Non sono morta, eh! So che non mi avete visto gironzolare per i vostri blog per più di un mese, ma sono rimasta imprigionata nella sessione d’esami. Grazie al cielo è quasi giunta alla fine, devo dare l’istituzionale di biblioteconomia il 22 di febbraio e poi sarò libera come una rondine di primavera… fino a maggio, più o meno.
Ho notato con grandissimo disappunto che nell’anno trascorso tra l’ultima sessione della triennale (ho dato l’ultimissimo esame a metà febbraio 2012) e la prima della specialistica il mio cervello s’è notevolmente impigrito e faccio una fatica dell’accidente a concentrarmi. Ultimamente preferisco studiare a casa: qui almeno c’è mia madre che strillando mi intima di smetterla di cazzeggiare e di mettermi a studiare, in università… beh, vi basti pensare che ho, praticamente a due passi, nell’ordine: una Coin, una manciata di librerie, due Kiko, una Lush, due Bottega Verde, una Gardenia ed una Sephora, sorvolando naturalmente sui negozi di vestiti e di cibarie. In sostanza, sono in un covo di distrazioni. E, soprattutto, non c’ho la forza di resistere.

Buone nuove, comunque. Lunedì inizierò lo stage della durata di un mese presso la sede del Giornale di Brescia, sezione cronaca. Sto avendo la fortuna di frequentare un corso di giornalismo in università col direttore, che dà la possibilità ai suoi studenti di poter trascorrere un mese in redazione e anche di farsi conoscere scrivendo editoriali et similia.  E’ stato anche uno dei professori migliori che abbia mai avuto, un maestro di vita, soprattutto. Uno di quei professori – rari ahimé – che ti sprona a cogliere il fascino della vita anche nelle piccole cose, spronandoti ad osservare con attenzione ciò che ti sta attorno. Forse potrà sembrare stupido, ma da quando frequento il suo corso ho imparato a gironzolare col naso all’insù, cogliendo ogni giorno un particolare nuovo della mia città che non avevo mai visto prima. Adesso so che, se imbocco una determinata strada nel mio cammino verso l’università, mi ritroverò sulla mia sinistra una casa tutta bianca, eccezion fatta per una macchia sulla facciata che reca tracce di un antico affresco. Viceversa, se decido di optare per la strada più breve, sotto ad una vecchia arcata, c’è una porticina che nasconde una chiesetta settecentesca ad un occhio poco attento ricorda un palazzo. Poco più avanti, una pasticceria che fa cake design – che adoro – crea un contrasto davvero affascinante con uno dei bar più vecchi del centro storico. Probabilmente, alla maggior parte di voi sembrano banalità, eppure – non so perchè – scoprire ogni giorno delle piccole cose mi rende la giornata migliore. Mi piacerebbe saper fotografare per poter cogliere il significato profondo che hanno per me. 
Dicevo, il professore. E’ uno di quelli che non smetteresti mai di ascoltare, soprattutto quando inizia a snocciolare aneddoti della sua carriera da giornalista.  C’è chi, tra i miei compagni di corso, lo definisce egocentrico e di conseguenza lo reputa pieno di sé ed antipatico. Io lo trovo affascinante, stilla cultura da tutti i pori della pelle senza sfociare nell’ossessiva ostentazione di sé. Le sue lezioni sono un continuo saltare dalle nozioni teoriche del giornalismo alla letteratura, dalla letteratura alla vita vissuta, in un intersecarsi continuo di aneddotti e citazioni storico -letterarie. Ama farci fare i voli pindarici, come li chiama lui. Ci prende alla sprovvista con domande che a volte non c’entrano nulla col discorso che si sta facendo e ci sprona a rispondere con tutto ciò che ci passa per la testa, senza censure. Un modo per testare la nostra reattività e la nostra capacità di scrutare a fondo i fatti, ne sono sicura. Ci ripete spesso che un buon giornalista è in primis un acuto osservatore, e lui lo è. Quando spiega e percorre a grandi falcate l’aula, è palese che osservi ogni nostra reazione, e nel giro di poche lezioni ci aveva già inquadrato tutti. Era dai tempi delle superiori che non incontravo un professore che mi colpisse così tanto: per dire, sono giunta ai livelli che al mercoledì vado in università solo per seguire la sua lezione, che dura soltanto un’ora. Solitamente, non schiodo mai il didietro dal letto per una misera ora di lezione e preferisco starmene a casa a studiare..

E voi, ragazze, che mi dite dei vostri docenti? C’è qualcuno che adorate particolarmente?

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