8 maggio 2011, h 23:30

Soffia un vento dannatamente forte, stasera.  Percepisco il suo ululare, il suo serpeggiare tra un vaso e l’altro del balcone, e il suo sbattere violentemente contro la tapparella di camera mia, facendomi ogni volta sobbalzare.
Sonno in ogni caso non ne ho. Ho dormito fino alle 13.30 oggi, e il pomeriggio l’ho passato di nuovo a letto con il mio fidanzato. Dopo cena mi sono seduta al tavolo della cucina armata di latte caldo con Nesquik e libro di Storia dell’arte Medioevale, e in poco più di due ore avrò sottolineato sì e no una decina di pagine. Di questo passo, finirò quel maledetto libro ad agosto.
Il problema è che non sopporto la storia dell’arte. Non mi vergogno a dirlo: mi annoia terribilmente. Sarei capace di passare ore ed ore in un museo di Storia, ma appena metto piede in un museo d’arte vengo sopraffatta da una violenta noia, e trascorro il resto della visita sbadigliando e brontolando per il mal di testa.  E detesto da morire quelli che si fossilizzano davanti ad un quadro per ore, discutendo di ogni minimo dettaglio dell’opera.  Io guardo un dipinto, al massimo dico “Sì, carino/Bah, che schifo sarei capace a farlo pure io” e passo a quello successivo: in cinque minuti, ho completato la sala. Obiettivamente parlando, il mio rimirare un oggetto per ore in musei storici può irritare o sorprendere chi non ama o chi non è interessato alla materia, è naturale e lo riconosco. Ma ormai conoscete il mio lato brontolone, no?
A dire il vero, c’è stato un tempo in cui la vena artistica percorreva le mie membra. Parlo degli anni delle medie: adoravo disegnare, dipingere ed informarmi su artisti ed opere. Ma, nel secondo quadrimestre della terza media, arrivò una nuova professoressa di arte, abile solo a smorzare gli interessi artistici ancora acerbi di noi poveri studentelli. Dopo infiniti disegni stracciati, persi la pazienza e abbandonai carta e matite, iniziando a detestare soprattutto gli artisti contemporanei di cui lei, mi pare ovvio, era una grandissima estimatrice.
Forse, pensandoci bene, la mia passione per l’arte non era così radicata come quella per la letteratura e per la storiografia.  Infatti, nonostante abbia incontrato nel mio percorso scolastico alcuni docenti veramente scadenti – sia sul piano della cultura e dell’insegnamento che sul piano della trasmissione della passione per quella materia agli studenti – ho continuato a coltivarla, visitando musei e città, passando giornate intere nelle biblioteche (a proposito, ecco qui una curiosità: io possiedo la tessera numero 3 della biblioteca del mio comune di residenza, ovvero la prima degli utenti che vi accorrono. Le prime due, infatti, sono intestate ai due bibliotecari storici), spendendo dei piccoli capitali nelle librerie. Nella mia cameretta, oramai, non vi è quasi più un centimetro libero per nuovi libri, e nonostante questo io continuo a comprarne o a farmeli regalare nelle ricorrenze più disparate.  L’ultima volta che li ho contati, un anno e mezzo fa, erano circa mille, esclusi quelli dell’università.  E’ vero che il mio sogno era (e resta tuttora) quello di possedere una biblioteca come quella del castello de “La Bella e la Bestia” ma, di questo passo, mi toccherà dormire sul balcone per far spazio ai libri che verranno.