare traccia.

Il tratto, di per sé, è bellissimo: un nero bello intenso, scrive bene nella rima interna e non ha bisogno di ulteriori passate.
Ma.
*zan zan zan zan*
COLA. Cola come una gocciolina di miele da un vasetto. Cola in estate, in primavera, in autunno e pure in inverno. Potrei vivere pure nella steppa sconfinata a quaranta sotto zero (dove se ne infischiano del gelo i cosacchi dello zar) e lei colerebbe peggio del piombo fuso. Non resiste nella rima interna per più di un paio d’ore, se c’è caldo pure meno.  Non ho parole, solo imprecazioni.

Più volte sono stata sul punto di farle fare un moto parabolico verso il cestino dei rifiuti. L’ho solo torturata masticandola coi denti, che è poi la fine che faccio fare a tutte le biro/evidenziatori/matite/qualsiasi cosa si usi per scrivere. Un brutto vizio preso da bambina, ma almeno non spacco più a metà i pastelli coi denti come facevo all’epoca.

Whatevah. Dopo averla gettata nel cassetto delle matite per qualche mese, questa primavera ho deciso di ripescarla, decisa a terminarla una volta per tutte e a farla sparire per sempre dalla mia vista. Non riesco neppure a perderla! Mi si sono volatilizzati rossetti, ombretti, altre matite..Ma lei no. La getto con noncuranza in borsa nella speranza che si confonda con gli scontrini? Lei è sempre lì. A galla. A scapito di roba che mi serve di più. Stronza.

Misato ha ammirato il mio coraggio di cercare di finire una matita che cola nel periodo più caldo. In realtà non è coraggio, ma una buona dose di incoscenza e pigrizia. Se cola, posso sempre usare la scusa del: “Mio Dio, che calura. Cola persino questa matita!”, con la consapevolezza di non essere l’unica pandessa che deambula per la città.

Non fatevi ingannare dal disegno puccioso.