Tra i tanti insegnamenti che mi ha impartito il mio adorato professore di giornalismo, porsi delle domande su se stessi è sicuramente quello che mi è piaciuto di più.  Analizzarsi, psicanalizzarsi, ricercare dei tratti comuni con i genitori e parenti vari: insomma, dare libero sfogo all’egocentrismo. E io egocentrica lo sono tanto: d’altra parte non sarei una blogger.

Oggi parliamo di musica.
Il mio rapporto con lei è la sintesi quasi perfetta dei geni genitoriali. Quasi, perchè, a differenza dei miei genitori, non ho certo un’ugola d’oro: non so cantare – la mia voce soave è simile allo stridio delle unghie sulla lavanga – e non ho orecchio per capire se sto stonando o meno.  Proprio una campana.
Mi piace la musica, nel senso che se sto in macchina con qualcuno e c’è la radio accesa, la ascolto.  Ma non mi aggiorno: ho scoperto l’esistenza di Lady Gaga qualcosa come un anno e mezzo dopo l’uscita di Paparazzi e del suo successo mondiale,  e non ho la più pallida idea di chi siano i cantanti in voga quest’estate. Fatemi sentire una qualunque canzone recente, chiedetemi chi sia il cantante e la mia risposta sarà irrimediabilmente “Boh.“.

Scopro cantanti e generi musicali nuovi soltanto per mezzo degli altri: in questo sono la copia sputata di mia madre, che non accende la radio manco col fucile puntato. So che molti ascoltano musica per rilassarsi, mentre scrivono o studiano, a me disturba e basta. Fondamentalmente, io ascolto musica soltanto quando sono in movimento, a piedi o in auto poco importa: mi aiuta a scaricare lo stress.
Dicevo, l’influenza altrui. Grazie a qualche amico ho conosciuto i Rammstein, però chi ha influito di più sulla mia esigua cultura musicale è stato senza dubbio il moroso, che mi ha attaccato la passione per la musica classica e l’opera lirica: presumo che Radio Classica Bresciana tiri avanti grazie a noi due. E’ lui solitamente che “scopre” qualcosa di nuovo e poi me lo fa ascoltare in macchina: prima è stata la volta dei Blackmore’s Night, poi i Sex Pistols, adesso è la volta dei Nirvana e Battiato (quest’ultimo lo sopporto come una spina nel piede, se devo essere sincera).

Anche sul fronte concerti sono più mother style: odio il casino, detesto la gente che spinge e saltella, non sopporto il fatto di non poter appoggiare le mie chiappe sante su qualche sedile. Sono una nonna inside, a differenza di mio padre che alla mia età aveva all’attivo una cinquantina di concerti. 

Già, il papy: è a lui che “devo” i miei cantanti preferiti, tutti della guardia anni 60-70. De André, Nomadi, Guccini, De Gregori, Pooh.. Per i Nomadi (vecchia formazione) ho avuto – e ho tutt’ora un’autentica fissa, e ricordo che ci rimasi malissimo quando scoprii che Augusto Da Olio era morto quando avevo 3 anni, perchè desideravo tantissimo sentirlo dal vivo. Credo che le mie prime – e ultime – lacrime per un cantante defunte le ho versate quel giorno, leggendo i messaggi dei fan sul libretto della musicassetta dell’album “Ma che film la vita“, ultimo album registrato poco prima di morire.

Questo retaggio di “antiquata musicalmente” me lo porto dietro fin da bambina. Da piccola, se gli altri bambini avevano come canzone preferita “Il ballo del qua qua“, io avevo Piccola Katy dei Pooh (oh oh piccola Katy..). Più avanti, c’è stata la fase Tazenda, un gruppo sardo che quasi nessuno della mia età ricorda: li ascoltavo talmente tanto che capivo ogni parola del loro dialetto. A 6 anni volli a tutti i costi andare a Marostica perchè loro avevano girato un video nella piazza degli scacci ed ero convinta di trovarli là, e a nulla valsero le rimostranze dei miei genitori: infatti, la delusione di non trovarli fu grande.
A seguire, c’è stata la fase Canti degli Alpini: costringevo i miei genitori seguire i “tour” dei miei cori preferiti. Ancora adesso conosco tutte le canzoni a memoria, e ogni tanto le canto al moroso solo per il gusto di scassargli le palle.
Alle superiori, gli anni peggiori della mia vita, ricordo ancora che mi guardavano con disprezzo quando infilavo nel mio lettore CD quelli dei Nomadi, e le sentivo mormorare che solo io potevo ascoltare quella robaccia. Da allora mi è rimasta la fissa di ascoltare la musica a volume bassissimo per paura che la gente giudichi ciò che sto ascoltando. Da idioti, vero?

Tutta questa pappardella per parlarvi di..Max Pezzali. E’ stato il mio cantante preferito per anni, mi ha accompagnata più o meno dall’asilo fin quasi alla fine del liceo. Anche lui arrivato alle mie orecchie per influenza di mio cugino, al quale ero e sono tuttora legatissima. Da piccolina, poi, pendevo dalle sue labbra e ascoltare ciò che ascoltava lui mi faceva sentire una ragazza grande.
“E’ stato” perchè ora non lo seguo quasi più: lo trovo molto più sdolcinato e le sue canzoni molto meno frizzanti di quelle del passato.

Giovedì pomeriggio ho realizzato uno dei miei più grandi desideri: incontrarlo dal vivo. Avvertita per tempo da un amico con un breve messaggio su facebook: “Hey, guarda che giovedì, alle 15:30, c’è Max Pezzali al centro commerciale Freccia Rossa!“. Come potevo non andarci? Quel centro commerciale è giusto a due passi da casa del mio moroso.
Così, dopo anni, ho acquistato il suo ultimo cd, Max 20, che mi permetteva di ottenere il pass per accedere all’incontro con lui.

Il giovedì ho trascinato il moroso al luogo prefissato. Immaginatevi un po’ la scena: trecento-quattrocento persone, un caldo d’inferno e il fidanzato brontolone che ogni tre per due bestemmiava e diceva “Ma-chi-me-l’ha-fatto-fare-odio-sto-cantante-di-merda-che-è-un-insulto-alla-musica“. In realtà, il moroso mi sarebbe servito come fotografo: appena ha scoperto che c’era un tizio che scattava le foto, mi ha mollato la Leica e se l’è filata da Game Stop.

Ammetto che, quando mi sono trovata davanti a lui, m’è venuta un po’ di tremarella alle gambe: Max. LUI. Davanti a me!!
Il mio primo pensiero, tuttavia, è stato “Ammazza, ti facevo più alto” seguito da “Dei, sei invecchiato pure male“. Solo io posso fare certi pensieri di fronte a un idolo, scommetto che voi siete più normali di me.
Da brava capra musicale mi ha stupito che la sua voce fosse identica a quella dei cd: cosa ovvia oppure segno che non usa distorsori e robacce per sistemare la voce? A voi esperte l’ardua sentenza.

“Ciao Tiziana!” “Ciao Max!” *Sviene*

Lo terrò come una reliquia! *-*

E voi, avete mai incontrato dal vivo il vostro idolo?

Un Bacio,
Tizy