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Titolo: Wham! Bam! VIVA GLAM! – Pink&Blue (MAC Cosmetics Viva Glam Miley Cyrus 1 look) #ItalylovesVivaGlam

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Il 1 dicembre è vicino ed è una data importante, perché vi ricade ogni anno la giornata mondiale per la lotta all’AIDS, un evento che cerca di sensibilizzare in maniera particolare le persone circa un male che negli ultimi 30 anni ha causato milioni di morti e ha rovinato la vita di troppe persone.
Da due decenni MAC Cosmetics è impegnata attivamente attraverso il MAC Aids Fund nel supporto delle persone che hanno contratto il virus hiv e ha creato il programma Viva Glam: vende cioè rossetti e gloss (alcuni permanenti, altri in limited edition che sono in giro per un anno) il cui ricavato va tutto (meno l’iva, in Italia, purtroppo) in una serie di programmi per aiutare chi vive tale realtà tutti i giorni sulla propria pelle.

A noi piace tanto quest’idea e quando ci siamo rese conto che eravamo in un po’ di persone ad avere acquistato i Viva Glam 2015 con testimonial Miley Cyrus (sono due!) abbiamo deciso di unirci e… farvi vedere come li indossiamo, darvi uno spunto su come il nostro contributo è poi diventato parte della nostra quotidianità di persone qualsiasi a cui a volte viene anche chiesto: “che rossetto indossi?” e hanno la possibilità di spiegare che si tratta di qualcosa di speciale.

Questo post nasce in collaborazione con Ariel di Ariel Make up, Darkness di The taste of Ink, Foffy di Foffyland, Claudia di Ava’s World, Lucia di Dolls and Butterflies, Tizy di Forzatamente esiliata e Miki di Miki in the Pinkland e se volete chiama in causa anche voi!
Dopo averlo letto (e lasciato un commento, ci farebbe tanto piacere! XD) potete unirvi alla festa, pubblicandone uno a vostra volta (se avete anche voi un blog… o un canale youtube!) oppure anche sui social (facebook, twitter, instagram, tsu vanno benissimo!)… usate l’hashtag #ItalylovesVivaGlam e mostrateci i vostri Viva Glam e come li indossate! ^_-
E se volete sbarcare su pinterest contattate Claudia!

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Si vede, vero, che non ho più grande fantasia per i trucchi?
Sono passati mesi dall’ultima volta che ho scritto su questo spazio, e da allora stanno cambiando diverse cose, una delle quali è la passione per il make up sta lentamente scemando. Ormai mi trucco soltanto con i prodotti più pratici che riesco a trovare e acquisto moolto meno di prima. Ho voluto, però, partecipare a questa iniziativa perché tocca una tematica che mi sta molto a cuore e perché ha tra i protagonisti uno dei rossetti cui sono legata di più in assoluto.
Ho acquistato il Viva Glam Miley 1 in occasione dell’ultimo esame universitario della mia vita, il 13 gennaio 2015. Quando lo vidi sui blog di Misato e Kenderasia decisi immediatamente che doveva essere mio: un bellissimo rosa Barbie luminosissimo, intenso e modulabile, che metteva tanta allegria soltanto a guardarlo. Quale migliore occasione per acquistarlo se non, appunto, la fine di un’era?
In questi mesi l’ho sfruttato tantissimo, usandolo in svariate occasioni, in combo con ombretti intensi e nei “quasi” nude look. Stavolta ho voluto abbinarlo al classico blu: in quest’interpretazione piuttosto stereotipata, lo ammetto io stessa, il blu simboleggia la componente maschile, il rosa quella femminile, a sottolineare che l’AIDS è una piaga che affligge ambo i sessi. La palette sfruttata è la Storm di Sleek: “storm” come la tempesta che si abbatte nell’animo di chi riceve una diagnosi simile, una sentenza  che affolla la mente di pensieri cupi come il mio trucco occhi. Ma, al contempo, grazie agli enormi passi avanti compiuti dalla scienza, tale sentenza non è più mortifera: l’AIDS è una malattia sì grave, ma con la quale si può convivere. Ed è questo ciò che simboleggia il rossetto in questo look: uno spiraglio di luce, un sorriso che neanche la malattia può spegnere. Un rossetto che vuole gridare al mondo che la vita va avanti, nonostante tutto.

 

Prodotti utilizzati

Occhi
Base: Primer per pigmenti by Essence
Palpebra mobile: Gathering Storm, Electric Storm e Blackout (Palette Storm by Sleek)
Rima Interna: Pastello Liquirizia by Neve Cosmetics
Rima Esterna: Vibrant Eye Pencil n°605 by Kiko
Mascara: Estée Lauder Sumptuous Infinite.

Viso
Bourjois Healthy Mix Serum, tonalità Vanille
Fondotinta Jade Minerals, tonalità Fair
Cipria Maybelline Fit Me! tonalità Ivory.
Blush: 01 Loose Your Heart On Board by Essence (LE Wave Goddess)

Labbra
Viva Glam Miley 1 by Mac Cosmetics

(Collana: Agocentrico)

 

 

Per vedere gli altri looks:

8 bloggers. Viva Glam Miley Cyrus sulle labbra per tutte!

Misato-san, A lost girl (loves make up!) Ariel, Ariel make up Lucia, Dolls and butterflies
Foffy, Foffyland Darkness, The taste of Ink Claudia, Ava's world
Tizy, Forzatamente esiliata Miki, Miki in the Pinkland

[Swatch & Comparazioni]: 05 Heavy Cherry – Kiko, Limited Edition Rebel Romantic

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Hola gente!
Agosto è ormai iniziato e noto che la gente ha iniziato – giustamente – ad accantonare i propri blog. Per quel che mi riguarda, sono ancora indecisa se pubblicare ancora prima di partire (14 agosto) o ricominciare al mio rientro, magari con settembre. Vedremo. Intanto, per precauzione, vi auguro Buone Vacanze!!

Parliamo ora di trucchi. Qualche giorno fa Kiko ha lanciato una nuova edizione limitata, la Rebel Romantic, che presenta dei pezzi davvero interessanti. L’altra sera sono passata in negozio e ne ho approfittato per mettere il naso qua e là e già so che, con l’avvento dei saldi, mi porterò a casa almeno un blush e altri rossetti.
Stavolta mi sono accaparrata un rossetto e una matita abbinata, entrambi con la dicitura di 05 Heavy Cherry, regalo di una persona a cui tengo molto. Oggi, in questo brevissimo post, vi mostro swatch, impressioni a caldo e comparazioni, e spero di aiutarvi nell’acquisto.

Partiamo dal presupposto che il nome è un po’ noioso, e ricalca molto quello della Dark Romance di Essence di un paio di anni fa: a quanto pare, le case cosmetiche adorano giocare sul binomio romantica ma ribelle, dolce ma pure darkettona. Tant’è. Il packaging è elegantissimo, quasi natalizio: il rossetto è contenuto in un tubetto dorato con un rettangolino lilla sul tappo in cui c’è scritto la tipologia del rossetto; la matita ha il medesimo tappo dorato con applicazioni dello stesso colore lungo la mina.
La tonalità del rossetto in negozio appariva decisamente più scura: in realtà, una volta provato a casa e con la luce diurna, si è rivelato molto diverso. In senso buono, per carità, ma se non vi piacciono i fucsia potrebbe non essere il rossetto che fa per voi. Il colore che dà il nome alla coppia, ciliegia, si ottiene soltanto se usate in combo i due prodotti: se usate soltanto il rossetto avrete un fucsia quasi cangiante, se utilizzerete solo la matita, al contrario, un rosso cupo molto simile al 107 di Kate Moss.

Il rossetto, come potete vedere, è piuttosto chiaro, ha un finish lucido ed è molto morbido da stendere. Il classico rossetto da LE di Kiko, uno di quelli dalla buona pigmentazione ma ai quali va prestata un po’ d’attenzione per evitare di sbavare. La matita labbra, al contrario, non è per nulla confortevole. Ha una mina decisamente dura, che scorre a fatica sulle labbra e che non lascia un tratto omogeneo e che va lavorata quindi un po’ affinché il colore risulti uniforme. Non ho le labbra secche, eppure questa matita tende a seccarle parecchio, motivo per cui non mi sento di consigliarla a chi ha le labbra di quel tipo. Se utilizzati insieme, matita e rossetto si rivelano un’accoppiata vincente, creando un bellissimo color ciliegia, degni del nome che portano. 
Sulla durata, infine, non mi pronuncio affatto: ho indossato questi prodotti giusto il tempo di fotografare la resa sulle labbra. Questo weekend inizierò a testarli come il cielo cosmetico comanda. U.U
Vi lascio ancora qualche swatch e comparazioni, sicuramente sarete più brave di me a interpretare le diverse sfumature.
Un bacio!
Tizy

Review: Maschera Color Lucentezza by Lavera

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Buon lunedì gente!
Oggi parliamo di capelli, argomento che ho praticamente ignorato nel corso di 4 anni, Ho sempre avuto un rapporto disastroso con i miei capelli, non i ho mai curati più di tanto e li ho odiati a lungo perché grassi, sottili e privi di volume. Pian piano, però, complice il cambio di parrucchiera ormai 8 anni fa (grazie suocera!), ho iniziato a capire che i miei capelli non erano solo filamenti di merda (Bonjour Finesse!) e che, con i prodotti giusti, avrei potuto avere una chioma che ambisse a essere normale. Di recente, inoltre, ho trovato il coraggio di passare a un taglio davvero corto…e mi piaccio. Alle medie li tagliai corti e mi presero in giro per mesi, se non anni, chiamandomi “maschio”, “lesbica” e “cesso”, e mi sono rimasti i complessi fino ai vent’anni. E’ incredibile il danno che possano fare delle parole dette a sproposito durante l’adolescenza.

