Qualche giorno fa ho fatto una capatina al Vantiniano di Brescia che, per chi non lo sapesse, è il primo cimitero monumentale costruito in italia – datato 1813 (secondo altre fonti 1815) – ad opera di Rodolfo Vantini. Da tempo progettavo di andarci, ma non se ne era mai presentata l'occasione. Avendo (finalmente) un po' di tempo libero da studio ed esami, e spinta da una forte curiosità, ho varcato l'enorme cancello il ferro del luogo sacro. 
Non prendetemi per pazza, ma io adoro visitare i "luoghi della morte" (come li chiamo io), siano essi cimiteri, sacrari, cripte o quant'altro.  Non sono la religione o la fede a spingermi verso delle mete così macabre, ma pura e semplice sete di conoscenza. Avete mai letto "Cimiteri" di Giuseppe Marcenaro? In quel libro l'autore racconta delle sue visite ai cimiteri più famosi del mondo, narrando la storia dei personaggi più famosi o degni di nota ivi sepolti. Un giorno piacerebbe pure a me scrivere un libro del genere, ma non credo sarei all'altezza di questo capolavoro. 
Detto questo, torniamo alla mia visita. Vagare per cimiteri mi piace perché mi trasmette senso di uguaglianza. In questo mondo di soprusi e ingiustizie, solo al termine della propria esistenza un uomo può dirsi uguale ad un altro. Certo, una persona può essere seppellita in un'enorme cripta, un'altra ancora sotto ad un monumento, una terza può trovare il suo riposo eterno in semplice fazzoletto di terra sormontato da una croce di legno. Ma sappiamo tutti che dei corpi rimarrà solo cenere. 
Cammino tra le tombe e mi sovviene un grande senso di pace interiore. Lo dice anche Mauro Corona: i morti sono innocui, è dei vivi che bisogna avere paura. 
Cammino tra le tombe e il mio animo da storica si accende. Leggo le iscrizioni, guardo le foto, mi domando: "Chi sarà stato in vita? Com'era caratterialmente? Ha sofferto? Ha amato?". Ogni persona lì ha la sua storia. Peccato che per la maggior parte di loro non esistano più parenti che la possano raccontare. Quand'ero piccola, mia nonna mi portava al cimitero del mio paesino, e mi raccontava storie riguardanti le persone che riposano lì. Forse la mia passione per questi luoghi è nata lì. Non saprei dirlo con certezza. Sta di fatto che mi è sempre piaciuto farmi narrare le gesta di chi non avevo conosciuto. Anche solo dei semplici aneddoti.  Al cimitero Vantiniano ciò non è possibile. Ci sono talmente tante sepolture…la maggior parte delle persone fatica a ricordare dove è sepolto un congiunto, figuriamoci quelle di gente poco conosciuta. 
Sono scesa in una delle cripte sotterranee. Le chiamano Colombari, se non ricordo male. In quell'angusto e soffocante spazio (l'odore dei fiori dopo un po' di tempo dà alla testa), la tomba più recente è datata 1906. Quei loculi dalle lapidi annerite fanno abbastanza impressione. Vi sono cavalieri, nobili, dottori, poveri e chi più ne ha più ne metta. La maggior parte reca anche una foto, e devo dire che la cosa mi ha alquanto stupito: non credevo che nell'800 ci fosse già l'usanza di apporre un'effigie sulle lapidi. Ma tant'è: ogni giorno si fanno nuove scoperte. Non so se anche voi subite il fascino delle vecchie foto in bianco e nero. Trasmettono qualcosa di magico, un alone di mistero. E mettono anche un po' di tristezza: ormai di quella gente nessuno ricorda più nulla. 
Forse è anche questo uno dei motivi che mi spinge a visitare i cimiteri: portare un saluto a chi, a causa del tempo passato, è stato dimenticato. E uscire con la voglia e la speranza di ricostruire un giorno la storia di tutti loro.

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