1) Sono reduce da due ore passate al telefono con i tizi del servizio assistenza del sito della Postepay. Ho creato l’account a gennaio, ma non sono mai riuscita ad attivarlo perchè o il sito mi rompeva per il nickname (l’ho dovuto cambiare tipo 10 volte) o per la password, infine quando ci sono riuscita non mi hanno mai mandato il codice di attivazione. Oggi mi è venuto in mente di chiamare l’assistenza clienti per recuperare le credenziali, pensando fosse cosa facile. Povera illusa. 
Innanzitutto una domanda: ma i tizi del call center delle postepay li assumono in base ai neuroni mancanti? O sono sfigata io? Non è possibile che abbia avuto a che fare con tre tizie che non capivano un’acca di quello che dicevo, e che tutte e tre mi abbiano sbattuto il telefono in faccia con la frase malefica “Scusi, non posso aiutarla, le passo il mio collega.”. 
Cristo che odio le musichette che piazzano quando ti ficcano in attesa. Che poi, qualcosa di allegro tipo Mozart mai. Solo musica stritola-ovaie che ti fa pensare “Senti, stronza, o mi rispondi o suono tutte le quattro stagioni di Vivaldi con le tue cazzo di ossa!”.

2) Ieri mi è volata a terra la Snapshots della Sleek. S’è frantumato solo l’arancio, in compenso m’è toccato sputare sangue per levare l’alone aranciato dal parquet bianco di mia suocera.

3) Hanno comprato il cellulare alla mia nonna paterna. Ha ottant’anni e ancora non capisce il funzionamento della tv satellitare, che diavolo gliel’avranno regalato a fare?! Ah, inutile dire che è toccato alla sottoscritta spiegarle il funzionamento di tale aggeggio misterioso. Risultato? Ho un mal di testa da spavento e nonna continua a confonderlo col telecomando.

4) I genitori delle mie bambine delle ripetizioni che, nonostante ripeta tutte le sacrosante volte che mi piacerebbe organizzare gli incontri almeno di settimana in settimana, mi chiamano all’ultimo minuto per fare lezione o per posticipare le ripetizioni. Ok, sono universitaria, secondo il mondo non c’ho un cazzo da fare  – e il più delle volte è vero – ma avrò diritto pure io ad un po’ di organizzazione?

5) Sabato sera sono andata ad una festa discotecara a tema hawaiano. Odio le discoteche e odio le feste a tema: ci sono andata per fare un favore al mio amico che l’aveva organizzata, e c’era pure poco da mangiare. Ergo a mezzanotte io e il mio moroso ci siamo fiondati alla Bierhaus a farci un mega piattone di würstel e patatine. Col risultato che siamo andati a dormire alle 4 a causa dell’ovvia difficoltà di digestione.
Comunque finalmente ho capito perchè la gente si sfonda di alcool in discoteca: per sopportare il frastuono della musica e lo sfarfallio delle luci. Sì, lo so: sono vecchia inside. A 23 anni ragiono come una di ottanta. 

6) Una tizia, alla festa, parlando dell’ipad: “ooh sìì, è utilissimo! Pensa, c’è pure un’applicazione che ti aiuta a tenere a mente il ciclo! Finalmente, prima non me lo ricordavo mai!”. Mi sono trattenuta dal ringhiarle contro che secondo me era una perfetta idiota, che non c’è bisogno di spendere 500 euro per tenere a mente il ciclo e che basta un calendario, come fanno tutte le donne da un po’ di ere a questa parte.

7) Indosso uno smalto di merda, lo 04 della linea Frozen di Kiko. Un blu che mi piaceva un sacco e che ho comprato in saldo, ma che steso sulle mani fa letteralmente schifo. Ma sono talmente nervosa che non ho voglia neppure di cambiarlo: non ho ispirazione per pescarne un altro.

Sì, avete capito bene. E’ iniziato il ciclo e ce l’ho col mondo. Solo io il primo giorno darei fuoco al mondo intero?
Ho deciso di riprendere anche la rubrica dei “Vaffanculo del mese“. Almeno scarico un po’ di rabbia. 

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