Ma bando alle ciance. Riassumo dicendo che, nell’ultimo anno, ho scoperto il piacere di curare i miei capelli. Non sarò mai una di quelle donne che si fanno maschere e impacchi a pie’ sospinto,  ma usare i prodotti giusti e non asciugarmi i capelli con il phon sparato al massimo perché si asciughino prima è un buonissimo risultato. 
Tra le altre cose, ho abbandonato il balsamo in favore della maschera: ho capito che, per i miei capelli grassi ma sfibrati, la maschera è l’unico prodotto che mi consente di avere una chioma morbida e luminosa ma assolutamente non appesantita. La soluzione è perfetta, vi dirò, anche a livello economico: un barattolone di maschera mi dura per quasi un anno!

Il prodotto che vi voglio recensire oggi è, appunto, una maschera per capelli, la Maschera color lucentezza di Lavera, specifica per capelli tinti o con meches e a base di mango e avocado. La potete trovare in due versioni: in bustine monodose (che bastano, a dir la verità, per tre lavaggi almeno), pratiche da portarsi in vacanza e utili per testare un prodotto senza spendere uno sproposito – se non vado errata, difatti, da NaturaSì stanno attorno ai 2 euro -, e nel formato classico da 125 ml (circa 8 euro). Io stessa ho comprato prima un paio di bustine monodose, poi ho deciso di acquistare la full size. 

Il prodotto si presenta come una crema giallina e, per chi ha presente lo yogurt della Muller alla pesca e albicocca, ha la medesima consistenza e profumo. La nota del mango la percepisco appena, per me l’odore è esattamente quello dello yogurt sopracitato. Si tratta di un profumo molto fruttato, che non persiste a lungo sui capelli, ma che potrebbe sicuramente dare fastidio perché intenso. 
Ho comprato questa maschera perché mi serviva qualcosa da lasciare a casa del moroso, onde evitare di portarmi dietro sempre il barattolone di Omia. Fondamentalmente, quindi, uso questa maschera soltanto nei weekend, quando mi fermo a dormire da lui, quindi la mia review riguarda l’uso costante ma non continuativo di questo prodotto. 
Il più delle volte la utilizzo al posto del balsamo: dopo lo shampoo ne prendo meno della metà di una noce e la distribuisco sui capelli, attendendo un minuto o due e poi sciacquo. Quando ho tempo la lascio in posa anche una decina di minuti. Il risultato, in entrambi i casi, il risultato è decisamente ottimo: i miei capelli sono morbidi e lucenti, assolutamente non appesantiti. Usando spesso il gel, inoltre, questa maschera mi aiuta  a dare maggiore protezione contro lo stress di tali prodotti da styling, evitando che si sciupino. 
Per quel che concerne la salvaguardia del colore, posso dire che questa maschera evita che il colore scarichi  troppo e, per chi fa tinte strane o rossi intensi, sa di cosa parlo: lavandini, docce e vasche da bagno macchiate, salviette maculate. E’ un gran sollievo perdere soltanto qualche goccia colorata e non fiumi di colore, ecco. Presumo che, se usata in modo continuativo, questa maschera sia davvero un buon alleato nel preservare il colore. 
Sento di consigliare questo prodotto, specialmente a chi ha i capelli grassi, perché nutre a fondo ma non appesantisce e dona ai capelli un aspetto decisamente sano. Sappiamo tutti quanto è difficile riuscire a combinare la cura dei capelli grassi con una cura che garantisca al contempo una buona idratazione, no?

A presto,

Tizy

Ps: Sabato ho tagliato ulteriormente i miei capelli! ^^

Perplessità varie: Detergente delicato Biofficina Toscana & Konjac Bamboo Charcoal Sponge

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Hola hola gente!
Oggi tocca a un post diverso dal solito: non è una review, perché non ho utilizzato abbastanza questi prodotti da potervene parlare approfonditamente, e non è nemmeno un post di prime impressioni perché li sto usando da un po’ troppo tempo. E’ un post che, come dice il titolo, tratta di perplessità derivatemi dall’utilizzo più o meno costante del detergente delicato di Biofficina Toscana e della Konjac Bamboo Charcoal Sponge, la versione per pelli grasse della famosa spugna. Li ho comprati tra maggio e giugno da Tulipe, la nuovissima bioprofumeria di Brescia – quanto è figo poterlo dire, quanto?! Mi sento finalmente una blogger seria -, incuriosita dalle tante review positive lette in giro per il web. L’esperienza, tuttavia, è stata a tratti buona e a tratti pessima, e cercherò di spiegarvi perché.

Detergente delicato Biofficina Toscana

Ho ponderato molto a lungo l’acquisto di questo detergente, dal momento che molte lo usano prevalentemente come detergente intimo e io non ne uso. Pare strano, ma mi sono sempre trovata molto bene con la classica saponetta neutra (tipo quella della Neutro Roberts), anche perché mamma compra sempre saponi decisamente delicati perchè papà ha la pelle super delicata ed è soggetto a irritazioni.
Comunque, pensa che ti ripensa, alla fine me lo sono accaparrato, complice un campioncino che mi avevano dato all’acquisto precedente e che mi aveva piacevolmente colpita. Il prezzo è ottimo: 8,50 euro per un prodotto super concentrato che va usato in piccole dosi.
Qui – io credo – sono cominciati i problemi. Con il campioncino centellinavo davvero molto per farmelo durare di più, e la mia pelle lo gradiva. Da quando ho a che fare con la confezione maxi la situazione si è fatta più problematica, perché non riesco assolutamente a dosarlo: o è troppo, o è troppo poco. E quando è troppo lascia la pelle appiccicaticcia.
Se lo utilizzo come detergente intimo non mi dà particolari problemi, tranne nel periodo del ciclo. Dirò una cosa vomitevole, ma in quel periodo non lo posso assolutamente usare perché la mia pelle cambia odore e in qualche modo il profumo del detergente cozza. E credetemi, in quei giorni NON è il massimo della vita.
Il punto di forza di questo detergente è senza dubbio il potere rinfrescante, sensazione che persiste a lungo. E sarebbe un prodotto decisamente perfetto per l’estate, se non fosse che sul viso mi fa uscire i brufoli. Ma non due o tre: proprio una caterva! L’ho provato in tutte le condizioni possibili: ciclo, non ciclo, dopo aver paciugato col cibo, dopo un periodo di cibo sano ed equilibrato. Niente. Loro sbucano imperterriti. Così, con la coda tra le gambe, ho rinunciato a quell’utilizzo.
Con l’avvento del caldo torrido, ho provato a usarlo per rinfrescarmi durante la giornata. E sul seno e sotto le ascelle mi sono usciti dei foruncoletti rosa, tipo quelli che escono dopo una depilazione con una crema non adatta al proprio tipo di pelle. Sono davvero perplessa: pare ci sia qualcosa, nella composizione, che la mia pelle non sopporta o che fa, a questo punto, reazione con il sudore. D’altro canto, potrebbe essere colpa mia: non doso bene il detergente oppure non mi sciacquo bene. Se utilizzo il detergente diluito in acqua quando faccio il bagno, infatti, il problema non si presenta, e mi lascia la pelle bella tonificata e fresca. Donne che siete più esperte di me: illuminatemi, dove sbaglio?

