12 giugno 2011, ore 23:15

 Ormai sta diventando un'abitudine, quella di scrivere di domenica sera alle ventitré. E' forse uno dei pochi momenti tranquilli delle mie settimane: è iniziata la sessione estiva (male, per di più), e io ho già un diavolo per capello. Dovrei anche dedicarmi alla tesi, ma ormai è da gennaio che non vedo né sento la mia relatrice: che avrei da dirle, dopotutto? Ho letto a malapena due dei sette libri che mi ha assegnato riguardanti la parte generale. Di vagare per archivi non se ne parla, per ora, né tanto meno posso recarmi a Milano a frugare nelle sue biblioteche. Dovrei sdoppiarmi per riuscire a fare tutto e, visto che per ora questo non è umanamente possibile ho deciso di rimandare la stesura della tesi a data da destinarsi.

Non vi ho ancora rivelato l'argomento della mia tesi: riguarderà Desiderio Scaglia, un inquisitore dell'epoca post-tridentina mai stato studiato approfonditamente prima. In sostanza il mio sarà un lavoro di ricerca, più che di compilazione: di questo personaggio non si sa nemmeno il paese natio (se la giocano Brescia e Cremona). Se dovessi riuscire ad elaborare una buona tesi, mi ha detto la mia relatrice, mi farei già un nome nel mondo degli storici. Più facile a dirsi che a farsi. E, soprattutto, ci vuole un sacco di tempo. Per fortuna si tratta di una tesi della triennale, e quindi basterebbero una sessantina di pagine. Ma ci tengo davvero a questo lavoro, e voglio sfruttare al massimo le mie capacità: per questo vorrei aspettare di avere più tempo a disposizione. Non vorrei combinare dei pasticci…

Dicevo. Questa sessione estiva è iniziata alquanto male. Sono stata bocciata per la prima volta nella mia carriera universitaria. Lo so, non dovrei prenderla così male, dopotutto ho solo fallito la prima metà di un esame, ed era uno di quelli tosti, ovvero: FILOLOGIA ROMANZA. C'è materia peggiore di questa nella facoltà di Lettere? Forse solo latino è in grado di superarla. Ho faticato a studiare Storia della Lingua Italiana, e con filologia sto sputando sangue. E' una disciplina che mi è proprio ostica: fatico a tenere a mente evoluzioni, modificazioni ed esempi in sette lingue diverse. La cosa peggiore è che si tratta di un esame scritto, valutato con la media matematica. L'altra volta, su 10 persone l'hanno superato in due: una con il 18.5, e l'altra con il 20. Io non ho chiesto al professore la mia valutazione: da un lato, non volevo che mi dicesse che non l'avevo passato per un punto (cosa che mi avrebbe fatto alquanto incazzare, visto che non concede di alzare il voto con una domandina orale), dall'altro lato non volevo scoprire di aver fatto un disastro (il che mi avrebbe depresso e reso ancora più ostica la materia). Giovedì tenterò l'esame per la seconda volta: incrociate le dita per me.

Per il primo giugno avevo chiesto al professore di Teologia III un pre-appello: essendo una materia che non dà crediti, e per la quale c'era da preparare un solo libricino, volevo levarmela dai piedi il prima possibile. Ma la fortuna non è stata dalla mia parte: il professore non s'è presentato. Ma la rabbia non mi è montata per questo motivo: essendo docente di Teologia III in tutte le facoltà della Cattolica di Brescia, era ammissibile che se ne fosse dimenticato. Il problema è stato quando ho chiesto alla suora – sua segretaria – se fosse possibile chiamarlo per ricordargli dell'appuntamento precedentemente prefissato. Sapete che cosa mi ha risposto? “E' grande abbastanza per ricordarselo. State -eravamo in tre a dover sostenere l'esame – qui ad aspettarlo finché non arriva oppure andatevene.”. Insomma, una maleducazione davvero deprecabile. E noi, dopo aver atteso invano dalle 9 alle 11, ce ne siamo andati, non senza esserci beccati i rimproveri da parte della suora che aveva da ridire sul programma che avevamo concordato con il docente, velatamente accusandoci di aver portato un programma non soddisfacente.
Ora come ora, mi auguro proprio che la fortuna inizi ad accostarsi a me.