Sono qui davanti al pc che sorseggio il mio bicchierone di centrifugato menta  e mela. A dire il vero, ‘sto beverone sa anche un po’ di carota, grazie a mio papà che ha avuto la brillantissima idea di tritare le carote prima che io potessi farlo con le mele. Pazienza. Le carote fanno bene al sistema immunitario.  In compenso sto rabbrividendo: devo aver esagerato con lo sciroppo di menta.  Chissà se avrà quest’effetto rinfrescante pure in estate con duecento gradi all’ombra?
Oggi ho dato ripetizioni ad una ragazzina di prima liceo, Virginia. La aiuto in storia e fisica, prevalentemente.  Oltre lei, seguo un’altro paio di bambine, ma tutte e tre hanno lo stesso medesimo odio: la storia. Ormai posso dire che, dopo la matematica e il latino, la materia più detestata dagli studenti italiani è la storia.  
Per me questo fatto è sempre stato inconcepibile. Amo la storia da quando ero piccina, ai romanzi d’amore ho sempre preferito le biografie.  Studiare il passato ha su di me un effetto tranquillizzante, mi dà una sorta di sicurezza interiore. Il passato è passato, non si può cambiare, e tu puoi osservare le vicende storiche come si scrutano i pesci dal vetro di un acquario.  Controllo. Ecco ciò che mi piace. Il poter controllare le cose.  Di carattere sono piuttosto volubile, irascibile, ansiosa in una maniera indescrivibile. Detesto le sorprese, odio il non poter prevedere con sicurezza ciò che accadrà. Per questo programmo puntigliosamente, il più delle volte,  tutto ciò che devo fare. E’ banale a dirsi, lo so, ma in un certo senso il passato si può controllare. Voglio dire..Non si può cambiare, ma nemmeno può sfuggirti dalle mani come il futuro.  Si hanno per le mani documenti, attraverso il loro confronto si arriva ad una soluzione che è quasi matematica. Su scala minore, i ricordi possono fare male, è vero. Però è un sollievo guardarsi alle spalle e dirsi: “Dai, nonostante tutto il peggio è passato.”. Possono influire sul presente, ma a lungo andare si vanno a nascondere negli angoli più remoti della memoria. A volte ritornano a galla, tuttavia io preferisco la sicurezza all’incognita.  Ecco ciò che mi destabilizza, di questi tempi: l’incognita. L’incognita del futuro, della tesi, della laurea. Un tempo sapevo guardare all’avvenire con con coraggio, oggi questa sicurezza mi è venuta meno.  E’ anche vero che oggi vivo il presente con maggiore spensieratezza, rispetto agli anni difficili della mia adolescenza.  Dovrei solo imparare a relazionarmi con ciò che non posso conoscere.

Il mio ovetto di Pasqua, regalo dei miei.

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