Konjac Bamboo Charcoal Sponge

Anni fa avevo provato la versione più scrausa della Kiko, e non mi aveva soddisfatto, perché alla fine faceva il lavoro di una normale spugna. Così, anche in questo caso ci ho pensato su un bel po’ prima di decidermi. Le ho viste per caso, esposte in un cestino insieme a quelle corpo, e non avevo assolutamente idea che ne esistessero più versioni. All’inizio ero tentata di prendere la classica bianca ma poi, quando la commessa mi ha spiegato le diverse proprietà delle altre Konjac, ho preferito optare per la versione per pelli grasse e/o acneiche.  E’ stato amore al primo utilizzo: lascia davvero, come dicono, la pelle più luminosa e uniforme, senza macchie e punti neri. C’è, naturalmente, un però: pure questa Konjac fa uscire i brufoli. Dopo circa tre  settimane, infatti, ne ho sospeso l’utilizzo in vista della laurea. Stavo quasi per buttarla, quando ho letto questo post di Country Rose che parlava di come il siero purificante di Biofficina Toscana le avesse fatto uscire i brufoli, e di come questo era servito per purificare la pelle. Ora sto continuando nell’utilizzo quotidiano, sebbene il mio mento ora sembri un prato fiorito. “I brofèi i gà de spirgà” (I brufoli devono spurgare), dice sempre il mio papà. 
Uso la konjac prevalentemente con il santo detergente Lovea, nella speranza di creare una combo purificante che mi pulisca via pure il cervello. A mali estremi estremi rimedi, no? 

Gente, ora tocca a voi: avete esperienze simili alle mie? Consigli da elargire a questa povera disgraziata? 

Buon weekend!😀

Haul: ordine Cuccioli d’uomo

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Buon mercoledì afoso, gente! 
Un’altra giornata di caldo infernale sta volgendo al termine – grazieaddio oserei dire -, e pare siano in arrivo dei temporali. Io, per ora, vivo abbracciata al ventilatore o, nei weekend, abbracciata al condizionatore del moroso. Della serie amori opportunisti. 

Venerdì scorso ho approfittato di una serie di sconti sul sito ecobio Cuccioli d’uomo per effettuare un piccolo ordine dedicato ad Antos, una marca di cosmesi di cui sento parlare benissimo dalle colleghe blogger e che mi ha sempre incuriosita. Qui a Brescia, purtroppo, non è affatto reperibile – in centro hanno aperto da pochissimo una bioprofumeria ma non tiene il marchio – mentre altri siti hanno le spese di spedizione decisamente troppo alte. Cuccioli d’uomo è stato un buon compromesso: fino a 15 euro le spedizioni ammontano a 5,50 euro, oltre diminuiscono a 3,90, e per gli ordini superiori a 39,90 sono completamente gratuite. Inoltre, io ho risparmiato qualcosina sul totale dell’ordine usando uno degli sconti giornalieri pubblicati sul sito mentre questo era offline, cosa nient’affatto sgradita. La consegna, infine, è stata più che celere: partita lunedì, è giunta fra le mie manine oggi. 
Ed ecco ciò che ho acquistato:

Bagnoschiuma esfoliante (5,50 euro): inserito all’ultimo nell’ordine, ha un’azione rinfrescante, tonificante e garantisce una pulizia profonda. Nonostante sia a base di rusco, edera, ippocastano e quercia marina, profuma essenzialmente d’albicocca, i cui noccioli sono triturati nel prodotto per un effetto scrub leggero. Il colore – marroncino/grigio con micro granuli all’interno – non è dei più invitanti.

Tonico Astringente (4 euro): ecco il motivo principale del mio ordine! Ne ho sentito parlare benissimo da tutte – in particolare da Wannabe Renoir e Golden Violet – e mi sono detta che dovevo assolutissimamente avere questo tonico magico. Pare faccia miracoli sulla pelle grassa!

Crema Dermopurificante (6,50 euro): questa sarà un’incognita, lo ammetto. Ha un profumo meraviglioso di rosmarino, decisamente fresco, ma a quanto ho letto in giro a qualcuna l’olio di mandorle dolci ha causato lucidità e in qualche caso anche brufoli. Io mi aspetto grandi cose da questa crema, e spero davvero non mi deluda. Per ora il profumo promette bene!

Crema Piedi (5,50 euro): questa è davvero pura e semplice curiosità. Misato ne parla benissimo da eoni e mi sono decisa ad infilarla nel carrello, in particolare in vista delle ferie, quando mi aspetteranno lunghe camminate nei boschi e avrò bisogno di qualcosa che dia sollievo ai miei piedi martoriati. 

Le prime impressioni inizieranno ad arrivare a settembre: ho intenzione di conservare questi prodotti per le ferie in Trentino (14-24 agosto), insieme al sapone #GayIsOk di Lush. Per ora, i fratellini Antos troneggiano in uno  scomparto del frigo: quando sono arrivati erano bollenti (oggi abbiamo toccato i 40°C), e ho preferito metterli al riparo onde evitare alterazioni nella composizione. 
Voi avete mai provato Antos e qualcuno di questi prodotti? 

Tizy

The Sailor Crystal #6: Sailor Uranus

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Buon inizio settimana gente!
Quando sarà online questo post sarò a Milano per la laurea di un’amica, quindi risponderò ai vostri commenti martedì. A proposito, il 14 luglio mi sono laureata io pure: un bel 110 e lode con tanto di complimenti della commissione! Sono assurdamente felice!❤
Oggi torna una collaborazione che voi ben conoscete: sto parlando di The Sailor Crystal con la dolcissima Foffy! Oggi la protagonista è Sailor Uranus, seconda outer senshi del manga. Rinfreschiamoci ora la memoria:

“Studieremo un personaggio alla volta, tenendo presente le sue caratteristiche peculiari: il potere, il pianeta, il ruolo, la personalità, e cercheremo di creare dei make up.
Ogni guerriera Sailor porta dentro di sé il proprio Cristallo del Cuore. In qualche modo noi lo estrapoleremo attraverso le forme del make up.
Abbiamo pensato di non farci vincolare troppo, se non dal ricordo dell’infanzia che ci lega a ogni Sailor.
L’unico punto fermo nell’analisi di ogni guerriera sarà il colore di riferimento, che decideremo di volta in volta.”

Nel post dedicato a Sailor Pluto ho già sottolineato quanto poco si sappia di queste misteriose guerriere: persino la stessa Luna, la gatta incaricata dalla regina Selene di vegliare su Sailor Moon e le altre, non possiede alcuna informazione su di loro.
Sailor Uranus compare per la prima volta nella serie animata nella terza serie, la mitica Sailor Moon e il cristallo del cuore, la cui sigla ha sempre un posto di rilievo negli mp3, cellulari e chiavette varie. E’ la compagna di Sailor Nettuno, cosa accuratamente censurata da molte televisioni occidentali: in Italia Heles e Milena (Haruka e Michiru nell’originale giapponese) sono improvvisamente diventate “migliori amiche”, in America addirittura “cugine”. Immagino non ci sia bisogno di sottolineare quanto queste modifiche siano state assolutamente superflue e sciocche, quindi mi limito a dire che, sebbene ora condanni tali scelte e le consideri frutto di una mentalità chiusa e retrograda, preferisco ricordare la gioia che mi dava guardare questo cartone animato dopo la scuola, e la tenerezza che ancora mi suscita pensare a quei momenti.

Nella vita di tutti i giorni, Heles è una studentessa esattamente come le altre guerriere. A causa del suo aspetto mascolino, viene sovente scambiata per un ragazzo, e per questo motivo è sovente circondatada un nugolo di ragazzine pronte a farle la corte, cosa che fa sempre sorridere Milena.

E’ una ragazza dal carattere forte, protettivo e possiede una grandissima forza di volontà: da un certo punto di vista, può essere associabile a Sailor Jupiter, con la quale peraltro si scontra durante i primi incontri. D’altro canto, però, Heles è decisamente più matura di Morea,e ciò è dovuto alla differenza di età tra le due: Morea è a tutti gli effetti un’adolescente, vittima dei suoi umori, Heles è più donna, più incline alla stabilità emotiva.
L’unica distrazione che si concede sono i motori: la si vede spesso in sella a una moto o al volante di un’auto super sportiva mentre sfreccia a tutta velocità per le strade di Tokyo.

Sailor Uranus riceve i suoi poteri da Urano, definito il pianeta dei venti, con riferimento alla composizione gassosa del corpo celeste. Una curiosità: Urano e Nettuno sono definiti dagli astronomi “pianeti gemelli”, in quanto presentano composizioni simili. Non è un caso, dunque, che le due guerriere agiscano sempre in coppia: esemplificano, in tal modo, la complementarietà dei loro pianeti d’origine.
L’attacco principale di questa Sailor è “Bomba di Urano, azione!”: per realizzare questo attacco, Sailor Uranus solleva in alto la sua mano destra, evocando inizialmente un’energia dorata che si agglomera delineando la sagoma del suo pianeta. . Successivamente getta con forza la sfera a terra, che inizia a spaccarsi, scatenando un terremoto e attirando dei fulmini intorno ad esso. Gli ideogrammi che compongono il nome di questo attacco contengono le parole “cielo”, “Mondo celeste” e “sisma”, e fanno riferimento ai poteri del dio romano Urano, personificazione della volta celeste e l’unico dio in grado di scatenare terremoti.  Come le altre outer senshi, infine, possiede un talismano – una spada – in quanto ha un cuore talmente puro da non aver paura di sacrificare la vita di un innocente per salvare le sorti dell’umanità. Nella terza serie, infatti, Sailor Nettuno e Sailor Uranus sono alla ricerca dei famigerati talismani che consentirà loro di salvare il mondo: quando scopre di avere dentro al suo cuore quel talismano, non esita a suicidarsi affinché Sailor Moon possa raccogliere quell’arma così potente e salvare il pianeta Terra. Sarà solo grazie a Sailor Pluto che le due guerriere torneranno in vita, imparando a gestire di conseguenza il potere dei talismani.

