Questo post trae ispirazione da "Qui non si cambia musica" di Coccola5, e intende delineare la varietà di insegnati strambi che ho avuto in 15 anni di scuola. Quasi 16, a dir la verità: ormai siamo a metà dell'ultimo anno di università. Ma qui non parlerò dei docenti universitari, mi dilungherei fin troppo.

ELEMENTARI
In terza elementare avevamo il mitico maestro Daniele. Somigliava tantissimo ad Augusto Daolio (il vecchio cantante dei Nomadi), ed era fissato con il dialetto bresciano e le canzoni popolari. Peccato solo che fosse stonato come una capra. Quell'anno ebbe la malaugurata idea di farci partecipare, insieme alle altre classi, ad un festival denominato: "Le canzoni dei nostri nonni". Dico solo questo: dopo una decina di tentativi (falliti) di beccare l'attacco della canzone sulla base musicale, decise di farci cantare a cappella. Risultato? Sembravamo un branco di vecchietti ubriachi e stonati. Ovviamente l'evento fu ripreso da Teletutto (un'emittente bresciana) e messo su videocassetta. Le disgrazie non vengono mai sole. Morale della favola? Quell'anno non imparammo assolutamente nulla né di matematica né di scienze, ma in compenso acquisimmo un accento bresciano da paura, degno dei sopracitati vecchietti dell'osteria. 

MEDIE
Non poteva che arrivare il degno successore del maestro Daniele, il professor Bregoli, anche lui docente di matematica e scienze. Lui era più una specie di nonno, per noi,  che un professore. In prima media ricordo di aver avuto pochissime ore di lezione di queste materie, in quanto il più delle volte ci portava nell'orto a zappare perché, come diceva lui, "i ragazzini devono stare a contatto con la terra, e poco chiusi in un'aula polverosa". Un giorno decise di farci fare una gita in miniera a Pezzaze, un paesino in provincia di Brescia, per partecipare all'iniziativa "Minatori per caso". Ovviamente accompagnati da lui e dalla sua fida assistente, che pensò bene di venire munita di scarpe tacco 12. Per arrivare a quella miniera bisogna fare una ventina di minuti a piedi su una strada piena di ciottoli e di fango, quindi immaginatevi la scena: un branco di ragazzini che scorrazza felice per i boschi, e lei in fondo alla strada che urla inciampandosi ovunque " RAGAZZZZZZZZIIIIIIIIIIIII!!! ASPETTATEMIIIIII!". Noi ovviamente fingevamo di non sentirla: ci stava sulle scatole, e in cuor nostro speravamo che battesse una sonora craniata su un sasso e rotolasse in valle..
Poi, vediamo un po', chi c'era? Ah sì, lei. Hitler. Non mi ricordo come si chiamasse realmente, mi sovviene solo il suo soprannome, affibbiatole perché era una cagna di prima categoria. E un po' anche per il suo aspetto fisico. In primis sarà stata alta un metro e novanta, vestita sempre in nero con degli orrendi stivali a punta, con una capigliatura color biondo cacca alquanto cotonata, e dei baffetti mal tinti sotto il naso. Insegnava educazione tecnica (che materia inutile),  e ricordo che si dilettava a distruggere le squadre altrui e a sfottere le piantine delle case degli alunni. Un giorno le portai la piantina di casa mia e, dopo averci sudato sopra per una settimana per farla di suo gradimento, mi sentii dire: "Che schifo di casa che hai, non hai neppure il salotto.". In quel caso ci sarebbe stato un bell'"ENCULET" (inculati, in dialetto bresciano). 
Infine la Nuzzo. Insegnate di educazione artistica che si chiudeva nei bagni a fumarsi le sigarette/canne dopo averci appioppato il disegno da fare, per poi riemergere al termine della seconda ora alquanto incazzata.

