Io sono un essere disordinato. Molto, molto disordinato. E’ una caratteristica che mi ostacola non poco la convivenza con i miei due genitori, soprattutto con papà, che sistema tutto con ordine maniacale.
In realtà, non sono completamente disordinata. Due cose tengo in perfetto ordine: i libri, per i quali ho un vero e proprio culto e di conseguenza odio vederli spiegazzati o peggio ancora impolverati, e gli appunti dell’università.  
I miei armadi sono un incubo (almeno per mia madre), un ammasso informe di vestiti appallottolati.  Quindi almeno tre-quattro volte l’anno, quando vedo la genitrice dare segni di squilibrio, mi armo di coraggio e sistemo. Quest’anno l’ho sfangata con la scusa della tesi, millantando sistemazioni con espressione da piccola e povera fiammiferaia a cui capitano tutte le disgrazie del mondo. Ma si sa, i periodi di tranquillità durano sempre troppo poco. In data 11 luglio, il giorno dopo la mia discussione, mamma si è avvicinata alla sottoscritta con sguardo implorante dicendo: “Oggi sistemi la camera?”

Ecco la mia espressione alla richiesta.

Oggi, più o meno una settimana dopo, ho finito di dare una parvenza di ordine alla mia camera, sistemando il cassetto più incasinato del mio universo domestico: quello della biancheria intima.
 Al contrario di mia mamma, che ha adibito un cassetto del comò a “cassetto delle emergenze”, ovvero uno spazio in cui tiene biancheria e pigiama nuovi in caso di ricovero ospedaliero, il mio cassetto della biancheria è, esattamente come gli armadi: un ammasso informe di roba
Ho scoperto di avere una quantità incredibile di collant, da quelli color carne (che le sedicenti fashion blogger aborrono) ai classici neri, passando per quelli colorati e pieni di disegnini.  Non è mania, ma semplicemente necessità di sopravvivenza: d’inverno patisco un freddo che manco vivessi in Antartide, quindi i requisiti minimi dei miei collant in pieno dicembre si aggirano attorno ai 90 denari. Sotto ai jeans, ovviamente, perchè d’inverno indosso gonne il meno possibile, e solo con collant da 150 denari. O pantacollant e collant da 150 denari. Una cosa l’ho imparata, in 23 anni di esistenza: per essere fighe non bisogna patire il freddo. 
Giusto per inorridirvi ancora di più, posseggo anche un’invidiabile collezione di gambaletti color carne. Sì, avete capito bene. Proprio quelli. Esattissimamente quelli che indossano le vecchie d’estate, sotto la gonna, con l’elastico che stringe i polpacci creando quel bell’effetto salame color gorgonzola venato di blu. Io sono leggermente più fashion, e li indosso sotto ai jeans, con le ballerine, perchè senza calze non ci so camminare.
Ah, dimenticavo. Nel groviglio di roba ho trovato persino un mini mini perizoma, regalatomi da un amico per il compleanno e mai messo. “Così il tuo moroso fa festa”, mi disse. Lui (il mio amico, non il mio moroso), appartiene a quella categoria di uomini che trova super sexy i perizoma a prescindere delle dimensioni  del culo della malcapitata.  Io odio i perizoma. Non li sopporto proprio, mi causano una grattarola pazzesca e francamente credo che non sia molto sensuale passare il tempo a cercare di scastrarsi dalle chiappe quel filo del telefono. Io, che son donna d’altri tempi, indosso solo culottes, che trovo di una comodità sublime. E che, dato il mio culo a grancassa, trovo che mi stiano decisamente meglio di un perizoma, che mi conferisce l’aria di un prosciutto parmacotto. 

La sottoscritta, esausta, alla fine del duro lavoro.