Ammetto che – di nuovo – è stato abbastanza difficile interpretare questa sailor. Non è una donna che vedrei molto truccata e, quindi, avevo progettato per lei un make up all’insegna del nude. Poi ho deciso di seguire la strada opposta, cercando di valorizzare la sua tempra e il suo carattere forte e risoluto conferendole, infine, un tocco dark che richiama la sua provenienza. Ed ecco il risultato.

Ho scurito leggermente il mio incarnato naturale, pensando alla passione per i motori di Heles: gironzolando con la sua decapottabile si abbronzerà pure, no? Nel concept iniziale, comunque, c’era anche l’idea di fare un contouring un po’ marcato per dare spigolosità ai miei lineamenti tondeggiandi: idea fallita miseramente.
Il trucco occhi richiama la divisa della guerriera: ho cercato di dare molta luminosità allo sguardo, richiamandomi all’attacco principale della Sailor, utilizzando il water eyeshadow di Kiko n°208. Ho sfumato il tutto con un meraviglioso grigio bluasto di L’Oréal, il Chrome Shine n°179 Noir Etoilé, che secondo me richiama molto la gonna e il colletto della divisa. Ho tenuto la sfumatura alta, affinché incombesse sullo sguardo e conferisse al tutto un’aria più misteriosa. Lo stesso colore, infine, l’ho steso un po’ sulle labbra, mischiandolo a un rossetto troppo aranciato che avevo e che stonava terribilmente con l’insieme: il n°86 Kitch di Gosh Cosmetics. Il risultato mi piace, e credo che potrei utilizzarlo anche in un trucco da tutti i giorni: sebbene l’oro non sia tra i miei colori preferiti, trovo che spicchi davvero molto con quell’ombretto scuro.

PRODOTTI UTILIZZATI

Occhi

Base: Matitone Lady Lya Biologica n°440,
Palpebra mobile: L’Oréal Chrome Shine n°175 Brun Argenté, L’Oréal Chrome Shine n°179 Noir Etoilé, Kiko Water Eyeshadow n°208.
Rima interna: Kiko Vibrant Eye Pencil n°603
Mascara: Estée Lauder Sumptuous Infinite.

Viso
Bourjois Healthy Mix Serum, tonalità Vanille
Fondotinta Jade Minerals, tonalità Fair
Essence Sun Club, 01 Ibiza Sun (lighter skin)
Cipria/terra Essence 01 Autumn & the city (LE Hello Autumn)
Cipria Maybelline Fit Me! Ivory.

Labbra
L’Oréal Chrome Shine n°179 Noir Etoilé
Gosh Cosmetics, rossetto n°86 Kitch. 

Vi lascio la bellissima Sailor Uranus di Foffy! *___*

 

 

Sailor Mercury: versione Foffy e versione Tizy
Sailor Mars: versione Foffy e versione Tizy
Sailor Jupiter:
versione Foffy, versione Tizy  
Sailor Venus:
versione Foffy, versione Tizy
Sailor Pluto:
 versione Foffy, versione
Tizy

Name and Book Tag Post

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Oggi, per la prima volta, torno a fare un tag. La tesi è ormai alle porte (domani, pensatemi!) e sono talmente agitata da non avere la testa per scrivere una recensione sensata. Una settimana fa Claudia mi ha nominata in un tag che mi rispecchia parecchio e, in onore dell’imminente laurea magistrale, ho deciso di cimentarmici.

Il tag è stato ideato dal blog Come non sentirsi soli, ed ha delle regole estremamente semplici: utilizzare il proprio nome come acronimo, per ogni lettera individuare il titolo di un romanzo letto, e poi taggare almeno altre tre persone. Io, ve lo anticipo già, imbroglierò un pochino, inserendo anche il nome di un autore: per quanto mi sia scervellata, pensando anche ai romanzi letti in tedesco al liceo, non me ne sovviene nemmeno uno iniziante con la lettera Z. Cominciamo!

The Shining (Stephen King)

Il primo libro di Stephen King che abbia mai letto, trovato nella vecchia biblioteca del paese ormai una quindicina d’anni fa. Non è tra i miei libri preferiti di quest’autore – è uno di quei rari casi in cui il film risulta decisamente migliore rispetto al libro da cui è stato tratto – ma lo conservo gelosamente, ricordando la gioia che provai all’epoca nel trovare tra gli scaffali polverosi proprio una copia di quel romanzo di cui avevo tanto sentito parlare. La storia la conoscete tutti, no? Jack Torrance, un disoccupato semi alcolizzato, trova lavoro all’Overloook Hotel come custode durante la stagione invernale, e decide di portare la moglie e il piccolo figlioletto Danny. Qui, Jack resterà vittima delle forze maligne che infestano l’albergo, arrivando persino a tentare di uccidere la consorte e il piccolo.
Non è un libro che fa particolarmente paura, ma ho ricordi di brividi freddi durante la lettura di determinate scene, come quella in cui le siepi cambiano posizione mentre Jack si trova nel giardino, o l’apparizione della donna in putrefazione nella stanza 217 che tenta di strangolare Danny.

I

Il guinnes delle gaffe reali (Geoffrey Regan)

Lo annovero senz’ombra di dubbio tra i miei saggi di storia preferiti. Uscito negli anni ’90, mia zia me lo prestò poco tempo dopo per farmi divertire un po’, e da allora campeggia nella mia libreria. Lo ammetto,  non gliel’ho mai più restituito perché mi piace da impazzire e lo rileggo soventissimo. Come si evince dal titolo, è la raccolta dei misfatti più divertenti capitati ai reali di tutto il mondo nel corso della storia, a partire dalle innumerevoli tipologie di follie, conseguenza dei troppi matrimoni tra consanguinei, per poi passare a matrimoni tragicomici (lo sapete che il marito di Caterina la Grande passò la prima notte di nozze a giocare coi soldatini?), fino ad arrivare alle morti più strane e ai funerali ancora più osceni (come, ad esempio, il funerale di Gugliemo il Conquistatore, il cui corpo esplose nel bel mezzo della cerimonia perché era stato imbalsamato male), senza dimenticare, infine, gli strafalcioni minimi, come le battute pessime del marito di Elisabetta II d’Inghilterra. E’ uno di quei libri, per concludere, che ti fa capire che la storia non è solo date da ricordare, ma può essere puro divertimento.

Z

Zweig

Vi avevo anticipato la piccola elusione delle regole del tag, ed eccola qui. Stefan Sweig è un autore austriaco che ho scoperto grazie alla mia professoressa di tedesco, che in quinta superiore mi assegnò Il mondo di ieri, un’autobiografia in cui l’autore racconta del profondo cambiamento avvenuto nella società austriaca all’indomani della Prima Guerra Mondiale e del crollo dell’impero asburgico. Stefan Zweig, infatti, è figlio della decadenza, di quella generazione benestante nata all’ombra della corte asburgica, cresciuta nella sicurezza che tutto sarebbe rimasto sempre uguale a se stesso grazie alla politica immobilista di Francesco Giuseppe e, infine, profondamente sconvolta dalla guerra, che aveva distrutto come un tornado tutte quelle certezze. Zweig è parte di quella generazione di autori profondamente ancorata al passato, capace con le sue parole di fornire un’analisi cruda e profonda del vecchio e del nuovo, ma incapace di far fronte personalmente a tali mutamenti, scegliendo alla fine la via del suicidio. Zweig è estremamente attuale, e io mi rispecchio profondamente nella sua opera, perché avverto la crisi che sta vivendo il mondo contemporaneo e mi rivedo nei giovani tormentati dipinti nei suoi romanzi.

I

Il ballo ( Irene Némirovsky)

Racconto breve letto più di un anno fa in occasione dell’uscita dei libri della Newton Compton a 0,99 cent. Non avevo idea di chi fosse Irene Némirovsky, lo ammetto, ma poi Elena di Vanity Nerd mi parlò di lei, della sua immensa bravura e di perchè fosse una delle autrici preferite dei suoi genitori. Lessi Il ballo d’un fiato, sul pullman, mentre rientravo da una lezione in università e fu amore a prima vista. Questo racconto verte su uno degli aspetti più controversi della vita privata di quest’autrice: il pessimo rapporto con la madre. Qui la protagonista è la piccola Antoinette, figlia di parvenu ebrei, che decide di sabotare il ballo organizzato dai suoi genitori, che avevano un forte desiderio di debuttare in società e entrare nella cerchia delle persone più in della città. E’ un racconto che, all’apparenza, può sembrare banale nella semplicità della sua trama, ma colpisce la crudezza con la quale la bambina disprezza la madre, accusandola di essere sciocca e frivola e, soprattutto, di non amarla abbastanza. Dietro la figura di questa madre nevrotica, che non esita a rimproverare la figlia per le più piccole inezie, c’è Fanny, la madre di Irene, che disprezzava la figlia che le ricordava la sua non eterna giovinezza e che spesso cacciava di casa per intrattenersi con gli amanti.