SUPERIORI
Inizio da quello che ho odiato di più: il prof di religione, tale Marmentini. Penso sia stata una fortuna che abbia deciso di non frequentare più l'ora di religione dopo il primo anno, perchè penso che mi avrebbero sospesa, tanto mi era insopportabile quell'uomo. Ora, come voi sapete io sono atea ed anticlericale, e non sopporto i religiosi estremisti. Lui era uno di quelli. Apparteneva a non so quale gruppo cattolico, ed era una delle persone più intolleranti che io abbia mai conosciuto. Io sono del parere che un insegnante di religione debba insegnare tutti i credo presenti nel mondo, non focalizzarsi su quello cattolico e celebrarlo come il migliore e il più giusto. E sono del parere che un professore debba rispettare le idee dei propri alunni. Il primo giorno fece una rapita ispezione tra di noi, chiedendoci se andavamo a messa, cosa pensavamo del battesimo e quant'altro. Io lo trovai immediatamente antipatico, e volli mettere in chiaro fin da subito il mio pensiero: "Professore, io sono atea, non vado a messa da quando mi hanno costretta a far la cresima. E non penso che battezzerò un mio ipotetico figlio, poichè credo che ognuno debba decidere con la propria testa.". Apriti cielo. "Tu sei una cattiva ragazza, non sei degna di stare nella mia classe, poichè non sei una degna figlia del Signore.". Un giorno invece attaccò alcuni miei compagni di classe, dando loro dei satanisti in quando ascoltavano Marilyn Manson. 
E l'ultimo giorno della quinta superiore, come mi riferì il mio fidanzato (mio compagno di classe), fece l'apologia dei pedofili, dicendo: "Ragazzi, non condannateli. In fondo, potreste diventarlo pure voi.". E poi la gente si domanda perchè io abbia questo astio nei confronti della religione.
Poi c'era il mio prof di Filosofia del triennio, tale Pinsi. Simpaticissimo, per carità, e ottimo insegnante. Solo leggermente curioso: ti appariva all'improvviso alle spalle mentre stavi parlando con qualcuno chiedendoti il perchè e il per come dell'argomento trattato. Tempo fa lo andai a trovare, e la prima cosa che mi chiese fu "Come vanno le faccende amorose con il tuo fidanzato?". Pettegolo. 😄
Ma i veri pazzi sono stati i miei tre insegnanti di spagnolo. Il primo – Civini – era un tontolone. Scoprimmo poi che, poveraccio, era stato abbandonato dalla moglie ed era finito in depressione. Era totalmente sotto il nostro controllo. "Ragazzi, quando facciamo la verifica?" "Il 25 aprile!" "Va bene!", e appuntava la cosa sul registro di classe, complimentandosi del fatto che nessun professore avesse fissato un compito quel giorno. Poi, passato il 25, tornava a scuola dicendo "Ma ragazzi, ieri era festa, lo sapevate?".
Poi fu la volta della Lo Turco, ottima insegnante, che minacciava di cementarci nei pilastri portanti dell'aula se non avessimo studiato. 
Infine arrivò lei, Begonia (giuro, si chiamava così), madrelingua spagnola originaria dei paesi baschi, completamente folle. Puzzava di canna, secondo me, però era simpatica, tranne quando aveva le crisi nervose e usciva dall'aula piangendo ed urlando, sbattendo i registri per i corridoi.
In prima superiore cambiammo invece 5 insegnanti d'inglese (frequentavo un liceo linguistico, vorrei sottolineare), e tra di esse c'era la professoressa Pucci/ Bucci. Una grossa balena antipatica vestita da tramezzino: pantaloni bianchi, giacca bianca, camicetta salmone e cerchietto – cintura – scarpe verdi.  "Oh, boys and girls, I have a beautiful boyfriend". Ci tartassò le palle per circa due mesi, con questo fantomatico boyfriend. Tutti a chiedersi: "Ma chi è quel disgraziato che la sopporta?" e a consolarsi "Se è accoppiata pure lei, c'è speranza per tutti.". Poi un giorno lo incontrammo, ed era la brutta copia di Woody Allen. E decretammo che era meglio star soli che mal accompagnati.  Un bel giorno, invece, il dolce cetaceo riuscì a far cadere la cattedra dalla pedana di sostegno, poichè il suo deretano non passava nell'esiguo spazio tra la cattedra e il muro retrostante. Fu una scena apocalittica: la cattedra fece un rumore assordante e lei si mise a strillare come un'oca "BOYS BOYS BOYS HELP ME HELP ME!!!", richiamando l'attenzione di noi poveri studenti annoiati. Inutile dire che noi ragazze ridemmo come cretine per il resto della giornata, alienandoci ancora di più le simpatie della suddetta. 

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