Alla tenera età di un anno e mezzo (o forse due), me ne stavo seduta sul divano della casa di mia nonna a giocare con le bambole. Al tavolo di fronte stava mia zia che, sfogliando le riviste, continuava a ripetere la parola "felepa". Orecchiabile questa parola, pensa la sottoscritta. Vediamo di ripetere la mia nuova espressione al primo che varca la porta di casa. Povera Daygum innocente. 

Entra la mamma del prete del mio paese, una vecchina munita di scialle e di almeno una ventina di rosari. Io, candida bambina dai capelli dorati e dagli occhioni verdi (ebbene sì, da piccola sembravo una piccola tedesca), mi piazzo davanti a lei e scandisco: F-E-L-E-P-A. La signora sbianca. Quel giorno imparai che "felepa" è l'equivalente bresciano della parola puttana.