A

Anna dai capelli rossi (Lucy Maud Montgomery)

Tra i libri per ragazzi, Anna dai capelli rossi è in assoluto il mio romanzo preferito. Sebbene nell’anime omonimo sia dipinta come una ragazzina assolutamente insopportabile, nel libro rivela una dolcezza infinita. Credo che, con il tempo, cercherò i libri restanti della serie: sono davvero curiosa di leggere come va a finire la storia della piccola Anna. (recensione qui)

N

Notte fantastica (Stefan Zweig)

E’ una raccolta di quattro racconti che hanno come fattor comune l’incontrollabile violenza delle passioni. In La donna e il paesaggio Zweig mette in scena una passionale notte di sesso tra due giovani: non un incontro qualsiasi, ma l’abbandono totale dei sensi di una ragazza che libera la sua sessualità nel sonnambulismo, e di un ragazzo che soccombe al suo primordiale fascino.
In Notte fantastica, il barone von R. vince alle corse dei cavalli un’ingente somma, di cui però ha disgusto: educato alla frugalità, percepisce quel denaro quasi come qualcosa di disonesto. Bighellonando per il Prater, lussuoso quartiere viennese, diventa preda di una prostituta, alla quale finisce per consegnare del denaro. In quel momento, capisce che per dare un po’ di requie al suo animo tormentato non deve far altro che aiutare il prossimo.
Il vicolo al chiaro di luna narra l’incontro, del tutto casuale, tra due uomini: il primo è un semplice viaggiatore, il secondo è un marito abbandonato che ogni notte implora la moglie, diventata prostituta, di tornare con lui.
Il più struggente dei racconti è l’ultimo, Leporella, incentrato sul disperato – e non ricambiato – amore di una serva per il suo padrone. Un sentimento talmente forte che non arretra nemmeno davanti all’omicidio.

A

A letto con i re – Eleanor Herman

Ho sempre trovato affascinante la figura delle cortigiane e, per molti versi, le ho sempre ammirate. Sebbene in modo un po’ confusionario – gli aneddoti sono sparsi un po’ troppo qua e là – questo saggio tratteggia la figura dell’amante reale: passate alla storia come poco di buono, erano semplicemente le destinatarie di un amore vero che non poteva sussistere nel vincolo coniugale. Dal momento che i matrimoni reali erano soltanto il frutto di azioni politiche che nulla avevano a che fare con il sentimento, non di rado i re (e spesso anche le regine, sebbene fosse una cosa malvista) s’innamoravano di altre donne. Donne che, beninteso, avevano ben chiaro il prestigio che poteva derivare da una relazione con il sovrano, e che sapevano sfruttare al meglio i benefici che ne derivavano: molte di loro, infatti, col tempo accumularono ingenti somme di denaro (le più furbe erano infatti consapevoli che la laison con il re non sarebbe durata a lungo), che utilizzavano anche per circondarsi dei migliori artisti e letterati del tempo. Frivole sì, ma un sacco furbe. Ed estremamente intelligenti.

Taggo chiunque voglia cimentarsi con questo tag!😀

Review: Dragon Fruit Sauna Face Mask by Montagne Jeunesse

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Buon lunedì e buon inizio settimana a tutti!

La laurea si avvicina a ritmo incalzante, e io sto cercando di curare molto a fondo la mia pelle in vista di quel giorno speciale. Lo ammetto, ho trascurato davvero troppo la mia pelle durante i mesi passati perché non avevo né tempo, né voglia, di ritagliarmi un quarto d’ora da dedicare a me stessa. Al mattino e alla sera lavoravo tantissimo alla mia tesi, e al pomeriggio aiutavo i miei adorati ragazzini delle ripetizioni. Anzi, sovente dedicavo più ore della mia giornata a loro invece che alla tesi, con il risultato che spesso andavo a dormire alle tre di notte. Mi guardo indietro e mi dico che sono stata semplicemente folle, eppure sono tanto orgogliosa di ciò che ho fatto: ho aiutato loro e ho portato a termine tutto ciò che avevo programmato. Anche se i livelli di stress sono ancora decisamente alti. 

Dicevo. In questi giorni d’inattività ho deciso di dedicarmi alla cura della pelle. Sebbene a casa avessi ancora un bel tubolone di pasta d’argilla di Lovea, non volevo abusarne per il semplice fatto che è davvero molto potente e la mia pelle, avendo – grazie a Dio – superato quelle problematiche che l’avevano contraddistinta due/tre anni fa, non necessita di cure così invasive. 
Un paio di settimane fa sono andata con la moglie di mio cugino al centro commerciale di Orio al Serio e da Claire’s, un negozietto che vende la qualunque in fatto di cianfrusaglie, ho trovato uno stand Montagne Jeunnesse, le cui maschere volevo provare da una vita e mezzo circa. Ne ho prese diverse bustine, non badando molto alla tipologia di pelle per cui erano state predisposte, ma semplicemente affidandomi al potere del packaging, evitando le profumazioni che mi sembravano troppo stoppose. 
Oggi vi voglio parlare della maschera viso Dragon Fruit Sauna, terminata proprio sabato pomeriggio. 

Il prodotto, a base di Dragon Fruit (e no, non ho la più pallida idea di cosa sia) e Kiwi, è contenuto in una bustina monodose da 15 g. Naturalmente, si tratta di una quantità di prodotto bastante per più applicazioni e, se ben dosato, possono arrivare fino a un numero massimo di 4. 
La confezione purtroppo non è delle più comode, perché bisogna fare davvero moltissima attenzione perché la maschera non si secchi. La consistenza dei prodotti – ne ho provati tre finora, di tre consistenze diverse – rende difficoltosa la fuoriuscita del prodotto: o ne esce troppo poco o ne esce troppo. Io cerco di dosare per evitare sprechi e, di conseguenza, sporco con le dita tutta la bustina. A mio avviso servirebbe un beccuccio, o qualcosa di simile. 
La maschera viso Dragon Fruit Sauna è di colore rosa con dei granuli scuri al suo interno – credo siano i semi del kiwi e del dragon fruit – ed è piuttosto liquida.  A me ricorda molto lo yogurt mora e lampone della Muller. 

Il bello di questa maschera è che si scalda tantissimo non appena viene a contatto con la pelle. E’ una sensazione davvero piacevole, più o meno come quando si fanno i fumenti. Non brucia, per carità, rilascia quella specie di caldino che aiuta i pori a liberarsi, e il caldo perdura per tutta la durata dell’applicazione, anche se in maniera meno intensa. E’ oltremodo rilassante, e credo che d’inverno possa esserlo ancora di più. Spalmarsela addosso è una vera goduria, e sospetto che mi sia scappato più prodotto di quanto ne avessi previsto. 
Il tempo d’applicazione si aggira sui 15 minuti: io la risciacquo non appena non avverto più il calore. La maschera non si secca – cosa che mi piace tantissimo – e basta un poco di acqua fresca per lavare via tutto, senza sporcare niente. I semini contenuti nella maschera fanno alla pelle un leggerissimo scrub che la rende ancora più pulita.

A mio avvio è una maschera ottima proprio per il suo essere riscaldante: i pori si aprono e vengono puliti a fondo, e subito dopo la grana della pelle appare molto migliorata e l’insieme più tonico. Se vi aspettate una maschera purificante, però, questo prodotto non fa per voi, perché non secca minimamente i brufoli. Se, al contrario, avete bisogno di una maschera che vi aiuti con i pori dilatati e che vi dia quel tocco in più alla pelle, la Dragon Fruit Sauna fa per voi! E per un prezzo irrisorio, tra l’altro: ben 1,90 euro

Voi avete mai provato le maschere Montagne Jeunesse? Come vi siete trovate? Che cosa mi consigliate? 

Tizy

Planning, Scrapbooking, Wishlist laurea + varie ed eventuali

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Hola hola gente!

Oggi vi parlo di qualche interesse semi-recente, sbocciato mesi or sono ma non ancora messi in pratica per mancanza di tempo. Stavolta, la colpevole è Daniela di Shopping&Reviews: un giorno, cazzeggiando su facebook, l’ho vista commentare un post in un gruppo dedicato al planning e mi sono – purtroppo – incuriosita, scoprendo un mondo popolato da amanti della cancelleria e fissate con la pianificazione come la sottoscritta.

