22 marzo 2011, ore 14:12

Eccomi qui. La lezione sta per iniziare, ed io non ho alcuna voglia di prestarvi attenzione. Sarà la primavera: oggi splende (finalmente, oserei dire) il sole, c'è un discreto tepore e gli uccellini cinguettano allegramente fuori dalla finestra. Sarà la sonnolenza post-pasto. Sarà l'aver scoperto di aver sbagliato a trascrivere la data dell'esame di lingua spagnola: ero convintissima che fosse domani, invece era oggi. Che cretina, oserei dire. 
In ogni caso, è inutile che mi inventi scuse campate in aria: la verità è che ho un rifiuto verso il latino. L'argomento, in realtà, non sarebbe poi così male: stiamo  affrontando il De Amicitia di Cicerone, e si lascia leggere abbastanza piacevolmente. Tra l'altro io adoro pure il professore di letteratura latina: ha un musetto così simpatico che lo riempirei di baci. Soprattutto ha un grande pregio: sa rendere piacevoli e "divertenti" materie altrimenti ostiche, come letteratura cristiana antica, agiografia e letteratura latina. 
Tuttavia, oggi nemmeno lui riesce a catturare la mia attenzione. La Franz mi tirerà le orecchie, molto ma molto probabilmente. Pazienza. Oggi la mia pigrizia ha il sopravvento sulla mia forza di volontà. 
A dire il vero, guardandomi attorno, noto di non essere la sola distratta. C'è Faby, qui accanto a me, che alterna periodi di dormiveglia a messaggini con il cellulare. Un banco più in là siede il buon vecchio Alex, che legge assorto alcuni documenti riguardanti la sua tesi di laurea. Al ragazzo due file indietro manca solo la bavetta al lato della bocca per assomigliare a quelle belle caricature degli studenti dormienti/nullafacenti. Nell'aula tanti messaggiano, alcuni scarabocchiano i quaderni, altri ancora scartano caramelle (mi meraviglio di come il professore riesca a sentire ancora il suono della sua voce, con tutto questo frusciare di carte). 
Una buona parte, a voler essere onesti, sta seguendo abbastanza attentamente la lezione. Compresa quella tizia, che oggi sfortunatamente siede davanti a me, che è simpatica come un big bubble appiccicato alle converse. Colei che si intromette sempre nelle conversazioni altrui, senza che la sua opinione sia in qualche modo richiesta. 

Io: "Uff, quest'anno dovremo darci dentro con latino"
Faby: "Che amarene…"
Alex: "Vecchie, la vedo dura!"
Tizia: "A me manca solo latino!"

Qualcuno ti ha chiesto qualcosa, cara? Sì, certo, ti manca solo latino. Ma sono tre anni che frequento l'università, e sono tre anni che tu ripeti sempre le stesse cose. Avrai trent'anni portati male, da quanto tempo ti manca latino? Non credi sia ora di muovere il culo?
Per grazia divina i membri di Lega Cattolica si sono seduti lontano dal mio perimetro: sarebbero mancati giusto loro per accrescere la mia non propensione alla letteratura latina. 
Toh. I miei colleghi hanno cambiato attività. Faby sta leggendo "Le spleen de Paris" (non so cosa significhi) di Baudelaire; e nel frattempo brontola con Alex che si sta dedicando ad una delle attività che gli riescono meglio: il disegno. Tempo fa, rovistando nella mia libreria, ho trovato una cartella di disegni suoi, da lui regalatimi durante questi tre anni di studi. Aggiungerò pure questo alla mia collezione?
Ahi. Faby non ha retto e se n'è andata. Giusto in questo momento, a mezz'ora dalla fine. Noi due resistiamo, anche se la sottoscritta ha un leggero mal di testa. Intanto penso a giovedì, quando andrò al concerto di un mio caro amico con Francesca e Cris. Mi piacciono queste serate con loro. Mi pare di aver costruito una buona compagnia. Oddio. Costruito, che brutta parola. Mica siamo dei Lego. Sostuiamo con "formato".  Dicevo. Mi piace il nuovo gruppetto. E soprattutto sono contenta di aver cercato di fare amicizia con la Franz: adoro ascoltarla. Io sono sempre affascinata dalle persone colte.

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