Scusate l’assenza, ma sono stata via in questo lungo ponte (sto riprendendo il giro dei vostri blog, sennò mi perdo troppe cose!). Avevo bisogno di staccare un po’, e quindi sono andata in montagna, dove un mio amico ha una casa. Il paese è molto carino, si chiama Lodrino (fa pure rima), è abbarbicato su per le montagne. Dal terrazzo si può vedere tutta la valle, e nei giorni di sole si riesce a scorgere persino Brescia, che sta più o meno ad una cinquantina di chilometri.
Da sempre sono innamorata della montagna. Mi rilassa, molto più del mare. Non resisto al fascino di un bosco, con i suoi fiori profumati, i colori di cui si tinge in autunno, il silenzio rotto solo dal fruscio delle foglie. Poi non sopporto il caldo, per niente, e quindi per me è assolutamente assurdo, d’estate, andare a morire di caldo su qualche spiaggia. Macino miglia d’asfalto rovente durante le visite alle città d’arte, quello sì, ma se passo anche solo 10 minuti su un lettino in spiaggia impazzisco.
Ormai Lodrino è il nostro rifugio, ci andiamo almeno un paio di volte l’anno. Poi quando si ritorna ci si deve disintossicare, vista la quantità di porcherie  che ingurgitiamo là sopra. Nachos col ketchup, patatine varie, torte e tortine, pizze e piadine. Che sarebbe una scampagnata con gli amici senza le schifezze?
Ultimamente fra i maschi della compagnia (moroso compreso) sta serpeggiando un nuovo hobby: le ferrate. Per i non addetti ai lavori, la ferrata è una specie di scalata di una parte rocciosa solo, a loro dire, più semplice e meno traumatica perchè si è agganciati coi moschettoni e si ha l’ausilio dei pioli. Detto così, sembrerebbe una stronzata, ma vi assicuro che non lo è, visto che si raggiungono anche altezze molto grandi e ci vuole una bella forza nelle braccia. Io ci ho provato l’anno scorso, ed è stata l’esperienza più terrificante di tutta la mia vita. Premetto che soffro tantissimo di vertigini, quindi sono stata alquanto cretina io a volerci provare, comunque il mio amico mi aveva scelto un percorso abbastanza semplice, che non richiedeva troppi sforzi e soprattutto a circa un metro e mezzo da terra. Precauzioni vane, visto che alla minima difficoltà son scoppiata a piangere dal terrore e  son dovuta ritornare indietro. Da allora mi limito a stare col naso all’insù e a guardare, oppure a girovagare per i boschi scattando qualche foto.  O, meglio ancora, ad ingozzarmi di panini al baracchino del noleggio attrezzature, circondata da vecchi bavosi che, non essendo abituati alla gioventù femminile, tentano di convincerti a fare le ferrate solo per poterti imbragare e scoccare occhiate alle tette.
A proposito di foto, ve ne lascio qualcuna. Le mie son piuttosto misere, le ho fatte con la mia macchinetta da quattro soldi. Da quando è scoppiata la moda delle reflex per me è un trauma: i miei amici fanno foto stupende, tuttavia con quelle cazzo di macchinette, quando mi puntano l’obiettivo addosso, mi fotografano pure i brufoli che mi spunteranno tra due mesi.

Quei tre pazzi là sopra sono il mio moroso e due miei amici.

Questa sono io, in un pomeriggio di faticosissimo lavoro.

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