Planning” significa semplicemente pianificare e, credetemi, sebbene sia una disordinata cronica a livello fisico non c’è niente che mi riesca meglio di pianificare eventi, vacanze, gite e chi più ne ha più ne metta. A dirla tutta sono una specie di Sheldon Cooper: a me i cambiamenti non piacciono, amo la routine e mi piace avere tutto quanto sotto controllo. Presente quando lui dà di matto quando le cose non vanno come aveva previsto? Ecco, io uguale. Solo che io faccio una sfuriata quei cinque/dieci minuti, poi mi passa e mi riorganizzo nuovamente.
Le ragazze che fanno “planning” – oddio, sembra un qualche tipo di sport ma passatemi i termini – hanno delle agende bellissime, sia dal punto di vista organizzativo che creativo. C’è chi la suddivide tra impegni dell’università e casalinghi, chi inserisce inserti dedicati ai telefilm, chi ai conti di casa, chi ai turni di lavoro… Tutto rigorosamente a tema e decorato con scotch colorati – in gergo si chiamano washi tape -, carte adesive e stickers e timbri vari. Le più brave si creano addirittura i refill con photoshop e plastificano i divisori con le plastificatrici. E’ la pratica dello scrapbooking, ovvero della decorazione di oggetti (agende, biglietti d’auguri, album ecc) mediante l’ausilio di carte colorate, adesivi, penne colorate e chi più ne ha più ne metta. Anni fa, quando si andava a scuola, si usava riempire i diari di dediche, ritagli di giornale, biglietti del cinema e affini: per mia madre erano i “diari a fisarmonica”, ora tutto ciò ha un nome molto più fashion.
Insomma, più osservo quelle ragazze  più mi dico che voglio assolutamente imitarle. Eccovi qualche esempio di scrapbooking su agenda:

Fonte

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Fonte

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Inutile dire che tutto questo solletica parecchio la mia fantasia. Ho sempre amato alla follia i prodotti di cancelleria: per me persino comprare una semplice bic blu era un’immensa gioia. Negli anni della scuola adoravo la fine di agosto proprio perché nei supermercati cominciavano a fare capolino i primi diari, zaini e astucci e, soprattutto, tutti quei meravigliosi bancali pieni di biro, gomme e matite. Per me era davvero una cosa molto seria: passavo ore all’Auchan a scegliere con cura il diario e a scegliere i prodotti con cui rimpolpare l’astuccio, che poi conservavo gelosamente nella trepidante attesa di scrivere qualche appunto a scuola. E con che cura scrivevo tutti gli appunti, persino quelli delle materie più ostiche!
I quaderni ben ordinati sono sempre stati una mia caratteristica, la quale mi ha accompagnato negli anni di studio all’università: i miei fogli sono sempre super richiesti e i miei ragazzini delle ripetizioni fanno a gara a chiedermi i riassunti o gli schemi di qualsivoglia materia. E io, lo ammetto, mi diverto: mi piace troppissimo scrivere.

Per questo motivo a casa sono sommersa dalle biro più disparate, dalle comuni bic a quelle gel colorate e con i glitter, passando per i trattopen della stabilo. E, sia ben chiaro, le uso ancora tutte: un po’ come con gli smalti, ne ho una valangata ma a turno li utilizzo tutti.
Sapere quindi che esiste una manica di pazze amanti della cancelleria come la sottoscritta mi consola parecchio: potrò dare libero sfogo alla mia creatività senza sentirmi sola. Inoltre, poter conciliare la mia ossessione per la pianificazione e il piacere della decorazione mi dona un’incredibile sensazione di relax.

Questa è l’agenda che vorrei comprarmi dopo la laurea: è una Filofax formato personal (grande come i diari di scuola, per dire), con un bellissimo disegno con farfalle rosa su fondo azzurro. Ne esistono, naturalmente, di più sobrie e monocolore, ma questa Filofax mi dà l’idea di libertà e voglio che sia beneaugurante per il mio futuro. L’interno è rosa pallido, con un piccolo elastico porta-penna nascosto dietro la chiusura, e tante piccole taschine sui risvolti della copertina in cui infilare post-it e chincaglierie varie. Mi piacerebbe suddividerla in tre macrosezioni: calendario classico, ripetizioni con entrate e uscite, blog. 
Ed ecco con cosa mi piacerebbe abbellirla.

Cominciamo con l’agendina 100% stickers: viene 9,90 su Amazon e ha più di 1500 adesivi al suo interno. Non è un amore? Credo che con lei soddisferei – almeno per un pochino – la mia sete di adesivi, ve ne sono davvero di tutti  i tipi e per tutte le esigenze.
I kit Project Life, invece, che vedete nelle altre foto (quella più grande raccoglie parte di un kit senza la sua confezione) che contengono anch’essi adesivi, ma soprattutto post-it, cards da bucare e inserire come segna-libri oppure da incollare,  forme in cartoncino particolari e chi più ne ha più ne metta. Qui potete trovare qualche esempio del loro utilizzo (link).

In realtà qualcosina ho già acquistato:

I rotolini che vedete in alto sono i miei primissimi washi tape: i primi tre sono frutto di una spedizione dai cinesini, e sono tamarrissimi e pieni di brillantini, tutto il resto (esclusi gli sticker) provengono da Creattiva, la fiera della creatività che si tiene a Bergamo a marzo e a ottobre. Là compro i miei kit per fare i lavoretti col feltro – ve lo giuro, prima o poi vi farò un post dedicato, se vi interessa – e quest’anno, già che c’ero, mi sono portata avanti con lo scrapbooking. I cubetti sono dei timbrini, mentre quelle specie di graffettatrici sono dei punzoni che creano dei buchi sul foglio di forma varia, in questo caso a forma di gatto e di zampina. Che fantasia, vero?

Domenica, invece, ho piazzato il mio primissimo ordine su Aliexpress: non ne conoscevo l’esistenza, e mi sa che finirò in un tunnel senza fine. Come si può resistere alla cancelleria a 20-30 cent?! Con una decina di euro mi sono portata a casa il mondo!

1: avete presente le scolorine a nastro? Dovrebbe essere lo stesso principio, solo che questi pennarelli lasciano dei timbrini. Ho chiesto di ricevere il rosa, chissà se mi accontenteranno. 
2: set di penne, non sono eleganti? 
3: righello a forma di gatto, davanti nero e dietro rosso.
4: astuccio di totoro, anche se avrei già millemila astucci per casa. Servirà per mettere gli essenziali per la mia agenda!

1: set di post-it di tutte le forme, confesso di averlo preso soprattutto per quelli a forma di gatto. :3
2: Post-it a forma di gatto… ehm, sono monotematica, lo so.
3: mini kit con post-it e bloc notes, potrei rivestire casa con tutti i post-it che ho a casa ma fa nulla. 
4: set di 30 carte adesive da decorazione. 

Questo è tutto, lo so che vi ho annoiato ma illuminatemi: anche voi amate la cancelleria? O siete più seri di me? Possedete un’agenda? Come l’avete organizzata?

Tizy

Periodo Tesi: Most Played

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Ciao ragazze!
Dopo mesi di inattività riemergo dal limbo cui mi sono costretta per via della tesi. E’ finita, gente: l’altro ieri ho consegnato le copie stampate e rilegate a relatore e correlatore e non mi resta che attendere il 14 luglio, giorno della discussione. Per la prima volta in vita mia me ne sto letteralmente con le mani in mano, senza sapere cosa fare della mia vita. Quest’anno sono vent’anni esatti di studio: dalle elementari fino ad oggi ho sempre programmato la mia esistenza sulla base della scuola e dello studio, con la certezza che a settembre avrei ricominciato un nuovo ciclo di studio e ora ammetto di essere del tutto spaesata. Credo di capire come si sente chi va in pensione dopo anni di lavoro: sollevati sì, ma anche un poco persi. Ciò che mi spaventa di più saranno i mesi di inattività che si frapporranno tra la laurea e il giorno in cui troverò un lavoro: detesto non avere nulla da fare, perché mi obbliga a pensare, e riflettere mi causa ansia. Certo, ho molti ragazzini cui dare ripetizioni, ma l’incertezza mi destabilizza alquanto.
Per questo motivo mi sto riempiendo di hobby: ho ripreso a fare i miei lavoretti col feltro – al momento sto creando un quadro con dei gufetti che lavorano a maglia -, mi sto interessando ai lavoretti “cartopazzosi” (agende decorate, biglietti d’auguri handmade, cose così) e mi sono comprata gli album da colorare per adulti. Insomma, cerco di tenere la mente impegnata. Vi ho già parlato della mia incapacità a rilassarmi, vero? Persino quando sono in vacanza devo avere qualcosa da fare, non riesco a stare più di un’ora senza fare niente. Una mia amica, ad esempio, ama concedersi un’oretta di assoluto silenzio al giorno, nella quale si sdraia nel letto e se ne sta semplicemente così, a occhi chiusi. Io ci ho provato, ma dopo cinque minuti stavo già pensando che mi stavo davvero rompendo le palle. Sono un caso perso, decisamente.

