Sto realizzando il sogno della mia vita, o almeno parte di esso. Sto lavorando ad una tesi su Elisabetta d’Austria, mio mito da sempre.
La mia passione nasce nel 1998, anno del centenario della morte dell’imperatrice. In quel tempo (fa molto Vangelo, ma non trovo un sinonimo migliore) esplose la “Sissi-Mania“: trasmisero a raffica i famosi film con Romy Schneider, crearono delle serie animate, produssero persino una Barbie. Inutile dire che, all’età di 9 anni, ciò che mi attirò maggiormente furono la bambola e la serie animata. Presto, però, la mia anima precocemente storica prese il sopravvento sull’aspetto ludico: trovai, come allegato di una rivista, quella che sarebbe diventata la mia prima biografia riguardante Elisabetta d’Austria: “Sissi“,di Brigitte Hamann.
Ovviamente la mia immagine di Sissi era molto diversa da quello che era in realtà, influenzata dall’adattamento sia cinematografico che del cartoon. Ho iniziato a comprendere realmente a fondo il personaggio solo durante l’adolescenza: rimasi immediatamente affascinata da quel carattere così instabile e perennemente insoddisfatto della vita. Dopotutto, non è forse tipico dell’adolescenza sentirsi costantemente inadatti?
Tuttavia, solo ora, con la maturità di una studentessa di lettere arrivata al termine del suo percorso universitario, ho scoperto le mille altre sfaccettature di questa incantevole donna.  Cosa mi piace di lei? Forse il fatto che ella fosse così diversa, ma al contempo così simile a me.
Al contrario di me, lei era ossessionata dalla bellezza e dalla magrezza. Ma, allo stesso tempo, questo è indice di grande insicurezza interiore, tipico di quell’animo che ha bisogno di continue conferme. E insicura lo sono pure io, anche se cerco di nasconderlo dietro ad una parvenza di spavalderia.
Donna molto silenziosa, tuttavia aveva una lingua tagliente ed un’ironia non comuni, rasente spesso la cattiveria. Io non mi reputo una persona silenziosa, anzi. Però mi rendo conto di essere alquanto pungente nelle mie critiche, e di avere un grande senso dell’umorismo.

Mi piacerebbe omaggiarla attraverso la mia tesi. E’ un progetto troppo ardito? Forse. Però – cosa che mi accade raramente – confido nelle mie capacità. La reputo una sorta di mio alter ego, e credo profondamente che lei possa “guidarmi” in questo percorso.

L'imperatrice Elisabetta in abito da ballo (1865). Dipinto di Franz Xaver Winterhalter