Ragazzuoli miei, scusate la lunga assenza. Non sono morta e non sono stata rapita dagli alieni: sono semplicemente entrata in una fase acutissima di studio. Avviso ai miei lettori che frequentano la facoltà di Lettere: mai, e dico MAI rimandare storia della lingua al terzo anno. E' un'azione suicida: ve lo dice la sottoscritta. 
Per chi non è dell'ambiente, storia della lingua italiana corrisponde più o meno a filologia, ovvero studia l'evoluzione della lingua italiana dal latino fino ai giorni nostri. Lo so, sembra bello. Anche a me così era parso: poco prima di iniziare il primo anno accademico aprii la guida di facoltà e lessi la dicitura "Storia della Lingua con Laboratorio di Scrittura". "Woow, che figata! – mi dissi – adoro la grammatica italiana e, sopratutto, adoro scrivere!". Figata un bel paio di coglioni (scusate la volgarità). In primis, non avevo fatto i conti con il cosiddetto alfabeto fonetico (
http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_fonetico_internazionale), un orrendo agglomerato di simboli e diciture. Lettere fricative??? Labiali???? Labiodentali??? Occlusive?? Inoltre, avevo totalmente ignorato l'esistenza dei vari processi di evoluzione che le parole in latino volgare hanno compiuto per trasformarsi in italiano corrente. Ovvero, circa una cinquantina di processi corredati da 4 esempi ciascuno con relative eccezioni.  Troppe, per la mia memoria. Il primo anno ho reagito a questi amabili argomenti chiudendo il libro e rimandando l'esame al terzo anno pensando "tanto è lontano"; in questi giorni sto reagendo con insulti verso me stessa che ho continuato a posticipare, contro il professore che insegna una materia di merda, e contro la materia stessa che secondo me è di un'inutilità totale. O meglio, per me che ho scelto un percorso storico e non filologico è inutile. 
L'unica certezza che ho è che, all'esame, mi accontenterò di un 18. Anche un 17 e un calcio in culo andrebbe benissimo.