Oggi riprendo con una tipologia di post che mi piace parecchio, perchè mi permette di fare una rapida panoramica sui prodotti che utilizzo di più e capire come spendere meglio i miei soldi, evitando di acquistare roba inutile. Si tratta della serie Most Played inventata dalla dolce Violet, alla quale mando un grosso bacio sbaciucchioso!😉
Già vi preparo: sarà un pochetto noioso. Nei periodi studio ho poca voglia di truccarmi, e tendo a scegliere sempre le stesse cose (ovvero quelle che sono a portata di mano).

 

♥ Skincare

Maisenza di Lush: Ebbene sì, nei mesi d’assenza sono diventata una blogger seria io pure! Ho ceduto al famosissimo detergente di Lush che tutte osannano, complice un campioncino regalatomi dalla commessa durante una spedizione allo shop di Brescia. Devo ammetterlo, non amo seguire le mode ma le mie colleghe avevano proprio ragione: è un detergente davvero fantastico, perché lascia la pelle pulitissima ed estremamente morbida. E profumata di impasto delle torte.

Sultana di Lush: Questo sapone faceva parte del mega paccone natalizio regalatomi dal moroso in occasione del mio compleanno. Si fanno degli affari fantastici da Lush in quel periodo: il pacco in origine costava 160 euro, pagato 80 subito dopo Natale con lo sconto del 50%. Sultana è un sapone corpo contenente uva sultanina, è molto cremoso e ha un profumo delicato. Mi piace usarlo al mattino perché mi lascia la pelle del viso molto morbida, senza irritazioni di sorta.

Acqua micellare Bioderma: ho acquistato due confezioni di questo struccante a luglio, a Parigi, e sono ancora alla prima confezione. Strucca bene e lascia la pelle molto pulita e morbida, strucca persino il mascara waterproof, ma se imbevo troppo il dischetto sovente mi brucia gli occhi. A conti fatti, non so se la ricomprerei.

Siero Viso Anti-age So Skin (review qui) : confermo quanto scritto nella review, è un prodotto fantastico, specie se utilizzato come base viso.

Crema termale lenitiva delle Terme di Levico e Vetriolo: prima o poi vi dovrò parlare di quanto ami alla follia Levico Terme, dove vado in vacanza dalla nascita. E’ un paesino abbarbicato sui monti del Trentino, e lo considero la mia seconda casetta. Questa è la crema prodotta dalle terme locali, comprata in occasione dei mercatini di natale. E’ freschissima e molto idratante e ha una caratteristica che trovo strepitosa nelle creme viso: assorbe in un lampo.

Acqua termale spray delle Terme di Levico e Vetriolo: tonico addio! Ormai uso solo lei! Lenisce a fondo i rossori e tonifica per bene la pelle. In estate, con la calura, è semplicemente manna dal cielo.

♥ Bodycare

Peace – olio da massaggio solido di Lush: anche lui trovato nel pacco regalo, non ci riponevo grandi speranze per il semplice fatto che temevo ungesse tantissimo. Invece, oltre che lasciare la pelle ben idratata, aiuta a distendere i nervi. L’ho usato dopo ogni esame in università e al termine di giornate particolarmente stressanti e, applicato sulla cervicale, mi fa sentire subito più sciolta e rilassata.

Mutandine di Seta – polverina di Lush: altro prodotto del pacco natalizio. Si tratta di un comune borotalco dal profumo vanigliato, non opprimente. Non usavo del borotalco dall’asilo, più o meno, quando mi dilettavo a rubarlo a mia nonna e a spandere polvere per tutta casa (ero una bambina adorabile, I know), e mi ha stupita piacevolmente. Io lo uso sul seno, lascia la pelle morbida e più tonica.

♥ Haircare

In questi mesi sono stata piuttosto irrequieta con i capelli, cambiando sovente look e tinta. Al momento li porto lunghi un paio di cm con un lungo ciuffo, ma non saprei dirvi quanto durerà. Sono un’irrequieta nell’anima, io.

Shampoo per capelli colorati al melograno e all’olio di cotone di Auchan: mesi fa lessi delle review di Drama in cui si elogiava la qualità degli shampoo Auchan e ho deciso di seguirne i suggerimenti, visto che non mi ha mai delusa. Questo l’ho acquistato a settembre, quando mi sono fatta i capelli viola. Data la scarsa lunghezza dei miei capelli, non ho ancora terminato questo flacone – 350 ml di prodotto -, in quanto lo uso soltanto due volte a settimana e ne basta davvero poco per fare una bella schiuma e pulire a fondo. Per quel che riguarda la conservazione del colore fa egregiamente il suo dovere, benché siano mesi e mesi che lotto contro lo stupido biondo che continua a emergere nonostante le numerose tinture. Ora ho riportato – sempre grazie a una tinta – i miei capelli al mio colore naturale (schifo) e spero di non avere più questo problema!

Shampoo solido Atlantide di Lush: l’unico prodotto per capelli che amo del marchio, in quanto gli altri mi fanno perdere i capelli a mazzi. Mi è stato consigliato dalla commessa della Bottega di Brescia, sulla base della descrizione che le ho fatto circa i miei capelli: sgrassa bene ma senza essere aggressivo, e inoltre dona un sacco di volume e leggerezza. Infine, i miei capelli restano puliti due giorni pieni, a volte persino tre. Sono al secondo panetto (il primo l’ho sprecato dimenticando di togliere l’acqua in eccesso dallo scatolino. Me ne era rimasto circa un terzo, sciolto nel giro di una notte.)

Maschera colore vivo di Biopoint: da quanto ho scoperto che, per i miei capelli schifosi, è molto meglio utilizzare la maschera al posto del balsamo la mia haircare routine è decisamente migliorata e i miei capelli ne hanno molto giovato. Ho acquistato questa maschera a settembre, insieme allo shampoo, e li utilizzo in coppia. Lascia i capelli relativamente morbidi, ma nulla di trascendentale. Aiuta a preservare il colore e a ravvivarne i riflessi, ma non dona una morbidezza eccelsa.

Maschera all’olio di macadamia di Omnia: sono ormai giunta al terzo barattolone (mi dura mesi e mesi) e posso urlarlo al mondo: amo alla follia questa maschera. Ammorbidisce i capelli ma non li appesantisce, e li lucida davvero molto. E’ perfetta per i capelli grassi e sottili!

Shampoo vitalizzante alla menta di Kelemata: acquistato a luglio dell’anno scorso, prima di partire per Parigi, e mai acquisto fu più azzeccato! Amo alla follia i detergenti e gli shampoo alla menta, mi pare che puliscano molto più a fondo di quelli normali. Questo prodotto è indicato, in particolare, per i lavaggi frequenti: in estate lavo i capelli tutti i giorni, perché mi piace sentire le gocce che mi rinfrescano la schiena e, inoltre, sono troppo pigra per indossare cuffiette per evitare di bagnarli. Si tratta di uno shampoo che pulisce davvero bene e, al contempo, non sciupa i capelli.

Shampoo per capelli scuri all’henné e fiori di cassia di Auchan: acquistato quando mi sono tinta i capelli di nero – vi ho già detto quanto sia irrequieta, sì? – ed è stata una delusione perché, a differenza del suo collega violetto, non lava bene né ravviva i riflessi. Mi lascia i capelli secchi secchi, tipo paglia, e pieni di nodi. Non vedo l’ora di finirlo!

Gel InvisiFix di L’Oréal: acquisto davvero recente, ha poco meno di un mese. Lo sto utilizzando per fissare il ciuffo alla Elvis, e funziona abbastanza bene. Non sporca i capelli né li rende appiccicaticci, ma ne vanno spruzzate generose dosi perché fissi bene. Riesce a tenere in piedi i capelli più corti, per il ciuffo ha bisogno di una spintarella in più: la prossima volta acquisterò un flacone con una numerazione più alta.

Spazzola Tangle Teezer pocket: regalo graditissimo della mia adorata suocerina! La mia parrucchiera è diventata rivenditrice di queste spazzole, alle quali non avrei dato un euro e che ritenevo identiche alle altre. Balle. Sebbene un po’ di difficoltà iniziale – chiamatemi miss delicatezza – con irritazioni causate da spazzolate troppo vigorose, ora non ne potrei più fare a meno. Districa tutti i nodi e lascia i capelli morbidissimi, e riesco a fare persino la piega. La versione pocket è adatta a chi ha i capelli cortissimi come i miei: se mai decidessi di farmeli crescere, magari opterei per l’acquisto di una col manico.

Spuma volumizzante “Testa fra le nuvole” di Adorn: qualche tempo fa mi sono fatta un taglio che richiedeva un discreto volume – lo avete visto nel post relativo a Sailor Pluto – e, per ottenerlo, utilizzavo questa schiuma. Altro acquisto che mi ha fatto rivalutare l’uso dei prodotti per lo styling sui miei capelli grassi: una noce abbondante di prodotto bastava per dare molto volume alla mia chioma. E poi, diciamocelo, come potevo resistere alla confezione così retrò?

♥ Make up

Blush Accordin Parfait 165 Rose Bonne Mine di L’Oréal: un blush pescato molto rosato davvero sfizioso. Ha una valanga di brillantini al suo interno – nulla di eccessivo, per carità – che illumina l’incarnato conferendomi un’aria sana. E, capirete, in periodo di tesi è necessario cercare di celare in tutti i modi possibili il colorito da zombie.

Cipria Fit Me! Ivory di Maybelline New York: mascara e ciprie mi durano una vita e mezzo, non chiedetemi come faccio perché non me lo so spiegare, dal momento che li uso tutti i giorni! Dovrò fare una recensione prima o poi: per ora ribadisco quanto già detto, ovvero che si adatta perfettamente al mio incarnato e fissa bene la base.

Fondotinta minerale “Fair” di Jade Minerals: continua il mio amore incondizionato per questo fondotinta che ha l’esatto colore del mio incarnato. Ho ancora 4 barattolini, mi viene da piangere al pensiero che questa fantastica ditta ha chiuso. Avete qualche fondotinta minerale altrettanto valido da suggerirmi?

Blush 01 Ice Bomb di Essence (LE Me and My Ice Cream): primo blush in crema della mia vita, primo grande amore. Un bellissimo pesca molto freddo, che si fissa bene sulle guance rimanendo lì per tutto il giorno. L’ho usato a ogni esame e a ogni incontro col docente relatore, ammetto di essere un po’ stufa. Usato in combo col blush oreal crea un colore strepitoso e molto luminoso!

Mascara Lash Princess di Essence: ho sentito pareri discordanti a riguardo di questo prodotto, io posso dire di trovarmici bene. Non ho particolari esigenze da soddisfare e non ho mai avuto problemi con un mascara: avendo le ciglia lunghe e particolarmente incurvate mi basta poco per sistemarle. Questo ha uno scovolino leggermente incurvato che permette di separare le ciglia, non cola e rimane lì per tutto il giorno. 

Matitone correttore n°440 Lady Lya Biologica: hanno messo da poco lo stand all’Auchan vicino casa mia e mi sono incuriosita. Come correttore è troppo chiaro per me – o meglio, credo di aver comprato un sottotono errato -, ma utilizzato come primer occhi è davvero valido. L’unica pecca è la mina dura, ci sono volute un po’ di temperate perché diventasse relativamente morbida. 

Matita occhi Tarnish di Mac Cosmetics: regalino della mia migliore amica, è un bellissimo verde/nero/grigio spettacolare. Ha un tratto molto intenso e scrive bene nella rima interna dell’occhio, ma ha la pecca di colare nel giro di poche ore. 

Matita occhi Definedly Black di Mac Cosmetics: la matita nera del cuore. Si ancora all’occhio e non si muove più! (Lo so, è una bruttissima immagine, ma il senso è quello. Della serie che impreco a levarla col bifasico!)

Matita occhi Undercurrent di Mac Cosmetics: regalo del moroso in occasione della SUA laurea (com’è, come non è, lui non ha voluto regali ma li ha fatti a me! :P), è un bellissimo verde bosco dai riflessi dorati. Mia prima matita occhi di Mac, unica matita colorata che uso nella rima interna. Illumina tantissimo lo sguardo!

Eyeliner in penna Essence: gli eyeliner in penna mi piacciono perché mi permettono di essere relativamente precisa. Questo è senza infamia e senza lode, ha un tratto intenso e non cola. 

Ombretto Wenge Wood di FM Group (Review qui): il mio ombretto preferito per sfumare e creare ombre sulla palpebra, si adatta a tutto e ha un’ottima durata. 

Ombretto 35 Party All Night di Essence: comprato in saldo almeno un paio di anni fa, strausato durante gli esami in università perché intenso, luminoso ma assolutamente non pacchiano. Spesso gli ombretti mono di Essence sono una ciofeca, questo era uno dei più belli. 

Ombretto Tortora di Bottega Verde: ricevuto in omaggio Dio solo sa quanto tempo fa – saranno due anni buoni che non metto piede da Bottega Verde – e usato in combo con l’ombretto di Essence durante le sessioni d’esame. E’ un color tortora poco luminoso, ma adatto per fare una specie di smoky veloce veloce.

Ombretto in crema Permanent Taupe di Maybelline New York: finalmente possiedo io pure un ombretto di questa linea! Sebbene vi fossero molti bei colori, ho preferito comprarne uno che sapevo avrei sfruttato parecchio. Lo uso sia da solo che come base, ed ha una durata eccelsa!

Palette Duochrome di Neve Cosmetics: non c’è niente da fare, amo questa palette sopra ogni cosa. L’ho e la sto sfruttando tantissimo, quasi tutti i make up occhi che eseguo hanno per protagonista almeno un ombretto di questa palette. I miei preferiti sono quelli di cui vi avevo parlato qui: Mela Stregata, Veleno, Pioggia Acida e Twilight. 

Palette personalizzata Nabla Cosmetics: apriamo un capitolo spinoso, perché questi ombretti non mi fanno per nulla impazzire. Non durano molto, se usati insieme ad altri praticamente spariscono o si mescolando creando coloracci orribili e secondo me sono poco pigmentati. Uso questa palette quando voglio qualcosa di poco visibile e quando non mi importa molto che il make up duri. 

Palette Comfort Zone di Wet&Wild: finalmente hanno messo – prima di Pasqua, suppergiù – lo stand Wet&Wild dal mio Ovs di fiducia. Grazie a qualche post di Hermosa ho acquistato a occhi chiusi una delle palette più famose, che contiene tutti i colori che utilizzo di più, tra cui uno splendido duochrome che ricorda moltissimo Mela Stregata di Neve. Ha un prezzo davvero irrisorio – attorno ai cinque euro – e gli ombretti sono di altissima qualità. E’ una palette tuttofare da avere assolutamente nel beauty, a mio avviso. 

Rossetto Dating Coral di L’Oréal: altro contagio di Drama, l’ho usato tantissimo sia in triennale che in magistrale durante esami e incontri coi professori perché non è pacchiano ed è molto delicato, e si adatta ai look sobri. Son sincera: per un po’ non voglio più usarlo!😛

Rossetto 104 by Kate Moss di Rimmel: mi piace tantissimo la linea di rossetti firmati Kate Moss della Rimmel, e questo non è che l’ennesimo che ho acquistato. Dupe del più blasonato Mehr di Mac Cosmetics, la sua qualità quasi equipara il fratello più grande, fissandosi per bene sulle labbra e resistendo a cibo e bevande. Il colore non è dei più particolari, ma è utile per trucchi veloci e senza pretese. 

Rossetto Viva Glam Rihanna di Mac Cosmetics: regalo del moroso in occasione della sua laurea (insieme alla matita), è un rosso che ho sfruttato tantissimo perché, grazie alle pagliuzze dorate al suo interno, illumina tantissimo l’incarnato senza risultare pacchiano. La durata non è eccelsa, perché spesso non resiste ai pasti, ma resta comunque uno dei miei rossetti preferiti. 

Rossetto Speak Louder di Mac Cosmetics: regalo della mia migliore amica, è il mio rossetto preferito in assoluto. Un rosa scuro luminosissimo, che resiste tantissimo sulle labbra e che mi sono praticamente mangiata. E’ un creamsheen, eppure su di me dura più di Russian Red. 

Rossetto Viva Glam Miley Cyrus di Mac Cosmetics: a questo rossetto tengo particolarmente perché è stato comprato in occasione del mio ultimissimo esame della magistrale. E’ un rosa shocking molto intenso, che si adatta bene a molti trucchi. Con l’avvento della primavera lo sto utilizzando con molta più frequenza, complice i raggi di sole che intensificano il suo colore. 

Base indurente di Kiko: nei periodi di forte stress le mie unghie s’indeboliscono, anche perché tendo a rosicchiarmele. Questo prodotto è stato – e continua a essere – un valido aiuto, perché rende le unghie estremamente dure e, di conseguenza, meno propense a spezzarsi. 

Smalto So Blue Without You di China Glaze: primo smalto del marchio in mio possesso, non ha deluso le mie aspettative. E’ un bellissimo blu dai mille riflessi argentati, coprente fin dalla prima passata e super resistente. E’ stato il mio smalto portafortuna della magistrale!

E questo è tutto, ragazze mie!
Quali sono stati i vostri most played del periodo? Abbiamo qualcosa in comune?
Un bacio!

Tizy

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